È stato il palcoscenico di Cannes quello scelto da Jeanneau per presentare una novità assoluta: lo Jeanneau EX 34, il primo modello della nuova gamma EX.
È una barca che nelle intenzioni del cantiere francese vuole discostarsi completamente dalle linee Cap Camarat, DB yachts e Merry Fisher, per sposare una filosofia progettuale che esalti l’idea di uno spazio adattabile a differenti modalità di utilizzo, in uno stile che di questi tempi è ormai un "must": quello degli explorer nordici.


L'EX34 è disponibile in due configurazioni, Hardtop e Cabin, accomunate dalla stessa piattaforma e dalla medesima impostazione generale, ma differenti nella sovrastruttura, soprattutto in funzione del rapporto tra spazi aperti e protezione dagli agenti atmosferici.
Con 10,40 metri di lunghezza fuori tutto, lo Jeanneau EX34 si colloca in una fascia dimensionale nella quale la distinzione fra day cruiser e piccola imbarcazione da crociera diventa sempre meno netta.
La carena, caratterizzata da una V profonda, è stata progettata per lavorare con una doppia motorizzazione fuoribordo fino a 350 cv per motore.

Il layout del ponte di coperta rappresenta probabilmente l'aspetto più interessante del progetto. Jeanneau ha organizzato il ponte attorno a cinque aree funzionali: piattaforme di poppa, pozzetto, dinette centrale, posto di governo e area lounge prodiera. Non c'è quindi una netta separazione fra zona di comando e spazio abitativo.
Il tutto può essere poi rimodulato a seconda delle esigenze del momento. Spostando, slittando o rimuovendo i diversi elementi di arredo si possono infatti ottenere nello stesso ambiente sia una zona pranzo sia un living per il relax o, ancora, un'area prendisole.




In particolare, la dinette centrale, protetta dalla sovrastruttura e trasformabile in prendisole, accoglie sul lato di sinistra la cucina.




A prua trova posto un secondo ambiente conviviale, mentre sottocoperta sono ricavate due cabine e un bagno separato. La sistemazione prevede quattro posti letto.



È soprattutto nella gestione degli spazi esterni che le due versioni prendono strade differenti. Lo Jeanneau EX 34 Hardtop è la configurazione più aperta: il pozzetto può essere utilizzato come spazio conviviale o adattato alle diverse esigenze della giornata.





La protezione dagli agenti atmosferici è affidata a una chiusura morbida che può essere rapidamente aperta o richiusa. La soluzione permette quindi di mantenere il carattere open della barca senza rinunciare completamente alla possibilità di ripararsi quando le condizioni cambiano.
La versione Cabin interpreta invece lo stesso progetto in chiave più orientata alla crociera. La timoneria è racchiusa da una struttura rigida completamente vetrata, con una grande apertura scorrevole che consente di collegare l'ambiente interno al pozzetto.





Riscaldamento e climatizzazione sono disponibili per rendere l'imbarcazione utilizzabile anche al di fuori della stagione estiva.
L'impostazione dell'EX34 evidenzia una tendenza ormai consolidata nel settore delle imbarcazioni comprese fra i dieci e gli undici metri: la ricerca non è più soltanto quella di ottenere il massimo numero possibile di posti o di metri quadrati, ma di costruire una barca capace di cambiare configurazione durante la giornata.

Una stessa superficie può diventare prendisole, dinette, zona pranzo o spazio di passaggio, mentre la protezione può essere modificata in funzione delle condizioni meteorologiche.


Anche la scelta dei fuoribordo va letta in questa prospettiva. Lo Jeanneau EX 34 non adotta una motorizzazione entrobordo o Ips, ma una coppia di fuoribordo con una potenza massima complessiva di 700 cv.
La soluzione, inoltre, libera una parte importante dello scafo e e rende più facili gli interventi di manutenzione. La potenza disponibile, unita alla carena profonda, indica un'impostazione nella quale le prestazioni sono una componente importante, identificata in una velocità massima dichiarata dal cantiere superiore ai 40 nodi.

Interessante anche la scelta di non derivare l'EX34 da un modello già esistente. Il progetto è attribuito a Jeanneau Design insieme a Centkowski & Denert Design e introduce una piattaforma destinata, almeno nelle intenzioni del cantiere, a svilupparsi ulteriormente.
Lo Jeanneau EX 34 rappresenta quindi un primo passo verso la creazione di una nuova gamma in cui non colpisce la novità di una singola soluzione particolarmente radicale, ma la combinazione di elementi diversi: carena deep-V, doppio fuoribordo, grande pozzetto, timoneria protetta e due cabine.





Il risultato è una barca che cerca di collocarsi in una zona intermedia, abbastanza compatta da poter essere gestita come una dayboat, ma con un'organizzazione interna sufficiente per affrontare brevi crociere.
Leggi anche: La family boat secondo Jeanneau: ecco Cap Camarat 9.0 CC Serie2
| Lunghezza Fuori tutto | 10,40 m |
| Lunghezza scafo | 9,95 m |
| Baglio massimo | 3,27 m |
| Carburante | 600 l |
| Acqua | 160 l |
| Potenza massima installabile | 2x350 cv |
| Persone imbarcabili | 8 (Cat. B) – 10 (Cat. C) |
| Cabine | 2 |
| Posti letto | 4 |
| Omologazione Ce | B – C |
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Crescere di dimensioni non significa necessariamente cambiare filosofia progettuale. Nel caso dell'Astor 68, il terzo modello dagli esordi nel 2024 del cantiere Bellini nella costruzione di yacht, il passaggio dalla produzione più compatta della gamma a uno yacht di 21,40 metri sembra essere interpretato come un esercizio di coerenza: portare su una scala maggiore quei concetti di essenzialità, continuità fra interno ed esterno e rapporto diretto con il mare che caratterizzano la famiglia Astor.
Perché se è vero che la moderna produzione di yacht è iniziata due anni fa, è anche vero che il nome Bellini rappresenta una famiglia e un marchio storico presente nel mondo della nautica da decenni.

Il risultato è un'imbarcazione che, numeri alla mano, entra nel territorio degli yacht importanti: 21,40 metri di lunghezza fuori tutto, 19,40 metri al galleggiamento e un baglio massimo di 5,99 metri. Il dislocamento dichiarato è di 37,5 tonnellate a vuoto e di 46,5 tonnellate a pieno carico, valori che aiutano a comprendere la dimensione reale del progetto.
Ma è osservando come questi volumi sono stati utilizzati che l'Astor 68 diventa più interessante.
Quasi sei metri di baglio non sono soltanto una cifra da scheda tecnica. Su un'imbarcazione di questo tipo significano possibilità concrete nella distribuzione degli ambienti, nella stabilità trasversale e nella costruzione di spazi esterni realmente utilizzabili.
Bellini ha scelto di sfruttare questa larghezza soprattutto nella zona poppiera, dove la relazione con l'acqua diventa uno degli elementi centrali del progetto.
La beach area supera i 37 metri quadrati e si trova a meno di un metro dalla superficie del mare. A questa si aggiungono le superfici laterali apribili, che ampliano ulteriormente la zona immediatamente a contatto con l'acqua.



È una soluzione che appartiene a una tendenza ormai consolidata nella progettazione degli yacht contemporanei, ma che assume qui un significato particolare.
La poppa non viene pensata semplicemente come una grande plancetta per facilitare il bagno, bensì come uno dei principali ambienti della barca.

Un altro elemento che merita attenzione è l'impostazione walkaround. Su un 36 o su un 40 piedi questa configurazione è immediatamente comprensibile: consentire il passaggio laterale e mantenere la barca percorribile da prua a poppa. Su un 68 piedi, invece, il concetto assume una valenza diversa.
Qui il walkaround diventa soprattutto uno strumento per evitare che la sovrastruttura occupi visivamente e fisicamente l'intero ponte. Il percorso esterno contribuisce a mantenere separati i flussi di bordo, facilitando gli spostamenti fra le diverse aree e offrendo contemporaneamente una maggiore varietà di luoghi nei quali stare.

L'architettura dell'Astor 68 si sviluppa su più livelli e cerca di evitare la tradizionale contrapposizione fra ponte principale, fly e sottocoperta.
La zona poppiera del ponte di coperta è quella maggiormente legata all'acqua. Salendo, il progetto sposta progressivamente la vita di bordo verso ambienti più protetti, fino alle aree sociali del ponte superiore e di prua.

Questa stratificazione verticale ha anche un effetto importante sulla percezione delle dimensioni. Non tutto deve essere concentrato nello stesso spazio. Il proprietario può scegliere se stare vicino all'acqua, nel pozzetto, nel salone oppure in una zona più appartata. È una caratteristica particolarmente importante su uno yacht destinato a crociere di lungo raggio.

Il dato di 1.000 litri di acqua e 4.000 litri di carburante, insieme a una configurazione che prevede quattro cabine per gli ospiti e due per l'equipaggio, indica un'impostazione orientata a un utilizzo articolato dell'imbarcazione.
La luce è uno degli elementi architettonici che caratterizza gli interni. Le superfici vetrate e le aperture verso il pozzetto permettono di percepire il salone come una prosecuzione della zona esterna, anziché come un ambiente separato.
È un approccio che negli ultimi anni ha modificato profondamente il modo di progettare gli yacht. Il lusso non viene più necessariamente espresso attraverso la quantità di materiali preziosi o attraverso ambienti sovradimensionati, ma attraverso la possibilità di scegliere come utilizzare lo spazio.

La cabina armatoriale, in questo contesto, diventa uno degli ambienti più importanti. La disponibilità di tutta la larghezza dello scafo permette di ottenere un ambiente trasversale, mentre la presenza di altre tre cabine dedicate agli ospiti offre una configurazione adatta a una crociera con più persone a bordo.
Insieme ai due alloggi per l'equipaggio, la configurazione standard del ponte inferiore dell'Astor 68 prevede complessivamente sei cabine con quattro bagni dedicati.

Sul piano propulsivo Bellini ha optato per una soluzione ormai consolidata nel mondo dei grandi motor yacht: due Volvo Penta D13 da 900 cv Ips1200, con la possibilità di installare la versione da 1.000 cv Ips1350.
Con quasi 47 tonnellate di dislocamento a pieno carico, l'Astor 68 non è una barca in cui la potenza può essere considerata soltanto in funzione della velocità massima.

La propulsione deve lavorare insieme alla geometria dello scafo, alla distribuzione dei pesi e ai sistemi di controllo per produrre un comportamento equilibrato.
Tre sono i punti su cui poggia, dal punto di vista tecnico, il progetto del Bellini Astor 68. Il primo è la ricerca della stabilità. Il baglio di 5,99 metri fornisce una base trasversale importante e contribuisce alla stabilità di forma, mentre il dislocamento relativamente elevato rispetto alla lunghezza suggerisce un'impostazione nella quale comfort e comportamento in mare hanno un ruolo rilevante.

Il secondo riguarda la gestione della barca. La scelta dei Volvo Ips indica una particolare attenzione alla precisione delle manovre e all'integrazione fra propulsione, governo e sistemi elettronici.
Il terzo è il comfort alle velocità di crociera per riuscire a mantenere un buon equilibrio fra accelerazione, rumore, vibrazioni e consumo.
È proprio su questi parametri che oggi si misura la qualità di un grande yacht. La velocità massima, da sola, dice relativamente poco.
L'Astor 68 arriva in un momento nel quale Bellini Yacht sta ampliando rapidamente la propria gamma. Al salone di Cannes, infatti, il cantiere prevede inoltre la presentazione contemporanea di tre anteprime mondiali: Astor 38 OTB, Astor 38 Pista e Astor 68.

Leggi anche il nostro test dell'Astor 36
Il passaggio ai 68 piedi è quindi più significativo di quanto possa sembrare. Non si tratta semplicemente di aggiungere un modello alla gamma, ma di dimostrare che una determinata filosofia progettuale può essere trasferita su dimensioni nelle quali diventano decisivi aspetti molto più complessi: pesi, stabilità, impianti, autonomia, equipaggio, distribuzione dei volumi e gestione della barca.
Anche il nome Astor ha una storia particolare per Bellini. Il cantiere ricorda infatti che il primo Astor risale agli anni Sessanta: era lungo 6,65 metri, largo 2,17 e montava un Chris-Craft V8 da 185 HP.

Il nome, derivato dal latino, significa "falco" ed è stato ripreso per identificare la moderna famiglia di yacht.
Dal piccolo Astor degli anni Sessanta al nuovo 68 piedi sono trascorsi oltre sessant'anni e la differenza, naturalmente, non potrebbe essere più evidente. Ma il filo conduttore è interessante: allora come oggi il nome identifica un'imbarcazione nella quale prestazioni e comfort cercano un punto di equilibrio.

| Lunghezza f.t. | 21,40 m |
| Lunghezza al galleggiamento | 19,40 m |
| Larghezza | 5,99 m |
| Immersione alle eliche | 1,60 m |
| Dislocamento a vuoto | 37.500 kg |
| Dislocamento a pieno carico | 46.500 kg |
| Serbatoio carburante | 4.000 l |
| Serbatoio acqua | 1.000 l |
| Persone imbarcabili | 16 |
| Motori standard | 2x900 cv Ips1200 |
| Motori optional | 2x1000 cv Ips1350 |
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Per il cantiere, il lancio del Sacs Hyper 5S non è soltanto l'arrivo di un nuovo modello in gamma, ma è il tentativo più evidente di spostare il proprio baricentro oltre il suo perimetro, ormai consolidato, che è quello dei maxi rib, avvicinandosi per concezione, spazi e modalità d'uso al mondo dei luxury yacht.
La barca misura 14,6 metri fuori tutto, e il suo progettista Christian Grande ha lavorato su un'impostazione meno legata alla tradizionale lettura del maxi rib.

L'elemento più evidente è il ponte principale concepito come una superficie continua e percorribile, a cui si aggiungono le terrazze laterali abbattibili, che aumentano la superficie calpestabile da 25 a 32 metri quadrati quando sono aperte.
L'obiettivo progettuale, più che aggiungere semplicemente spazio, è modificare il rapporto fra interni, coperta e mare, soprattutto durante la permanenza all'ancora.
La disposizione degli arredi in pozzetto è quella dei grandi yacht da crociera, che vede una vasta area living composta da un divano a C rivolto verso poppa, dove campeggia un altro divano lineare sullo specchio poppiero, a sua volta integrato da un'area superficie prendisole direttamente affacciata sul mare.

Il living prodiero, seppur non una novità perché riprende quello dei Rebel, rimane comunque una vera opera progettuale che ne giustifica ampiamente la condivisione.

Questo, infatti, è composto, sì, da una classica superficie prendisole estesa, ma che a prua si completa con due chaise longue sagomate per la schiena, molto apprezzabili anche in navigazione, perché il capo di banda rialzato, peraltro lungo tutto il perimetro della coperta, protegge bene chi è seduto.

La disposizione walkaround consente inoltre il transito da poppa a prua senza interrompere la continuità del ponte. È un'impostazione che avvicina l'Hyper 5S a una barca da crociera aperta, piuttosto che al maxi gommone sportivo nella sua interpretazione più tradizionale.
Sottocoperta, invece, il mood sembra più in stile gommone, perché su una barca di quattordici metri e mezzo il layout prevede una sola cabina fissa, che è ovviamente l'armatoriale a prua, più un bagno con doccia separata.

Naturalmente c'è spazio per una seconda cabina, ma non è fissa. Si può infatti ottenere nell'ambiente multifunzione di poppa, che si presta anche ad altri utilizzi, a seconda di ciò che richiedono gli armatori.
Sul fronte della propulsione il nuovo Sacs Hyper 5S presenta una scelta progettuale un po' insolita ma decisamente conveniente, perché è stato sviluppato fin dall'origine per accogliere ben quattro diverse configurazioni, molto differenti per architettura e filosofia.

La prima prevede due Man da 850 cv con trasmissioni Surface drive, soluzione destinata a privilegiare la componente prestazionale.
In alternativa sono disponibili tre Volvo Penta da 480 cv con piedi poppieri oppure due Volvo Penta da 600 cv Ips800 .
La quarta possibilità è quella fuoribordo, con quattro Mercury Verado, nella versione V12 da 600 HP oppure V10 da 425 HP.

La gamma di opzioni modifica inevitabilmente pesi, distribuzione delle masse, consumi, prestazioni e comportamento dinamico della barca, ma consente anche di adattare il progetto a esigenze d'uso molto diverse.
Al di là delle prestazioni raggiungibili da ognuna delle opzioni possibili, infatti, la barca mantiene fra le priorità l'immediatezza d'uso e la vivibilità a bordo: due concetti che, in questo caso, si traducono in una maggiore superficie utilizzabile, nella continuità dei percorsi e nella possibilità di trasformare il ponte in uno spazio aperto verso il mare.
Il Sacs Hyper 5S farà il suo debutto internazionale al Cannes Yachting Festival, dall'8 al 13 settembre 2026.
Leggi anche: Sacs Strider 13, alto design per un maxi rib sportivo e di lusso

| Lunghezza f.t. | 14,60 m |
| Lunghezza al galleggiamento | 12,6 m |
| Larghezza | 4,60 m |
| Dislocamento | 16.000 kg |
| Pescaggio | 0,96 m |
| Motori efb | 3x480 cv Volvo Penta |
| Motori Ips | 2×600cv Volvo Ips800 |
| Motori eb | 2×850 cv Man con eliche di superficie |
| Motori fb | 4×600 cv Mercury Verado V12 o 4x425 cv V10. |
| Serbatoio carburante | da 2.000 a 3.600 litri a seconda della motorizzazione |
| Serbatoio acqua | 330 l |
| Persone imbarcabili | 18 |
| Posti letto | 3+1 |
| Omologazione Ce | Cat B |
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Forte 47 Gran Turismo, il primo modello del cantiere Forte Yachts, prossimo alla sua apparizione nei primi saloni autunnali, è oggettivamente un progetto dal carattere molto deciso. L’esordio del cantiere Forte Yachts nel mondo della nautica, quindi, a prescindere dai successi commerciali che il futuro potrà riservare, avviene sicuramente con scelte nette, idee chiare e una forte identità progettuale.
Lungo 14,30 metri, costruito in alluminio, ha riunito intorno alla sua nascita diverse professionalità ben conosciute nel settore. L'architettura navale porta infatti la firma di Umberto Tagliavini, mentre design esterno e interni sono stati affidati a Paolo Giordano, designer capace di spaziare dalle derive ai grandi yacht.
Una scelta che racconta già la filosofia del cantiere: privilegiare competenze consolidate piuttosto che rincorrere esercizi di stile.

Il Forte 47 è disponibile in diverse versioni. La Gran Turismo monta tre Mercury Verado V12 da 600 cv che permettono, secondo quanto rilevato dai tecnici del cantiere durante le prime prove, di raggiungere una velocità massima di 47 nodi.
Il dato, tuttavia, rappresenta solo una parte del progetto. Sempre secondo quanto rilevato nel corso dei primi test, lo scafo avrebbe evidenziato soprattutto una navigazione composta e con un assetto sempre equilibrato nelle diverse condizioni di mare.

Accelerazione e velocità sono presenti, ma non diventano il centro della narrazione. L'impressione è quella di un'imbarcazione progettata per essere utilizzata con facilità, anche quando il mare smette di essere perfettamente piatto.
Accanto alla Gran Turismo è disponibile la versione Lounge Deck, equipaggiata con propulsione Volvo Penta Ips. La velocità massima scende a 37 nodi, ma aumentano autonomia, silenziosità e vivibilità della zona poppiera che, senza i fuoribordo, può accogliere una grande spiaggetta bagno sommergibile.

Per i mercati del Nord Europa, inoltre, è prevista una configurazione con pozzetto chiuso da ampie superfici vetrate scorrevoli e impianto di riscaldamento, soluzione pensata per estendere sensibilmente la stagione di utilizzo senza rinunciare alle terrazze laterali.
Una versatilità che riflette una precisa strategia: offrire una piattaforma altamente personalizzabile e adattabile alle esigenze di armatori con programmi di navigazione molto differenti.
Ciò che si apprezza subito in pozzetto sono le murate abbattibili, una soluzione non certo inedita, anzi, diffusissima nella recente produzione, ma che in questo caso permettono di realizzare, insieme al pozzetto, una terrazza di 40 metri quadrati. L'organizzazione degli spazi in coperta segue la stessa logica orientata alla libertà di movimento.



Sul lato di dritta trovano posto la postazione di comando e un divano lounge, mentre sul lato sinistro il mobile cucina integra lavello, piano a induzione, frigorifero e ice maker, trasformandosi in un vero punto d'incontro grazie alla possibilità di utilizzare sgabelli direttamente affacciati sulla terrazza.

Il pozzetto mantiene inoltre una notevole flessibilità d'uso. Il divano a "L" può trasformarsi in un'area cinema grazie al televisore installato dietro la seduta del pilota.


La costruzione completamente in alluminio del Forte 47 rappresenta un altro elemento di forte identità.
Non si tratta soltanto di una soluzione costruttiva, peraltro tipica di imbarcazioni di categoria superiore, ma l’utilizzo di questo materiale permette l’assenza di alcune strutture portanti interne e, di conseguenza, una libertà di organizzazione e distribuzione degli spazi difficilmente ottenibile con altre tecnologie.

La configurazione standard propone una cabina armatoriale a tutto baglio e una cabina ospiti con un letto a una piazza e mezza e uno singolo, entrambe servite da bagno dedicato.

Gli interni godono inoltre di buoni volumi e sono stati costruiti e allestiti dal cantiere Genesis, che prima della costruzione definitiva ha sviluppato un modello in scala reale per verificare ergonomia, proporzioni e qualità percepita.
Il risultato del lavoro del designer e del costruttore è un ambiente contemporaneo, caratterizzato da rovere decapato, superfici opache e rivestimenti in ecopelle, dove anche dettagli apparentemente secondari, come ferramenta e componentistica elettrica, contribuiscono alla sensazione di qualità complessiva.
Già presentato in anteprima al Palma International Boat Show la scorsa primavera, Il Forte 47 GT farà il suo debutto mondiale al Cannes Yachting Festival 2026, dall'8 al 13 settembre.

| Lunghezza f.t. | 14,35 m |
| Baglio massimo | 4,50 m |
| Pescaggio | 0,85 m |
| Dislocamento | 16.000 kg |
| Carburante | 2.000 l |
| Acqua | 335 l |
| Motori | 3x 600 cv Mercury V12 |
| Omologazione Ce | Cat. B |
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Nel segmento dei maxi-RIB oltre gli undici metri la competizione non si gioca più soltanto sulla velocità o sulla potenza installata. Oggi il mercato richiede gommoni capaci di offrire qualità marine elevate, abitabilità da cruiser e un livello costruttivo che possa competere con quello delle migliori imbarcazioni rigide. È in questo scenario che si inserisce il Renier R11, progetto con cui il cantiere siciliano ha compiuto un deciso salto di categoria e che ora presenta nella versione Tourer.
Con questo innesto, il modello di punta del cantiere Renier si rende quindi disponibile in quattro versioni diverse: Efb, Fb, Bowrider e, appunto, Tourer, ma tutti sintetizzano l'evoluzione tecnica maturata dal cantiere negli ultimi anni. L'obiettivo non è soltanto realizzare un grande gommone, ma sviluppare una piattaforma capace di coniugare efficienza idrodinamica, sicurezza, comfort e modularità.


Uno degli elementi più interessanti del progetto è senza dubbio la carena. Lo scafo, lungo 11 metri fuori tutto (ma è un natante con carena di 9,99 m) e largo 4, nasce da uno sviluppo effettuato attraverso modellazione tridimensionale e analisi fluidodinamiche, con particolare attenzione alla distribuzione dei volumi e alla gestione delle pressioni durante la planata.
Il risultato è uno scafo studiato per mantenere un assetto equilibrato sia alle basse velocità sia nelle andature di crociera più sostenute.
La larghezza contribuisce ad aumentare la stabilità trasversale, mentre la geometria della carena permette di affrontare mare formato, limitando l’impatto con le onde.

Sono svariate le configurazioni propulsive di questo gommone di 11 metri. Può infatti montare sia motori fuoribordo sia entrofuoribordo e per ognuna ci sono diverse possibilità di potenza da poter installare.
La versione fuoribordo può arrivare fino a 1.000 cv complessivi, normalmente affidati a una coppia di Mercury V10 da 400 cv oppure ai più performanti Mercury Racing da 500 cv. Questa soluzione privilegia accelerazione, semplicità di manutenzione e maggiore volume interno destinato agli impianti.

La variante entrofuoribordo, invece, propone una distribuzione delle masse differente, con il baricentro più arretrato e più basso, caratteristica che migliora la stabilità longitudinale e rende l'assetto particolarmente omogeneo nelle lunghe percorrenze.
Le opzioni possibili sono quattro a scelta fra due costruttori: MerCruiser o Volvo Penta. Qualunque si scelga le potenze disponibili sono 2x350 o 2x430 cv.

La coperta rappresenta probabilmente il maggiore punto di forza del Renier R11. L'organizzazione degli spazi segue criteri ergonomici e non solo estetici. I passaggi laterali sono ampi e protetti e conducono da poppa a prua, dove il prendisole occupa gran parte dell'area prodiera.

La postazione di comando è caratterizzata da un parabrezza molto protettivo e sedute ergonomiche, mentre la plancia è predisposta per accogliere display multifunzione Garmin di grande formato per la gestione elettronica della propulsione e i parametri di navigazione.

La zona di poppa cambia in base al modello. Le versioni Efb e Bowrider hanno un prendisole esteso su tutto il baglio, mentre la variante Fb lo divide in due superfici divise al centro da un passaggio in teak che conduce dalla plancetta al pozzetto. Diversa è la configurazione del nuovo Renier R11 Tourer.
L'evoluzione più recente del progetto è rappresentata dalla versione Tourer, nella quale Renier ha introdotto una nuova configurazione della zona poppiera. Il grande tavolo elettrico scompare completamente all'interno del pagliolato, lasciando il ponte completamente libero quando non viene utilizzato.



La dinette del Renier R11 Tourer può ospitare fino a otto persone, trasformando la poppa in un vero salotto sul mare senza penalizzare gli spazi di movimento.
La console di comando fa anche da copertura di una cabina piuttosto spaziosa. All'interno trovano posto un letto matrimoniale, numerosi vani di stivaggio e la predisposizione per un locale toilette completo, soluzione che amplia notevolmente la fruibilità del battello durante crociere di uno o più giorni.



La carena è stata sviluppata per offrire navigazione morbida anche con mare formato, l'organizzazione degli spazi privilegia la vita a bordo e le diverse configurazioni consentono di adattare il battello a differenti filosofie d'impiego, dalla navigazione giornaliera fino alle crociere costiere.

Come da tradizione Renier, poi, particolare attenzione è dedicata ai dettagli costruttivi. Le finiture prevedono abbondante utilizzo di teak, cuscinerie ad alta densità, tubolari in tessuto Orca, ferramenta a scomparsa, numerosi vani tecnici facilmente ispezionabili e sistemi servoassistiti per l'apertura dei gavoni più voluminosi.
Anche il tendalino retrattile e molte soluzioni di coperta sono integrate nel design per non compromettere la pulizia delle linee.

Insomma, il Renier R11 è un maxi rib che interpreta la crescente evoluzione del settore: sempre meno semplice gommone ad alte prestazioni e sempre più cruiser con buone qualità marine e vivibilità degli spazi di bordo.
| Lunghezza f.t. | 11.00 m |
| Lunghezza di omologazione | 9,99 m (natante) |
| Larghezza | 4,00 m |
| Diametro tubolari | 0,45/0,72 m |
| Compartimenti | 5 |
| Dislocamento senza motori | 3.800 kg |
| Serbatoio carburante | 760 l |
| Serbatoio acqua | 260 l |
| Motori fuoribordo | 2x400 o 500 cv |
| Motori entrofuoribordo | 2x350 o 430 cv |
| Potenza massima complessiva motori | 1.000 cv |
| Persone imbarcabili | 18 |
| Omologazione Ce | Cat. B |

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Lungo 14 metri fuori tutto, il Patrone 45 Convertible rappresenta un'evoluzione del percorso avviato dal cantiere con il Patrone 100 nel 2022 e proseguito proprio con il Patrone 45' nella versione Open del 2024.
Un'evoluzione che si fonda soprattutto sullo sviluppo di un'ulteriore interpretazione contemporanea del tradizionale gozzo ligure, che ora è ancor più orientato verso le crociere con lunghe permanenze a bordo.

Partendo da questo fondamento, il cantiere Patrone Moreno presenta per il 2027 la versione Convertible del quarantacinque piedi (14 metri) già in gamma come Open.
Il design porta la firma di Tommaso Spadolini e mantiene alcuni degli elementi distintivi della produzione del cantiere Patrone Moreno, reinterpretati attraverso linee essenziali e un'impostazione che privilegia la flessibilità degli spazi.
Il pozzetto è disponibile in due configurazioni: una con divanetto centrale trasformabile in prendisole e una con sedute perimetrali, pensata per aumentare la superficie dedicata alla convivialità.

Tutto il ponte, poi, è realizzato di serie in Ecoteak, ma non viene negata la possibilità di installare il teak naturale su richiesta.
Fra le principali novità progettuali si nota l'organizzazione degli interni. Per la prima volta su un modello Patrone, la cucina viene collocata sottocoperta. Questa scelta consente di destinare lo spazio dell'intero ponte principale al salone, ampliando gli spazi dedicati alla vita di bordo.

Grazie alle finestrature laterali e all'apertura verso il ponte superiore, anche la cucina, comunque, beneficia di luce naturale e mantiene un collegamento visivo con gli ambienti principali.
In pieno riferimento alla versione Convertible del Patrone 45, il salone è un ambiente trasformabile in diverse configurazioni: da zona living con una dinette e un divano l'una di fronte all'altro, può diventare una cabina per la notte trasformando i due divani in altrettanti letti a una piazza.


Il divano dietro la postazione di comando, inoltre può estendersi ulteriormente, facendo traslare verso prua lo schienale del pilota, annettendo così la seduta del pilota.

Gli interni sono realizzati in rovere decapato e sbiancato e prevedono un elevato livello di personalizzazione per quanto riguarda tessuti, colori e finiture.
Il layout offre fino a sei posti letto, distribuiti tra una cabina armatoriale, una cabina Vip e due ulteriori posti ricavati nella dinette trasformabile.

La tradizione ha sempre visto il gozzo ligure come barca dislocante nei tempi passati ed è sempre stata una delle distinzioni nette dal gozzo sorrentino, ma oggi naturalmente non può più essere così, altrimenti avrebbe pochissimo mercato.
ll nuovo Patrone 45 Convertibile è quindi equipaggiato con due motori Volvo Penta da 435 cv Ips600, che lo portano in planata a velocità non ancora dichiarate dal cantiere, ma che potremo - e anche voi potrete - scoprire presto testandolo al Cannes Yachting Festival 2026, dove è previsto il debutto.

Con questo modello, intanto, il cantiere prosegue il percorso di ampliamento della propria gamma, affiancando alla tradizionale impostazione del gozzo mediterraneo una configurazione orientata a una maggiore autonomia di navigazione e a un utilizzo prolungato durante le crociere.
Leggi anche il nostro articolo sul Patrone 45 Open
Leggi anche il nostro articolo sul Patrone 100

| Lunghezza ft | 14,00 m |
| Lunghezza scafo | 12,40 m |
| Larghezza | 4,40 m |
| Immersione | 1,15 m |
| Dislocamento | 14.000 kg |
| Posti letto | 6 |
| Motori | 2x435 cv Volvo Penta Ips 600 |
| Categoria Ce: | B |
Clicca ed entra nel sito del cantiere Patrone Moreno
C'è una differenza sostanziale tra progettare uno yacht e progettare un modo di vivere il mare. Il nuovo Azimut Seadeck 9 appartiene decisamente alla seconda categoria. Non nasce per stupire attraverso le dimensioni o l'esercizio stilistico, ma per reinterpretare il rapporto tra l'uomo e l'acqua, trasformando ogni ambiente in un'estensione naturale del paesaggio.
Lungo 26 metri, la nuova ammiraglia della gamma Seadeck porta a compimento una filosofia progettuale che Azimut aveva già anticipato con il Seadeck 6. Qui, però, il concetto raggiunge una maturità diversa: gli spazi si dilatano, i confini tra interno ed esterno si dissolvono e il ponte principale diventa una grande piattaforma abitativa aperta sul mare.

Il disegno di Alberto Mancini accompagna questa filosofia con un'estetica fatta di linee tese, pulite, prive di elementi ridondanti. Anche dettagli apparentemente secondari, come l'ancora completamente nascosta, contribuiscono a mantenere una silhouette continua, quasi scolpita, mentre la circolazione tra i ponti risulta naturale e intuitiva.
La zona poppiera del ponte principale è quella in cui il progetto racconta meglio la propria identità. La tradizionale beach area evolve in un vero pool deck sviluppato su tre livelli, una sorta di anfiteatro affacciato sull'acqua che occupa l'intera larghezza dello yacht.
Le murate laterali abbattibili, la piscina integrata nel ponte con parete trasparente, la piattaforma bagno trasformabile e gli arredi mobili costruiscono uno spazio fluido, capace di cambiare funzione nell'arco della giornata senza perdere coerenza progettuale.




La stessa continuità si ritrova entrando nel salone. Le grandi superfici vetrate e la porta di poppa completamente a scomparsa eliminano qualsiasi separazione visiva con il pozzetto, trasformando il main deck in un unico ambiente attraversato dalla luce e dal panorama.



Gli interni, firmati Matteo Thun e Antonio Rodriguez, rinunciano a ogni ostentazione. Materiali naturali, essenze lignee, superfici morbide e colori caldi costruiscono un'atmosfera che richiama più l'ospitalità di un resort contemporaneo che quella di uno yacht tradizionale.

La cabina armatoriale a poppa su tutto il baglio interpreta questa filosofia nella maniera più evidente: i lavabi entrano a far parte dell'architettura della suite, mentre una scrivania integrata nella libreria suggerisce un modo diverso di vivere il tempo a bordo, meno frenetico e più contemplativo.

Nella zona prodiera del ponte trovano spazio la cabina Vip e due cabine ospiti, tutte con il proprio bagno.
L'Azimut Seadeck 9 appartiene alla famiglia dei Low Emission Yacht del cantiere e adotta uno scafo sviluppato specificamente per la serie, studiato per anticipare l'ingresso in planata e mantenere elevata l'efficienza anche alle velocità di crociera più basse.
La costruzione in fibra di carbonio, impiegata per circa il 40% della struttura, e la propulsione affidata a tre Volvo Penta Ips da 900 o 1.000 cv predisposti per la soluzione ibrida, consentono di ridurre consumi ed emissioni fino al 30% rispetto a imbarcazioni di analoga categoria.

Importante anche l'Hotel Mode, alimentato da un pacco batterie al litio da 60 kWh, che permette di trascorrere diverse ore all'ancora con i generatori spenti, mantenendo operativi climatizzazione, stabilizzatori e servizi di bordo.
È una soluzione tecnica che va oltre il semplice risparmio energetico: restituisce il silenzio, elemento sempre più raro e prezioso nella nautica contemporanea.
Costruito nello stabilimento di Avigliana (To), l'Azimut Seadeck 9 rappresenta probabilmente la sintesi più compiuta dell'attuale filosofia del cantiere.

È uno yacht che non rincorre esclusivamente l'effetto scenografico, ma costruisce il proprio carattere attraverso equilibrio, qualità progettuale e una nuova idea di lusso, nella quale il privilegio più grande non è possedere spazio, ma avere finalmente il modo per viverlo.
Ma dietro questa ricerca sul benessere, l'Azimut Seadeck 9 rimane comunque un progetto nautico di grande sostanza, tanto che è omologato in categoria A senza limite alcuno alla navigazione.
Leggi anche la nostra prova dell'Azimut Seadeck 6 con i motori ibridi di Volvo Penta

| Lunghezza f.t. | 25,60 m |
| Larghezza | 6,30 m |
| Immersione sotto le eliche a pieno carico | 1,88 m |
| Dislocamento a pieno carico | 76.790 kg |
| Motori standard | 3x900 cv Volvo Ips1200 |
| Motori optional | 3x1.000 cv Volvo Ips1350 |
| Velocità massima dichiarata | 30 nodi |
| Serbatoio carburante | 5.800 l |
| Serbatoio acqua dolce | 1.500 l |
| Materiale di costruzione | Vetroresina e carbonio |
| Omologazione Ce | Cat. A |
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Già annunciato in anteprima lo scorso gennaio al Boot Düsseldorf 2026, il nuovo Itama 70 interpreta l'evoluzione di una filosofia progettuale, che da oltre cinquant'anni identifica il cantiere italiano: linee essenziali, elevate prestazioni e un rapporto ancor più ravvicinato con il mare da parte di chi sta a bordo.
Dal punto di vista stilistico, il nuovo Itama 70, che è lungo 20,93 metri, mantiene gli elementi che hanno contribuito a definire l'identità del marchio, aggiornandoli attraverso un linguaggio progettuale più contemporaneo, ben interpretato da Vallicelli Design per gli esterni, e dallo studio IdeaeItalia per gli interni.

Il risultato è una barca che mantiene le linee pulite e filanti, a cui si aggiungono grandi vetrate laterali che ampliano il rapporto visivo con il mare e alleggeriscono il profilo dello scafo.

L'attenzione alla funzionalità emerge soprattutto nell'organizzazione del ponte di coperta. La novità del prendisole di prua, perfettamente integrato nella coperta, conferma una soluzione introdotta con il precedente Itama 54 e ormai destinata a caratterizzare la nuova generazione di modelli.
A poppa trova spazio un prendisole, elemento distintivo della tradizione Itama, affiancato da una zona pranzo con divano a U e tavolo in teak, progettata per favorire la convivialità all'aperto.
Il wet bar si sviluppa su un mobile molto lungo che, su richiesta, può essere trasformabile in una chaise longue, facendo in modo che possa integrare delle apposite cuscinerie sul pianale superiore di chiusura del mobile stesso, aumentando così la flessibilità dell'area living.
Anche la disposizione dei percorsi di bordo risponde a una precisa logica ergonomica. La plancia di comando, posizionata sul lato sinistro, garantisce un'elevata visibilità, mentre gli accessi alla zona prodiera e al ponte inferiore sono stati ridisegnati per rendere più fluidi gli spostamenti.

Sul ponte sottocoperta sono previste tre cabine con bagno privato, più una cucina e una dinette. In pieno stile per uno yacht di 21 metri, è la collocazione della cabina armatoriale a poppa, soluzione che consente di sfruttare al meglio i volumi disponibili.
Completano la configurazione una cabina Vip a prua e una cabina ospiti con letto alla francese, il cui bagno può essere utilizzato anche come servizio giornaliero.


L'illuminazione naturale rappresenta uno degli elementi qualificanti del progetto. Le grandi superfici vetrate ricavate nello scafo permettono infatti alla luce di raggiungere tutti gli ambienti del lower deck, mentre l'eliminazione dei dislivelli contribuisce a rendere gli spazi più continui e funzionali.
Per gli armatori che ne abbiano esigenza è inoltre disponibile una cabina equipaggio singola con accesso indipendente dalla zona di poppa.

Itama 70 viene proposto con una scelta fra due motorizzazioni MAN V12. La configurazione standard prevede due propulsori da 1.400 cv, in grado di assicurare una velocità massima dichiarata di 37 nodi e una velocità di crociera di 33 nodi.
In optional è disponibile una versione equipaggiata con due MAN V12 da 1.600 cv, che porta la velocità massima a 39 nodi e quella di crociera a 35 nodi, secondo i dati preliminari forniti dal costruttore.
Leggi anche: Itama 54, lusso e grinta racchiusi nel nuovo modello di media gamma

| Lunghezza f.t. | 20,93 m |
| Lunghezza scafo | 19,30 m |
| Motori | 2x1.400 o 1.600 cv |
| Cabine | 3 |
| Bagni | 3 |
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Con il nuovo Pardo GT65 il cantiere romagnolo innesta il terzo modello nella gamma Gran Turismo interpretando in chiave più contemporanea il concetto di crossover di lusso. Lungo 20,14 metri, si posiziona in gamma esattamente a metà tra il GT52, di 16 metri e mezzo, e l'ammiraglia GT75, che invece è lunga 22,85 metri.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Zuccheri Yacht Design, autore dell'architettura navale, e Nauta Design, che firma gli esterni, gli interni e la distribuzione degli spazi.

Il risultato è uno yacht dalle linee pulite e solide, caratterizzato dall'ormai tipica prua inversa, elemento distintivo di tutta la produzione Pardo Yachts, che è capace di coniugare forte personalità estetica ed efficienza in navigazione.
Ampie superfici vetrate, porte a scomparsa e un tetto apribile in vetro, rafforzano la continuità tra interni ed esterni, offrendo una costante connessione visiva con il mare.
Tra le principali innovazioni del Pardo GT65 spicca una progettualità che ha permesso la riduzione dei montanti nella sovrastruttura, così da favorire una panoramica più uniforme senza ulteriori interruzioni visive, utile fra l'altro anche al driver per una visuale più sicura ai lati prima di intraprendere le accostate.

C'è poi il garage di poppa, che può ospitare un tender fino a 3,25 metri, non un'eccezionalità ovviamente, ma la cosa molto interessante è che si nasconde decisamente bene in un vano molto molto compatto, cosa che, oltre a mantenere la pulizia delle linee esterne, permette di tenere il prendisole sovrastante a un livello più ravvicinato al mare e dunque a creare, insieme alla vasta spiaggetta poppiera, un vero e proprio beach club, come si usa nel mondo dei superyacht.
Altra novità, proprio nella zona del prendisole poppiero, è che sotto la cuscineria sono integrati pure un grill e un lavello, che così rimangono nascosti alla vista quando non servono, ma soprattutto il grill è in posizione strategica per essere utilizzato a una certa distanza dal pozzetto per evitare di affumicarlo.
Il Pardo GT 65 introduce anche una nuova interpretazione del layout interni, con una cucina rialzata rispetto al ponte inferiore, che libera spazio per una zona notte composta da tre cabine e tre bagni.
Il ponte di coperta del Pardo GT 65 è in configurazione walkaround, soluzione che garantisce una circolazione agevole e sicura lungo tutto il perimetro della barca.

Ciò che colpisce particolarmente è che dispone di due grandi living, uno all'aperto in pozzetto e l'altro all'interno della tuga, che possono essere uniti senza soluzione di continuità grazie alla porta di separazione a scomparsa, oppure separati appunto in due ambienti distinti.

Il living esterno è concepito proprio come un vero salotto open air, con la possibilità in più di allestire belle tavolate fra amici, poiché il grande tavolo al centro del pozzetto è letteralmente attorniato da un divano lineare lungo tutto lo specchio di poppa e da un altro divano a L di fronte a dritta. Fra l'altro, quest'ultimo, insieme all'ulteriore divano a sinistra, compone anche un salotto ben raccolto per la conversazione da sfruttare piacevolmente durante la navigazione.

Il salone interno propone un look molto raffinato con tinte chiare e un design molto lineare, in cui si integra un divano a C fronteggiato da un altro divano, che di fatto compongono un quadrato elegante in cui gli ospiti possono raccogliersi piacevolmente.

A prua, nella postazione di comando, il driver può godere della compagnia di altri due ospiti, grazie alla tripla seduta che è di fronte a una plancia decisamente estesa, in cui si integrano fino a tre maxi plotter Garmin, più tutto il resto della strumentazione necessaria alla conduzione di questo venti metri.

Da notare infine, per la parte esterna, l'ulteriore living sul ponte di prua, dove c'è la disponibilità di un'altra dinette a C, utilizzabile anche come superficie prendisole, più un altro solarium incastonato nel triangolo prodiero.
Grande attenzione è stata dedicata anche agli interni, progettati per offrire luminosità, funzionalità e un'elevata qualità abitativa.
Abbiamo anticipato della nuova definizione del layout interno del Pardo GT65 e nello specifico si nota il posizionamento della cucina su un livello ammezzato fra il ponte di coperta e quello sottocoperta.


Una soluzione che ha una doppia valenza. Da un lato rende infatti agevole l'accesso dal living in coperta mantenendo sempre un contatto diretto fra cucina e zona pranzo, dall'altro libera spazio sia sul livello superiore sia quello inferiore, dove il progettista si è agevolato la creazione di tre cabine, tutte con il bagno privato.

La cabina armatoriale a prua, particolarmente ampia, presenta un letto matrimoniale disposto trasversalmente e volumi inediti per questa categoria, mentre la cabina equipaggio dispone di accesso indipendente, migliorando privacy e operatività.

Materiali ricercati, finiture di pregio e un'attenta ergonomia completano un ambiente raffinato e contemporaneo.
Sul piano tecnico, il nuovo Pardo GT65 conferma la vocazione sportiva della gamma. La collocazione centrale dei serbatoi contribuisce a un migliore il bilanciamento delle masse, favorendo stabilità, efficienza e comfort durante la navigazione.

L'equipaggiamento dei motori standard prevede due Volvo Penta D13 da 900 cv Ips1200, mentre l'offerta in optional è con la motorizzazione massima di due Volvo Penta D13 da 1000 cv Ips1350, capaci di spingere questo yacht di 20 metri fino a circa 35 nodi di velocità massima, con una velocità di crociera stimata tra 25 e 26 nodi.
Con una lunghezza fuori tutto di 20,14 metri, un baglio di 5,56 metri, una capacità carburante di 3.350 litri e serbatoi d'acqua da 1.100 litri, il Pardo GT65 si colloca in una fascia di mercato particolarmente competitiva, offrendo un equilibrio convincente tra autonomia, vivibilità e prestazioni.
Oltre che un ampliamento della gamma, questo nuovo crossover di 20 metri rappresenta un'evoluzione progettuale, che pone al centro uno yacht di fascia premium capace di unire il dinamismo di uno sport cruiser con il comfort di una barca di lusso, mantenendo quell'identità stilistica che ha reso Pardo Yachts uno dei marchi italiani più apprezzati nel panorama internazionale.
Leggi anche: Pardo GT75, il crossover di 23 metri "multi esperenziale"

| Lunghezza fuori tutto | 20,14 m |
| Lunghezza scafo | 20,04 m |
| Larghezza | 5,56 m |
| Dislocamento | 35.500 kg |
| Serbatoio carburante | 3.350 l |
| Serbatoio acqua | 1.100 l |
| Motorizzazione standard | 2x900 cv Volvo Penta Ips1200 |
| Motorizzazione otpional | 2x1.000 cv Volvo Penta Ips1350 |
| Persone imbarcabili | 12 |
| Omologazione Ce | Cat. B |
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Con il nuovo Prestige F6.7, il brand (inizialmente nato come gamma di Jeanneau per poi diventare un marchio del gruppo Beneteau) prosegue nel rinnovamento della F-Line, introducendo un modello che si colloca tra i 20 e i 21 metri di lunghezza, 20,45 per l'esattezza.
La barca rappresenta un interessante esercizio progettuale - sempre a firma di Garroni Design - che mostra di avere avuto come obiettivo quello di massimizzare gli spazi abitabili e la fluidità dei percorsi a bordo, senza abbandonare la filosofia dell'imbarcazione flybridge planante con trasmissione Ips.

Dal punto di vista tecnico, il Prestige F6.7 segue una strada diversa rispetto a vari concorrenti della stessa fascia dimensionale. Infatti, non punta a estremizzare il baglio della barca, ma cerca piuttosto di guadagnare spazio eliminando molte barriere fisiche tra pozzetto, salone e cucina e ridurre anche delle differenze di quota lungo il ponte principale.
L’inserimento di vetrature laterali particolarmente sviluppate, completano il compito di dare una sensazione di maggiore spazio e di continuità visiva tra interno ed esterno.
Secondo i dati diffusi dal cantiere, la superficie complessiva fruibile raggiunge circa 170 metri quadri, valore significativo per un flybridge di venti metri e mezzo.
Sul main deck si notano diverse novità progettuali, a cominciare dalla cucina con isola che, dalla classica posizione a poppa o sul ponte inferiore, si colloca al centro del salone fra il living poppiero e la postazione di comando a prua.
Una scelta che offre diversi vantaggi in termini di distribuzione dei pesi, oltre a liberare la zona poppiera e a trasformare il momento della preparazione dei pasti in un'occasione di convivialità.



Certo, nel caso in cui ci sia un equipaggio professionale, si riduce un po’ la privacy, mentre l’utilizzo della cucina in navigazioni più impegnative può risultare un po' più difficoltoso. Si tratta quindi di una soluzione molto orientata all'armatore come utilizzatore diretto, piuttosto che al classico yacht con servizio di bordo strutturato.
Per quanto riguarda gli spazi esterni, il pozzetto è probabilmente l'area più riuscita. Prestige ha sviluppato un sistema a due livelli: terrazza pranzo protetta e piattaforma prendisole inferiore molto vicina al mare.

Questa configurazione riduce la sensazione di separazione tra yacht e ambiente circostante e favorisce l'uso dell'imbarcazione all'ancora, che oggi rappresenta la condizione operativa prevalente per molte unità di questa categoria.
Molto interessante il flybridge che si sviluppa su circa 26 metri quadrati. Non è un record assoluto nella categoria, ma la configurazione modulare consente differenti allestimenti, che interessano più l'area di poppa.

Qui, infatti, si può avere una zona più salottiera, con due divani disposti a L e il coffe table, oppure si può dedicare l'area al solarium con due chaiselongue affiancate oppure con un esteso prendisole. In ulteriore alternativa, si può lasciare la zona vuota, sempre pronta per essere allestita a piacimento con arredi amovibili.




Dal punto di vista tecnico è interessante anche osservare come il progettista abbia evitato un flybridge eccessivamente pesante e sovradimensionato, con il vantaggio di mantenere basso il baricentro limitando il momento raddrizzante negativo.
Nel ponte inferiore è organizzata tutta la zona notte. La cabina armatoriale è a prua, ma rimane comunque più grande rispetto alla Vip, che prende tutta la larghezza a poppa del layout abitativo e che per questo di certo piccola non è.


In zona centrale ci sono le altre due cabine ospiti con letti separati e, in opzione, quella del marinaio a poppa accanto alla sala macchine.

Prestige continua a credere nella piattaforma Volvo Ips, rinunciando alle tradizionali linee d'asse. Le motorizzazioni disponibili sono due: una coppia di Volvo Penta D13 da 900 cv Ips1200 oppure due Volvo Penta D13 da 1.000 cv Ips1350.
Per un'unità di 20 metri destinata principalmente alla crociera familiare, la soluzione Ips offre alcuni vantaggi concreti: migliore sfruttamento del volume interno, minore ingombro nella sala macchine, joystick docking, integrazione con sistemi automatici di mantenimento posizione, consumi generalmente inferiori rispetto a equivalenti installazioni con assi tradizionali. Insomma, cose da non poco.
Per quanto riguarda le prestazioni, il cantiere dichiara una velocità di crociera di 22 nodi e una massima intorno ai 29-30 nodi.

Con 3.400 litri di riserva di carburante il progetto appare orientato a crociere mediterranee di medio raggio piuttosto che a lunghe traversate, che generalmente non sono nelle ambizioni della maggior parte dei diportisti contemporanei.
In sintesi, il Prestige F6.7 si pone come un'imbarcazione flybridge per le crociere e le navigazioni relativamente rapide, con una particolare predilezione per le lunghe soste in rada e una forte enfasi sulla qualità della vita a bordo.
Da un punto di vista strettamente nautico sarà particolarmente interessante verificare, quando saranno disponibili le prime prove indipendenti, il comportamento della carena con mare di prua e al traverso, aspetti che spesso distinguono un ottimo progetto da un semplice esercizio di design.

| Lunghezza f.t. | 20,45 m |
| Larghezza | 5,20 m |
| Immersione | 1,65 m |
| Serbatoio carburante | 3.400 l |
| Serbatoio acqua | 710 l |
| Motori standard | 2x900 cv Volvo Penta D13 Ips1200 |
| Motori optional | 2x1.000 cv Volvo Penta D13 Ips1350 |
| Persone imbarcabili | 12 |
| Cabine | 4 |
| Cabina marinaio opzionale | 1 |
| Omologazione Ce | Cat . B |
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