Mai più mal di mare! Scopriamo il mondo degli stabilizzatori per le barche

Oggi gli stabilizzatori per le barche possono fare “magie” per annullare beccheggio e rollio sia in navigazione sia alla fonda. E non pensiate che sia solo roba da grandi yacht! Ma quanti tipi di stabilizzatori ci sono sul mercato? Come sono fatti? Come sceglierli? Dove montarli? Ci dice tutto Marco Donà, Ceo di Saim, storica azienda che ha iniziato a trattare i primi sistemi già a fine anni novanta e oggi la sua esperienza ci può illuminare tra pinne, giroscopi e interceptor.

Anzitutto una piccola introduzione sugli stabilizzatori per le barche. La stabilizzazione nasce agli inizi del 1900 su transatlantici e aeromobili. Dunque arriva molto prima che nella nautica da diporto. Come quasi sempre accade nello yachting, la tecnologia viene trasferita quando se ne sente la necessità e questa si è iniziata a sentire in anni più recenti con il crescere delle dimensioni delle barche e con l’ampliarsi della clientela dei cantieri, costituita non più solo da armatori sportivi e appassionati, ma anche da persone che vogliono godersi il mare in maniera più tranquilla.

Gli stabilizzatori a pinna della ABT-TRAC possono essere montati su yacht tra i 25 e i 50 metri di lunghezza

Chiediamo allora subito a Marco Donà quali sono i sistemi di stabilizzatori per le barche sul mercato.
“In ordine di tempo sono nati prima gli stabilizzatori a pinna e poi sono arrivati i sistemi giroscopici. E ancora oggi queste sono le due grandi famiglie sul mercato. Anche se in realtà tra gli stabilizzatori si possono pure includere gli interceptor, i correttori d’assetto, che però meritano un discorso a parte”.

Lo staff di Saim, il secondo da destra è Marco Donà. Il Gruppo Saim opera dal 1951 nel campo della distribuzione e fornitura di impianti, componenti e strumentazioni in diverse sfere produttive, fra cui il settore marino, che è nato nel 1993.

Pinne e sistemi giroscopici. Come scegliere?
“Spesso è una questione di filosofia. Anche se in linea di massima posso dire che le pinne sono superiori ‘under way’ (in navigazione) e i sistemi giroscopici a ‘zero speed’ (all’ancora). Tanto che alcune imbarcazioni scelgono di installarli entrambi.
In origine le pinne stabilizzatrici venivano usate solo ‘under way’, poi sono riusciti a modificare l’algoritmo che ne regola il movimento e le hanno allungate facendole diventare molto efficienti anche all’ancora.
Nella nostra esperienza personale abbiamo visto che, con un corretto dimensionamento delle pinne, oggi all’ancora si raggiungono ottimi risultati. Per esempio, noi in Saim montiamo ABT-TRAC e le Vector Fin di Side Power e non abbiamo mai avuto la necessità di accoppiarli a un giroscopio”.

Su che dimensioni di barche si usano le pinne e su quali i giroscopici?
“Il sistema giroscopico oggi ha una gamma molto ampia e può essere installato su anche barche lunghe meno di 30 piedi.
Per le pinne è diverso. Le nostre le montiamo su unità dai 25 ai 50 metri di lunghezza, anche se ora Side Power sta lavorando a un modello per scafi più piccoli. Ma abbiamo lavorato anche su scafi più lunghi montando 2 coppie di pinne. Comunque sul mercato si trovano anche modelli a pinna studiati per scafi intorno ai 60 piedi”.

Il più piccolo degli stabilizzatori giroscopici di Seakeeper può essere montato su un 27 piedi

Pinne e giroscopio, chi è meno invasivo?
“Difficile da dire perché sono due sistemi molto diversi. Da un lato il giroscopio pesa tanto ed è molto ingombrante, sottraendo quindi spazio utile nelle aree tecniche dell’imbarcazione, mentre dall’altro le pinne sono comunque delle appendici esterne. In modo differente, ma entrambi a bordo si fanno sentire”.

Gli stabilizzatori della Humphree ad attuazione elettrica da 24V CC

Su quali tipi di scafo si montano le pinne?
“Fino a qualche tempo fa le pinne venivano montate solo su scafi dislocanti o semidislocanti. A causa del loro effetto di trascinamento era quasi un controsenso usarle su scafi plananti. Ora ci sono delle pinne, le Vector Fin della Side Power, che vengono usate anche su scafi plananti. Hanno una forma curva che genera un leggero effetto lift tanto che riescono a far guadagnare velocità e a ridurre leggermente i consumi”.

La particolare forma curva delle Vector Fin le rende adatte anche a scafi plananti

Giroscopici sottovuoto o no?
“I sistemi giroscopici possono avere il volano che opera in ambiente sottovuoto o meno. In linea teorica, nel primo caso il volano gira più velocemente e aumenta l’efficienza del giroscopio. Per contro hanno maggiori problemi di raffreddamento e costi di manutenzione maggiori”.

Sistema idraulico o elettrico?
“In genere l’istallazione di un sistema elettrico è più semplice, in particolare in caso di refit, e ha bisogno di meno spazio: basta montare l’attuatore e il motore elettrico, e di norma si riesce sempre a farlo sotto i gavoni.
L’idraulico richiede l’installazione di un sistema oleodinamico che è in grado di offrire potenzialmente una forza di spinta infinita. Poi, se a bordo esiste già un impianto idraulico adeguato, perché non sfruttarlo anche per gli stabilizzatori?”.

In quanto tempo entrano in funzione?
“Qui, tra giroscopi e pinne la differenza c’è. Il giroscopico essendo costituito da un volano molto pesante richiede almeno 20 minuti per andare a regime, per le pinne è immediato, basta avviare il sistema e la barca è stabilizzata. Certo, se si dispone di un giroscopico basta accenderlo prima! Ad esempio mentre si fanno le operazioni per mollare gli ormeggi, si inizia ad avviarlo ed una volta in mare è in funzione”.

Quick ha una gamma molto ampia di stabilizzatori giroscopici che possono essere montati su imbarcazioni tra gli 8,5 e i 50 metri di lunghezza

Quanto è impegnativa la manutenzione?
“La manutenzione ordinaria dei giroscopici è abbastanza semplice. Quella straordinaria, mi riferisco all’usura sui cuscinetti, è più complessa e può richiedere anche di rimuovere il sistema e la cosa non è banale. Per ovviare a questo, alcune aziende offrono la possibilità di fare la manutenzione sul posto con macchine particolari. Insomma non è facilissimo e può essere molto oneroso.
Per le pinne è più semplice. Se occorre cambiare i cuscinetti basta, quando la barca è alata, sostituirli. I costi sono inferiori”.

Infine, gli interceptor…
“Non nascono come stabilizzatori veri e propri ma come correttori d’assetto. Si applicano sullo specchio di poppa e ‘under way’ (in navigazione), oltre ad aiutare a uscire in planata prima e a sostituire i flap, aiutano anche a stabilizzare.
Possono essere una soluzione ideale per stabilizzare barche sotto i 50 piedi, magari accoppiati ad un sistema giroscopico per risolvere il problema quando si è all’ancora”.

Gli interceptor non nascono come stabilizzatori veri e propri, ma “under way” aiutano molto. Qui sopra i correttori d’assetto degli svedesi di Zipwake.

Quanto costano gli stabilizzatori?
“Su barche di dimensioni più piccole, giroscopico e pinne hanno un costo abbastanza simile, al netto dei lavori di refit. Su unità più grandi va sottolineato che il giroscopico inizia a essere meno conveniente quando se ne deve montare più di uno.
Per quanto riguarda i prezzi, posso parlare per quelli che trattiamo noi, quindi le pinne ABT-TRAC e Vector Fin di Side Power: vanno dai 70.000 euro fino a 200.000 euro”.

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