L’ecologia nella nautica parte anche dai porti con la ricarica delle auto elettriche

Che il mondo dei motori sia già da tempo orientato all’ecologia con una maggiore attenzione al contenimento delle emissioni nocive e alla ricarica delle auto elettriche è un dato di fatto, ma se nel settore delle auto è (relativamente) più facile essere “green”, in quello della nautica lo è senz’altro di meno.

Così, accanto all’evidente crescita delle auto elettriche, sostenuta da un rapporto più favorevole fra massa del mezzo e bisogno di energia per muoverlo, ci sono progetti di imbarcazioni che non potranno mai essere a propulsione esclusivamente elettrica, perché solo la “zavorra” degli enormi banchi batterie assorbirebbe gran parte dell’energia immagazzinata per essere trasportata, ma utilizzano la propulsione ibrida, che permette di navigare per brevi tragitti in elettrico a emissioni zero, salvo poi in crociera ricorrere nuovamente ai motori endotermici.

E allora come si fa a essere green nella nautica? Anche nel nostro mondo, l’ecologia parte dalla terra ferma, ovvero dai porti e dai marina attrezzati, che ormai devono pensare di dotarsi delle stazioni di ricarica delle auto elettriche, per rifornire chi arriva da casa o dall’aeroporto alla propria imbarcazione con un’auto di questo tipo. Non si pensi, infatti, che per ricaricare le batterie di un motore elettrico basti  la classica colonnina in banchina, perché ci vogliono delle colonnine apposite, che hanno una modalità e una gestione di erogazione diversa da quello della rete tradizionale.

Nelle grandi città, le stazioni di ricarica sono abbastanza diffuse, ma nei piccoli centri di villeggiatura, dove per loro natura si trova la stragrande maggioranza dei porti turistici, devono essere proprio i marina a dotarsi di stazioni di ricarica per le auto e allargare così la propria offerta di servizi che vanno oltre l’imbarcazione e l’andar per mare, tanto più che ormai ne vengono prodotte di forme diverse per integrarsi meglio nell’arredo circostante.

È dunque una grande opportunità di business per i porti e un incentivo per l’utenza a utilizzare le auto elettriche.

ICU Compact Mini home with car_N-ENERGY             ICU EVe parking garage

ICU Tube street

Attraverso le stazioni o colonnine di ricarica si può già oggi fornire questo servizio in diverse modalità, da quella gratuita (magari inserita in un’offerta a pacchetto con altri servizi) al pagamento tramite una tessera di riconoscimento con tecnologia RFID (Radio Frequency Identification) con credito prepagato oppure con un canone “flat” annuale.

Insomma, la tecnologia non manca e voglio darvene un esempio attraverso un’azienda, che poi è quella che ho consultato per capirne di più e per arrivare a vedere l’ecologia nella nautica dalla prospettiva che ho appena descritto. È la Nivi Green, un’azienda fiorentina che, con il marchio N-Energy, commercializza in Italia le stazioni di ricarica in varie tipologie e potenze (questo il suo sito).

Le stazioni N-Energy possono erogare da 3,6 kW a 50 kW in base alla velocità di ricarica che si intende offrire. Oltre alla necessaria affidabilità in fatto di sicurezza per gli utenti, queste stazioni non richiedono incombenze particolari ai gestori, non solo per l’autonomia di rifornimento da parte dell’utente e il pagamento automatico che non richiedono la presenza di personale addetto, ma grazie anche a un sistema di geolocalizzazione che, tramite la connessione 3G, permette al servizio di assistenza di monitorare da remoto la stazione e intervenire tempestivamente in caso di guasti.

Grazie al display a colori, poi, il cliente può verificare lo stato della ricarica e tutte le informazioni utili a velocizzare e rendere sicura la fornitura.

ICU EVe Display with plug

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2 Responses

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  1. Alkè
    Ago 17, 2015 - 03:39 PM

    Sempre più tecnologia e più funzionalità al servizio dell’auto elettrica che ormai è un trend in crescita! Attrezzare i porti è sicuramente una mossa vincente e ricca di effetti benefici. Ottimi spunti e ottimo articolo!

  2. Giovanni
    Lug 06, 2018 - 06:50 PM

    Nelle acque interne, non sarebbe un problema l’autonomia, le rive con le potenziali colonnine sono relativamente vicine.
    Per quanto riguarda le barche definite “ibride” sono tali se non hanno un collegamento meccanico fra motore endotermico e sistema propulsivo, per contro diventa solo un trucco la definizione di ibrido!!!
    Soluzione che trae in inganno e assolutamente da non condividere.
    Giovanni Parise

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