Royal Huisman è un cantiere olandese molto celebre per i suoi magnifici superyacht a vela e a motore, e con Aera propone una nuova visione del motoryacht: un ibrido tecnologico, elegante e silenzioso, che combina sistemi propulsivi ed energetici assolutamente dirompenti con un design sorprendente.
Questo yacht appartiene a una nuova generazione, dove l’efficienza non è più solo una voce tecnica ma anche una filosofia.
Il “wow factor” è la wing, un’ala rigida alta 35 metri che si comporta come un profilo aeronautico e dà una mano ai motori riducendo consumi ed emissioni, ma è solo la punta dell’iceberg di un progetto decisamente radicale.

Il sistema propulsivo ibrido di Aera combina infatti motori elettrici retrattili, alimentatati da un pacco batterie caricato da idrogenatori e da una cella a combustibile a idrogeno, e generatori alimentati con biodiesel Hvo (olio vegetale idrotrattato).
E come se non bastasse, Aera è un concentrato di design futuribile che, come afferma il suo designer Cor D. Rover, si ispira fortemente nelle parti esterne ai ponti a traliccio moderni.

Come nasce Aera (e perché)
Aera non è un esercizio di stile, ma nasce da un programma pluriennale di ricerca e sviluppo che ha coinvolto Royal Huisman, Rondal (la divisione high-tech del gruppo), Artemis Technologies e il designer Cor D. Rover.
L’obiettivo era chiaro: sviluppare un motoryacht capace di navigare con un’impatto ambientale quasi azzerato, facendosi aiutare anche dal vento. E non sarà certo un caso che Aera in latino significhi “aria”.
L’aria, in mare, è una delle forze più abbondanti, eppure fino a ora i motoryacht si sono limitati a subirla, invece Aera è oggi il primo 50 metri a motore che ha deciso di usarla, non trasformandosi in una barca a vela, ma integrando il vento come un elemento tecnico, una risorsa energetica che lavora insieme all’elettrico. Un cambio di paradigma semplice nella logica, ma rivoluzionario nella pratica.
Il contributo di Artemis Technologies, guidata da Iain Percy (due ori olimpici nella vela e una carriera che passa per quattro campagne America’s Cup), è stato decisivo. La sua azienda oggi non fa solo vela high-tech: sviluppa traghetti elettrici foil-assisted, sistemi di controllo attivi e tecnologie per decarbonizzare il trasporto marittimo commerciale.
Il team di Artemis ha seguito l’architettura navale dello yacht e ha lavorato per mettere a punto la wing sulle simulazioni aerodinamiche, sull’efficienza della wing e sugli algoritmi che mettono in dialogo vento, elettricità, idrogeno e motori.

Accanto a loro, Rondal ha sviluppato i sistemi di propulsione retrattile, gli idrogeneratori e la componentistica strutturale, mentre Cor D. Rover, designer olandese noto per la sua visione fluida e scultorea, ha plasmato un design di interni ed esterni che non assomiglia a nulla di già visto.
La tecnologia di bordo: aria, elettroni e… silenzio
Aera è un laboratorio galleggiante. La propulsione nasce da un sistema ibrido modulare che combina:
- Due motori elettrici retrattili da 500 kW
- Batterie Li-ion da 580 kWh, ricaricate dagli idrogeneratori Rondal
- Una cella a combustibile a idrogeno da 60 kW
- Generatori a biodiesel HVO, per quando serve davvero
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Il tutto è gestito da un software che decide in tempo reale quanto usare il vento, quanta energia elettrica impiegare e quando chiedere supporto alla cella a combustibile.
Risultato: fino a 72 ore di navigazione a zero emissioni, e una crociera silenziosa che non ha paragoni su yacht di questa taglia.

La wing, non è una vela, ma un profilo aerodinamico ad alta efficienza costituito da una sezione a forma di profilo alare abbinata a “flap” regolabili. Viene gestita elettronicamente (è possibile gestirla anche manualmente) e ottimizza la stabilità e l’efficienza del sistema. È un supporto tecnico che lavora in sinergia con la propulsione, un’estensione aerodinamica del concetto stesso di motoryacht.
Guardando Aera vengono in mente alcune navi commerciali che già oggi navigano con sistemi di propulsione “wind-assisted”.
Aera, Progetto radicale, design sorprendente
Il design di Aera parte da un’intuizione: se vuoi dare un senso a una wing di 35 metri, serve una piattaforma che la valorizzi. La scelta è caduta sul catamarano: stabilità, spazi enormi e un’impostazione che rende l’ala parte dell’architettura, non un corpo estraneo.

Aera si sviluppa su tre ponti e può ospitare 10 persone per la notte e 7 di equipaggio. ll tratto distintivo è quel “nastro” che serpeggia tra i ponti e armonizza l’asimmetria del main e dell’upper deck, creando un’identità visiva fortissima.
La struttura a traliccio ricorda i ponti moderni: geometrica, potente e leggera, con aperture lasciate volutamente vuote — niente vetri — così Aera resta sotto le 500 GT e guadagna un gioco continuo di luci e ombre.
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