Addio a Tullio Abbate, uno dei miti della motonautica vittima del coronavirus

Una vita dedicata alla velocità in barca, tanto nelle competizioni quanto nel diporto con la sua produzione di barche e motoscafi da sparo costruite nel cantiere che porta il suo none: Tullio Abbate, un nome caro anche a grandi campioni del mondo dei motori, da Gilles Villeneuve ad Ayrton Senna, a cui ha dedicato il suo Mito 42.

Tullio Abbate, 76 anni, era ricoverato al San Raffaele di Milano già da qualche giorno e oggi purtroppo è entrato nel nefasto elenco delle vittime illustri mietute dal Covid-19, il coronavirus che ha messo in ginocchio l’intera comunità mondiale.

Figlio d’arte, suo padre Guido era un costruttore di barche in legno anche da competizione (costruì il Laura con il motore Alfa Romeo di Fangio, su cui Mario Verga batté il record di velocità alla media di 226 km/h), Tullio Abbate costruì la sua prima barca in un garage agli inizi degli anni Sessanta, quasi di nascosto dal padre che non tollerava il fatto che il figlio usasse la vetroresina per costruirla.

La “cassetta di garofani” l’aveva definita Guido, che in breve, pur non ammettendolo mai apertamente, dovette ricredersi, perché quella “cassetta” con Tullio Abbate al timone cominciava a vincere in molte competizioni.

Il Laura

Tullio, con la vetroresina, ci aveva visto giusto. Con una barca ben più leggera di quelle in legno contro cui gareggiava, poteva montare un motore più piccolo, così con un 1300 riuscì a mantenere le stesse performance, se non addirittura migliori, dei motori 5000 e 8000 dei suoi concorrenti.

Nel tempo Tullio Abbate ha vinto di tutto: la Centomiglia del Lario e poi campionati europei e mondiali. Ma la sua vera gara la fa “virtualmente” col padre, perché nel 1969 apre il suo cantiere quasi di fronte a quello di Guido, dove fino ai giorni nostri costruirà quasi diecimila barche in vetroresina vendute in tutto il mondo: piccoli e grandi motoscafi, cabinati e non, ma tutti dei proiettili in quanto a velocità ed efficienza in acqua.

Tullio Abbate Mito 23, un piccolo motoscafo da 48 nodi.

Non a caso, sulle sue barche sono passati anche motori Ferrari, Porsche e Lamborghini e, sempre non certamente a caso, le sue barche hanno attirato le attenzioni di altri uomini che sulla velocità ci hanno costruito la loro vita e loro carriera, personaggi del calibro di Michael Schumacher, Nelson Piquet, Gilles Villeneuve, Giacomo Agostini, Alain Prost, Didier Pironi e molti altri, tutti armatori di un Tullio Abbate, non ultimo Ayrton Senna per il quale Tullio aveva creato una versione speciale del Mito 42 con il suo nome.

Un visionario, un uomo la cui grande forza ha fatto la sua fortuna contro i mostri sacri dei tempi d’oro della motonautica, ma che oggi nulla purtroppo ha potuto nella sua lotta impari contro un killer invisibile e spietato.

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