A 33 nodi en plein air col nuovo Pardo 50 provato in anteprima

Sedici persone a bordo, il tramonto e una perturbazione alle porte: nulla prometteva bene. E invece ce l’abbiamo fatta a provare il Pardo 50 in anteprima al Cannes Yachting Festival, e la barca dal canto suo ha pure risposto bene.

In navigazione il nuovo Pardo 50 si è comportato come mi aspettavo confermando tutte le eccellenti sensazioni già avute l’anno scorso nella prova del 43, che è il modello d’esordio di Cantiere del Pardo nel mondo delle imbarcazioni a motore, ma con un uso degli spazi ottimizzato, seppur con qualche personale perplessità.

Quanto alle foto, in attesa di prepararvi la gallery anche con quelle in navigazione (che non sono riuscito a scattare durante la prova), anticipo qui alcune immagini della nostra uscita, che comunque riescono a far apprezzare l’elevato livello degli allestimenti del Pardo 50 e le intelligenti, alcune davvero originali, soluzioni in coperta e negli interni.

Pardo 50, il test

Eccomi quindi in mare fuori dal porto di Cannes alle manette del Pardo 50 con gli altri ospiti (ben 16, inusuale per un test, ma probante per verificare la fruibilità degli spazi a bordo in crociera) che chiacchierano tranquillamente nonostante un mare formato, peggiorato ulteriormente dalle scie delle tante barche uscite dalla fiera in prova, un primo punto a favore della nuova barca di Cantiere del Pardo. L’esemplare che ho in mano è l’unità numero 1 ed è equipaggiata con i Volvo Penta IPS 800 da 2×625 cv, la motorizzazione più esuberante proposta in alternativa agli IPS 600 e IPS 700, un range che lascia all’armatore un’ampia scelta in base alle sue esigenze. Questa è certamente quella preferita dai più sportivi o, come nel nostro caso, che prevedono di navigare con equipaggi molto numerosi.

Tanta gente a bordo, ma anche cambusa e stiva vuote (non c’è neppure il tender) quindi le misurazioni non ne risentono particolarmente, semmai potrebbe essere il mare a mettere in crisi il Pardo 50, ma neppure questo è un problema, anzi il passo è eccellente e anche l’incrocio con alcune scie di grandi yacht è gestito molto bene, con un passaggio morbido che solo in un paio di occasioni si trasforma in una colpo secco, ben retto per altro dalla struttura dello scafo, una stratificazione di resina poliestere stampata per infusione. Già che siamo in tema di materiali, un apprezzamento per il t-top che, grazie alla costruzione in carbonio, è leggero e abbassa anche il baricentro della barca.

Quasi 33 nodi (32,9 per la precisione) sono una discreta velocità di punta considerando le condizioni di mare e carico, ma senza dimenticare che disponiamo della motorizzazione più esuberante. I consumi è meglio valutarli alla velocità di crociera di 25/26 nodi o a quella che, stando ai dati, risulta la più economica a circa 20 nodi e un centinaio di litri all’ora di consumo; meglio ancora al limite di planata dove bastano 65 l/h per navigare a 13 nodi a 1600 giri. Apprezzabile anche la posizione di guida, fermo restando che è possibile scegliere tra in piedi e seduti e quindi non è difficile trovare il proprio assetto preferito. A quello della barca provvedono invece con eccellenti risultati gli Interceptor di Volvo Penta che sollevano il driver da uno delle regolazioni più complesse in navigazione, difficile fare meglio.

Pardo 50, a bordo

Descrivere gli interni e la coperta del Pardo 50 meglio di quanto fatto da Claudio Russo nell’anteprima qui sotto è davvero difficile e quindi mi limito ad alcune considerazioni personali. La prima riguarda la coperta dove apprezzo la possibilità di muoversi in ogni angolo della barca in tutta sicurezza anche a velocità elevata e con mare mosso, merito degli alti bordi, degli ampi passavanti e della generosa dotazione di tientibene. La grande cabina del marinaio, esigenza dei mercati emergenti e del mondo del charter, potrà essere riciclata per un ragazzo o un amico dell’ultimo momento, non credo infatti che un 50 piedi con joystick abbia bisogno di un marinaio, almeno per le abitudini mediterranee.

Negli interni si ripropone la soluzione open space del 43 con due grandi bagni, entrambi con box doccia, e una cabina a cuccette doppie a dritta. C’è la possibilità di creare una cabina di prua indipendente ma non di avere un mobile cucina interno. La vocazione “open air” dei Pardo è confermata, ma forse ne viene un po’ compromessa la possibilità di utilizzo su tutto l’arco dell’anno. Le opportunità di personalizzazione sono però limitate e quindi il Pardo 50 piace così com’è.

I numeri del Pardo 50

 Caratteristica Valore
Lunghezza f.t. 16.25 m

Lunghezza scafo

14-95 m

Larghezza massima

4.95 m

Pescaggio

1.23 m

Serbatoio carburante

2.200 l

Serbatoio acqua

500 l

Persone imbarcabili

12 A/ 16 B / 20 C

Motori Standard

Volvo Penta Ips 600 2 x 435  cv

Motori Optional 1

Volvo Penta Ips 700 2 x 550 cv

Motori Optional 2

Volvo Penta Ips 800 2 x 625 cv

Progetto

Zuccheri Yacht Design

Design

Zuccheri Yacht Design & Cantiere del Pardo

Categoria Ce

A

Costruzione

Cantiere del Pardo

Prestazioni

  • 600 giri ………………… 3,5 nodi ………… 6,0 l/h
  • 1000 giri ……………… 8,1 nodi ………… 17 l/h
  • 1500 giri ……………… 12 nodi ………… 53 l/h
  • 2000 giri ……………… 19 nodi ………… 106 l/h
  • 2500 giri ……………… 26 nodi ………… 167 l/h
  • 2870 giri ……………… 33 nodi ………… 237 l/h

Condizioni della prova

  • Mare mosso, carena pulita, carburante 1200 l, acqua 300 litri, equipaggio 16 persone

Prezzo (Iva esclusa)

  • Pardo 50 con Volvo Penta IPS 600 …………………… da 799.000 euro

Novità 2019: a settembre debutta il Pardo 50, cabinato da crociera col piglio da open

Pubblicato il 1 maggio 2018 da Claudio Russo

Stessa fiera, ma con un’altra barca, o meglio, una in più. Pardo Yachts dà di nuovo appuntamento al Cannes Yachting Festival, dove l’anno scorso aveva debuttato con il suo primo modello a motore, ma questa volta a esordire sarà il Pardo 50. E comincia a formarsi la gamma. Che l’ingresso nel mondo del motore con un nuovo brand da parte di Cantiere del Pardo, già molto quotato nella vela con i Grand Soleil, fosse avvenuto sotto una buona stella lo si è capito allo scorso Cannes Yachting Festival, dove al lancio del Pardo 43 seguì, negli stessi giorni di fiera, una sequela piuttosto importante di ordini d’acquisto, che poi è continuata successivamente portando a oltre 30 nel giro di soli sette-otto mesi, secondo quanto dichiarato dal cantiere, i contratti di vendita del Pardo 43.

Un progetto che punta all’alta qualità per inserirsi nel mercato di fascia alta

E l’aspettativa sul nuovo Pardo 50 non è da meno, non solo perché il successo del 43 ha portato maggiori risorse da investire nell’evoluzione di questo nuovo progetto, ma anche perché la barca si inserisce in un segmento, quello dei 50 piedi (15-16 metri), in cui l’attenzione di pubblico è molto alta. Qui, infatti, siamo nell’ambito delle barche da crociera a lungo raggio (il Pardo 50 è omologato in categoria A) ma che possono essere ancora gestite autonomamente (non a caso la cabina marinaio è sempre prevista come optional) e senza impegni economici eccessivi.

L’impegno economico, semmai, è dettato più dalla sfera di mercato in cui si inserisce la barca. E il Pardo 50 punta al settore di fascia alta, dove gli armatori sono disposti a spendere anche di più in rapporto alla lunghezza della barca, pur di avere un prodotto con caratteristiche estetiche e tecnologiche di alto livello.

A proposito di estetica e design, qui mi sembra doveroso aprire una piccola parentesi, perché i più attenti di voi avranno certamente seguito la vicenda che ha visto il Cantiere del Pardo tacciato di aver copiato altre barche prodotte da un gruppo straniero. Non entro nel merito, perché non è questa la sede, mi limito solo a rilevare che nella nautica è estremamente difficile, se non impossibile, individuare una linea di confine fra la mera copia e la naturale somiglianza fra barche della stessa tipologia. Basti osservare i flybridge: sono tutti molto simili nell’outline esterno ma si distinguono per la loro individualità attraverso altri dettagli estetici. Così anche nel segmento dei modern-classic, giusto per dare una classificazione a questo tipo di barche, è pieno di modelli molto simili tra loro (Aggiornamento del 15 settembre 2018: riceviamo  il comunicato di pace fatta nella ormai famosa querelle fra Cantieri del Pardo e il gruppo Hanse Yacht, che aveva tacciato il produttore italiano di aver progettato il Pardo 43 su base di un altro modello Fjord di proprietà del gruppo tedesco. L’accordo fra le due parti ha di fatto lasciato cadere qualsiasi pendenza legale e ora Cantieri del Pardo può liberamente commercializzare il Pardo 43 senza limiti geografici).

In ogni caso, che sia per il design o sia per l’alta qualità a cui punta tutto il progetto per potersi inserire nel mercato di fascia alta, il prodotto Pardo Yachts è piaciuto e il nuovo Pardo 50 si muove nella stessa direzione per andare ad abbracciare quanti hanno apprezzato il primo modello ma aspettavano la versione più grande.

Un 16 metri
cabinato per la crociera
a lungo raggio
con il feeling dell’open
che invoglia a vivere
molto pure all’aperto

Anche il progetto del Pardo 50 è firmato da Zuccheri Yacht Design in collaborazione con l’ufficio tecnico di Cantiere del Pardo, e regala lo stesso mood di linee dritte, essenziali e con la ormai già caratteristica (per Pardo Yachts) prua dritta e rovescia, che avvolgono una coperta di tipo walkaround, che a sua volta è coronata dall’estensione in altezza delle murate. Una soluzione questa che riesce a dissimulare alla vista dall’esterno l’esistenza di una tuga a copertura del vasto ambiente sottocoperta, che è allestito con due cabine, più l’opzione per quella del marinaio, e due bagni.

In realtà il progetto prevede di base il letto armatoriale in un open space prodiero e la cabina doppia a poppa, ma il cantiere offre la possibilità di innalzare una paratia ai piedi del letto per creare una cabina separata anche a prua. Naturalmente a ogni armatore sono offerte le più ampie possibilità di scelta di tessuti ed essenze per  godersi al meglio le varie ambientazioni della barca.

C’è da dire che l’assoluta ricerca dell’essenzialità nelle linee esterne sacrifica gli oblò a murata; la luminosità e l’arieggiamento delle cabine sono garantiti da quelli ricavati ai lati della tuga, ma questi non danno la vista sul mare. Da un certo punto di vista è da considerarsi sicuramente un difetto, soprattutto se si osservano le barche di ultima generazione che diventano sempre più “vetrate”, ma se si guarda alla filosofia del progetto, questa barca per sua natura invita a vivere più in coperta che sotto.

E aggiungo che se la prerogativa è quella del Pardo 43, che ho provato (leggi qui) con mare mosso e vento forte senza mai perdere, davvero, la percezione di sicurezza, anche sul Pardo 50 si potrà vivere intere giornate in coperta senza preoccuparsi delle condizioni meteomarine, tanto più che ovviamente non manca il T-Top a proteggere e ombreggiare, che in questo caso si estende per 16 mq ed è in carbonio e poggia su una struttura anch’essa tutta in carbonio.

Come è distribuito il layout della coperta lo si può vedere dalle immagini, bisogna aggiungere che il pagliolo è su un unico piano senza gradini (a parte ovviamente quelli che conducono alla plancetta bagno) ed è offerto di serie con il rivestimento in teak naturale o su richiesta, per chi non volesse avere incombenze di manutenzione o di particolare attenzione, con il teak sintetico.

L’unica cucina a bordo del Pardo 50 è in coperta ed è prevista in due possibili disposizioni: quella standard si estende longitudinalmente, mentre l’altra è più ampia e si estende sulla larghezza del pozzetto.

La plancetta di poppa è a immersione, ma altre due piattaforme bagno si possono creare ai lati poppieri attraverso le due sezioni di murata che sono abbattibili.

Il Pardo 50 dal punto di vista tecnico

Finita la descrizione non resta che attendere la prova, che sarà a settembre, intanto però posso darvi delle anticipazioni per cominciare a intuire le prestazioni e il comportamento in mare.

La carena del Pardo 50 ha una stellatura prodiera di 50° e un deadrise di 16°, la stessa geometria del 43 che, insieme al posizionamento dei motori il più vicino possibile al baricentro per un migliore bilanciamento della barca, lascia ben presagire uguale stabilità in navigazione e nelle accostate con mare mosso. La possibilità di posizionamento dei motori nel punto desiderato è data dalla versatilità dei Volvo Penta Ips, che nella versione standard sono i 600, mentre in optional sono disponibili anche gli Ips 700 e 800.

Ma non è solo la potenza ad andare a beneficio delle prestazioni, bensì anche il tipo di costruzione della barca, che punta ad alleggerire il più possibile il peso e per farlo il cantiere ha adottato la tecnica di laminazione dello scafo sottovuoto in infusione e il sandwich in pvc ad alta densità per le murate, la poppa e la coperta.

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