Conoscere il teak e le sue caratteristiche per poterlo preservare al meglio

Bello e pregevole il teak! Decisamente meno bello quando lo si vede ingrigito su barche, magari nemmeno tanto vecchie, perché lasciato in balia degli agenti atmosferici senza manutenzione e senza considerare che una barca con rivestimento in teak di norma ha un valore più elevato rispetto a quelle con il calpestio in vetroresina. Ma non basta la manutenzione del teak per tenerlo sempre vivo e bello, bisogna anche conoscerlo per goderselo al meglio e preservare le sue caratteristiche.

Ci sono infatti delle limitazioni che possono influenzare notevolmente la vita del teak. Analizziamo dunque le caratteristiche di questo legno pregiato e come comportarsi per averlo sempre come nuovo, tenendo conto che andiamo ad analizzare il teak massello. Dovete fare molta attenzione nella scelta, perché ultimamente per abbassare i costi si tende a preferire il compensato di teak, che consiste in una “sfoglia” di teak incollata su una base di altro legno di minor qualità. Questo significa che quando si andrà a carteggiare il legno ci ritroveremo in pochi anni con un rivestimento da rifare, con teak mancante e con schegge di legno che saltano fuori.

Resistenza

Il teak è il legno ideale per usi esterni grazie alla presenza nelle sue fibre di oli che lo proteggono dalla pioggia e dagli agenti atmosferici. La quantità di olio (e quindi di protezione) dipende dal taglio e dalla stagionatura del legno, che durante la lavorazione viene progressivamente ridotto. Infatti nella scala delle durezze viene classificato come legno morbido, soggetto facilmente a danneggiamento in caso di urti con oggetti.

La resistenza del teak a bordo nel tempo è notevole, se ben curato può durare anche 30 anni. In caso di danni superficiali può essere carteggiato per ripristinare lo splendore originale. Alcuni tendono a levigare annualmente il legno durante il rimessaggio invernale, io tendo a sconsigliarla come operazione periodica ma utilizzarla solo in extremis, preferendo trattamenti di ripristino specializzati e successivo nutrimento del legno senza perdere millimetri preziosi di spessore. Attenzione: in seguito al trattamento di ripristino il legno va nutrito, perché durante la pulizia vengono rimossi anche gli oli protettivi. Non solo, se non trattato, con la dilatazione e restringimento termico c’è il rischio che la doga si stacchi dal comento (la “fuga” che fa da collante tra le doghe), creando infiltrazioni d’acqua, che in breve tempo causano il ringonfiamento della doga e crepe.

Temperatura

La capacità di trattenere il calore è una delle proprietà dei legni. Il teak purtroppo non è esente da questa caratteristica. Nei porti d’estate non sono una novità le corse alla pistola dell’acqua per raffreddare il rivestimento. Chi effettua questa pratica avrà notato che dopo la prima passata d’acqua il legno è quasi immediatamente asciutto. Questo fenomeno avviene perché il teak non è riscaldato solo in superficie ma su tutto il suo spessore, per cui il primo passaggio dell’acqua è necessario ma non sufficiente per raffreddarlo. D’estate è uno svantaggio, anche perché al tramonto e nelle ore successive il legno continua a rilasciare calore, con un aumento della temperatura all’interno della cabina. D’inverno invece è un fattore positivo, poiché è sempre piacevole con le temperature basse poggiare il piede su una superficie calda e una temperatura interna più mite.

Aderenza

Le fibre e le porosità del legno aiutano molto nel grip, non creando problemi con i movimenti a bordo e nelle manovre. Solo se è appena carteggiato o appena installato può creare qualche difficoltà perché “troppo liscio”, potete notarlo ad esempio nelle barche nuove esposte ai saloni nautici. Nessun problema da bagnato. Le difficoltà aumentano se viene applicato un olio non idoneo. Ho visto barche con del flatting sul rivestimento, che creando una pellicola senza porosità rendono il rivestimento molto scivoloso. State attenti nella scelta dell’olio e se avete dei dubbi non siate timidi nel chiedere consigli a chi ha più esperienza.

Macchie

Siamo alle note dolenti. Il teak tende ad assorbire tutto ciò che gli viene dato. Questo si traduce in una notevole facilità a macchiarsi a ogni imprevisto. Macchie di caffè, vino, olio, creme solari possono penetrare nelle fibre del legno, e se non si corre ai ripari in breve tempo la macchia può diventare indelebile. Un aiuto in questo senso è offerto dalle nanotecnologie, che tendono a chiudere i pori lasciando respirare la doga e creando un effetto idrorepellente che non consente alle macchie di penetrare in profondità.


Teak ripristinato ma con chiazze di umidità ancora persistenti.

Estetica

Ovviamente questo è un fattore soggettivo e variabile. Io apprezzo tantissimo il teak come rivestimento, i suoi riflessi sono unici. Ma la bellezza del teak c’è quando è trattato e in ottime condizioni. Se lasciato alle intemperie tende a ingrigire e a ossidarsi in superficie per proteggersi dai raggi UV, facendo diminuire il valore estetico (e quindi anche di vendita) della barca su cui è installato.

 

Differenza tra teak ossidato e ripristinato.

Peso

Come legno non è leggerissimo. Questo può influenzare le prestazioni e i consumi di una barca, ma dipende dall’estensione su cui è applicato e dallo spessore.

Più in generale, il teak generalmente viene installato per mezzo di una colla poliuretanica. Questa è da preferire rispetto alle vecchie applicazioni con i chiodi, poiché i chiodi col tempo tendono a far ruggine e quando il legno si consuma possono venire in superficie, col rischio anche di ferirsi.


Teak consumato con chiodi che sono in superficie. Da notare i comenti in parte aderenti alla doga e in parte assenti.

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