Scottature e meduse, i miti da sfatare e come difendersi. Il dermatologo consiglia

Chiunque ormai sa come ci si può difendere da sole e meduse in estate, ma all’atto pratico spesso tutto si riduce a una veloce spalmata di crema protettiva o, per le meduse, alle svariate soluzioni fai-da-te.

Si sa dell’esistenza delle creme protettive, ma non molto su come usarle correttamente, si sa che non ci si deve esporre nelle ore centrali più calde, ma spesso ce ne si dimentica, insomma fra il dire e il fare, spesso c’è di mezzo proprio… una bella scottatura.

Abbiamo allora chiesto al dottor Matteo Megna, dermatologo ricercatore dell’università di Napoli Federico II, di fare il punto sui vari livelli di gravità delle scottature, come evitarle e come porre rimedio quando ormai il sole ha fatto il suo danno.

Guarda l’intervista anche in video

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“Le scottature solari rappresentano delle vere e proprie ustioni della nostra pelle che possono riguardare vari strati della cute – specifica il dottor Megna – Al rossore (eritema) può associarsi, a seconda dell’intensità dell’ustione, gonfiore, dolore e bruciore, fino alla formazione di vescicole e bolle. L’esposizione al sole senza una protezione adeguata non causa solo un ‘fastidio’ caratterizzato dal classico rossore con bruciore, ma a lungo termine può portare a problemi che vanno dall’invecchiamento precoce della pelle, alla comparsa di iperpigmentazioni cutanee (lentigo solari) fino allo sviluppo di lesioni precancerose o veri e propri tumori della pelle. 

Classico arrossamento della cute che contrasta con il “segno del costume”

Allo stesso tempo però il sole non va visto solo come un nemico, poiché  l’esposizione solare è necessaria per il corretto funzionamento del nostro corpo, essendo coinvolta in una serie di fattori come la produzione della vitamina D, la crescita delle ossa, la regolazione del tono dell’umore attraverso la produzione della serotonina, ecc. Come in tutte le cose è l’eccesso che causa il danno.

Crema ogni due ore,
anche meno se si
sta molto in acqua,
e non stare tutto
il giorno sotto il sole

È fondamentale mettere in atto pratiche preventive per evitare gli effetti dannosi di una inadeguata esposizione solare. Eccone cosa consiglia il dermatologo:

  • La prima cosa da fare è applicare una crema solare con un fattore di protezione che sia di almeno 30. Ora si trovano in commercio anche delle creme a effetto trasparente che non rendono la pelle “imbiancata” e protezioni solari colorate, che conferiscono alla cute un colorito tendente al bruno chiaro per simulare l’abbronzatura (in attesa che arrivi gradualmente quella naturale, ndr).
  • È buona norma evitare di esporsi al sole in maniera prolungata dalle 12 alle 16, poiché in quella fascia oraria il sole è allo zenith. Questo significa che i raggi UV penetrano più in profondità nella nostra pelle con maggior possibilità di danno. In questa fascia l’incidenza e intensità degli raggi UVB è massima.
  • La protezione solare va applicata ogni 2 ore e in modo approfondito dopo che si è stati immersi in acqua per un periodo di tempo prolungato.
  • A questo va associato il programma di screening consigliato a tutte le persone, che consiste nella cosiddetta “mappatura dei nei”, ossia l’esame in epiluminescenza dei nei, esame che va di prassi effettuato una volta l’anno. Quest’ultimo ha importanza fondamentale nella diagnosi precoce e nella prevezione di tumori cutanei legati alla scorretta esposizione solare come il melanoma.
  • Se doveste leggere questa guida in ritardo e vi siete già scottati, è possibile applicare creme lenitive e idratanti sulla pelle per accelerare il processo di riparazione delle lesioni cellulari e attenuare il dolore. Non è una soluzione definitiva, perché è la prevenzione l’unica maniera per evitare le conseguenze nocive dell’esposizione solare. 
Reazione eritematosa associata alla comparsa di vescicole e bolle causata da eccessiva esposizione solare

Meduse non vi temo. E se mi beccate, ho la carta di credito

Ho approfittato dell’incontro col dottor Matteo Megna anche per chiedergli di sfatare qualche falso mito sui contatti con le meduse. 

“I tentacoli delle meduse presentano degli organuli chiamati nematocisti che, al contatto con la pelle umana, rilasciano sostanze urticanti responsabili della reazione eritemato-edematosa sul nostro corpo. La sintomatologia va dal semplice prurito e rossore, al gonfiore, edema e in casi rari si possono avere reazioni sistemiche come febbre, ipotensione e malessere generale”.

Reazione comune in seguito al contatto con una medusa

Vediamo allora come comportarsi in caso di contatto di medusa.

  • Evitare di grattarsi. Grattandosi e strofinando la lesione rischiamo di andare a rompere le nematocisti, aumentando la possibilità di rilascio delle sostanze urticanti e, così, di espandere ulteriormente l’area infiammata. 
  • Sciacquare abbondantemente e ripetutamente la zona coinvolta con acqua di mare. In questo modo possiamo lavare via le nematocisti che ancora non sono penetrate nella cute riducendo la possibilità di reazioni esagerate. 
  • È inutile applicare aceto, ammoniaca o gli stick che vengono venduti comunemente poiché non hanno effetti nei confronti delle sostanze urticanti.
  • Un altro metodo per allontanare le nematocisti o eventuali pezzi di tentacoli della medusa è quello di utilizzare una carta di credito per sollevarle dalla cute e portarle via prima della penetrazione nella pelle.
  • In caso di dolore e fastidio persistente è possibile applicare delle creme a base di corticosteroidi (cortisone) che hanno il compito di spegnere la risposta infiammatoria e di conseguenza il rossore, il bruciore e il prurito. 
  • Evitare l’esposizione al sole prolungata dell’area colpita, soprattutto senza alcuna protezione solare al fine di evitare la persistenza di una area più scura sulla nostra pelle, ricordo del contatto con la medusa.
  • Non usare sabbia per tamponare la zona di contatto con la medusa poiché i granelli possono rompere le nematocisti e/o trasportarle su altre zone del corpo. 

Le meduse, contrariamente a quanto pensiamo, non sono trasportate passivamente dalla corrente, ma sono dotate di un sistema di movimento che le consente di decidere in che direzione andare (mooolto lentamente). 

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