Madagascar, grandi prede ma non solo pesca

Ci sono location ricche d’interesse sia per chi pesca ma anche per chi lo accompagna. Come il Madagascar che il campione Gianluca Zambernardi ci presenta.

A volte prenotare un’escursione all’estero per cercare le grandi prede trova un ostacolo naturale nella famiglia. “Li lascio a casa e vado a divertirmi da solo? Li porto con me e poi si annoiano perché in barca non vengono?” E se la soluzione invece fosse organizzare una battuta di pesca in un luogo che accontenta tutti? Ce ne sono tanti al mondo dove chi pesca si può dedicare al suo sport preferito, mentre chi lo accompagna può rilassarsi al mare, al sole, godendosi spiagge da sogno, gustando un cocktail o piatti prelibati.

Un’idea su tutte? Il Madagascar!

Il Madagascar è un’isola in mezzo all’Oceano Indiano, la quarta più grande al mondo con i suoi 1.500 km di lunghezza, distante dalle coste ad Est dell’Africa (Mozambico) circa 400 km e divisa proprio dal Golfo del Mozambico. Una terra bellissima, dove i colori forti della natura si miscelano in modo armonioso con quelli delle acque che la circondano, con una predominante rossa delle terre ricche di ferro. Un’isola dove il clima è quasi sempre mite, attraversata dal Tropico del Cancro, con temperature calde tutto l’anno e piogge rare e concentrate solo nel periodo novembre/marzo.

La popolazione è composta da circa 25 milioni di abitanti, con origini indonesiane, malesi e arabe da cui ereditano tratti somatici asiatici. Oggi i malgasci (gli abitanti del Madagascar) si suddividono in varie etnie (circa 18), tra cui i Merina che abitano l’altopiano centrale, i Sakalava e i Bara. È ancor oggi una popolazione tra le più povere del pianeta, anche se nel 2005 sono stati scoperti giacimenti petroliferi e tra le attività produttive più attive ci sono l’agricoltura, soprattutto con le risaie, e il turismo in continua ascesa. Il Madagascar è un Paese che può contare su una vegetazione fiorente con oltre 170 specie di palme, felci, bambù, orchidee e baobab, che qui contano sei delle otto specie conosciute. Molto ricca e variegata anche la fauna terrestre, composta in gran parte da lemuri (al primo posto con la presenza di tutte le specie conosciute), camaleonti, tartarughe, manguste, coccodrilli, serpenti e rane. Le principali città sono: la capitale Antananarivo, Ambalavao, Mahajanga, Antsiranana e Morondava.

A poche miglia dal Madagascar c’è l’isola di Nosy Be, famosa e di origine vulcanica. Ha un suo aeroporto ed è una delle basi principali per la partenza delle escursioni di pesca. Proprio qui, per i non amanti del fishing ci sono diverse attrazioni, oltre a splendide spiagge di sabbia bianca e 11 laghi di origine vulcanica. A tutto ciò si abbina una cucina ricca di frutti tropicali (ananas, manghi, mini-banane, papaya e cocco), verdure, riso, carne e pesce locale, tra cui molti crostacei (aragoste, gamberoni e granchi).

Cosa si pesca in Madagascar

Presentato per sommi capi il Madagascar, veniamo ora alla pesca. Per divertirsi e ottenere i migliori risultati ci viene in aiuto Gianluca Zambernardi con il suo ZamboFishing, che in vari periodi dell’anno organizza settimane che uniscono le opportunità sin qui presentate.

Ma come e cosa si pesca in Madagascar? Cominciamo dalle prede insidiabili che qui hanno dimensioni importanti qualunque esse siano. Ci sono i Pesci Vela, i Black Marlin, i GT (Giant Trevally), le grandi Cernie, oltre a King Mackerel, Tonni Yellowfin, Wahoo, Bonito, Carpe Rouge, Ricciole e squali (in particolare Limone e Pinna Nera). Nessuna preda deluderà chi le cattura per la loro verve e le dimensioni. Tra questi il Black Marlin che può raggiungere quasi cinque metri di lunghezza e oltre 700 kg di peso. Ma ci sono anche i Giant Trevally che possono raggiungere 1,70 metri e 80 kg di peso, sgombri di oltre 40 kg, Wahoo che sono garanzia di lotte all’insegna dell’adrenalina pura come le Lampughe, cernie di grossa taglia, Bonito e Carpe Rouge. Da vedere, se si è fortunati, ma non da cacciare, anche balene e squali balena.

Dove è possibile trovare queste prede? Principalmente nel Canale del Mozambico, e più precisamente tra il Banco del Castoro, Terre Rouge, Isole di Mitsio, Banco di Grand Serpant, Capo San Sebastia e Baia del Corallo, all’estremo Nord dell’Isola. Non serve allontanarsi molto dalla costa (tra le 5 e 8 miglia al massimo) e i fondali sottostanti miscelano crateri, secche e picchiate. A circa 40 miglia a Nord Ovest di Nosy Be c’è invece il Banco Leven, un’area tra le più vaste del Madagascar con una superficie di oltre 2.500 kmq.

Come si pesca? Le tecniche sono varie a seconda delle prede. Tra le più gettonate il Popping, il Vertical Jigging, la traina (con artificiale o vivo o combinando entrambi). In quest’ultimo caso si traina a circa 4/6 nodi, si usano non più di 5/6 canne in contemporanea facendole lavorare a differenti distanze dalla barca. Si usano terminali di circa 5 metri montati con molta attenzione perché le prede grosse possono capitare all’improvviso, come è successo a Zambernardi che qui ha catturato, dopo 45 minuti di duro combattimento, il Black Marlin nella foto del peso di circa 280 kg.

Le altre tecniche, come il Popping, mirano invece alla cattura di tonni, Giant Trevally e Black Marlin, mentre con il Vertical Jigging si punta a esplorare aree dove vivono pesci di grandi dimensioni, tra cui le ricciole. Ovviamente per ogni tecnica si usa uno specifico tipo di attrezzatura, che prevede canne e mulinelli adeguati al filo da imbobinare e ai carichi che dovranno sopportare in base alle prede cui si mira. Per vivere queste emozioni con Gianluca Zambernardi e il suo “charter all inclusive” è possibile contattarlo visitando il suo sito

Il Madagascar è troppo lontano? Sempre con Gianluca Zambernardi andiamo alle Canarie a caccia di tonni giganti!

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