Arriva l’ormeggiatore automatico, facile e veloce! Con Myor attracchi da solo senza aiuti

Di strumenti di assistenza alla manovra ormai ne son piene le barche, e meno male che esistono! Ma una volta entrati nel posto barca non è mica finita. Bisogna prendere la trappa, legare le cime, stare al timone… insomma tutte cose che non può fare una persona sola, a meno che non si sia procurato Myor per attraccare da solo.

Che cos’è Myor? Uno strumento magico? Si potrebbe dire di sì, almeno per la sua utilità e la sua semplicità di utilizzo: due ganci, montati su una struttura galleggiante attaccata alla banchina, accolgono una cima a bordo opportunamente tesa su un semplice telaio che si apre a poppa o a prua della barca (a seconda di come si vuole ormeggiare)… et voilà l’attracco è fatto, in completa autonomia e senza l’aiuto di nessuno, men che meno degli ormeggiatori portuali a terra che nei periodi di alta stagione riescono con fatica a stare dietro a tutti.

Myor è adatto a tutti i tipi di barca, di posto barca e di ormeggio, sia esso di poppa, di prua e anche al gavitello, nel qual caso c’è la versione del galleggiante con gancio singolo. Il tutto senza alcuna installazione invasiva o irreversibile a bordo e nemmeno in banchina, dove il galleggiante si fissa semplicemente con l’ausilio di una catena e due grilli. Naturalmente, la stessa struttura, permette anche di disormeggiare sempre in completa autonomia e senza aiuto da parte di nessuno.

Da cosa è nata l’idea? Semplice, da un armatore che era stufo di dover rinunciare a un’uscita in barca nelle giornate in cui si ritrovava da solo e dunque non poteva avere supporto per attraccare in sicurezza. Ma anche se si portano a bordo degli ospiti, non è detto che siano tutti “marini”.

A questo proposito, provate a immaginarvi in porto su una banchina a braccia conserte a osservare le barche che fanno manovra. Cosa vi farebbe più sorridere, uno che con il joyistick entra da figo nel posto barca ma poi comincia la concitazione per attraccare sentendolo dare ordini agli amici dal timone di andare a poppa a lanciare le cime a terra, di tornare a prua a legare la trappa oppure uno che entra sempre da figo nel posto barca, si avvicina lentamente alla banchina e, tac!, lascia che la barca si attacchi automaticamente alla struttura galleggiante di Myor e poi con tutta calma, da solo, si recupera la trappa, se la porta a prua e lega tutto ciò che deve legare? La risposta, secondo me, nasce spontanea.

Uno strumento
tanto semplice
nel suo utilizzo
quanto geniale
nella sua utilità!
E ormeggiare
e disormeggiare
da soli senza aiuto
non è mai
stato così facile


La cima tesa in pochi secondi a poppa (foto sopra) si aggancia automaticamente al galleggiante attaccato in banchina (foto sotto), semplicemente arretrando con la barca.

Se si è in compagnia, non serve aprire l’archetto, ma basta agganciare la cima di bordo al galleggiante attraverso un triangolo (compreso nella dotazione) posto alla sua estremità. Lo stesso sistema dei triangoli lo si usa nella fase di disormeggio senza aiuto.

Come funziona Myor per ormeggiare e disormeggiare da soli

Ora che abbiamo contestualizzato la scena, vediamo più nei dettagli come funziona questo incredibile strumento. Myor si divide in due parti: il galleggiante attaccato alla banchina a pelo d’acqua e l’archetto, attaccato a poppa o a prua della barca con un biadesivo a perfetta tenuta e facile da rimuovere (nel caso lo si fissi alla plancetta di poppa, bastano un golfare e due viti). L’archetto, una volta aperto (in pochi secondi), mette la cima di bordo in tensione in una forma trapezoidale per permetterle, avvicinandosi con la barca, di scivolare da sola all’interno dei ganci opportunamente sagomati sul galleggiante. Ora la barca è di fatto attraccata, bisogna solo ingranare la marcia avanti al minimo, giusto per mantenere la tensione della cima e da lì non si muove nemmeno se c’è vento o corrente, si ha quindi tutto il tempo e la sicurezza necessaria per assicurarla al corpo morto e alle bitte. Fra l’altro, avendo la barca più distanziata dalla banchina, dare volta alla trappa a prua risulta più agevole, perché serve meno sforzo per dare all’ormeggio la giusta tensione. A questo punto si toglie la marcia, si torna in pozzetto, si dà volta alle due cime di poppa e infine si sgancia la cima di Myor dall’archetto e dal galleggiante riponendola in un gavone come qualsiasi altra cima.

L’operazione opposta si fa per disormeggiare. Ci si aggancia al galleggiante (senza nemmeno la necessità di aprire l’archetto ma utilizzando due appositi triangoli forniti di serie che velocizzano l’operazione), dopodiché si dà marcia al minimo per tendere la cima nei ganci, quindi si liberano le cime d’ormeggio a poppa e a prua; a questo punto direttamente dal timone, sia esso all’interno della tuga, al centro del pozzetto o sul fly, attraverso un’apposito tirante, si sgancia la cima di Myor che tiene vincolata la barca e si parte per la navigazione. Nelle barche a vela che hanno la timoneria a poppa, per sganciarsi basta aiutarsi con un mezzo marinaio.

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www.myor.eu

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