Tecnica Popping, dalla danza alla pesca… anche di pesci molto grandi

Il nome della tecnica del Popping nasce da una danza funk e hip hop, ma per le sue caratteristiche è stato adottato anche nel mondo della pesca. Ecco di cosa si tratta.

Il termine della tecnica Popping nella pesca sportiva deriva da pop (schiocco), che all’origine corrispondeva a uno scatto improvviso fatto dal ballerino di una delle due discipline (funky e Hip Hop). Questo tipo di movimento, a scatti, ha incuriosito parecchio alcuni appassionati di pesca, che hanno pensato di farne una disciplina da praticare con gli artificiali.

La tecnica Popping proviene dall’oriente, come lo Slow Pitch che abbiamo già trattato su queste pagine (leggi qui), ed è praticabile dall’imbarcazione e con l’uso di artificiali. Diciamo subito che a differenza della traina, non prevede che il movimento dell’esca venga imposto dal movimento dell’imbarcazione, bensì dall’operato umano, quindi dall’angler che impugna l’attrezzatura.

Le prede preferite a cui si può mirare possono essere anche di grandi pezzature. Ad esempio nei mari caldi si possono attaccare i GT (Giant Trevally), così come le cernie e i barracuda ed è una tecnica che si pratica in molte aree dove è presente il reef (barriera corallina).

L’attrezzatura perfetta per la tecnica Popping

Per praticare la tecnica Popping ci si deve avvalere di esche artificiali di superficie o affondanti (chiamate popper), che saltano producendo rumore e attirando l’attenzione di grandi predatori, attraverso una modalità di recupero con il mulinello che miscela velocità e movimenti differenti.

Le canne da usare per questo tipo di specialità non sono molto lunghe (solitamente meno di tre metri), ma con strutture che consentano il lancio a distanza dei popper, che possono raggiungere anche i 200 grammi di peso.

Per quanto concerne i mulinelli invece si preferiscono quelli particolarmente adatti a lavori gravosi, come per esempio contrastare prede importanti, buona velocità di recupero, e capacità d’imbobinare del trecciato di alto libbraggio (60/80 libbre).

Il terminale deve in ogni caso prevedere un filo più resistente alle abrasioni del trecciato,pertanto si può optare per il nylon o il fluorocarbon. Infine si chiude il terminale con l’esca, ovvero il popper, che attraverso il movimento sapiente del mulinello, può anche simulare un pesce ferito o che sta scappando.

La parte “catturante” di questi artificiali sarà composta da ancorette e da ami, il tutto senza ardiglioni per evitare di arrecare danni irreparabili alle prede, soprattutto quando lo scopo è poi quello di rilasciarle a fine combattimento.

Determinante è la forma del popper. Predilette le esche filanti, che rendono bene sia durante recuperi lenti che durante le accelerazioni inferte con il mulinello e la forma concava della bocca, che serve invece a produrre rumore attirante verso i predatori.


Scopri anche la tecnica dell’Eging proveniente dal Giappone


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