Support vessel, le grandi navi dei “giochi”! Una nuova tendenza. Ecco come sono fatte

Rinunciare a portarsi in vacanza una macchina? Un sottomarino? Una barca a vela? Impossibile! Le support vessel seguono la nave dell’armatore e trasportano tutto ciò che non ci sta o non si vuole avere a bordo del proprio yacht. Sono l’ultima frontiera del lusso nel mondo gigayacht

Quali giochi portare in vacanza? E, soprattutto, dove metterli? Il problema è lo stesso per tutti, ma con le dovute proporzioni. Chi ha la barca piccola può sognare quella più grande, ma chi quella grande grande ce l’ha, cosa può fare? Lo spazio non basta mai e poiché a barca enorme corrispondono giochi oversize, nel mondo dei gigayacht sta prendendo piede una tendenza, seppur per pochi eletti, che è quella di avere una vera e propria “nave porta giochi” che li segue.

Le chiamano

support vessel,

o anche

shadow vessel,

ossia barche

di supporto

alla nave madre,

quella dove

sta l’armatore

Può essere addirittura più grande o più piccola della nave madre, a seconda delle dimensioni dei “giochi”. E per giochi intendiamo elicotteri, barche a vela, motoscafi, navette, sottomarini, automobili, per poi passare ai giochi d’acqua più comuni come scooter e surf più o meno motorizzati.

Particolarità di queste navi è di avere il ponte a poppa basso e libero, in modo da poter caricare tutto ciò che l’armatore desidera avere a disposizione.

Il Joy Rider del cantiere olandese Damen

Hanno anche una serie di cabine e ambienti in cui vive l’equipaggio, in modo che sulla nave madre, oltre agli ospiti si fermi solo lo stretto necessario della crew. Ma vediamo alcune delle support vessel fra le più rappresentative.

Superyacht dove bellezza e design non sono le priorità

Uno dei cantieri che sta puntando molto sui support vessel è l’olandese Damen. Una decina di anni fa ha intuito che poteva essere una nicchia interessante, ha creato la divisione Damen Yacht Support e ne ha realizzati già 15 e il più lungo, Game Changer, misura 70 metri!

Il Game Changer è lungo 70 metri.

L’ultimo arrivato in casa Damen è Joy Rider, varato ai primi di luglio. È una nave semi dislocante lunga 46 metri, realizzata in acciaio (lo scafo) e alluminio (la sovrastruttura). Costruita “on spec”, ossia senza avere già un armatore, è stata presentata all’ultimo salone nautico di Monaco (insieme a un altro support Damen: il 55 metri Shadow) per essere scelta dal suo futuro proprietario.

Il momento del varo di Joy Rider

Cruciale a bordo

dei support vessel

è la gru per poter

movimentare
i vari giochi. Su Joy

Rider ce n’è una impressionante

da 6,7 tonnellate!

Joy Rider ha un look rigoroso – un po’ cargo, un po’ navy – con un’imponente prua a piombo. Naturalmente non manca l’elipad touch and go. A differenza dei support vessel puri, Joy Rider oltre agli alloggi per 7 membri di equipaggio, prevede anche una zona ospiti, ponendosi a metà fra la support vessel e l’explorer per le lunghe crociere. Questa nave, infatti, è stata pensata per un armatore che potrebbe anche passare del tempo a bordo, godendosi avventure straordinarie.

Damen è il principale costruttore di support vessel, ma non l’unico. A luglio Incat Crowther ha consegnato Hodor, un catamarano in alluminio lungo 66 metri e largo 14, con ben 659 mq a disposizione sui ponti e tanto di garage per il sottomarino, camera di decomprerssione, elipad ecc.

Hodor, support vessel catamarano

Come Damen, anche l’olandese Lynx Yachts ha creato una famiglia di support vessel, la YXT. Nela foto la YXT 24, che era presente al salone di Monaco lo scorso settembre.

L’YXT 24 di Lynx Yachts

L’australiano Echo Yachts ha invece costruito il catamarano Charley lungo 51 metri che fa da supporto alla nave madre lunga 84 metri. È realizzato in vetroresina per infusione. A bordo non manca un tender di 12 metri, che viene messo in mare attraverso una particolare piattaforma retrattile a poppa, l’elipad, e una strumentazione sonar per cercare i relitti.

Charley è un 51 metri realizzato per “servire” un yacht di 84… per un totale di 135 metri di lunghezza

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