C’era una volta l’Offshore

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L’ASCESA
Tutto è iniziato nel 1982 a Montecarlo, Gran premio offshore del Principato, al via Renato Della Valle e Gianfranco Rossi con un monocarena Cuv 38’ motorizzato Mercuiser; per i tempi è la massima espressione della motonautica d’altura. A contendergli il passo è Alberto Smania con uno scafo identico; differenti gli sponsor: Rothmans per Della Valle, Marlboro per Smania. Brand altisonanti per un campionato che è alla vigilia di un profondo cambio generazionale, orfano dei campioni che l’avevano fatto grande, seppur in una ristretta cerchia di appassionati: Cosentino, De Angelis, Niccolai, per citare i più famosi.

Infatti la motonautica d’altura non aveva mai conosciuto grande notorietà e, per la verità, neppure a Montecarlo quell’anno ci furono “bagni di folla”. La cavalcata solitaria della coppia Della Valle-Rossi venne seguita da uno sparuto gruppo di giornalisti e ripresa da poche telecamere. Ma il grande circo era solo all’inizio, nuovi personaggi si affacciavano alla ribalta, a cominciare dalla scuderia C&B Corse di Fabio Buzzi che annoverava al via un nugolo di scafi di classe 3 con piloti conosciuti più al mondo dei rally automobilistici che non a quello motonautico: Ambrogetti, Jasson, Cambiaghi. Ma l’ingegnere di Annone Brianza stava già lavorando a un progetto ambizioso: portare in offshore l’Iveco, il marchio dei motori turbodiesel marini del Gruppo Fiat (oggi FPT, Fiat Powertrain), con una serie di catamarani avveniristici per l’epoca. Come se non bastasse, l’anno seguente, nella prova di Campionato italiano in programma a Venezia, Renato Della Valle porta al debutto un nuovo pilota: Angelo Spelta, imprenditore milanese. È l’inizio di una saga che vedrà tutta la famiglia Spelta protagonista: oltre ad Angelo, anche la moglie Giovanna Repossi e il figlio Damiano avranno modo di distinguersi nel decennio che ci si appresta a inaugurare.

Sun International di Stefano Casiraghi650

GLI ANNI D’ORO
L’atmosfera è carica, gli sponsor individuano in quelle barche e in tutto il mondo che gli ruota attorno un eccellente veicolo di promozione, anche i quotidiani riscoprono la motonautica e sulla Gazzetta, da sempre “cartina tornasole” dello stato di salute di uno sport, le “brevi” diventano articoli a due colonne e poi a tre e poi pagine “speciali” in occasione di ogni gara.

La molla che fa scattare tutto questo sono loro: gli sponsor. Per la verità l’offshore fa di tutto per essere un eccellente investimento. Gli altri sport motoristici hanno già conosciuto un’escalation di costi che qui, pur a dispetto della spettacolarità delle barche, sono ancora contenuti, l’immagine delle barche stesse fa sognare anche chi di mare non capisce nulla. I luoghi dove si svolgono le gare, da Montecarlo a Saint Tropez, da Venezia a Viareggio, sono ideali per organizzare hospitality per clienti e amici. Tutto contribuisce a far crescere la passione e l’interesse e, come spesso succede, quando ci sono risorse economiche anche lo sport ne guadagna in spettacolarità e agonismo. L’offshore non fa eccezione e, sempre più polarizzato sulla classe 1, la classe regina, regala gare avvincenti e spettacolari con l’avvicendarsi di nuovi protagonisti. Difficile citarli tutti, ma certamente una menzione va riservata a Stefano Casiraghi che con la sua partecipazione ha garantito la definitiva consacrazione della motonautica d’altura. Una passione vera per i motori e per il mare quella di Casiraghi, che gli sarà fatale nel Campionato mondiale organizzato proprio nelle acque amiche del Principato. Ma una citazione merita anche Walter Ragazzi che sarà campione del mondo nel 1992 dopo un lungo duello con Domenico Achilli, nel primo mondiale disputato su più prove in giro per l’Europa e con chiusura in Dubai. Alloro che nel 1994 riporterà in Italia Norberto Ferretti, che proprio con quel titolo diede il via all’escalation che doveva portarlo a diventare il presidente di un gruppo leader mondiale nella nautica. Non si può però dimenticare Edoardo Polli e il suo Raimbow Team dove hanno corso anche i nipoti Leonardo e Vincenzo, oltre ai migliori throttleman dell’epoca, da Steve Curtis e Lino Di Biase. E poi altri grandi campioni come i napoletani Antonio Gioffredi e Renato Luglio o il campionissimo della Formula 1 motonautica Renato Molinari, che dall’alto dei suoi 18 titoli mondiali non ha esitato a lasciare le acque del circuito per cercare allori anche in mare. Ne stiamo dimenticando molti, ma davvero lo scenario era ricco di tanti protagonisti, più o meno competitivi, arrivando a sfiorare le 40 barche al via.

Gancia dei Gancia di Stefano Casiraghi650

LE MILLE SFIDE
Dalla carrellata di nomi si intuisce anche che l’offshore fu un fenomeno prevalentemente italiano, con gli americani poco interessati a correre nei nostri mari, anche perché spesso nelle loro finali di Key West si sono visti battuti dai nostri piloti. Qualche francese, in particolare l’ex pilota Ferrari Didier Pironi tragicamente morto nella Manica mentre duellava con Della Valle, lo svedese Ugland legato al team di Fabio Buzzi, il finlandese Mattila, Campione del mondo al fianco di Walter Ragazzi e, proprio agli albori, l’inglese Ted Toleman che allora si divideva tra Offshore e la suo team di Formula 1 automobilistica. Poi sono arrivati gli emiri del Dubai ed è stato l’inizio della spirale dei costi e del declino.

Dal punto di vista tecnologico, all’inizio la battaglia era sempre più aperta tra monocarena e catamarani, i primi più affidabili con mare mosso, i secondi velocissimi sul calmo, e tra motorizzazioni a benzina e turbodiesel. Se il secondo duello non trova un vincitore certo, il primo vede la netta prevalenza dei catamarani anche perché le gare si spostano sempre di più sotto costa per esigenze di spettacolo.

Una grande sfida si gioca anche sul fronte organizzativo. La combattiva Giovanna Repossi Spelta fonda con Didier Pironi la Iota (International Offshore Team Association), mentre l’Unione internazionale motonautica individua in Mauro Ravenna e della sua Spes la figura del promoter della Classe. La collaborazione è spesso burrascosa, ma alla fine entrambe vogliono la crescita dello sport e lavorano per la sua crescita. L’estromissione della Spes, avvenuta nel 1997, segna anche l’inizio del declino con gli arabi sempre più padroni del loro “giocattolo”.

Marlboro Leisure Wear di Alberto Smania650

IL DECLINO
Facciamo il punto della situazione alla fine degli anni Ottanta: dello sparuto gruppo di quattro Classe 1 di quella mitica “prima” a Montecarlo del 1982, ora gli schieramenti di partenza sfiorano (e spesso superano) i trenta equipaggi, la popolarità è alle stelle e mai specialità motonautica ha potuto godere di tanta attenzione. Come se non bastasse dall’altra parte dell’Oceano debutta in gara Don Johnson, eroe dei telefilm di Miami Vice, a dare ancora più visibilità.

Siamo alla fine degli anni Ottanta, il 1990 come detto si apre con la tragedia di Stefano Casiraghi che è una grave perdita per tutto il mondo dell’offshore ed è il primo campanello d’allarme che qualcosa sta cambiando. Le prestazione delle barche sono sempre più al limite e così anche i costi di gestione; gli sponsor cominciano a nicchiare, l’inchiesta “Mani Pulite” li spaventa e la crisi economica che caratterizza l’inizio del nuovo decennio peggiora la situazione.

Il colpo di grazia definitivo arriva però dal Medio Oriente sotto forma di tre barche azzurre: si chiamano Victory, giusto per non nascondere le loro intenzioni. Sono il team del Dubai e sono velocissime: la competizione diventa più agguerrita, i costi crescono, gli emiri pensano di poter fare tutto loro ed estromettono il promoter Ravenna per gestirsi direttamente il “giocattolo”. Nel giro di poche stagioni i concorrenti sono più che dimezzati fino allo sparuto gruppo di oggi. La parabola si è chiusa, l’offshore, almeno per quanto riguarda la Classe 1, è tornato uno sport per pochi privilegiati. Un vero peccato.

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