Il Salone di Genova fa ben sperare il futuro in barca

Chiusi i cancelli della fiera, gli organizzatori del Salone Nautico hanno tirato le somme di questa 53° edizione appena conclusa. E i numeri registrati appaiono importanti: 750 espositori distribuiti su un’area di 180.000 mq, 1.000 barche, circa 115.000 visitatori nei cinque giorni di manifestazione, 14 convegni e oltre 1.200 prove di imbarcazioni svolte in mare.

Mi colpisce il dato dei visitatori: 115.000. Non stento a crederlo, anche perché questo conferma le testimonianze che ho raccolto da vari costruttori e dealer, i quali certo lamentano il calo delle vendite, ma se vanno a vedere i clic nei loro siti o se contano i contatti di richieste di informazioni, trovano un potenziale di mercato di proporzioni ben maggiori ai volumi di vendita effettivi. Insomma, cari amici lettori, la vostra voglia di barca è tanta, ma avete una certa (e comprensibile) ritrosia a fare l’acquisto, aspettando tempi migliori.

Ebbene, quest’anno, forse, i tempi migliori sono arrivati. Il salone, infatti, è stato foriero di dichiarazioni e impegni importanti da parte dei vari ministri e autorità, ivi compreso il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, che fanno ben sperare in un futuro migliore, che potrà portarvi a bordo della vostra nuova barca.

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, in visita al Salone, ha ammesso le responsabilità della politica nell’aver messo in ginocchio il settore nautico e, dunque, disincentivato gli appassionati ad acquistare o, più semplicemente, ad andare in barca, e ora ha promesso un segnale forte attraverso un’intesa con la presidenza del Consiglio e i ministri dell’Interno e dell’Economia, che porterà alla firma di un protocollo, in cui si ribadirà lo stop alle vessazioni dei controlli in mare.

Sullo stesso tono è stato anche Befera per quanto concerne l’uso del redditometro e la considerazione della barca non come bene di lusso, ma come un bene qualsiasi, purché sia congruo con il proprio reddito. Ha anche dichiarato che sarà rimborsata la tassa sulla barca a chi l’ha pagata prima della legge che ha abolito il tributo per le imbarcazioni sotto i 14 metri.

Insomma, restate sintonizzati, perché i presupposti per tornare a vivere la vostra passione senza problemi ci sono.

LE DIMENSIONI NON CONTANO. UNA BREVE ANALISI
Chi è un habitué del Salone, memore dei grandi fasti del passato, avrà trovato sottotono questa edizione. Beh, in parte ha ragione, Genova sta perdendo gran terreno rispetto a Cannes in termini di attrazione di nuovi armatori e quindi di movimentazione del mercato, ma dal punto di vista del ridimensionamento la cosa va vista in un’ottica inversa, ovvero erano le edizioni passate del Nautico a essere esagerate e non quella di quest’anno a essere piccola e concentrata.

Nei cinque anni prima della crisi (2003-2008), il boom del leasing facile (ma non solo quello) e delle sue agevolazioni fiscali ha portato a un’impennata della domanda, quindi a un conseguente ingresso di nuovi imprenditori e costruttori in un mercato che ormai aveva raggiunto proporzioni enormi. E Genova era la piazza principale dove tutti miravano ad andare, al punto che in un paio di edizioni, l’esposizione andò oltre i confini della fiera, fino a estendersi nell’area parcheggio di piazza Kennedy.

Oggi è tutta un’altra storia. Oggi il Salone Nautico è semplicemente tornato alle stesse dimensioni che aveva prima di quella bolla di mercato che, esplodendo senza preavviso, ha messo sulla forca una miriade di cantieri che nel frattempo si erano allargati per far fronte all’enorme domanda, venuta meno dal giorno alla notte. La crociata anti-evasori della politica, poi, ha fatto il resto.

Il Nautico di oggi, quindi, è quello delle attuali dimensioni del mercato e va bene così. Il declino, semmai, lo sta vedendo nella sua capacità attrattiva per espositori e visitatori, che non è più quella di una volta ed è pure messa a dura prova dall’incombente fiera di Cannes, cosa che gli sta facendo perdere smalto anche nell’internazionalità dell’evento.  Ma in questo non tutte le colpe sono degli organizzatori. Una certa responsabilità l’ha anche la città di Genova, la cui ricettività spesso è di qualità fin troppo inadeguata ai prezzi che pratica nel periodo del Salone.

Claudio Russo

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