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Da Londra a Monte-Carlo in Aquarama l’impresa di Gian Franco Rossi | part.3

Dopo tre tappe l’Aquarama di Gian Franco Rossi è quarto assoluto e primo di classe. Finora il mare è stato tranquillo, ma il bello deve ancora venire…

4. tappa – La Rochelle-Bilbao

Con la rotta certa potevo impostare la gara che volevo e così, complice anche le “sole” 186 miglia di gara, giunsi al traguardo secondo assoluto salendo sul terzo gradino del podio in classifica generale. Nel frattempo i concorrenti rimasti in gara erano scesi a 17.

5. tappa. Bilbao-La Coruna

Sulla carta la tappa più lunga, 251 miglia, nella realtà anche la più dura: l’oceano si è ricordato di essere tale e ci ha riservato una frazione con onde di oltre 12 metri molto lunghe, nell’incavo delle quali ce n’erano altre più corte e “cattive”, anche di due metri, che mettevano a dura prova il nostro scafo che non aveva una carena a V profonda e neppure una lunghezza tale per affrontarle di slancio. Dopo quasi 11 ore di navigazione arrivammo comunque nella cittadina spagnola, quarti assoluti e difendendo la terza piazza in classifica generale.

C’è da ricordare che né io né il mio equipaggio aveva mai partecipato a una gara offshore fino a quel momento e quindi era un debutto che solo la spensieratezza dell’età e di quegli anni ci avevano portato a rischiare. Non eravamo attrezzati neppure per l’abbigliamento e, dopo aver rischiato l’assideramento nella prima tappa, abbiamo man mano migliorato la nostra dotazione che restava comunque ben lontana da quella ottimale.

6. tappa – La Coruna-Oporto

È una delle tappe più corte, 167 miglia, ma il mare è ancora molto mosso. I pescatori locali, che ci hanno in simpatia perché siamo l’unico equipaggio rimasto in gara non inglese, ci consigliano di uscire di 1,5 miglia e poi di virare decisi e costeggiare: allunghiamo il percorso ma dovremmo trovare mare meno agitato.

Alla partenza di solito siamo i più veloci perché siamo anche i più piccoli; questa volta però faccio sfilare tutti i concorrenti, se ne accorge Jaffa Juice che ci attende e, quando viro, mi segue. Peccato però che il tachigrafo di bordo era in chilometri e non in miglia e quindi avevo virato troppo presto! Me ne rendo conto quando avvisto lo scafo inglese fermo con tre motori fuori uso e sotto l’onda che sto superando vedo uno scoglio enorme. È un attimo, metto indietro tutta le manette nel disperato tentativo di restare in surf sull’onda e, con una gran fortuna, veniamo depositati senza danni oltre la roccia. Ci fermiamo a verificare che Jaffa Juice possa riparare verso il porto più vicino e proseguiamo. Al traguardo siamo terzi, così come in classifica generale, mentre in gara restano solo 11 scafi.

Leggi la cronaca precedente dell’impresa di Gian Franco Rossi qui

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