C’è chi la musica a bordo della barca la porta semplicemente con un altoparlante portatile connesso allo smartphone, e c’è chi ha esigenze di tutt’altro tipo e che anche in mare desidera un suono di alta qualità. È a questo secondo gruppo che gli ingegneri di Garmin hanno pensato nel progettare le due nuove sorgenti JL A60 e JL A60-H, per un’esperienza audio definita di livello superiore.

JL A60: due modelli, la stessa qualità del suono

La nuova linea di sorgenti si concretizza appunto in due modelli differenti. Il JL Audio A60 è pensato per l’installazione in vista alla plancia, ed è quindi dotato di un display a colori da 2,95 pollici che garantisce un’ottima leggibilità anche in presenza di luce solare diretta.

È quindi possibile gestire la riproduzione della musica direttamente dal display, come anche da remoto, tramite l’app Garmin Audio o gli smartwatch Garmin compatibili.

JL Audio A60

Ben sapendo che in certi casi si desidera ridurre l’ingombro sulla consolle – o semplicemente avere una plancia più pulita e minimal – Garmin propone anche il modello per l’installazione nascosta, e qui entra in gioco la versione JL Audio A60-H, progettata per integrarsi perfettamente con i chartplotter Garmin già in plancia.

Più precisamente, entrambi i modelli sono compatibili con lo standard NMEA 2000, così da consentire sia l’integrazione con i display multifunzione Garmin sia con il telecomando cablato JL Audio NRX-300.

Bluetooth LE, DSP integrato, Easy Tune e sintonizzatore DAB

Il carico tecnologico dietro alle nuove sorgenti audio Garmin è di tutto rispetto. Per offrire un audio di alta qualità e un suono chiaro sfruttando i dispositivi smart, la linea JL Audio A60 può per esempio contare sullo streaming Bluetooth LE.

Per migliorare l’esperienza d’ascolto a bordo è poi presente un DSP integrato, con il doppio compito di ottimizzare il segnale e di proteggere l’impianto audio stesso, gestendo in modo intelligente la potenza trasmessa agli speaker e al subwoofer.

La possibilità di adattare volume e tuning in modo differente nelle diverse zone dell’imbarcazione è garantita dalla tecnologia Audio Multi-Zone – in grado di gestire fino a 4 aree differenti – con la configurazione dell’impianto che diventa più semplice grazie alla funzionalità Easy Tune dell’app Garmin Audio.

Tra le altre chicche delle sorgenti JL Audio A60 c’è il sintonizzatore DAB integrato, così da poter approfittare delle trasmissioni Digital Audio Broadcasting: il vantaggio è quello di avere una ricezione radio più chiara e affidabile rispetto ai classici segnali AM e FM.



Sorgenti audio pronte per l’ambiente marino

Va da sé che le sorgenti JL Audio A60 sono state progettate appositamente per resistere alle principali aggressioni che mettono a dura prova i dispositivi elettronici in ambiente marino.

Entrambi i modelli hanno infatti certificazioni IPX6 e IPX7, a confermare l’alto grado di resistenza all’acqua, e sono stati progettati per resistere anche ai raggi UV e all’esposizione prolungate alla salsedine.

Il prezzo consigliato al pubblico per le nuove sorgenti JL Audio A60 e JL Audio A60-H è per entramni di 499,99 euro, Iva inclusa.



Sarà pronto entro il 2027 e andrà a occupare la posizione di ammiraglia di gamma portando il cantiere Bat, dopo l’esordio con il Combat 14, nella fascia alta dei maxi rib. Il nuovo Bat Combat 20, infatti, sfiora i 20 metri li lunghezza fuori tutto.

Il progetto del nuovo Combat 20 è stato affidato ancora all’architetto Gianluca Caputi, chiamato a mantenere la continuità stilistica con il Combat 14, adattandone gli elementi caratteristici a proporzioni e volumi sensibilmente maggiori.

Bat Combat 20.

Tra i tratti distintivi annunciati figurano i tubolari bicolore, il parabrezza rovesciato, l’hard top dalla forma ispirata a un pipistrello, la chaise-longue di prua e il prendisole di poppa.

La maggiore superficie disponibile dovrebbe consentire di intervenire soprattutto sulla distribuzione degli spazi e sulla separazione delle diverse funzioni di bordo, senza limitarsi a una semplice crescita dimensionale.

Un cockpit organizzato intorno alla vita all’aperto

Una delle aree sulle quali si concentra il progetto è il pozzetto, la cui zona living è quasi completamente protetta dall’hard top sostenuto a poppa da una struttura a doppio appoggio.

Bat Combat 20.

La dinette è orientata verso poppa e collocata sotto la copertura sulla cui superficie è possibile collocare pannelli fotovoltaici. Il progetto prevede inoltre la presenza di un prendisole nella zona poppiera attrezzata anche con un mobile cucina.

Accesso agli interni e separazione degli ambienti

Un altro elemento particolare riguarda l’ingresso agli spazi sottocoperta. Il Bat Combat 20 dovrebbe infatti adottare una doppia porta ad ali di gabbiano, soluzione che, secondo le indicazioni del cantiere, consentirà di raggiungere direttamente il bagno senza dover attraversare gli altri ambienti interni.

Il layout del ponte sottocoperta prevede due cabine, di cui una a prua e una a poppa, una dinette con seconda cucina, e un bagno.

Fino a 4.000 cv e una velocità stimata di 58 nodi per il Bat Combat 20

Per quanto riguarda la propulsione, sono allo studio diverse configurazioni, sia entro sia fuoribordo. La soluzione entrobordo prevede due motori con potenze comprese tra 1.300 e 2.000 CV ciascuno, abbinati a trasmissioni Top System Surface Drive ed eliche di superficie.

Nella versione fuoribordo è prevista l’installazione di quattro o cinque Mercury da 600 cv, per una potenza totale massima di  3.000 cavalli. La scelta tra le due architetture comporterà differenze importanti nella distribuzione dei pesi, nell’occupazione dello spazio a poppa e nella gestione della trasmissione della potenza in acqua.

Vista dall'alto.

Le prestazioni dichiarate sono, per il momento, obiettivi progettuali e non dati derivanti da prove in mare. In funzione della motorizzazione e dell’allestimento, la velocità massima stimata è compresa tra 48 e 58 nodi, mentre l’autonomia indicativa dovrebbe collocarsi tra 200 e 350 miglia a seconda del tipo di motorizzazione.

Si tratta di valori che dovranno essere verificati sul battello finito, considerando anche il dislocamento effettivo, il carico, le condizioni del mare e il regime di funzionamento.

E nelle mire c'è anche la variante ibrida del Combat 20

Accanto alle configurazioni tradizionali, Bat sta valutando anche una versione ibrida, basata sull’impiego di uno o due generatori e di un sistema di propulsione elettrica. L’obiettivo indicato è una velocità di crociera nell’ordine dei 25-28 nodi, con un’autonomia stimata fino a 250 miglia.



Vista di prua.

Scheda tecnica

Lunghezza f.t.19,80 m
Larghezza6,70 m
Diametro tubolari0,85 m
Motori entrobordo2x1.300 o 2000 cv
Motori fuoribordo4x600 o 5x600 cv


Il tema dell’efficienza energetica sta modificando anche la progettazione dei sistemi di bordo destinati a stabilizzazione e manovra, e proprio in questa direzione è andata Cmc Marine nella realizzazione delle sue ultime novità.



Pinna stabilizzatrice Cmc Stabilis Electra con nuova geometria.

In tema di stabilizzazione: nuove geometrie per pinne ancora più idrodinamiche

La novità forse più interessante riguarda le nuove pale LA (Low Aspect Ratio) sviluppate per gli stabilizzatori Stabilis Electra. Il progetto nasce dalla necessità di ridurre la resistenza idrodinamica generata dalle pinne durante la navigazione, senza rinunciare alla superficie necessaria per contrastare il rollio.

La soluzione adottata interviene in particolare sulla geometria del bordo della pala, caratterizzato da un profilo arrotondato studiato per limitare la formazione di turbolenze.

Secondo i dati forniti dal costruttore, il nuovo disegno può ridurre fino al 30% la resistenza all'avanzamento rispetto alle precedenti configurazioni. Un dato che va letto soprattutto in relazione alla quantità di tempo che una pinna stabilizzatrice trascorre immersa e in movimento durante la navigazione.

Pinna stabilizzatrice Cmc Stabilis Electra con nuova geometria.

Diminuire il trascinamento significa infatti contenere la potenza necessaria per mantenere la velocità e, di conseguenza, incidere sui consumi.

Il progetto rappresenta inoltre un passaggio significativo sul piano industriale: Cmc Marine dichiara infatti di aver sviluppato internamente l'intero processo, dalla simulazione fluidodinamica alla progettazione strutturale, fino alla realizzazione.

Le analisi Cfd hanno permesso di verificare il comportamento della nuova geometria prima della fase produttiva, mentre la collaborazione tra ricerca e sviluppo e lo stabilimento di Salerno ha accompagnato la successiva validazione. Le nuove pale sono previste per gli stabilizzatori Stabilis Electra con superfici comprese fra 2,10 e 7 metri quadrati.

Più compatte le nuove STAB 50 e 60

Sempre nell'ambito della stabilizzazione arriva un'altra novità, questa volta mirata soprattutto alla progettazione degli impianti.

I nuovi Waveless Stab 50 e Stab 60 ampliano la gamma degli stabilizzatori elettrici a pinna con un'attenzione particolare agli ingombri.

È un aspetto tutt'altro che marginale a bordo di uno yacht. Il sistema di stabilizzazione deve trovare spazio all'interno dello scafo, dove competono per gli stessi volumi serbatoi, impianti, locali tecnici e spazi destinati all'equipaggio.

La riduzione dell'ingombro può quindi semplificare l'integrazione dell'impianto soprattutto nei progetti nei quali la distribuzione interna è particolarmente vincolata.

Con i due nuovi modelli, Cmc Marine estende l'applicazione della famiglia Stab a yacht fino a circa 45 metri e oltre 200 tonnellate di dislocamento. L'obiettivo tecnico è combinare dimensioni contenute dell'apparato con una superficie di stabilizzazione adeguata alle masse in gioco.

In tema di manovabilità: ora i thruster Dualis Electra hanno eliche a cinque pale

Il secondo fronte sul quale è intervenuto Cmc Marine è quello della manovrabilità a bassa velocità. Per i thruster elettrici Dualis Electra arriva infatti una nuova elica a cinque pale, anch'essa sviluppata internamente.

Cmc Thruster Dualis Electra con nuova elica a 5 pale.

L'aumento del numero delle pale modifica la distribuzione della spinta e può contribuire a renderne più regolare l'erogazione. Nel caso specifico, la geometria è stata studiata per contenere le oscillazioni della spinta, indicate dal costruttore in una riduzione fino al 30%.

L'effetto ricercato non riguarda quindi soltanto l'efficacia del thruster, ma anche la qualità della sua azione: meno variazioni di carico significano potenzialmente meno vibrazioni e rumore trasmessi alla struttura.

Il problema assume particolare rilevanza sugli yacht di maggiori dimensioni, dove le potenze in gioco sono elevate e il comfort acustico e vibrazionale costituisce una componente importante della qualità percepita a bordo.

Cmc thruster Dualis Electra con nuova elica a 5 pale.

Cmc Marine indica infatti come principale campo di applicazione delle nuove eliche gli yacht a partire da circa 30 metri  di lunghezza.

In tema di elettronica: il controllo passa dal nuovo display

L'aggiornamento coinvolge infine anche l'interfaccia uomo-macchina. Il nuovo display capacitivo presenta una grafica rivista, una maggiore luminosità e una risoluzione più elevata, caratteristiche particolarmente importanti per uno strumento destinato a essere utilizzato in plancia, dove la luce diretta può rendere difficile la lettura degli schermi.

Nuovo display Cmc Marine.

L'elettronica di bordo assume inoltre un ruolo sempre più centrale nell'integrazione dei sistemi. Per questo il nuovo display dispone di porte Can e Nmea2000 e può quindi dialogare con la rete di bordo, acquisendo informazioni come dati Gps e segnali di marcia.

L'evoluzione dell'interfaccia non riguarda dunque soltanto l'aspetto grafico, ma anche la possibilità di concentrare in un unico punto una quantità maggiore di informazioni relative al funzionamento degli apparati.

In tema di riciclo energetico: recuperare energia durante la stabilizzazione

Cmc Marine torna anche sul tema dell'Energy Recovery System, sistema che utilizza il principio del recupero dell'energia cinetica.

L'idea è sfruttare l'energia che si sviluppa durante le fasi di frenata del movimento delle pinne stabilizzatrici, immagazzinandola e reimpiegandola nel successivo ciclo di stabilizzazione.

Il principio ricorda, per impostazione generale, quello del KERS utilizzato in Formula 1, anche se applicato a un contesto completamente diverso. L'obiettivo è ridurre i picchi di assorbimento elettrico e rendere più regolare il fabbisogno energetico dell'impianto.

Cmc nuova pinna a risparmio energetico.

Cmc Marine dichiara una possibile riduzione dei consumi fino al 50%, un valore che va naturalmente rapportato alle condizioni operative e al profilo di utilizzo dello yacht.

Nel complesso, le novità presentate a Cannes descrivono una direzione precisa della ricerca sui sistemi di stabilizzazione e manovra: non soltanto aumentare la capacità degli apparati, ma intervenire sulla loro efficienza idrodinamica, sull'integrazione a bordo, sulle vibrazioni e sull'assorbimento energetico.

È un'evoluzione che interessa soprattutto gli yacht di dimensioni medio-grandi, dove la richiesta di comfort deve confrontarsi con impianti sempre più potenti e con una crescente attenzione alla gestione dell'energia.



Sono solo cinque gli esemplari del nuovo Verga Sestante 6.8 Lupo di Mare, tutti numerati e ognuno con la propria scultura originale del Lupo. Un incontro fra design nautico e arte urbana Cracking Art, celebrato da Suzuki, che ha installato a poppa un fuoribordo da 115 cv.

La barca diventa così non solo un mezzo su cui godersi il tempo, ma anche un'opera da collezione che, con il suo limite a soli cinque esemplari, potrebbe pure acquisire valore nel tempo.

Tutto si può toccare con mano al padiglione B del 66° Salone Nautico Internazionale di Genova in apertura dal 1 al 6 ottobre 2026.

Verga1958 x Cracking Art

Il Verga Sestante 6.8 è disegnato da Matteo Costa Yacht & Design, che ha creato un open di 6,80 metri ispirato a quelle belle atmosfere degli anni Sessanta (che ancora piacciono), quando star internazionali e personaggi vip, che a quell'epoca si definivano del jet-set, mostravano il bello della dolce vita a bordo di raffinati motoscafi.

Un design senza tempo, tanto da riuscire a sposarsi con il linguaggio contemporaneo della Cracking Art, che qui è interpretato dal Lupo di Mare, che è l'espressione di istinto e libertà per eccellenza.

Libertà che qui si esprime in un'identità visiva formata da colori intensi, contrasti netti e dettagli unici, che definiscono la serie limitata.

Verga Sestante 6.8 Lupo di Mare in limited edition

Sono solo cinque gli esemplari che andranno in produzione e saranno valorizzati da una targhetta numerata, oltre che dal certificato di autenticità, ma soprattutto da una scultura del Lupo in plastica rigenerata che, attraverso il sistema Lupo ArtLock, si può facilmente fissare e rimuovere sulla plancetta di poppa prima della navigazione.

Targhetta numerata del Verga Sestante 6.8 Lupo di Mare Cracking Art

Con Sestante 6.8 Lupo di Mare, insieme a Cracking Art, il cantiere ha pensato di non aggiungere soltanto dei dettagli, ma di creare un’esperienza.

"L’intervento di Cracking Art introduce un linguaggio, un modo di guardare Sestante 6.8 e ciò che la circonda - commenta Stefano Bitturini di Verga1958 - Il Lupo, icona della serie limitata, è guardiano, presenza vigile. È custode ideale della vita marina e acquatica, porta con sé un valore di protezione e rispetto per l’ambiente. È un progetto che non cerca effetti speciali, ma significati".

Verga Sestante 6.8 Lupo di Mare Cracking Art


Un'unione celebrata da Suzuki anche in nome dell'ambiente

Design, arte, ma anche prestazioni. Del resto sempre di una barca stiamo parlando. E a tenere a battesimo quest'a iniziativa'opera esclusiva di Verga1958 x Cracking Art è Suzuki Italia Marine.

Il Verga Sestante 6.8 Lupo di Mare è infatti equipaggiato con un fuoribordo DF115GB che, oltre alle caratteristiche tecniche, è dotato dell'innovativo sistema Micro Plastic Collector.

È un sistema che prima di convogliare nel circuito di raffreddamento l'acqua pescata dal mare, la fa passare da un filtro speciale a trama fittissima, che è in grado di trattenere le invisibili microplastiche sospese in acqua.

Non una soluzione definitiva per la pulizia dei mari, ma sicuramente un'iniziativa importante che, se utilizzata da tutti, può fare decisamente la differenza, tanto che Suzuki ha liberato il sistema Micro Plastic Collector da ogni brevetto per rendere disponibile l'installazione anche da parte degli altri costruttori di motori competitor.

La Rotta del Lupo: il riciclo diventa esperienza

Al Salone di Genova, presso lo stand di Verga1958, si potrà anche giocare e vivere un'esperienza educativa.

È infatti presente un totem con touch screen per giocare a “La Rotta del Lupo”, il minigame dedicato al riciclo e alla corretta gestione dei materiali, pensato come esperienza educativa.
È un gioco che invita a riconoscere materiali e comportamenti virtuosi, rendendo il tema del riciclo divertente e accessibile, anche per i più piccoli.



Compatto, leggero e pensato per essere governato con facilità, il nuovo Geniuss HTS Cruiser 380 nasce con un obiettivo preciso: rendere più semplice l'impiego del tender nelle situazioni in cui dimensioni, manovrabilità e pescaggio diventano elementi determinanti.

Presentato al salone nautico di Cannes 2026, il tender sviluppato da Geniuss punta alla propulsione Mercury Jet Power 40 cv in un inedito package, che esalta le caratteristiche del tender soprattutto nell'impiego in acque poco profonde.

Geniuss HTS 380 Cruiser col sistema HTS e il Mercury 40 Jet Power

La propulsione a idrogetto abbinata al sistema Geniuss HTS

Geniuss, cantiere recentemente acquisito da Gommoni Callegari, ha sviluppato il Cruiser 380 intorno al proprio sistema brevettato HTS, acronimo di Hidden Transom System.

Il principio è quello di ridurre gli ingombri del fuoribordo quando il tender deve essere stivato o movimentato. Infatti, attraverso un supporto scorrevole, lo specchio di poppa può essere abbattuto e il motore traslato all'interno del battello, eliminando così l'ingombro del piede del fuoribordo.

Il meccanismo può essere azionato manualmente oppure attraverso un sistema elettroidraulico comandabile a distanza con telecomando. Una soluzione che interviene quindi non tanto sulle pure prestazioni del tender, quanto su una sua più facile gestione quotidiana.

L'altro elemento caratterizzante del Cruiser 380 è il Mercury da 40 cv nella configurazione a idrogetto Jet Power. È proprio questa caratteristica a rendere interessante l'abbinamento con un tender.

L'assenza dell'elica e del relativo piede immerso riduce infatti il rischio di contatto con il fondale quando si affrontano acque particolarmente basse.

Il Mercury Jet Power 40 cv è un quattro cilindri da 995 cc, con distribuzione a singolo albero a camme in testa. La configurazione è studiata per offrire una buona disponibilità di coppia ai bassi regimi e una risposta progressiva all'acceleratore, caratteristiche che su un tender assumono un'importanza almeno pari a quella della velocità massima nei motori più grandi.

Come è fatto il tender Geniuss HTS Cruiser 380

Con una lunghezza di 3,85 metri e una larghezza di 1,72, il Cruiser 380 rimane all'interno delle dimensioni tipiche di un tender facilmente gestibile, ma l'organizzazione della coperta cerca di sfruttare ogni centimetro disponibile.

La postazione di guida prevede una seduta doppia per pilota e passeggero, mentre un'altra seduta è integrata nella consolle. La configurazione consente di trasportare fino a cinque persone.

A prua è ricavato un gavone destinato al serbatoio del carburante, mentre sul dritto di prua trova posto il golfare destinato al rimorchio, elemento importante considerando che il tender è concepito per essere frequentemente alato, stivato e rimorchiato.

Geniuss HTS Cruiser 380

Il Geniuss HTS Cruiser 380 si presenta come un battello destinato principalmente al servizio di bordo, ma con caratteristiche che ne permettono anche un impiego autonomo.

Le sue dimensioni consentono infatti di raggiungere calette e approdi dove un'imbarcazione più grande avrebbe difficoltà a entrare, mentre la propulsione Jet aggiunge un margine di tranquillità nelle acque basse.

Il package Geniuss-Mercury è disponibile sul mercato italiano attraverso la rete commerciale Callegari.




Besenzoni invita a mettersi comodi e a godersi la navigazione in ogni momento, e lo farà al Cannes Yachting Festival, in programma dall’8 al 13 settembre, dove presenta la sua articolata produzione di accessori, impianti e ogni sorta di sistema utile a migliorare il comfort a bordo.

In vista dell'appuntamento clou della nautica internazionale, arrivano infatti le prime anticipazioni sulla selezione di accessori che saranno in mostra alla kermess sulla Croisette.

Occhio alle sedute: comfort e stile con le poltrone Besenzoni

E se di comfort a bordo si parla, non si può che partire dalle sedute che Besenzoni intende presentare nel cuore della Riviera Francese, strizzando l’occhio a cantieri, progettisti e armatori alla ricerca del massimo agio.

Poltronta Start.

Si inizia dalla P458 Start, una seduta caratterizzata da linee contemporanee e molto versatile, progettata per offrire comodità in diverse configurazioni di plancia.

Tra le sedute di ultima generazione che Besenzoni porta a Cannes ci sono inoltre le poltrone P465 e P471 Manta Class, che ben esemplificano l’approccio del marchio alla vita di bordo: materiali di alta qualità, cura dei dettagli, ergonomia e stile, senza togliere spazio alle opportunità di personalizzazione.

Manta Class.

Passerelle oleodinamiche ed elettriche a Cannes

Non sono solamente le sedute a definire la comodità di un’imbarcazione: anche il passaggio dalla banchina alla coperta merita attenzione. Lo sanno bene quelli di Besenzoni, tanto che il marchio è ormai diventato un punto di riferimento per l’accessibilità.

A Cannes, accanto alle poltrone, troveranno quindi posto anche gli ultimi modelli di passerella del brand, a partire dal modello oleodinamico esterno PI 461, che spicca per la fluidità dei movimenti e promette grande affidabilità.

Non mancano i modelli elettrici rientranti, come la passerella PE 661 e PE 660 Inside, disegnate in modo da poter essere integrate in modo armonioso nell’architettura dello scafo, riducendo al minimo gli ingombri.

A completare l’esposizione ci sono anche la scala passerella SPE 908, ovvero una scala elettrica rientrante e multifunzione che spicca per versatilità d’utilizzo, nonché il tender lift TL 850, per chi è alla ricerca di una soluzione all’avanguardia per il varo e l’alaggio di tender e jet ski.

Anche quest’anno, quindi, allo stand di Besenzoni sarà possibile trovare soluzioni intelligenti ed eleganti per rendere la vita di bordo più comoda e funzionale.

L’appuntamento è a Cannes nell'area Pantiero presso lo stand Pan209



Fin dalle prime settimane successive allo svolgimento della prima edizione del Seaquip, a marzo 2026, la fiera della componentistica, tecnologia, progettazione e servizi nautici rivolta al B2B, ha tracciato un percorso ben preciso non solo verso l'espansione, ma anche verso un adeguato posizionamento all'interno dell'articolata rete dei grandi eventi internazionali.

Il risultato è stato l'immediato ingresso come Emerging Member all'interno di Ifbso, la storica organizzazione mondiale che da oltre sessant'anni riunisce più di 30 organizzatori di saloni nautici.

Seaquip

Non si tratta quindi della piena membership riservata ai boat show consolidati, stante la sua giovane età, ma è di sicuro un ottimo punto di partenza verso un percorso di crescita, che prevede tre anni di affiancamento e accesso alle best practice della federazione, confrontandosi con gli organizzatori più esperti.

Il passaggio alla categoria ordinaria è infatti previsto dopo almeno cinque edizioni e il raggiungimento degli standard richiesti dall'organizzazione. 

È un modello che negli ultimi mesi Ifbso ha utilizzato anche per altre manifestazioni giovani, tra cui il Dalmatia Boat Show in Croazia e il Balkans Sea Fair in Albania.

L'obiettivo dichiarato dalla federazione è accompagnare gli eventi emergenti verso standard internazionali di organizzazione e gestione, mettendoli in relazione con una rete che comprende alcuni degli appuntamenti più importanti del comparto.

Insomma, è l'Università delle fiere che, attraverso un processo di formazione, confronto ed esperienze, porta le fiere esordienti, o meglio quelle che già dimostrano di avere le carte giuste, verso la necessaria maturità per proseguire nel tempo.

Seaquip

Sequip, organizzata da Easyfairs Italia, si differenzia dai tradizionali saloni nautici per la scelta di concentrarsi sul versante B2B della filiera: componentistica, materiali, sistemi, tecnologie, progettazione e servizi destinati alla costruzione e al refit delle imbarcazioni.

Il debutto si è svolto dal 4 al 6 marzo 2026 a Fiera Milano Rho e ha portato in fiera oltre 3.000 ingressi di professionisti, secondo i dati diffusi dall'organizzazione. Tra i partecipanti figuravano produttori di componenti, designer, ingegneri navali, surveyor, comandanti e rappresentanti degli uffici tecnici e della ricerca e sviluppo dei cantieri. Oltre la metà degli espositori e dei professionisti coinvolti avrebbe inoltre confermato l'interesse per la seconda edizione.

Un riscontro analogo è arrivato da Cna Nautica, che ha parlato di oltre 160 aziende espositrici e di una partecipazione significativa di operatori e stakeholder internazionali. 

Seaquip

Per Seaquip, il valore dell'ingresso in Ifbso risiede soprattutto nella possibilità di accedere a un sistema di relazioni e informazioni che va oltre il mercato italiano.

Dell'Ifbso fanno infatti parte realtà fieristiche come il boot di Düsseldorf, uno dei più importanti saloni mondiali dedicati a yacht e sport acquatici, e il Sanctuary Cove International Boat Show in Australia. Fa parte della federazione anche il Fort Lauderdale International Boat Show, mentre Metstrade rappresenta il principale riferimento internazionale per la componentistica e l'equipaggiamento della nautica da diporto. 

Advisory Board

La novità dell'Advisory Board istituito da Seaquip

A giugno è stato poi costituito un Advisory Board con rappresentanti di importanti gruppi e cantieri italiani, tra cui Azimut/Benetti, Baglietto, Ferretti, Sanlorenzo, Beneteau, Solaris e altri operatori della cantieristica e del refit.

Il tavolo è stato concepito come strumento di confronto sulle esigenze della filiera e sui temi che dovranno orientare la prossima edizione. 

Advisory Board

Nello stesso periodo Seaquip ha stretto una collaborazione con il Salone Nautico di Venezia, assumendo il ruolo di Technical Partner dell'edizione 2026. Anche questo passaggio va letto nella prospettiva di costruire relazioni con realtà diverse ma complementari: da una parte un evento prevalentemente B2C, dall'altra una manifestazione focalizzata sul mercato professionale. 

La seconda edizione di Seaquip è attualmente indicata dagli organizzatori dal 2 al 4 marzo 2027, sempre a Fiera Milano Rho. 



È di ieri la notizia diffusa da tutti i media nazionali riguardante l'affondamento a Porto Cervo dello yacht di 30 metri Amer F100 Angiola II.

Effettivamente lo yacht è stato consegnato al suo armatore quattro giorni prima dell'affondamento, ma ciò che non è stato specificato nelle cronache è che la barca non è un nuovo modello appena costruito, ma è un'unità uscita dal cantiere sei anni fa.

Per quanto l'evento rimanga ugualmente funesto, c'è una differenza fra l'affondamento di una nuova barca appena varata e una barca con sei anni di navigazione e diversi proprietari alle spalle.

Non che l'evento sia più giustificabile per una barca usata, ma su un modello nuovo la responsabilità è più facilmente imputabile al cantiere, a meno che l'armatore non tenga comportamenti pericolosi fin dal primissimo giorno di navigazione, mentre su una barca usata per diversi anni, il ventaglio delle cause si apre notevolmente e coinvolge anche tutti i player che vi hanno ruotato intorno, per come l'hanno utilizzata e manutenuta.

Naturalmente bisognerà attendere per capire a chi saranno da attribuire le reali responsabilità, ma intanto Barbara Amerio, Co-Ceo di Amer Yachts, tiene a precisare la posizione del cantiere.

Ecco le sue parole diramate tramite un comunicato: "Con questa nota vogliamo chiarire alcune inesattezze apparse sulla stampa. Si tratta di una barca usata, varata nel 2020 e passata più volte di proprietà; l'ultima vendita, tra privati, è avvenuta tramite broker esterni al cantiere. Ne abbiamo seguito la manutenzione finché è rimasta in garanzia. Come chiunque altro, siamo sollevati che passeggeri ed equipaggio siano al sicuro, e come chiunque altro siamo in attesa di accertamenti ufficiali. I serbatoi sono strutturali a doppio fondo: se la barca verrà rimossa correttamente, non ci saranno perdite di carburante. È doloroso vedere affondare una barca a cui abbiamo lavorato per un anno e mezzo, curata come tutte le nostre, fino ai più piccoli dettagli".

Perché è affondato lo yacht di 30 metri Amer F100 Angiola II

In base alle prime ricostruzioni, l'affondamento pare dipendere da un principio d'incendio scaturito in sala macchine, subito gestito, ma che ha fatto in tempo ad aprire una falla nello scafo che ha imbarcato acqua e fatto immergere la barca su un fianco.

Fortunatamente non c'è stato sversamento di carburante e altri liquidi, grazie alla particolare struttura dei serbatoi, progettati proprio per resistere agli incidenti.

A bordo c'erano quattordici persone, fra ospiti ed equipaggio, che sono stati fatti immediatamente evacuare e sono stati subito tratti in salvo dalle altre barche accorse nei paraggi, mentre l'armatore è rimasto a bordo ad attendere i soccorsi che sono giunti prontamente sul posto.



Ci sono, anche lì dove non si vedono: il WWF stima che ci siano 24mila miliardi di microplastiche sulla superficie degli oceani del mondo. Per dire, 500 volte più numerose di tutte le stelle della nostra galassia.

Quelli di Suzuki hanno capito già da anni che, per ripulire i nostri mari, serve un impegno diffuso, e che quindi ognuno – nel suo piccolo – può e deve fare la sua parte. Da qui lo sviluppo del sistema #lavalacqua, denominato Suzuki Micro Plastic Collector che, attraverso il circuito di raffreddamento del fuoribordo, riesce a catturare le microplastiche sospese sotto la superficie dell'acqua.

Oggi questo impegno dellla casa giapponese si spinge ancora più in là: è stato infatti comunicato che le licenze per costruire questo sistema di filtraggio verranno cedute gratuitamente agli altri costruttori.

Suzuki Micro Plastic Collector

Suzuki Micro Plastic Collector, 34 brevetti gratuiti

Il primo brevetto depositato da Suzuki per lo sviluppo di un sistema in grado di raccogliere le microplastiche mediante motori fuoribordo risale al 2021: da allora ne sono stati messi a punto molti altri per perfezionare sempre più questi dispositivi.

In tutto i brevetti relativi al dispositivo #lavalacqua che Suzuki Motor Corporation è pronta a cedere gratuitamente sono 34, e l’iniziativa include anche le domande di brevetto in fase di registrazione.

Il motivo alla base di questa decisione è che quando si parla di tutela dell’ambiente non esiste concorrenza. Per proteggere i mari e gli oceani, conoscendo gli impatti che le microplastiche possono provocare agli ecosistemi e organismi marini, è necessario lavorare insieme.

Come funziona il sistema #lavalacqua dei motori Suzuki

Il sistema Micro Plastic Collector di Suzuki poggia sul circuito di raffreddamento del motore fuoribordo che, come è noto, aspira l’acqua del mare per metterla in circolo.

Suzuki Micro Plastic Collector

A questo circuito si aggiunge un'ulteriore via di passaggio, dove c'è per l’appunto il dispositivo #lavalacqua, che è un filtro che intercetta e trattiene le microplastiche, senza più riscaricarle in mare.

Per evitare che la funzione di filtraggio comprometta il controllo della temperatura del propulsore, il sistema prevede un canale di bypass parallelo, che garantisce la continuità del flusso d’acqua anche in caso di eventuale ostruzione del filtro.

Attualmente il dispositivo per la raccolta delle microplastiche fa parte dell’equipaggiamento standard di cinque fuoribordo della gamma Suzuki, con potenze dai 100 ai 140 cavalli: DF140BG, DF115BG, DF140B, DF115B e DF100C.



L’interesse degli istituti di ricerca per il dispositivo di raccolta microplastiche Suzuki

A spingere Suzuki verso la diffusione del proprio sistema di filtraggio è stata, tra le altre cose, la consapevolezza di avere a che fare con una soluzione concettualmente semplice, ma al tempo stesso estremamente efficace.

Non è un caso se negli ultimi anni alcuni istituti di ricerca attivi nello studio dell’inquinamento degli ecosistemi marini abbiano deciso di adottare i fuoribordo Suzuki per le proprie attività di monitoraggio in barca.

Rendendo disponibili tutti questi brevetti senza royalty, Suzuki punta ad ampliare l’utilizzo della tecnologia eco-friendly, così da raccogliere sempre più microplastiche e, in generale, promuovere delle iniziative condivise per salvaguardare oceani e mari.



Sono loro a fare la differenza tra l’ascolto piatto e un’esperienza sonora tridimensionale. I subwoofer non sono un aggiuntivo tecnico fine a sé stesso, ma accrescono profondità e pulizia al suono diffuso da un impianto audio. Quando si parla di imbarcazioni prestigiose anche gli speaker devono rispondere agli stessi alti standard di qualità e di servizio, badando ancor più a design e ingombri. E i nuovi subwoofer JL Audio M6 Thin-Line rispondono a tutte queste esigenze.

Performance sorprendenti e profondità d’installazione minima

In generale, quando si parla di speaker a incasso, il timore è sempre quello di dover frenare il desiderio di potenza per non dover installare dispositivi eccessivamente profondi.

Come sottolineato nel nome stesso della gamma, i nuovi subwoofer M6 Luxe Thin-Line sono progettati per offrire bassi precisi, coinvolgenti e controllati pur con un ingombro ridotto.

La profondità di montaggio dei nuovi subwoofer del marchio americano di proprietà di Garmin è infatti di soli 3,8 pollici, ovvero di 9,7 centimetri.

A semplificare l’installazione di queste casse compatte c’è pure l’architettura “infinite baffle”, che permette di fare a meno di un cabinet dedicato; e ancora, la messa in opera è ulteriormente agevolata dal sistema di montaggio “dog-leg” a L, che consente di installare il subwoofer su diversi materiali senza l’utilizzo di piastre posteriori e senza lasciare fastidiose viti a vista.

Massima coerenza estetica grazie alla personalizzazione dei subwoofer JL Audio M6 Thin-Line

Linee pulite, design raffinato e massima customizzazione per garantire un alto livello di coerenza estetica. Questo mettono a disposizione dei cantieri e degli armatori i subwoofer M6 Thin-Line Luxe.

È infatti possibile ordinare i subwoofer con griglia rotonda o con griglia quadrata, con una finitura bianca o nera, nella consapevolezza che le stesse griglie – a fissaggio magnetico – possono essere verniciate per riprendere esattamente le tonalità dell’imbarcazione.

Assicurando la più alta libertà progettuale e una grande capacità di adattamento a linee e colori, questi subwoofer di JL Audio puntano a diffondere bassi profondi eliminando ogni tipo di remora estetica.

Quanto costano i subwoofer JL Audio M6 Thin-Line

Il prezzo di vendita di questi nuovi subwoofer per la nautica è di 799,99 euro Iva inclusa. Oltre al prodotto, la confezione comprende anche la dima di montaggio e gli attrezzi necessari per rimuovere la griglia.




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