Interamente custom. E si vede. San è uno yacht non solo unico ma anche estremamente originale. Il progetto ruota attorno a precise richieste dell’armatore - alla sua prima barca ma con idee molto chiare. Da qui ha preso forma questo yacht capace di stupire per funzionalità, purezza nello stile, scelte strategiche e innovazioni.

Lungo 45 metri e largo 8,89, San è stato realizzato dal cantiere turco Alia Yachts che ha lavorato in team con lo studio olandese Sinot Yacht Architecture & Design, artefice del progetto di interni ed esterni, e Lateral Naval Architects, che ha seguito l’architettura navale.

Alia Yachts San.

Ma quali sono state le principali richieste dell’armatore? Bene, ha subito specificato che voleva uno yacht dalle linee sportive, quindi con un profilo filante e il più basso possibile sull’acqua, ma capace di accogliere, con tutti i comfort, famiglia e amici.

Poi ha aggiunto che desiderava salire in pozzetto e poter vedere da lì la prua. Voleva anche uno yacht molto funzionale, capace di trasmettere agli ospiti serenità e di farli vivere in stretto rapporto con il mare. Amante di un design puro, l'armatore ha inoltre chiesto di usare pochi materiali per le finiture e di non volere né opere d’arte a bordo né soluzioni “effetto wow”.

Vita all’aperto al top su San di Alia Yachts

Grandi gli spazi e organizzati in modo versatile. La scalinata terrazzata, che unisce pozzetto e beach club, crea un ambiente unico proiettato sull’acqua. Gli arredi del pozzetto sono versatili, i divani si trasformano in prendisole o in sedute per la cena, i tavoli si alzano, si abbassano, si ampliano.

Alia Yachts San.

La stessa versatilità la si ritrova nella lounge esterna a prua e sul sun deck, dove, ad esempio, il divano a poppa può girare e guardare o verso prua o verso poppa.

Un salone che lascia senza parole

Il salone open space del ponte principale è capace di stupire. Avvolto da enormi vetrate cielo terra, ha un layout semplicissimo: una grande area conversazione centrale, la zona dining più a prua e al suo fianco la scala che porta al lower deck. E basta. O meglio, a questi elementi si aggiungono mobili contenitore molto discreti che quasi non si percepiscono.

Lo stile è minimale, rilassante e sofisticato. Curatissimi i dettagli. Tutti i mobili di bordo sono custom e realizzati dal cantiere Alia (eccetto il tavolo da pranzo).

La zona conversazione è la parte più caratteristica. È incassata nel pavimento. Questa soluzione è stata studiata per rispondere a due richieste dell’armatore: poter vedere dal pozzetto la prua della barca, quindi andavano eliminati tutti i possibili ostacoli, e avere un profilo filante e il più basso possibile sull’acqua.

La prima richiesta ha imposto di spostare “l’ostacolo” pilothouse dal main deck a un livello più alto. Ma per mantenere basse e sportive le linee non poteva “alzarsi” troppo sull’acqua. Incassando nel pavimento i divani è stato possibile guadagnare centimetri preziosi per poter abbassare la porzione di cielino sopra di essi e dare più spazio alla pilothouse soprastante e, contemporaneamente, per liberare la vista poppa-prua.

Alia Yachts San.

Ma il salone è stato una sfida anche dal punto di vista tecnico, essendo una struttura senza paratie interne, avvolta solo da vetri e con montanti minimi.

Cinque cabine nel lower deck per gli ospiti di San

L’armatore ha voluto usare pochi materiali per le finiture. Alla fine sono solo 15 tra legni, pelle, marmi, acciai, tessuti ecc. Finiture usate in modo uniforme tra main e lower deck.

Alla zona notte si accede attraverso una larga scala elicoidale. Cinque le cabine ospiti: a prua l’armatoriale. Una porta le separa dalla zona equipaggio organizzata con tre cabine doppie più quella del capitano, cucina, crew mess e lavanderia. Dalla zona equipaggio si accede anche alla sala macchine.

Motori e prestazioni di San

SAN è equipaggiato con quattro motori Volvo Penta da 700 cv che lo spingono a una velocità massima di 23 nodi. In crociera si viaggia intorno ai 18 nodi e si ha una autonomia di 1.400 miglia.

Alia Yachts San.



Royal Huisman è un cantiere olandese molto celebre per i suoi magnifici superyacht a vela e a motore, e con Aera propone una nuova visione del motoryacht: un ibrido tecnologico, elegante e silenzioso, che combina sistemi propulsivi ed energetici assolutamente dirompenti con un design sorprendente.

Questo yacht appartiene a una nuova generazione, dove l’efficienza non è più solo una voce tecnica ma anche una filosofia.

Il “wow factor” è la wing, un’ala rigida alta 35 metri che si comporta come un profilo aeronautico e dà una mano ai motori riducendo consumi ed emissioni, ma è solo la punta dell’iceberg di un progetto decisamente radicale.

Royal Huisman Aera, impianto propulsivo ibrido.

Il sistema propulsivo ibrido di Aera combina infatti motori elettrici retrattili, alimentatati da un pacco batterie caricato da idrogenatori e da una cella a combustibile a idrogeno, e generatori alimentati con biodiesel Hvo (olio vegetale idrotrattato).

E come se non bastasse, Aera è un concentrato di design futuribile che, come afferma il suo designer Cor D. Rover, si ispira fortemente nelle parti esterne ai ponti a traliccio moderni.

Come nasce Aera (e perché)

Aera non è un esercizio di stile, ma nasce da un programma pluriennale di ricerca e sviluppo che ha coinvolto Royal Huisman, Rondal (la divisione high-tech del gruppo), Artemis Technologies e il designer Cor D. Rover.

L’obiettivo era chiaro: sviluppare un motoryacht capace di navigare con un’impatto ambientale quasi azzerato, facendosi aiutare anche dal vento. E non sarà certo un caso che Aera in latino significhi “aria”.

L’aria, in mare, è una delle forze più abbondanti, eppure fino a ora i motoryacht si sono limitati a subirla, invece Aera è oggi il primo 50 metri a motore che ha deciso di usarla, non trasformandosi in una barca a vela, ma integrando il vento come un elemento tecnico, una risorsa energetica che lavora insieme all’elettrico. Un cambio di paradigma semplice nella logica, ma rivoluzionario nella pratica.

Il contributo di Artemis Technologies, guidata da Iain Percy (due ori olimpici nella vela e una carriera che passa per quattro campagne America’s Cup), è stato decisivo. La sua azienda oggi non fa solo vela high-tech: sviluppa traghetti elettrici foil-assisted, sistemi di controllo attivi e tecnologie per decarbonizzare il trasporto marittimo commerciale.

Il team di Artemis ha seguito l’architettura navale dello yacht e ha lavorato per mettere a punto la wing sulle simulazioni aerodinamiche, sull’efficienza della wing e sugli algoritmi che mettono in dialogo vento, elettricità, idrogeno e motori.

Royal Huisman Aera.

Accanto a loro, Rondal ha sviluppato i sistemi di propulsione retrattile, gli idrogeneratori e la componentistica strutturale, mentre Cor D. Rover, designer olandese noto per la sua visione fluida e scultorea, ha plasmato un design di interni ed esterni che non assomiglia a nulla di già visto.

La tecnologia di bordo: aria, elettroni e… silenzio

Aera è un laboratorio galleggiante. La propulsione nasce da un sistema ibrido modulare che combina:

  • Due motori elettrici retrattili da 500 kW
  • Batterie Li-ion da 580 kWh, ricaricate dagli idrogeneratori Rondal
  • Una cella a combustibile a idrogeno da 60 kW
  • Generatori a biodiesel HVO, per quando serve davvero


Il tutto è gestito da un software che decide in tempo reale quanto usare il vento, quanta energia elettrica impiegare e quando chiedere supporto alla cella a combustibile.

Risultato: fino a 72 ore di navigazione a zero emissioni, e una crociera silenziosa che non ha paragoni su yacht di questa taglia.

Royal Huisman Aera.

La wing, non è una vela, ma un profilo aerodinamico ad alta efficienza costituito da una sezione a forma di profilo alare abbinata a “flap” regolabili. Viene gestita elettronicamente (è possibile gestirla anche manualmente) e ottimizza la stabilità e l’efficienza del sistema. È un supporto tecnico che lavora in sinergia con la propulsione, un’estensione aerodinamica del concetto stesso di motoryacht.

Guardando Aera vengono in mente alcune navi commerciali che già oggi navigano con sistemi di propulsione “wind-assisted”.

Aera, Progetto radicale, design sorprendente

Il design di Aera parte da un’intuizione: se vuoi dare un senso a una wing di 35 metri, serve una piattaforma che la valorizzi. La scelta è caduta sul catamarano: stabilità, spazi enormi e un’impostazione che rende l’ala parte dell’architettura, non un corpo estraneo.

Aera si sviluppa su tre ponti e può ospitare 10 persone per la notte e 7 di equipaggio. ll tratto distintivo è quel “nastro” che serpeggia tra i ponti e armonizza l’asimmetria del main e dell’upper deck, creando un’identità visiva fortissima.

La struttura a traliccio ricorda i ponti moderni: geometrica, potente e leggera, con aperture lasciate volutamente vuote — niente vetri — così Aera resta sotto le 500 GT e guadagna un gioco continuo di luci e ombre.



Project Evita è un megayacht di 57 metri realizzato dal cantiere olandese Heesen di propria iniziativa senza alcuna ordinazione da parte di un armatore. È quindi disponibile all'acquisto e le foto in questo nostro servizio mostrano lo yacht così come è oggi mentre è in costruzione; i render, invece, sono una visione possibile di come Project Evita potrebbe diventare una volta allestita, ma naturalmente tutto può essere cambiato.

Heesen Project Evita.

Allo stato attuale, scafo e sovrastruttura - entrambi in alluminio - sono stati uniti e ora è pronto per l'installazione degli impianti tecnici e anche per l'allestimento interno. La struttura dello yacht è quindi completata, ma la sua personalità deve essere ancora scritta dal futuro armatore, che potrò averla in consegna già nel 2027.

Dove nasce Project Evita

Project Evita è realizzato nel polo produttivo di Oss, nei Paesi Bassi, dove Heesen costruisce internamente yacht in acciaio e alluminio tra i 50 e gli 80 metri.

La produzione del cantiere si articola in tre famiglie: gli Heesen Series, realizzati “on spec” per garantire tempi di consegna più rapidi pur mantenendo un buon margine di personalizzazione; gli Heesen Smart Custom, basati su piattaforme tecniche consolidate con la possibilità di una sovrastruttura su misura (qui si inserisce Evita); e gli Heesen Full Custom, progetti che nascono da un foglio bianco e offrono la massima libertà progettuale.

Le caratteristiche progettuali di Project Evita

Alla base di questo megayacht di 57 metri c’è lo scafo FDHF (Fast Displacement Hull Form), si tratta quindi di uno yacht semidislocante sviluppato per garantire un buon equilibrio tra efficienza, comfort e prestazioni su diverse velocità di navigazione.

È una carena pensata per crociere lunghe e utilizzi estesi, con un’attenzione particolare a stabilità e comfort, elementi centrali nella filosofia progettuale di Heesen.

Le linee esterne sono firmate da Omega Architects. Lo stile è sobrio, sportivo quanto basta, pensato per invecchiare bene e per adattarsi a diverse interpretazioni estetiche. Particolare la forma a ventaglio della poppa e scenografica la piscina a sfioro di 6 metri quadrati sul main deck.

Per gli ambienti interni, Harrison Eidsgaard ha sviluppato il layout generale, mentre lo styling è affidato a Heesen Yachts Interiors, il reparto interno del cantiere.

I render mostrano ambienti luminosi e contemporanei, con una forte attenzione alla continuità tra gli spazi e alla loro relazione con le aree esterne.

Il layout è tradizionale, con il lower deck dedicato alle cabine ospiti e alla zona equipaggio. Sul main deck, oltre al salone e alla cucina, c’è, a prua, la suite armatoriale full beam: 60 metri quadrati di spazio privato. Sull’upper deck, la timoneria e a seguire verso poppa la lounge. A far da cerniera ai tre ponti ci pensa, oltre alla scala, anche un ascensore vetrato rotondo.

Scala con ascensore.

Alla fine, Project Evita torna esattamente al punto di partenza: uno yacht pensato per andare lontano e per raggiungere luoghi unici. Grande, efficiente, già strutturalmente definito, ma ancora aperto a diventare davvero “qualcosa di unico” nelle mani del suo futuro armatore.

In fondo, Project Evita è questo: uno yacht quasi pronto a navigare, ma non ancora a raccontare una storia. Quella spetta al futuro armatore.



La scheda tecnica

Lunghezza f.t.56,70 m
Larghezza10,30 m
Pescaggio2,30 m
Dislocamento a mezzo carico490.000 kg
Stazza lorda780 GT
Cabine ospiti6
Equipaggio13 persone
Motori2 MTU 16v da 4000 cv
Velocità massima21 nodi
Autonomia a 12 nodi3.900 miglia
Serbatoi carburante80.000 l
Serbatoi acqua20.000 l


Cinque anni fa Benetti ha lanciato un nuovo concept: l’Oasis Deck, con cui ha ridisegnato non solo l’impostazione dell’intera poppa, ma dando luogo anche a yacht meno formali e “sagomati” attorno ad armatori più giovani.

Asani - Benetti B.Now 50M Oasis Deck.

Al suo debutto sorprese non poco il mercato, non solo per l'innovazione così radicale, ma anche perché in pochi se la aspettavano da un brand profondamente legato alle tradizioni. Il mercato ha comunque ben apprezzato, tanto che ora il concept Oasis Deck è diventato un "modulo" che può essere integrato, in base alle richieste dell’armatore, sui vari modelli Benetti.

Asani, per esempio, fa parte della famiglia B.Now 50M e a poppa l’armatore ha voluto, appunto, la configurazione Oasis Deck.

Lungo 50 metri e largo 9,20, questo megayacht si sviluppa su quattro ponti rimanendo sotto le 500 GT. Le linee esterne della famiglia B.Now 50M nascono da un progetto dello studio britannico RWD (che è anche il “papà” del concept Oasis Deck), mentre per gli interni di Asani è scesa in campo una collaborazione a quattro tra Benetti, Bergman Design House, l’armatore (molto presente e attento a ogni dettaglio) e lo studio Loss, coinvolto dall’armatore stesso per la scelta dei fornitori, delle finiture, dei materiali e delle numerose opere d’arte a bordo. Opere d’arte e pezzi di design che sono un omaggio alla natura e all’oceano.

Asani è uno yacht che mette il mare al centro, ovunque ci si trovi. Gli spazi interni ed esterni dialogano tra loro con fluidità, seguendo il trend attuale che vuole ambienti integrati e versatili, tutti rigorosamente “sea oriented”. Benetti lo sa bene: la competizione tra cantieri è su chi riesce a portarti più vicino al mare...

Asani - Benetti B.Now 50M Oasis Deck.

L’integrazione dell’Oasis Deck ha enfatizzato tutto questo. Beach club e pozzetto diventano un unico ambiente sviluppato su tre livelli perfettamente connessi tra loro. Al centro della scena? L'infinity pool, che cattura sguardi e ospiti.

Un'ampia porta scorrevole unisce questo ambiente al salone, dove il layout è stato rivisto per ottimizzare ogni centimetro disponibile. Il cantiere, ad esempio, ha lavorato sui trunk di ventilazione per aumentare lo spazio calpestabile, regalando una maggiore vivibilità rispetto agli altri B.Now 50M.

A prua del main deck la suite armatoriale in cui l’armatore ha voluto inserire una terrazzina privata con doccia esterna.

L’upper deck all’interno si divide gli spazi tra wheelhouse, cabina del comandante, una ulteriore cabina multifunzione e la skylounge che è proiettata verso la terrazza esterna di poppa. A prua, davanti alla plancia, una altra lounge open air.

Grande e ben protetto il sun deck, organizzato con banco bar, lounge, tavolini up&down trasformabili in dining e zona sole. Qui anche una vasca idromassaggio circolare.

La zona notte è sul lower deck dove ci sono le quattro cabine per gli ospiti a centro barca e a prua la zona equipaggio con sei cabine, crew mess, lavanderia e altri locali di servizio.

Il lato tecnico di Asani - Benetti B.Now 50M Oasis Deck

Asani ha lo scafo in acciaio e la sovrastruttura in lega di alluminio. La carena è naturalmente dislocante ed è stata progettata in collaborazione con P.L.A.N.A. Design e il Dipartimento di Ricerca e Sviluppo di Azimut|Benetti.

Asani - Benetti B.Now 50M Oasis Deck.

Questo esemplare del Benetti B.Now 50M Oasis Deck monta due motori MAN V12 da 1.400 cavalli che lo spingono fino a 15 nodi con buone autonomie, che aprono tranquillamente a lunghe navigazioni: si parla di 4.500 miglia a un'andatura di crociera di 10 nodi.

I due generatori Kohler sono da 118 kW, mentre gli stabilizzatori assicurano una navigazione fluida e silenziosa anche in condizioni non ottimali.

Il garage per il tender, rescue tender, moto e giochi d’acqua è a prua e ha l'accesso laterale, ma per l'armatore di Asani non c'è limite alla disponibilità di spazio per tutto ciò che desidera a bordo, perché al servizio di Asani ci sono ben due chase boat: una stazione in Mediterraneo e l'altra in America! Entrambe pilotate dal driver dedicato, che è solo una delle 12 persone che fanno parte dell'equipaggio di Asani.


Guarda anche il Benetti Oasis 34M nel nostro articolo


La scheda tecnica del Benetti B.Now 50M Oasis Deck

Lunghezza f.t.49,90 m
Larghezza9,00 m
Immersione massima2,60 m
Cabine5 - 6
Cabine equipaggio6
Motori2x1400 cvbe

Clicca ed entra nel sito ufficiale di Benetti Yachts


Diamond Binta è l’ammiraglia di Tankoa ed è la seconda unità che il cantiere ha realizzato per un armatore particolarmente esigente, al punto di arrivare a scelte decisamente insolite, come decidere di mettere in vetrina la sala macchine.

Tankoa Diamond Binta.

Una richiesta che di primo acchito può sembrare assurda su un megayacht votato al lusso, ma che invece si rivela come un'installazione artistica perfettamente contestualizzata nell'ambiente. Più in generale, tutto a bordo rispecchia il modo di intendere il suo yacht da parte del suo armatore.

Tankoa ha venduto l’unità nel 2021 e l’ha consegnata nel 2024. E per lo sviluppo degli esterni e degli interni ha collaborato ancora una volta con lo studio Francesco Paszkowski Design, mentre per l’architettura navale ha chiamato lo studio Francesco Rogantin.

La sala macchine del Tankoa Diamond Binta.

Un tunnel vetrato che porta al mare

Tagliare in due la sala macchine per lasciare spazio a un corridoio è una soluzione di certo non semplice da realizzare. La sala macchina ha sempre fame di spazio e dover ricavare un corridoio non deve essere stato semplice.

Usare pareti vetrate ha trasformato un banale luogo di passaggio in un “museo della tecnica”, ma soprattutto il corridoio permette di collegare le cabine ospiti direttamente con il beach club. Una soluzione privilegiata!

Tankoa Diamond Binta.

Dietro questo sfoggio d’ingegneria si cela la mente di un armatore con licenza da pilota di elicotteri e uno spiccato gusto per la tecnica, che ha chiesto a Tankoa non solo comfort e autonomia (5.400 miglia nautiche a 10 nodi), ma anche uno yacht con un eliporto commerciale, un garage molto spazioso per ospitare tender importanti.

Fra le richieste c'è stata anche quella di fare in modo che la cucina fosse bella da vivere tanto dall'equipaggio quanto dagli ospiti (sembra poco comune, ma gli armatori amano mettersi ai fornelli).

Cucina del Tankoa Diamond Binta.

Tankoa Diamond Binta: tra ingegneria e relax

All’interno lo stile è ricercato, i colori sono caldi e neutri. Numerosi i materiali per le finiture. Protagonista il rovere che a tratti è striato ad altri è lucido e poi anche spazzolato... (particolare la sua lavorazione a pavimento che richiama i tatami giapponesi).

Salone.

In più, tanto vetro, metallo e pelle, senza farsi mancare nemmeno il marmo: Cappuccino, Calacatta, Botticino, Fior di Bosco.

Cinque le cabine per gli ospiti, di cui l’armatoriale a tutto baglio sul ponte principale e le altre sul ponte inferiore (sei sono, invece, le cabine per l’equipaggio).

Living esterno.

All’esterno, saloni e terrazze sul mare: le zone relax e conviviali “sono servite” tra piscina panoramica, dining sul mare, palestra in&out, angoli bar e aree a tutto sole. Imponente lo spazio a prua per l’elipad.

Tankoa Diamond Binta è lungo 58 metri e l'armatore vi sale lasciandosi alle spalle il suo "vecchio" Binta D’Or, di 8 metri più corto, ma l’armatore sembra intenzionato a non fermarsi qui. Pare infatti che abbia voglia di fare il tris, tanto che il nuovo 58 metri è già messo in vendita. Siamo quindi pronti a farci sorprendere ancora.

Tankoa Diamond Binta.

Scafo e motori del Tankoa Diamond Binta

Lo yacht ha lo scafo in acciaio e la sovrastruttura in alluminio. E se per Binta d’Or l’armatore aveva voluto una motorizzazione ibrida, ora ha preferito una soluzione tradizionale.

Una coppia di motori diesel Caterpillar da 1830 cv ciascuno consente a Diamond Binta di toccare una velocità massima di 17 nodi e di viaggiare a una velocità di crociera di 10 nodi per 5400 miglia, con le sue 870 tonnellate di peso a pieno (il Gross Tonnage è invece di 1.013 GT). Due gli stabilizzatori a pinna e quattro i generatori di corrente.

La scheda tecnica di Tankoa Diamond Binta

Lunghezza f.t.58,00 m
Lunghezza al galleggiamento55,46 m
Larghezza10,00 m
Immersione a pieno carico3,30 m
Dislocamento a pieno carico860.000 kg
Stazza lorda1.013 GT
Motori2x1830 cv / 1.350 kW
Velocità massima a mezzo carico17 nodi
Velocità di crociera a mezzo carico15 nodi
Velocità di crociera a lungo raggio12 nodi
Autonomia a 10 nodi col 95% di carburante5.400 miglia

Clicca ed entra nel sito ufficiale del cantiere Tankoa


A bordo di Telli Custom Line Navetta 38 i metri quadri vivibili totali sono parecchi: circa 465! Diciamo che sono gli spazi di una villa niente male e con grandi terrazzi, (giusto per fare un esempio, la villa in vendita sul lago di Como di Ferragni/Fedez è di circa 470 mq) circondata però, invece che da un giardino più o meno grande, da un mare infinito.

La suite armatoriale misura 40 mq ed è solo un paio di metri quadrati più piccola del salone che la precede sul main deck; l’area esterna a poppa che comprende beach club e pozzetto arriva invece a ben 70 mq.

Telli Custom Line Navetta 38.

Salendo sull’upperdeck gli ospiti hanno a disposizione quasi 90 mq suddivisi tra lounge esterne a prua e a poppa, un living interno circondato da vetrate apribili su tre lati e la zona timoneria. Molto grande anche il sun deck, che è lungo 15 metri e ha una superficie di 65 mq.

Insomma, portando queste misure sulla terraferma, ogni ambiente potrebbe essere un appartamento a sé di due o tre locali. E a tutto questo, si aggiunge il lower deck con le 4 cabine doppie per gli ospiti, più il quartiere per l’equipaggio.

Non solo spazio, ma anche tanta luce

Per questo progetto totalmente nuovo il cantiere ha collaborato con Filippo Salvetti, che ha disegnato il design esterno, e ACPV Architects Antonio Citterio Patricia Viel che si sono occupati del layout interno e del decor.

Appena siamo saliti a bordo di Telli Custom Line Navetta 38, siamo andati diretti nel salone, e quello che ci ha colpito è la quantità di luce naturale. Le finestrature cielo terra si aprono anche ai lati: gli spazi esterni diventano un’estensione di quelli interni, o viceversa... dipende dalla prospettiva di ciascuno.

Una sensazione che si amplifica nel salone panoramico dell’upper deck, che è letteralmente avvolto da vetrate apribili. Tanta luce anche sul ponte inferiore, quello che per sua natura è meno dotato di aree trasparenti, ma gli oblò rettangoli, per la loro grandezza, riescono ugualmente a massimizzare la luminosità nelle cabine.

Negli ambienti l’atmosfera è raffinata: lusso sì, ma nulla di ostentato. Mobili freestanding realizzati custom per Telli, colori neutri, materiali naturali come teak, cuoio, lino, pergamena e rafia accompagnano elementi caratterizzanti come i soffitti listellati in rovere dall’effetto 3D. A bordo niente spigoli, ma morbide curve: la tradizione marinara è rispettata. 

Dall’esterno Telli Custom Line Navetta 38, con le sue linee senza tempo, si inserisce nel contesto mare con “tatto” senza volerlo prevaricare. Lo scafo grigio chiaro visto da lontano quasi non lo si percepisce facendo apparire lo yacht un elemento unico.

Da vicino questo colore elegante regala un guizzo di dinamismo alla barca così come il tughino scuro dà discontinuità e un look più sportivo. Naturalmente l’armatore può scegliere la sua tavolozza colori.

Le linee di scafo e sovrastrutture sembrano semplici, invece guardando Telli con più attenzione una serie di dettagli ci ha colpito. Le superfici dalle forme morbide sono interrotte da segni netti come le vetrate enormi dei saloni, forme concave e convesse, tagli e aggetti si alternano tra loro.

E arriviamo alla poppa, zona che esprime bene la filosofia delle Navette Custom Line: le barche devono essere sempre molto marine, la tradizione deve andare a braccetto con la contemporaneità. Quindi, poppa protetta e chiusa in navigazione ma pronta ad aprirsi sul mare una volta all’ancora.


Leggi anche il nostro articolo sul Custom Line 50 metri


Telli Custom Line Navetta 38.

I motori del Custom Line Navetta 38

Per quanto riguarda la motorizzazione, Custom Line Navetta 38 monta due 2 Man da 1400 cv con trasmissioni in linea d'asse, che portano questo 38 metri dal peso a pieno carico di 243.000 kg a una velocità massima di 15 nodi e a un’andatura di crociera economica di 10 nodi, con un’autonomia di circa 2.800 miglia nautiche.I

Naturalmente il tutto nella massima stabilità, grazie anche all'equipaggiamento con sistemi di stabilizzazione a pinna di Naiad e giroscopici di Seakeeper.

Notturna.

La scheda tecnica

Lunghezza f.t.38,76 m
Lunghezza omologazione38,66 m
Lunghezza al galleggiamento33,89 m
Larghezza8,00 m
Immersione2,27 m
Dislocamento a vuoto202.000 kg
Dislocamento a pieno carico243.000 kg
Serbatoi carburante32.500 l
Serbatoi acqua dolce4.000 k
Persone imbarcabili20
Cabine5
Bagni7
Cabine equipaggio4
Bagni equipaggio4
Motori 2x1400 cv2x1400 cv Man
TrasmissioniLinea d'asse
Velocità massima15 nodi
Velocità di crociera12 nodi
Velocità di crociera economica 10 nodi
Auotnomia in crociera economica2.800 mn

Clicca ed entra nel sito ufficiale di Custom Line


Con l’acquisizione nel 2021 dello storico brand Cantieri di Pisa da parte di Enrico Gennasio inizia un nuovo capitolo della sua storia, che si spera ponga fine agli ultimi anni decisamente complessi passati tra acquisizioni, trattative e concordati. Il cantiere quest'estate - tra maggio e settembre - ha presentato il progetto del nuovo Polaris 48 insieme a quello del Saturno 56 e dell’Akhir 44. E ha anche annunciato la vendita di uno yacht custom di 37,50 metri.

Polaris, Saturno, Akhir sono quindi le tre parole che segnano il rilancio dei Cantieri di Pisa. Più precisamente, sono le tre linee in cui si declinerà la produzione del cantiere a cui poi si affiancherà anche una divisione custom. Il cantiere riparte dunque con un programma ricco e ambizioso.

“Le tre linee presentate sono barche dal carattere forte e sempre molto riconoscibili. Tutta la nostra gamma ha una forte identità di brand. Questo per me è fondamentale. Il nostro business plan non prevede di realizzare 100 barche l'anno, ma poche barche importanti” sottolinea Marco Massabò, Ceo del cantiere.

Insomma, tanti progetti, tutti concreti e intanto cominciamo a scoprire il primo superyacht del tridente appena annunciato, il Polaris 48, lungo appunto 48 metri e largo quasi 9.

Per prima cosa partiamo dalla definizione che il cantiere dà di questo yacht (e della gamma Polaris in genere): un voyager. È quindi uno “yacht viaggiatore”, con grandi autonomie e aree per lo stivaggio, ma anche con ambienti esterni estremamente ampi, versatili e interni ricercati.

Polaris 48.

Le linee esterne di questo yacht sono di Antonio Luxardo, chief designer del cantiere. L'ingegneria, invece, è di Optima Design, mentre l’interior design è stato progettato dallo studio Parisotto + Formenton.

Elementi caratterizzanti dello yacht sono le due terrazze di poppa dell'upper e del main deck: più che ampi, gli spazi qui sono enormi. Sul main deck, per esempio, le aree giorno (salone interno e terrazza) raggiungono i 200 mq, di cui 150 sono all’aperto; e altri 150 mq si estendono sulla terrazza dell’upper deck.

Come i classici explorer è previsto che il main deck ospiti anche i vari tender, toys, rescue boat ecc, ma la differenza è che il piccolo ponte aperto alle spalle della timoneria è sostituito dall’ampia terrazza dell’upper deck, che garantisce grandi spazi esterni vivibili anche in navigazione.

Il Polaris 48 reinterpreta dunque gli yacht da viaggio pur rimanendo sotto le 500 GT e allontanandosi anche dai tratti tipici degli explorer, rivelando un look aggressivo e originale, che pone l’accento su spazi esterni versatili.

Dal punto di vista progettuale il team è partito dall’ottimizzazione di pesi, carena e appendici. Come spiega Antonio Luxardo, chief designer di Cantieri di Pisa e cofondatore, insieme a Michele Zignego, di Optima Design che ne ha seguito l’ingegnerizzazione: “Abbiamo lavorato su una carena nuova che è anche parte integrante del design, vedi l'estetica della particolare prora wave piercing”.  

Motori, velocità e autonomia del Polaris 48 di Cantieri di Pisa

Polaris 48 è realizzato in acciaio e alluminio e si sviluppa su tre ponti. Il layout proposto è tradizionale, ma naturalmente... armatore che arriva layout che cambia, e lo scafo in acciaio rende molto flessibile la scelta del layout.

Il lower deck è dedicato alle quattro cabine ospiti e a quelle per l’equipaggio (otto posti letto). Il main deck, invece, oltre al salone ha una cabina vip e la suite armatoriale, mentre l’upper deck è organizzato con zona pranzo interna, wheelhouse e cabina del comandante.

I motori sono due Man V12 da 1650 cv che, secondo quanto calcolato dal cantiere, portano a un’autonomia di circa 4.000 miglia navigando a 10 nodi, mentre la velocità massima è di 16 nodi.

Non manca ovviamente anche il risvolto "green", perché il cantiere sta anche portando avanti ricerche per proporre una propulsione ibrida in alternativa alla motorizzazione tradizionale.


Clicca ed entra nel sito ufficiale di Cantieri di Pisa (sito in inglese)


Lo yacht è sempre di più un “luogo” e sempre meno un “mezzo”. Negli anni si sono via via trasformate le esigenze legate al vivere le proprie vacanze, il proprio tempo libero a bordo. E se fino a qualche anno fa la funzione “mezzo” sovrastava quello del “luogo”, oggi i rapporti si sono quasi invertiti.

E da qui la fuga in avanti per progettare yacht sempre più confortevoli da vivere, sempre più luminosi, sempre più spaziosi, sempre più simili a ville di lusso, sempre più a contatto con il mare.

Benetti Class 44.

Architetti e designer hanno introdotto nuovi standard a cui l’architettura navale si è adeguata grazie anche a uno sviluppo tecnologico che gli ha concesso di farlo. E che si sia a favore o meno di questa trasformazione tanto è. Il mercato oggi è questo e come ha detto Pirandello, “guai a fermarsi in una sola realtà”.

Il nuovo Benetti 44 Class è uno yacht che non estremizza una delle due posizioni, ma le asseconda entrambe con equilibrio. La villa extra comfort (il luogo) va a inserirsi in un superyacht (il mezzo), che come dice il cantiere, “nasce per garantire lunghe e sicure navigazioni intorno al mondo per settimane, per mesi grazie alla perfezione dello studio dei layout, dei flussi di bordo, della grande capacità di stivaggio e dell’attento studio funzionale di ogni dettaglio”.

Il progetto è il risultato della collaborazione del cantiere Benetti con Giorgio Maria Cassetta, che si è occupato del design di esterni e interni.

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Spazi inesauribili a bordo, soprattutto all'aperto

I quattro ponti su cui si sviluppa lo yacht hanno un layout abbastanza classico, con il lower deck dedicato alla zona notte degli ospiti e a quella dell’equipaggio, mentre la parte esterna vede a poppa il beach club “a filo d’acqua” preceduto dal garage con l’accesso dalla murata sinistra.

Sul main deck, nella zona poppiera, oltre a pozzetto e salone c’è la cucina. L'area prodiera è invece tutta per la suite armatoriale.

Salendo ancora di un ponte si arriva all’upper deck, dove c'è la postazione di pilotaggio e la cabina del comandante al centro; alle loro spalle un living che si allunga all’esterno verso poppa su una terrazza con area pranzo e conversazione.

A prua una grande zona open air con piscina, divani e prendisole. Infine il Sun Deck: 102 mq dedicati al sole e al relax con american bar e un’altra zona dining.

L’armatore della prima unità ha acquistato lo yacht ancora prima che Giorgio Maria Cassetta finisse il progetto e ha chiesto una modifica al layout, in modo da avere non 5 ma 6 cabine ospiti. Lo yacht sarà pronto per febbraio 2025.

Nei render che vi mostriamo, Giorgio Maria Cassetta ha proposto soluzioni moderne e informali per l’interior design, con colori chiari, tessuti materici e finiture in acciaio. Il risultato è un'eleganza sobria, dove si è lavorato molto sui dettagli senza appesantire gli ambienti e la loro funzionalità.

La straordinaria luce naturale, assicurata dalle grandi vetrate, è protagonista a bordo e, complici le scelte cromatiche, viene ulteriormente esaltata.

Da sottolineare l’uso dei legni di bordo che sono certificati FSC, provenienti quindi da foreste gestite secondo rigorosi standard ambientali.

Sul fronte del comfort oltre gli spazi, anche l'insonorizzazione è di alto livello, con minime vibrazioni grazie a pavimenti e paratie flottanti e giunti elastici alle trasmissioni, mentre l’impianto di condizionamento e di purificazione dell’aria prevede sei cicli all’ora.

In sala macchine due Man da 1.400 cavalli garantiscono una velocità massima di 15 nodi e 4.100 miglia nautiche di autonomia alla velocità di 11 nodi.

La scheda tecnica del Benetti Class 44

Lunghezza f.t.44,06 m
Larghezza9,16 m
Immersione2,31 m
Dislocamento a pieno carico340.000 kg
Stazza lorda470.000 kg
Cabine5 / 6
Motori2x1400 cv
Autonomia4.100 mn a 11 nodi

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Il cantiere Arcadia ha sempre puntato su yacht particolari e di nicchia; una politica precisa che gli ha permesso di farsi conoscere rapidamente nel mondo del diporto fin dal suo esordio nel 2008, fra l'altro in tempi di crisi economica. E con il suo nuovo motoryacht di 29 metri - l'Arcadia A96 - ha puntato su una radicalizzazione del concetto “In&Out”.

Arcadia A96 in navigazione.

Da qualche anno a questa parte, uno dei leitmotiv imperanti - e spesso anche abusati - fra moltissimi cantieri per la presentazione dei i loro nuovi yacht è “lo stretto rapporto con il mare” che si può percepire a bordo.

Ma sull'Arcadia A96, che è lungo 29 metri fuoritutto, ma ha lo scafo di 24,95 metri che non lo fa sconfinare nella più onerosa sfera dei superyacht, il cantiere è invece riuscito a proporre davvero qualcosa di particolarmente connesso con il mare. Come? Ha creato due saloni (sul main e sull’upper deck) che si trasformano entrambi in un patio, grazie a paratie vetrate che scorrono e si “impacchettano” fino a scomparire.

Salone Arcadia A96 con vetrate aperte.

Il risultato è che i saloni hanno tre lati totalmente aperti: le pareti vetrate laterali del salone sul main deck sono lunghe 7 metri e, una volta aperte, trasformano l’ambiente in una zona interna ma all’aperto, dove godersi la brezza e la vista sul mare.

Concept e design esterno dell’A96 sono di Arcadia Yachts, mentre gli interni su questa unità sono progettati dallo studio Lobanov Design.

Questa è la numero 1 (finora ne sono state vendute tre) e Arcadia realizza sempre la prima "on spec" in modo che rappresenti in tutto e per tutto l’identità del cantiere.

Anche su questo modello sono previsti (ma opzionali) i pannelli solari, una delle caratteristiche distintive del cantiere fin dalla prima ora.

È un bell’impianto di circa 4,5 kW, che può andare ad alimentare il sistema silent mode (anche lui opzionale) e garantisce fino a 8-9 ore di energia a bordo in modalità silent.

L’A96 si sviluppa su tre ponti ed è uno yacht decisamente voluminoso (125.000 kg a pieno carico). È largo ben 8 metri e regala 400 metri quadrati vivibili in gran parte all’aperto.

Come si sviluppano i tre ponti dell'Arcadia A96

A poppa del lower deck, per creare una grande zona ospiti a sfioro sul mare, si è rinunciato al garage (tender e toy in navigazione sono sull’upper deck a prua, movimentati da una gru), in compenso ci sono solo tre gradini a separare la beach area dal pozzetto. Inoltre, visto che lo spazio non basta mai, si possono anche spalancare le murate sul mare.

Sul lower deck è anche concentrata, a centro barca, la zona notte per gli ospiti, con 4 cabine (2 Vip e 2 doppie).

Una delle due cabine Vip.

A prua c’è l’area dedicata all’equipaggio (per un totale di 5 persone); anche in questo caso Arcadia ha fatto un bel lavoro, riuscendo a creare su un 30 metri percorsi ospiti e crew separati sui tre ponti.

Cabina armatoriale dell'Arcadia A96.

I grandi volumi hanno permesso di avere sul main deck, a prua del salone, una suite armatoriale a tutto baglio, una soluzione non comunissima su motoryacht intorno ai 100 piedi.

Terrazza sull'upper deck dell'Arcadia A96.

Sull’upper deck, infine, ci sono salone e wheelhouse, mentre a poppa all’esterno si può godere di una terrazza con dining e prendisole. A prua c'è invece una zona versatile, che in navigazione è adibita alla sistemazione di toy e tender ma, una volta in rada, vengono messi in acqua così da lasciare spazio alla formazione di una lounge molto discreta.

Dentro la sala macchine

E arriviamo alle performance di questo yacht, che poggia su una carena semi dislocante ed è costruito in vetroresina con rinforzi in carbonio (gran parte delle sovrastrutture sono realizzate in infusione).

Sala macchine dell'Arcadia A96 con 4 motori Volvo Penta Ips1050.

Le configurazioni motore previste montano 4 Volvo Penta D13 da 1.000 cv Ips (1050/1200/1350). Con la più potente, che significa 4.000 cv rinforzati da altri 1400 che si guadagnano nominalmente coi quattro pod Ips1350, l'Arcadia A96 raggiunge i 24 nodi di velocità massima, anche se va sottolineato che lo scafo è ottimizzato per navigare a una velocità di crociera di 15 nodi (con un consumo di 24 l/miglio).

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Tutta la tecnologia di ultima generazione

L’esemplare n. 1 monta il sistema Assisted Docking di Volvo Penta, che facilita le manovre e le operazioni di ormeggio, mentre Garmin ha sviluppato con Arcadia il Surround View Camera System, che è un sistema di visione a 360° che permette di “costruire” l’immagine dell’imbarcazione dall’alto attraverso la cosiddetta vista “bird’s eye”.

Plancia di comando dell'Arcadia A96.

Grazie alle 6 telecamere installate nello scafo, il sistema di Garmin è in grado di trasmettere informazioni in tempo reale sull’acqua libera intorno all’imbarcazione e la distanza da eventuali ostacoli.

Le pinne stabilizzatrici Waveless Stab di CMC Marine completano la dotazione tecnologica dell'Arcadia A96 e possono essere usate sia in navigazione sia all’ancora.

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Quanto costa l'Arcadia A96

Il prezzo dell'Arcadia A96 parte da 9,9 milioni di euro. Naturalmente questo è un prezzo di base, che può variare anche di molto a seconda delle scelte dell'armatore sul fronte delle personalizzazioni sia tecniche sia negli arredi.

Arcadia A96 in navigazione.

Il vantaggio è che l'A96, con la sua lunghezza fuoritutto di 29 metri e una carena appena sotto i 24 metri, è praticamente un superyacht senza essere un superyacht nei termini di legge, quindi non ha tutti gli oneri che una nave da diporto richiede non solo in termini di registrazione ma anche di gestione, che deve rispondere a una precisa normativa.

La scheda tecnica dell'Arcadia A96

Lunghezza f.t.29,07 m
Lunghezza al galleggiamento25,18 m
Lunghezza scafo23,95 m
Larghezza7,92 m
Immersione max1,80 m
Dislocamento a pieno carico125.000 kg
Stazza214 Gross Tonnage
Serbatoio carburante12.700 l
Serbatoio acqua dolce2.000 l
Serbatoio acque grigie750 l
Serbatoio acque nere700 l
Motori4x1.000 cv Volvo Ips1.050 (std.), 1.200 e 1.350 (opt.)
Generatori2x35 kW - 50 Hz
Energia pannelli solari4,5 kW
Aria condizionata214.000 btu/h
Cabine / Posti letto5 / 10
Cabine / Posti letto equipaggio3 / 5

Clicca qui per entrare nel sito ufficiale di Arcadia Yachs


Ecco i primi render del nuovo Sirena 42 Metri, imbarcazione che segna l’ingresso del cantiere turco nel mondo dei superyacht e che rientra in una gamma in cui sono compresi altri due progetti: il 35 Metri e il 50 Metri.

Con un bel salto in termini di taglia, dunque, Sirena Yachts ora affianca nuovi super e gigayacht dislocanti costruiti in acciaio e alluminio alla sua gamma storica di imbarcazioni in vetroresina tra i 16 e i 27 metri.

Sirena 42 Metri.

Una strategia precisa quella seguita dal cantiere, come ci spiega Ali Onger, Chief Operations Officer: "Vogliamo diventare il cantiere di riferimento in grado di soddisfare le esigenze dei clienti dal Sirena 48 in su. I grandi marchi non costruiscono più imbarcazioni così piccole, ma qualcuno deve essere in grado di fornire barche che permettano agli armatori di ‘iniziare’ il loro viaggio. In questo modo, possiamo fornire lo yacht giusto per ogni fase della vita nautica del cliente".

Ma torniamo al Sirena 42 metri, che è già in costruzione e il cui progetto degli esterni e del layout interno è stato affidato a Luca Vallebona, mentre l’interior design è a opera di Hot Lab. L’architettura navale è invece di Van Oossanen.

Sirena 42 metri, un "ecosistema" solo per l'armatore

Partiamo subito dagli aspetti più originali del progetto. Su questo 42 metri di Sirena Yachts è stato rielaborato il concetto di suite armatoriale, un luogo dove interni ed esterni si amalgamano in un esclusivo ambiente privato.

Un’enorme porta scorrevole funge da cerniera tra la cabina e il patio privato con piscina e permette di creare uno spazio unico, o meglio un’oasi di riservatezza unica, protetta da alte murate.

Una scala dalla particolare forma organica connette questo patio con l’upper deck e le sue zone “social”, dove spicca l’enorme divano-prendisole che sfrutta quasi totalmente la larghezza dello yacht.

L'incredibile beach club aperto sul mare

Molto suggestiva è anche l’impostazione dell'area poppiera che vede il salone, il pozzetto, il beach club e tutto il mare a seguire in una serie di ambienti strettamente concatenati tra loro, con la possibilità di separarli o mantenerli in una successione unica.

Gli ospiti possono gradualmente passare dal salone interno a un pozzetto ben riparato e ombreggiato; scendendo pochi gradini, poi, possono arrivare al beach club con la sua piscina incastonata al centro di un pozzetto ulteriormente ampliabile dalle murate abbattibili.

Sirena 42 Metri.

E ancora, a un livello leggermente inferiore, si può raggiungere la spiaggia di poppa a tutto sole e a sfioro sul mare.

Le molte opzioni di layout e la personalizzazione dell'interior design

Quella che vedete nei render è solo una delle soluzioni di interior design proposte da Hot Lab, ma naturalmente, la personalizzazione è di casa.

Anche per l’impianto generale del layout interno Luca Vallebona ha studiato alcune opzioni. Nella photogallery avete visto quella con suite armatoriale sul main deck e grande salone senza zona dining, ma le alternative esistono: la master cabin, per esempio, può spostarsi sull’upper deck dando così la possibilità di riorganizzare con zona dining e altre aree ospiti il main deck.

In tutto sono sei le cabine previste, di cui cinque concentrate tutte a centro barca sul lower deck. A queste si aggiungono altri nove posti letto per l'equipaggio.

Per la realizzazione dei suoi superyacht, Sirena ha da poco aperto un nuovo cantiere a Yalova, vicino a Istanbul, che gli permetterà di varare le barche direttamente dal capannone (il suo cantiere originale, dove oggi si producono le barche più piccole, è più all’interno, a 25 minuti dal mare).

Motori, prezzo e varo del Sirena 42 Metri

Sul sito ufficiale di Sirena Yachts non ci sono dati tecnici dichiarati, ma da una ricerca in rete fra gli operatori di vendita di yacht e superyacht emergono le prime informazioni e si evidenzia anche che il Sirena 42 Metri potrà essere consegnato dal terzo trimestre 2026 al prezzo di 23.950.000 euro.

Sirena 42 Metri.

Per la sua carena dislocante, la barca non ha bisogno di enormi quantità di cavalli per essere spinta, quindi i motori previsti sono due Man V12 da 1.450 cv per poter raggiungere i 15 nodi di velocità massima stimata e i 10 di velocità di crociera.

I primi dati tecnici del Sirena 42 Metri

Lunghezza f.t.42,20 m
Immersione2,5 m
Dislocamento434 Gross Ton
Materiali di costruzioneAcciaio (scafo) e alluminio (sovrastruttura)
Tipo carenaDislocante
Motori2x1450 cv
Velocità massima stimata15 nodi
Velocità di crociera stimata10 nodi
Cabine6
Alloggi equipaggio9 posti letto

Clicca ed entra nel sito ufficiale di Sirena Yachts (sito in inglese)


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