Il Cantiere Mimì ha realizzato un importante investimento in ricerca e sviluppo attraverso la collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, portata avanti assieme al progettista Valerio Rivellini.

L’obiettivo di questa collaborazione è quello di studiare l’impiego di fibre naturali, come lino, canapa e basalto insieme a resine 100% bioderivate,  per la realizzazione di alcuni componenti degli allestimenti interni ed esterni delle imbarcazioni.

Fibre naturali e resine bioderivate per il Libeccio 9,50

Il progetto ha trovato una sua prima concreta applicazione nel Libeccio 9.50 Cabin versione green, presentato all’ultimo salone nautico di Genova.

Gli interventi più significativi hanno riguardato la realizzazione di pannelli e componenti di allestimento, per i quali sono state utilizzate fibre di lino e canapa, e di alcuni elementi di rinforzo, con l’impiego di fibre di basalto.

Inoltre, è stato sperimentato l’utilizzo di resine al 100% bioderivate, desinate a sostituire le tradizionali resine di origine petrolchimica.

Un progetto di particolare importanza, quello avviato dal Cantere Mimì. Nel settore nautico, infatti, l’uso di materiali alternativi offre vantaggi costruttivi e ambientali.

Le fibre vegetali possono ridurre il peso e derivano da materie prime rinnovabili, ma le loro prestazioni dipendono dalla qualità della fibra, dal sistema di impregnazione e dalla matrice impiegata.

Anche le resine biologiche devono essere valutate in base alle prestazioni finali e all’intero ciclo di vita del manufatto: l’origine rinnovabile, infatti, non garantisce automaticamente la biodegradabilità o la riciclabilità del composito.

Per questo, il valore del progetto andrà misurato non soltanto sulla base della natura dei materiali impiegati, ma anche dei risultati ottenuti in termini di resistenza, durata e possibilità di applicazione industriale.



Mimì Libeccio 13.50 Wa.

Mimì Libeccio 13,50 WA, un diverso modo di vivere la coperta

Per il cantiere partenopeo, il salone di Genova è stato anche il palcoscenico per presentare la nuova versione del Libeccio 13,50, realizzata nella nuova configurazione Walkaround.

Un progetto che si inserisce nel lavoro di aggiornamento della gamma condotto con Valerio Rivellini, che negli ultimi anni ha interessato sia gli allestimenti sia l’organizzazione degli spazi.

Mimì Libeccio 13.50 Wa.

Il Walkaround risponde a una logica precisa: rendere più agevole il passaggio tra le diverse zone della coperta e favorire una fruizione continua degli spazi esterni.

La circolazione lungo i lati della tuga, la connessione fra pozzetto e aree prendisole e l’accessibilità delle zone di prua e di poppa sono aspetti che assumono particolare importanza su un’imbarcazione destinata sia alle uscite giornaliere sia alle crociere di media durata.

Spazi più fruibili, per questo yacht che si colloca nella categoria Ce B, e un buon livello di prestazioni grazie alle motorizzazioni previste, con due propulsori entrobordo Yanmar da 370 o 440 cv capaci di collocare le velocità massime fra i 25 e i 30 nodi.

Cabina prodiera Mimì Libeccio 13.50 Wa.


Nell'ambito del diporto siamo (stra) abituati a sentire parlare di personalizzazione secondo i desideri dell'armatore, ma qui solitamente ci si limita alle questioni purametne estetiche.

Diverso è quando la barca deve essere personalizzata per un ruolo ben preciso da svolgere nell'ambito delle competizioni sportive, dove anche pochi centesimi di secondo possono stravolgere il destino di un atleta o, come in questo caso, di un team. 

Ferrari Hypersail

Azimut Yachts entra infatti nel progetto Ferrari Hypersail in qualità di Technical Partner e Official Yachting Partner, mettendo a disposizione una versione profondamente modificata dell'Azimut Fly 72, perché il compito di questa barca di 22.69 metri, sarà di trainare in velocità il "mostro coi foil" nei primi test per farlo alzare fuori dall'acqua.

La collaborazione riguarda anche la realizzazione della base operativa del progetto negli spazi Azimut a Livorno, dove saranno svolte alcune delle attività legate allo sviluppo e alla sperimentazione del prototipo destinato alla vela oceanica.

Meno peso e il doppio dei cavalli, ecco come l'Azimut Fly 72 farà volare Ferrari Hypersail

Come abbiamo visto, il contributo del cantiere si concentra in particolare sulla tow boat, l’imbarcazione incaricata di trainare il prototipo di Hypersail durante le prime prove di volo sui foil, quando l’unità Ferrari sarà ancora priva di albero e vele.

Per questa funzione, l’Ufficio Tecnico e il dipartimento Ricerca e Sviluppo di Azimut hanno sviluppato una configurazione specifica dell’Azimut Fly 72, intervenendo soprattutto sul rapporto peso-potenza e sulla struttura necessaria a sopportare le sollecitazioni del traino.

L’obiettivo dichiarato è di raggiungere una velocità di circa 30 nodi - non poco per uno yacht di quasi 23 metri - necessaria per sostenere le prime prove di decollo e volo del prototipo. Un obiettivo per il quale il cantiere ha lavorato sulla riduzione di peso dell’imbarcazione, circa sei tonnellate in meno utilizzando soprattutto fibra di carbonio.

Faly 72 Hypersail

Parallelamente, la motorizzazione è ora a una potenza complessiva di 4.000 cavalli, il doppio rispetto alla configurazione del modello di serie, attraverso un’installazione sviluppata appositamente per il progetto Ferrari Hypersail.

Interventi strutturali per lo sforzo del traino, ma anche per spazi interni più flessibili

La progettazione ha coinvolto le competenze del cantiere nei settori della progettazione navale, dell’ingegneria strutturale, degli impianti e dell’allestimento.

L’incremento della potenza ha infatti comportato interventi specifici sull’architettura strutturale e sull'impiantistica dello yacht, ma anche per realizzare il tow post, ovvero il punto di attacco del sistema di traino, che è dimensionato per sostenere le sollecitazioni statiche e dinamiche generate durante le operazioni.

Anche gli spazi di bordo sono stati riconfigurati per rispondere alle esigenze operative del team guidato da Enrico Voltolini.

Sarà possibile anche l'imbarco degli atleti e degli ospiti

Nelle fasi successive del programma, l'Azimut Fly 72 potrà essere impiegato anche per il trasporto dell’equipaggio e per ospiti del progetto. Il suo ruolo, quindi, non si limiterà alle prime prove del prototipo, ma potrà estendersi alle successive campagne di test e agli appuntamenti pubblici legati a Ferrari Hypersail.

“Siamo l’unico brand del settore con un dipartimento R&D indipendente e completamente dedicato a sviluppare soluzioni che ancora non esistono sul mercato”, ha dichiarato Andrea Antichi, General Manager di Azimut Yachts. “Una scelta guidata da un'insaziabile fame di progresso, la stessa che ci ha unito al progetto visionario di Ferrari Hypersail. Siamo orgogliosi di prendere parte a un’impresa che muove dalla sfida per generare nuove conoscenze e stimoli per il mondo della nautica”.

Dal lato Ferrari, la collaborazione viene inquadrata soprattutto nella prospettiva dello sviluppo tecnico e delle prove in mare. “Il progetto Ferrari Hypersail – ha detto Lorenzo Giorgetti, Chief Racing Revenue Officer di Ferrari è nato dalla volontà di realizzare qualcosa di mai visto prima, portando il DNA racing Ferrari nel mondo della vela oceanica”.





Il traguardo dei cento esemplari prodotti diventa per Capoforte l’occasione per rileggere uno dei modelli più compatti della gamma. È la Capoforte SX200 San Marco, special edition della piccola walkaround del marchio del Gruppo Aschenez, che è stata presentata al Salone Nautico Internazionale di Genova 2026.

Più che una nuova versione del modello, la San Marco rappresenta un esercizio sul rapporto tra barca e linguaggio estetico. Il riferimento scelto è Venezia, città nella quale l’acqua non costituisce semplicemente lo spazio nel quale navigare, ma è parte integrante dell'architettura e dell'identità urbana e, non per ultimo, rappresenta una nota dominante nella vita delle persone.

Capoforte SX200 San Marco.

Un tema evidentemente congeniale a un’imbarcazione di queste dimensioni, dove pochi elementi e una superficie relativamente contenuta devono costruire un'immagine riconoscibile.

Capoforte SX200 San Marco, creata per essere riconoscibile a colpo d'occhio

Il progetto nasce da una richiesta di Rosario Alcaro, CEO del Gruppo Aschenez, che ha voluto associare la produzione del centesimo SX200 a un allestimento particolare. A reinterpretare il modello è stato il designer Roberto Delfanti, intervenuto soprattutto attraverso materiali, colori e finiture.

La trasformazione più evidente riguarda lo scafo. Il rosso rubino scelto per le fiancate introduce una tonalità profonda, lontana dalle più consuete livree nautiche, mentre l’opera viva nera crea un contrasto netto nella parte immersa dello scafo.

profilo barca.

A completare il quadro sono le parti metalliche con finitura in bronzo, soluzione che sostituisce il tradizionale effetto dell’acciaio lucido con una superficie più calda e meno riflettente.

Il risultato non punta quindi soltanto sulla riconoscibilità cromatica. La combinazione fra rosso, nero e bronzo modifica la percezione delle proporzioni della SX200 e ne sottolinea il carattere compatto.

In questo senso, la scelta di ispirarsi a Venezia non viene tradotta attraverso elementi decorativi espliciti, ma attraverso una tavolozza di materiali e superfici che richiama, in maniera contemporanea, alcuni dei codici visivi della città lagunare.

Allestimenti di alto livello a bordo per il Capoforte SX200 San Marco

La stessa impostazione prosegue a bordo. La cuscineria combina schienali in skai e tessuti di fascia superiore, alternando superfici lisce e zone con spessori irregolari. È una soluzione che interessa non soltanto l'aspetto estetico, ma anche il modo nel quale vengono percepite le diverse aree della coperta.

La consolle, invece, utilizza Hi-Macs, stesso gruppo del Corian con 75% di minerale naturale e 25% di resina acrilica,  con finitura a effetto marmo nero.

Al di là dell'allestimento, la Capoforte SX200 San Marco conserva l'impostazione del modello di serie. La distribuzione degli spazi è uno degli aspetti caratterizzanti del progetto: le aree di prua e di poppa possono essere utilizzate alternativamente come prendisole o come zone living.

La timoneria decentrata sul lato dritto, lascia libero un passaggio  fra le due estremità della barca e permette di collocare a murata il mobile grill.

Lo stivaggio è stato considerato in rapporto alle dimensioni dello scafo, con vani distribuiti nelle diverse aree della coperta.

Capoforte SX200 San Marco.

Il motore del Capoforte SX200 San Marco

La propulsione della piccola walkaround di 6 metri della gamma Caporte è affidata a un motore fuoribordo con potenza massima di 150 cavalli.

Con questo equipaggiamento, secondo i dati diramati dal cantiere, la Capoforte SX200 San Marco può superare i 30 nodi, mentre intorno ai 20 nodi si colloca la velocità di crociera.

Capoforte SX200 San Marco.

Scheda tecnica

Lunghezza f.t.6,10 m
Larghezza2,40 m
Dislocamento1.070 kg
Portata massima1.080 kg
Persone imbarcabili8
Serbatoio carburante200 l
Serbatoio acqua45 l
Potenza massima motore1x150 cv FB


Il nuovo Beneteau Flyer 30 è una barca open di 9 metri destinata al diporto giornaliero, ma progettato con spazi a bordo assimilabili a quelli di un cruiser, proprio con l'idea di estenderne l'uso crocieristico lungo costa.

Non a caso è dotato anche di un hardtop, ma questa volta tutto aperto ai lati con un effetto sospeso ma sostenuto da una struttura centrale che lascia visivamente libero il perimetro della barca, a differenza di quello del Flyer di 10 metri al vertice della gamma.

Il Beneteau Flyer 30 dal punto di vista tecnico

Prima di analizzare più nel dettaglio i layout di bordo, va detto che un'altra novità interessante è sotto la linea di galleggiamento. Il Beneteau Flyer 30 adotta infatti la carena brevettata a doppio step SVVT, acronimo di Stepped Vee Ventilated Tunnel.

È una soluzione che interviene sul comportamento dello scafo in planata attraverso una combinazione di redan e tunnel ventilati, con l'obiettivo di ridurre la resistenza e aumentare la portanza. Secondo il cantiere, gli effetti sono notevoli sia sul piano delle velocità sia su quello della manovrabilità.

Un dato significativo è certamente il deadrise di poppa di 20 gradi, valore che colloca il Flyer 30 nell’ambito delle carene a V profonda, capace di sostenere condizioni di mare formato. Per dare un termine di paragone, i valori medi di deadrise a poppa su barche di queste dimensioni oscillano fra i 16 e i 18 gradi.

Concludiamo il capitolo tecnico con l'apparato propulsivo, che è affidato a due fuoribordo con una potenza massima complessiva di 600 cv.

La configurazione bimotore non è soltanto una scelta prestazionale: su una barca destinata alla navigazione costiera offre un maggior margine di sicurezza, potendo contare su due motori, e più efficacia nelle manovre in porto.

Altra novità, è la capacità del serbatoio carburante, quasi 800 litri, segno della volontà di ampliare il raggio di navigazione.

Una riprogettazione degli spazi a bordo del Beneteau Flyer 30

L'altra chiave di lettura del progetto è la disposizione degli spazi a bordo. Beneteau abbandona in parte la tradizionale separazione fra zona di comando e aree conviviali, per costruire una coperta su un unico livello e con sviluppo asimmetrico, vale a dire con la consolle di comando un po' più spostata a dritta per favorire la circolazione longitudinale e permettere di collegare con maggiore continuità prua, consolle e pozzetto.

Layout di coperta del Beneteau Flyer 30.

A prua trova posto un grande divano a U, mentre a poppa la configurazione delle sedute è modulabile e può trasformare il pozzetto in una zona pranzo o in un'area prendisole. Al centro della barca è invece collocato un wet bar, elemento che diventa una sorta di cerniera fra le diverse funzioni della coperta.

Postazione di comando veramente importante

Particolare anche l’organizzazione della plancia di comando e impostata per poter installare ben due chartplotter ultrawide di Garmin, pur senza rinunciare alla tradizionale pulsantiera, che si estende sulla parte bassa della plancia.

Plancia di comando del Beneteau Flyer 30.

Il completamento con tre posti di pilotaggio evidenzia un'interpretazione della postazione di comando non soltanto come spazio destinato al comandante, ma anche come parte integrante della vita sociale della barca.

Postazione di comando del Beneteau Flyer 30.

Il parabrezza avvolgente e a tutta altezza, poi, modifica anche il rapporto fra cockpit e ambiente esterno: rispetto al classico day boat aperto, infatti, offre una protezione decisamente maggiore dal vento e dagli spruzzi quando la velocità aumenta.

Allo stesso obiettivo contribuisce il bordo libero piuttosto elevato. Fra l'altro, l'aumento della distanza fra il piano di calpestio e la superficie dell'acqua migliora la protezione degli ospiti e rende quindi più fruibile la permanenza a bordo anche quando le condizioni del mare non sono quelle ideali per un'uscita puramente balneare, cosa ancor più apprezzabile su una barca che non ha cabine.

Parabrezza.

Pozzetto con allestimenti da cruiser per il Beneteau Flyer 30

Permanenza a bordo che l'intero pozzetto sa rendere veramente confortevole per una barca di nove metri.

A poppa, infatti, si ha un living formato da due divani contrapposti col il tavolo al centro e dal mobile bar a dritta, che insieme circoscrivono un salotto molto ben raccolto.

Stessa cosa a prua, dove il perimetro è interamente coronato da divani, in parte sfruttabili anche come chaise longue. Da notare anche la buona larghezza del passavanti di sinistra che, insieme all'altezza del bordo libero, rende veramente agevole il transito fra un polo e l'altro della barca.

Passavanti di sinistra.

Pur non avendo un vero e proprio layout sottocoperta sfruttabile per poter soggiornare, il Beneteau Flyer 30 offre comunque un grande vano sotto la consolle di pilotaggio, che appare ben rifinito ed è allestito a toilette, con wc e lavabo. In più c'è una sorta di cuccetta al vertice prodiero che, più che per il riposo, è utile come appoggio quando ci si cambia.

Conclusioni

Insomma, il nuovo Beneteau Flyer 30 esordisce con un rinnovato equilibrio rispetto alla tradizionale interpretazione del day boat.

Beneteau Flyer 30.

L'ampia dotazione di carburante, la carena a doppio step, la configurazione bimotore e la protezione offerta dal parabrezza indicano un'imbarcazione concepita per allungare il concetto di escursione giornaliera verso una più comoda crociera costiera, perché no, magari anche su più giorni se si effettua a tappe di porto in porto con pernottamenti a terra.



Beneteau Flyer 30.

Scheda tecnica

Lunghezza fuori tutto9,22 m
Larghezza3,10 m
Immersione0,66/1,09 m (in base alla posizione dei motori)
Dislocamento9.730 kg con i motori
Motorizzazione max2 x 600 cv FB
Serbatoio carburante795 litri
Serbatoio acqua140 l
Omologazione CeCat. C
Beneteau Flyer 30.


Più che inseguire una nuova identità formale, la nuova versione 2027 del Ferretti 720 punta a rendere più razionale e contemporanea una formula ormai collaudata. Una scelta che nel segmento dei flybridge di 22 metri appare significativa.

Il nuovo progetto di questo yacht di 22,50 metri nasce dalla collaborazione fra il Comitato Strategico di Prodotto e il Dipartimento Engineering di Ferretti Group, con Filippo Salvetti per le linee esterne e IdeaeItalia per gli interni. È inoltre il primo modello della gamma flybridge costruito nel nuovo stabilimento Ferretti Group di Ravenna.

Ferretti 720.

Come il Ferretti 720 cambia nel design esterno

La trasformazione più evidente riguarda il profilo. Le linee del Ferretti 720 sono infatti state ridisegnate intervenendo sulla falchetta e soprattutto sulle superfici vetrate.

Il risultato è una barca visivamente più aperta, nella quale il rapporto fra ambiente interno e paesaggio esterno diventa uno degli elementi centrali del progetto. In questa direzione è andata la scelta di aumentare la  dimensione delle vetrate che, oltre al salone, interessa anche la cabina armatoriale.

Non si tratta soltanto di una scelta estetica: su una barca destinata alla crociera, la quantità e la qualità della luce naturale modificano concretamente la percezione degli ambienti.

Ferretti 720.

Il Ferretti 720 all'interno

La percezione di ambienti interni di grande respiro regalata dalle grandi vetrate si evidenzia tanto sul ponte principale quanto su quello sottocoperta.

Il ponte principale

Il main deck è concepito come un ambiente con diverse aree che si distinguono nettamente per le funzioni a cui sono destinate pur senza separarsi l'una dall'altra.

Vista panoramica sul salone del Ferretti 720.

L'area living e la sala da pranzo, infatti, sono circoscritte in ambienti ben distinti, di cui il primo a poppa e l'altro al centro dello spazio, ma rimangono ugualmente in connessione fra loro formando un raffinato salone senza interruzione visiva né fra gli ambienti stessi né verso l'esterno, verso cui si può godere di un'immensa vista mare.

Cucina prodiera e timoneria possono essere invece separate mediante una porta scorrevole in vetro. È una soluzione apparentemente semplice, ma importante nella gestione della vita a bordo: consente di mantenere una continuità visiva e luminosa senza rinunciare alla possibilità di isolare parzialmente la cucina e la zona operativa.

Cucina del Ferretti 720.

Una scelta particolarmente sensata quando la barca viene utilizzata da più persone per periodi di crociera non brevi.

Plancia di comando del Ferretti 720.

Anche la plancia di comando segue questa impostazione. Il parabrezza privo di montante centrale amplia la visuale verso prua, mentre la configurazione può arrivare fino a quattro display da 16 pollici. Le nuove poltrone di comando sono firmate Poltrona Frau.

Il ponte inferiore

L'area sottocoperta conferma una delle caratteristiche più importanti del progetto: la possibilità di ospitare quattro cabine, oltre agli ambienti destinati all'equipaggio.

Cabina Armatoriale del Ferretti 720.
Suite armatoriale.

La zona notte prevede la suite armatoriale a poppa e la cabina Vip al vertice di prua. Nel mezzo, le due cabine gemelle per gli ospiti ed entrambe condividono lo stesso bagno, che offre l'accesso diretto alla cabina di dritta e quello verso il corridoio per la cabina di sinistra.

Nella prima unità costruita, la cabina armatoriale dispone anche di una scrivania, di un divano e di una cabina armadio collocata dietro la parete della testata del letto. La presenza di una porta scorrevole consente di separare ulteriormente quest'area.

Cabina Vip del Ferretti 720.
Cabina Vip.

Significativo anche l'incremento degli spazi di stivaggio, un aspetto meno appariscente del design, ma decisivo nell'utilizzo reale di una barca da crociera. Su uno yacht di 22,50 metri destinato a soggiorni prolungati, la capacità di sistemare bagagli, attrezzature e dotazioni senza invadere gli spazi abitabili è parte integrante del comfort.

La zona equipaggio è invece accessibile direttamente dal pozzetto e comprende due posti letto, bagno privato, area laundry e collegamento diretto con la sala macchine. Una soluzione che separa maggiormente i percorsi dell'equipaggio da quelli degli ospiti.

Ferretti 720.

Il Ferretti 720 negli spazi esterni

Il flybridge rimane il vero grande spazio all'aperto del Ferretti 720. La superficie complessiva raggiunge, circa 41 metri quadrati e la nuova distribuzione introduce una zona dining più strutturata, insieme a nuovi volumi destinati allo stivaggio.

Flybridge del Ferretti 720.

Ciò non disincentiva certo a frequentare anche gli ambienti esterni disponibili sul ponte principale, dove si sviluppa un pozzetto strutturato con una dinette lungo tutto lo specchio di poppa e tanto spazio calpestabile intorno, più un altro living con prendisole e dinette a prua.

Due opzioni per la scelta dei motori

Sul piano della propulsione, la configurazione standard del nuovo Ferretti 720 in versione 2027 prevede una coppia di Man V8 da 1.200 cv, per una velocità massima dichiarata di 28 nodi e una velocità di crociera di 24 nodi.

In alternativa sono disponibili due Man V12 da 1.400 cv, con 32 nodi di velocità massima e 28 nodi di crociera.

Ferretti 720.

Come optional è possibile installare uno stabilizzatore giroscopico Seakeeper NG10 e il sistema anticollisione con il fondale Watchit.

I numeri raccontano quindi un'imbarcazione che, pur avendo come obiettivo principale la crociera confortevole, non rinuncia a una componente prestazionale importante.

Con un dislocamento a pieno carico indicato in 57 tonnellate e una capacità di carburante di 4.600 litri, il Ferretti 720 appartiene infatti a quella categoria di yacht nei quali prestazioni e autonomia devono trovare un compromesso con volumi, comfort e abitabilità.



Ferretti 720.

Scheda Tecnica

Lunghezza f.t.22,50 m
Larghezza5,60 m
Immersione1,80 m
Dislocamento a vuoto48.000 kg
Dislocamento a pieno carico57.000 kg
Serbatoio carburante4.600 l
Serbatoio acqua1.000 k
Persone imbarcabili18
Motori standard2x1200 cv entrobordo Man
Motori optional2x1400 cv entrobordo Man
Ferretti 720.


La barca flybridge rientra in uno dei segmenti che più hanno contribuito a definire la storia della nautica da diporto. Nato come soluzione funzionale per ottenere una seconda stazione di comando e uno spazio all'aperto sopraelevato, nel tempo si è trasformato in qualcosa di molto diverso: un vero e proprio ambiente abitabile, capace di integrare il ponte principale. È all'interno di questa evoluzione che si colloca il nuovo Azimut Fly 70, di 21,47 metri, presentato in anteprima mondiale al Cannes Yachting Festival 2026.

Azimut Fly 70.

Il progetto porta le firme di Alberto Mancini, autore delle linee esterne, e di Fabio Fantolino, responsabile degli interni. Due approcci in ambiti progettuali diversi che convergono nella ricerca di un'imbarcazione dalle proporzioni contenute e sportive all'esterno e da un'impostazione più da attico affacciato sul mare negli ambienti interni.

Come l'Azimut Fly 70 esalta la vita all'aperto

Uno degli elementi più interessanti del Fly 70 è la progettazione degli spazi esterni, in particolare quella del pozzetto, che non solo è stato allungato per assumere il carattere di una vera terrazza sul mare, ma è anche trasformabile in due configurazioni.

Terrace cockpit.

La prima, denoninata Terrace Cockpit, offre un ambiente raccolto attorno al suo tavolo da pranzo ma sempre proiettato all'esterno, grazie alla balaustra di protezione a poppa che è tutta trasparente.

La versione Beach Cockpit, elimina invece totalmente la barriera verso il mare, facendo sì che il pozzetto non sia più soltanto una zona living in un'area circoscritta, ma diventi una spiaggia aperta verso il mare. Questa variante elimina quindi la barriera poppiera e permette di ribaltare il pannello dello specchio di poppa (quello che tradizionalmente copre il garage del tender) per liberare un elegantissimo prendisole in stile spa sospeso sulla plancetta poppiera.

Beach Cockpit.
Beach Cockpit.

Il tender, dal canto suo, può essere sistemato sulla spiaggetta, ma questo non sacrifica l'imbarco dei water toys (un'esigenza molto concreta a bordo di uno yacht destinato all'utilizzo familiare), perché c'è un'ampia disponibilità di volumi di stivaggio integrati nel pagliolo per giochi d'acqua, attrezzature sportive e accessori.

Un flying bridge di grande estensione

La superficie sul ponte superiore è organizzata in tre zone: il prendisole di prua, collocato in prossimità della postazione di comando, una dinette centrale con pianta a C e un grandissimo mobile bar a L e infine una zona poppiera lasciata sostanzialmente libera, dove possono essere collocati arredi indipendenti.

Flying Bridge dell'Azimut Fly 70.

Il risultato è uno spazio meno vincolato rispetto al tradizionale flybridge, nel quale la funzione di comando non domina necessariamente quella conviviale.

In controtendenza è anche l'hard top, che tradizionalmente poggia su montanti proiettati verso prua a favorire un'immagine più dinamica; qui invece li presenta in posizione nettamente verticale e posizionati completamente a poppa, lasciando così tutta l'estensione del tettuccio completamente sospesa sul living. In questo modo, aprendo la sezione scorrevole in tessuto, l'hard top ha un effetto a scomparsa.

Azimut Fy 70.

Materiali naturali, luce e uno stile senza tempo per gli interni dell'Azimut Fly 70

La gande vivibilità degli spazi esterni trova una sua prosecuzione anche nel living sul ponte principale, che è una zona, sì, chiusa, ma talmente proiettata verso l'esterno attraverso le enormi vetrate e la possibilità di aprire totalmente l'accesso di poppa, da poterlo considerare uno spazio ibrido fra interno ed esterno.

Salone dell'Azimut Fly 70.

Il living è organizzato intorno a due divani contrapposti rivolti verso l'esterno. La scelta dei materiali punta su una combinazione di superfici e texture differenti: pelle scamosciata marrone, moquette dal disegno organico, marmo Green River per il tavolino e Taj Mahal per il tavolo da pranzo.

Salone con vista su zona pranzo.

La cucina riprende il concetto del Fly 68 dal punto di vista strutturale, perché è proposta in due versioni La prima è parzialmente schermata da un elemento a lamelle in legno e bronzo spazzolato. Non si tratta quindi di una separazione netta, ma di un filtro visivo che permette di mantenere il rapporto tra cucina e zona giorno lasciando comunque una maggiore discrezione all'area di servizio. La seconda versione prevede una chiusura totale della cucina in un ambiente tutto suo.

Cabina armatoriale dell'Azimut Fly 70.

Sul ponte inferiore trovano posto quattro cabine. La suite armatoriale è collocata a centro barca, nella posizione generalmente più favorevole per estensione e isolamento dai movimenti dello scafo. L'ambiente è caratterizzato da una geometria fatta di linee diagonali e dall'impiego del marmo Bronze Amani.

A proravia si trovano le due cabine ospiti, mentre la Vip è nella sua immancabile posizione al vertice di prua.

Tanta tecnologia costruttiva a favore anche dell'ambiente

Dal punto di vista costruttivo il Fly 70 utilizza in maniera estesa la fibra di carbonio, secondo la tecnologia denominata Carbon Tech Generation. L'obiettivo è contenere i pesi nelle parti alte della struttura e ottenere un rapporto favorevole tra massa, prestazioni e consumi.

Motori Volvo Penta D13 Ips

Tutto ciò va naturalmente a favore anche della propulsione, che qui è affidata a una coppia di Volvo Penta D13 da 1.000 cv Ips1350, in grado di generare spinta fino a una velocità massima dichiarata dal cantiere di circa 31 nodi.

Numeri che collocano l'Azimut Fly 70 nell'area degli yacht capaci di coniugare prestazioni relativamente elevate con un'impostazione prevalentemente orientata alla crociera.

Più interessante, sul piano tecnologico, è forse l'intervento dedicato alla qualità dell'aria e al rumore. Il Fly 70 introduce infatti per la prima volta una soluzione sviluppata nell'ambito del programma Azimut Silent Technology – Pure.

Il sistema interviene sui gas di scarico attraverso la combinazione di un silenziatore, blocchi ceramici e un catalizzatore per gli ossidi di azoto. Secondo i dati forniti dal cantiere, la soluzione permette di ridurre del 95% le emissioni di particolato e di dimezzare la pressione sonora, con una diminuzione della rumorosità superiore a 5 dBA.



Azimut Fly 70.

Scheda Tecnica

Lunghezza f.t.21,47
Larghezza massima5,46 m
Immersione1,56 m
Dislocamento a pieno carico44.850 kg
Serbatoio carburante3.900 l
Serbatoio acqua1.000 l
Motori2x1.000 cv Volvo Penta Ips1350
Omologazione Ce Cat. A


È stato il palcoscenico di Cannes quello scelto da Jeanneau per presentare una novità assoluta: lo Jeanneau EX 34, il primo modello della nuova gamma EX.

È una barca che nelle intenzioni del cantiere francese vuole discostarsi completamente dalle linee Cap Camarat, DB yachts e Merry Fisher, per sposare una filosofia progettuale che esalti l’idea di uno spazio adattabile a differenti modalità di utilizzo, in uno stile che di questi tempi è ormai un "must": quello degli explorer nordici.

L'EX34 è disponibile in due configurazioni, Hardtop e Cabin, accomunate dalla stessa piattaforma e dalla medesima impostazione generale, ma differenti nella sovrastruttura, soprattutto in funzione del rapporto tra spazi aperti e protezione dagli agenti atmosferici.

Con 10,40 metri di lunghezza fuori tutto, lo Jeanneau EX34 si colloca in una fascia dimensionale nella quale la distinzione fra day cruiser e piccola imbarcazione da crociera diventa sempre meno netta.

La carena, caratterizzata da una V profonda, è stata progettata per lavorare con una doppia motorizzazione fuoribordo fino a 350 cv per motore.

Jeanneau EX 34 Hardop.

A bordo dello Jeanneau EX 34

Il layout del ponte di coperta rappresenta probabilmente l'aspetto più interessante del progetto. Jeanneau ha organizzato il ponte attorno a cinque aree funzionali: piattaforme di poppa, pozzetto, dinette centrale, posto di governo e area lounge prodiera. Non c'è quindi una netta separazione fra zona di comando e spazio abitativo.

Il tutto può essere poi rimodulato a seconda delle esigenze del momento. Spostando, slittando o rimuovendo i diversi elementi di arredo si possono infatti ottenere nello stesso ambiente sia una zona pranzo sia un living per il relax o, ancora, un'area prendisole.

In particolare, la dinette centrale, protetta dalla sovrastruttura e trasformabile in prendisole, accoglie sul lato di sinistra la cucina.

A prua trova posto un secondo ambiente conviviale, mentre sottocoperta sono ricavate due cabine e un bagno separato. La sistemazione prevede quattro posti letto.

Layout sottocoperta dello Jeanneau EX 34.

Differenza fra EX 34 Hardtop e EX 34 Cabin

È soprattutto nella gestione degli spazi esterni che le due versioni prendono strade differenti. Lo Jeanneau EX 34 Hardtop è la configurazione più aperta: il pozzetto può essere utilizzato come spazio conviviale o adattato alle diverse esigenze della giornata.

Jeanneau EX 34 Hardtop

La protezione dagli agenti atmosferici è affidata a una chiusura morbida che può essere rapidamente aperta o richiusa. La soluzione permette quindi di mantenere il carattere open della barca senza rinunciare completamente alla possibilità di ripararsi quando le condizioni cambiano.

La versione  Cabin interpreta invece lo stesso progetto in chiave più orientata alla crociera. La timoneria è racchiusa da una struttura rigida completamente vetrata, con una grande apertura scorrevole che consente di collegare l'ambiente interno al pozzetto.

Jeanneau EX 34 Cabin.

Riscaldamento e climatizzazione sono disponibili per rendere l'imbarcazione utilizzabile anche al di fuori della stagione estiva.

La filosofia progettuale

L'impostazione dell'EX34 evidenzia una tendenza ormai consolidata nel settore delle imbarcazioni comprese fra i dieci e gli undici metri: la ricerca non è più soltanto quella di ottenere il massimo numero possibile di posti o di metri quadrati, ma di costruire una barca capace di cambiare configurazione durante la giornata.

Jeanneau EX 34 Hardtop.

Una stessa superficie può diventare prendisole, dinette, zona pranzo o spazio di passaggio, mentre la protezione può essere modificata in funzione delle condizioni meteorologiche.

Anche la scelta dei fuoribordo va letta in questa prospettiva. Lo Jeanneau EX 34 non adotta una motorizzazione entrobordo o Ips, ma una coppia di fuoribordo con una potenza massima complessiva di 700 cv.

La soluzione, inoltre, libera una parte importante dello scafo e e rende più facili gli interventi di manutenzione. La potenza disponibile, unita alla carena profonda, indica un'impostazione nella quale le prestazioni sono una componente importante, identificata in una velocità massima dichiarata dal cantiere superiore ai 40 nodi.

Jeanneau EX 34 Cabin

Interessante anche la scelta di non derivare l'EX34 da un modello già esistente. Il progetto è attribuito a Jeanneau Design insieme a Centkowski & Denert Design e introduce una piattaforma destinata, almeno nelle intenzioni del cantiere, a svilupparsi ulteriormente.

Lo Jeanneau EX 34 rappresenta quindi un primo passo verso la creazione di una nuova gamma in cui non colpisce la novità di una singola soluzione particolarmente radicale, ma la combinazione di elementi diversi: carena deep-V, doppio fuoribordo, grande pozzetto, timoneria protetta e due cabine.

Cabina di prua dello Jeanneau EX 34.

Il risultato è una barca che cerca di collocarsi in una zona intermedia, abbastanza compatta da poter essere gestita come una dayboat, ma con un'organizzazione interna sufficiente per affrontare brevi crociere.



Scheda tecnica

Lunghezza Fuori tutto10,40 m
Lunghezza scafo9,95 m
Baglio massimo3,27 m
Carburante600 l
Acqua160 l
Potenza massima installabile2x350 cv
Persone imbarcabili8 (Cat. B) – 10 (Cat. C)
Cabine2
Posti letto4
Omologazione CeB – C


Crescere di dimensioni non significa necessariamente cambiare filosofia progettuale. Nel caso dell'Astor 68, il terzo modello dagli esordi nel 2024 del cantiere Bellini nella costruzione di yacht, il passaggio dalla produzione più compatta della gamma a uno yacht di 21,40 metri sembra essere interpretato come un esercizio di coerenza: portare su una scala maggiore quei concetti di essenzialità, continuità fra interno ed esterno e rapporto diretto con il mare che caratterizzano la famiglia Astor.

Perché se è vero che la moderna produzione di yacht è iniziata due anni fa, è anche vero che il nome Bellini rappresenta una famiglia e un marchio storico presente nel mondo della nautica da decenni.

Bellini Astor 68

Il risultato è un'imbarcazione che, numeri alla mano, entra nel territorio degli yacht importanti: 21,40 metri di lunghezza fuori tutto, 19,40 metri al galleggiamento e un baglio massimo di 5,99 metri. Il dislocamento dichiarato è di 37,5 tonnellate a vuoto e di 46,5 tonnellate a pieno carico, valori che aiutano a comprendere la dimensione reale del progetto.

Ma è osservando come questi volumi sono stati utilizzati che l'Astor 68 diventa più interessante.

Proporzioni importanti e si riduce la distanza fra acqua e pozzetto

Quasi sei metri di baglio non sono soltanto una cifra da scheda tecnica. Su un'imbarcazione di questo tipo significano possibilità concrete nella distribuzione degli ambienti, nella stabilità trasversale e nella costruzione di spazi esterni realmente utilizzabili.

Bellini ha scelto di sfruttare questa larghezza soprattutto nella zona poppiera, dove la relazione con l'acqua diventa uno degli elementi centrali del progetto.

La beach area supera i 37 metri quadrati e si trova a meno di un metro dalla superficie del mare. A questa si aggiungono le superfici laterali apribili, che ampliano ulteriormente la zona immediatamente a contatto con l'acqua.

Vista dall'alto del Bellini Astor 68.

È una soluzione che appartiene a una tendenza ormai consolidata nella progettazione degli yacht contemporanei, ma che assume qui un significato particolare.

La poppa non viene pensata semplicemente come una grande plancetta per facilitare il bagno, bensì come uno dei principali ambienti della barca.

Bellini Astor 68.

Un altro elemento che merita attenzione è l'impostazione walkaround. Su un 36 o su un 40 piedi questa configurazione è immediatamente comprensibile: consentire il passaggio laterale e mantenere la barca percorribile da prua a poppa. Su un 68 piedi, invece, il concetto assume una valenza diversa.

Qui il walkaround diventa soprattutto uno strumento per evitare che la sovrastruttura occupi visivamente e fisicamente l'intero ponte. Il percorso esterno contribuisce a mantenere separati i flussi di bordo, facilitando gli spostamenti fra le diverse aree e offrendo contemporaneamente una maggiore varietà di luoghi nei quali stare.

Bellini Astor 68.

Tre ponti sfruttabili che mantengono compatto il profilo esterno dell’Astor 68

L'architettura dell'Astor 68 si sviluppa su più livelli e cerca di evitare la tradizionale contrapposizione fra ponte principale, fly e sottocoperta.

La zona poppiera del ponte di coperta è quella maggiormente legata all'acqua. Salendo, il progetto sposta progressivamente la vita di bordo verso ambienti più protetti, fino alle aree sociali del ponte superiore e di prua.

Salone.

Questa stratificazione verticale ha anche un effetto importante sulla percezione delle dimensioni. Non tutto deve essere concentrato nello stesso spazio. Il proprietario può scegliere se stare vicino all'acqua, nel pozzetto, nel salone oppure in una zona più appartata. È una caratteristica particolarmente importante su uno yacht destinato a crociere di lungo raggio.

Salone visto da poppa.

Interni progettati per lunghe navigazioni

Il dato di 1.000 litri di acqua e 4.000 litri di carburante, insieme a una configurazione che prevede quattro cabine per gli ospiti e due per l'equipaggio, indica un'impostazione orientata a un utilizzo articolato dell'imbarcazione.

La luce è uno degli elementi architettonici che caratterizza gli interni. Le superfici vetrate e le aperture verso il pozzetto permettono di percepire il salone come una prosecuzione della zona esterna, anziché come un ambiente separato.

È un approccio che negli ultimi anni ha modificato profondamente il modo di progettare gli yacht. Il lusso non viene più necessariamente espresso attraverso la quantità di materiali preziosi o attraverso ambienti sovradimensionati, ma attraverso la possibilità di scegliere come utilizzare lo spazio.

Cabina armatoriale

La cabina armatoriale, in questo contesto, diventa uno degli ambienti più importanti. La disponibilità di tutta la larghezza dello scafo permette di ottenere un ambiente trasversale, mentre la presenza di altre tre cabine dedicate agli ospiti offre una configurazione adatta a una crociera con più persone a bordo.

Insieme ai due alloggi per l'equipaggio, la configurazione standard del ponte inferiore dell'Astor 68 prevede complessivamente sei cabine con quattro bagni dedicati.

Cabina doppia.

I motori del Bellini Astor 68

Sul piano propulsivo Bellini ha optato per una soluzione ormai consolidata nel mondo dei grandi motor yacht: due Volvo Penta D13 da 900 cv Ips1200, con la possibilità di installare la versione da 1.000 cv Ips1350.

Con quasi 47 tonnellate di dislocamento a pieno carico, l'Astor 68 non è una barca in cui la potenza può essere considerata soltanto in funzione della velocità massima.

Bellini Astor 68.

La propulsione deve lavorare insieme alla geometria dello scafo, alla distribuzione dei pesi e ai sistemi di controllo per produrre un comportamento equilibrato.

Tre sono i punti su cui poggia, dal punto di vista tecnico, il progetto del Bellini Astor 68. Il primo è la ricerca della stabilità. Il baglio di 5,99 metri fornisce una base trasversale importante e contribuisce alla stabilità di forma, mentre il dislocamento relativamente elevato rispetto alla lunghezza suggerisce un'impostazione nella quale comfort e comportamento in mare hanno un ruolo rilevante.

Bellini Astor 68.

Il secondo riguarda la gestione della barca. La scelta dei Volvo Ips indica una particolare attenzione alla precisione delle manovre e all'integrazione fra propulsione, governo e sistemi elettronici.

Il terzo è il comfort alle velocità di crociera per riuscire a mantenere un buon equilibrio fra accelerazione, rumore, vibrazioni e consumo.

È proprio su questi parametri che oggi si misura la qualità di un grande yacht. La velocità massima, da sola, dice relativamente poco.

Le altre novità di Bellini Yachts

L'Astor 68 arriva in un momento nel quale Bellini Yacht sta ampliando rapidamente la propria gamma. Al salone di Cannes, infatti, il cantiere prevede inoltre la presentazione contemporanea di tre anteprime mondiali: Astor 38 OTB, Astor 38 Pista e Astor 68.

Bellini Astor 38 OTB


Il passaggio ai 68 piedi è quindi più significativo di quanto possa sembrare. Non si tratta semplicemente di aggiungere un modello alla gamma, ma di dimostrare che una determinata filosofia progettuale può essere trasferita su dimensioni nelle quali diventano decisivi aspetti molto più complessi: pesi, stabilità, impianti, autonomia, equipaggio, distribuzione dei volumi e gestione della barca.

Anche il nome Astor ha una storia particolare per Bellini. Il cantiere ricorda infatti che il primo Astor risale agli anni Sessanta: era lungo 6,65 metri, largo 2,17 e montava un Chris-Craft V8 da 185 HP.

Bellini Astor 38 OTB

Il nome, derivato dal latino, significa "falco" ed è stato ripreso per identificare la moderna famiglia di yacht.

Dal piccolo Astor degli anni Sessanta al nuovo 68 piedi sono trascorsi oltre sessant'anni e la differenza, naturalmente, non potrebbe essere più evidente. Ma il filo conduttore è interessante: allora come oggi il nome identifica un'imbarcazione nella quale prestazioni e comfort cercano un punto di equilibrio.

Bellini Astor 38 OTB

Scheda tecnica

Lunghezza f.t.21,40 m
Lunghezza al galleggiamento19,40 m
Larghezza5,99 m
Immersione alle eliche1,60 m
Dislocamento a vuoto37.500 kg
Dislocamento a pieno carico46.500 kg
Serbatoio carburante4.000 l
Serbatoio acqua1.000 l
Persone imbarcabili16
Motori standard2x900 cv Ips1200
Motori optional2x1000 cv Ips1350


Per il cantiere, il lancio del Sacs Hyper 5S non è soltanto l'arrivo di un nuovo modello in gamma, ma è il tentativo più evidente di spostare il proprio baricentro oltre il suo perimetro, ormai consolidato, che è quello dei maxi rib, avvicinandosi per concezione, spazi e modalità d'uso al mondo dei luxury yacht.

La barca misura 14,6 metri fuori tutto, e il suo progettista Christian Grande ha lavorato su un'impostazione meno legata alla tradizionale lettura del maxi rib.

Layout di coperta

L'elemento più evidente è il ponte principale concepito come una superficie continua e percorribile, a cui si aggiungono le terrazze laterali abbattibili, che aumentano la superficie calpestabile da 25 a 32 metri quadrati quando sono aperte.

L'obiettivo progettuale, più che aggiungere semplicemente spazio, è modificare il rapporto fra interni, coperta e mare, soprattutto durante la permanenza all'ancora.

La disposizione degli arredi in pozzetto è quella dei grandi yacht da crociera, che vede una vasta area living composta da un divano a C rivolto verso poppa, dove campeggia un altro divano lineare sullo specchio poppiero, a sua volta integrato da un'area superficie prendisole direttamente affacciata sul mare.

Pozzetto con murate abbassate.

Il living prodiero, seppur non una novità perché riprende quello dei Rebel, rimane comunque una vera opera progettuale che ne giustifica ampiamente la condivisione.

Sacs Hyper 5S.

Questo, infatti, è composto, sì, da una classica superficie prendisole estesa, ma che a prua si completa con due chaise longue sagomate per la schiena, molto apprezzabili anche in navigazione, perché il capo di banda rialzato, peraltro lungo tutto il perimetro della coperta, protegge bene chi è seduto.

Sacs Hyper 5S.

La disposizione walkaround consente inoltre il transito da poppa a prua senza interrompere la continuità del ponte. È un'impostazione che avvicina l'Hyper 5S a una barca da crociera aperta, piuttosto che al maxi gommone sportivo nella sua interpretazione più tradizionale.

Il ponte inferiore del Sacs Hyper 5S

Sottocoperta, invece, il mood sembra più in stile gommone, perché su una barca di quattordici metri e mezzo il layout prevede una sola cabina fissa, che è ovviamente l'armatoriale a prua, più un bagno con doccia separata.

Layout sottocoperta.

Naturalmente c'è spazio per una seconda cabina, ma non è fissa. Si può infatti ottenere nell'ambiente multifunzione di poppa, che si presta anche ad altri utilizzi, a seconda di ciò che richiedono gli armatori.

Una vastissima scelta per i motori non solo in termini di potenza

Sul fronte della propulsione il nuovo Sacs Hyper 5S presenta una scelta progettuale un po' insolita ma decisamente conveniente, perché è stato sviluppato fin dall'origine per accogliere ben quattro diverse configurazioni, molto differenti per architettura e filosofia.

Sacs Hyper 5S.

La prima prevede due Man da 850 cv con trasmissioni Surface drive, soluzione destinata a privilegiare la componente prestazionale.

In alternativa sono disponibili tre Volvo Penta da 480 cv con piedi poppieri oppure due Volvo Penta da 600 cv Ips800 .

La quarta possibilità è quella fuoribordo, con quattro Mercury Verado, nella versione V12 da 600 HP oppure V10 da 425 HP.

Sacs Hyper 5S.

La gamma di opzioni modifica inevitabilmente pesi, distribuzione delle masse, consumi, prestazioni e comportamento dinamico della barca, ma consente anche di adattare il progetto a esigenze d'uso molto diverse. 

Al di là delle prestazioni raggiungibili da ognuna delle opzioni possibili, infatti, la barca mantiene fra le priorità l'immediatezza d'uso e la vivibilità a bordo: due concetti che, in questo caso, si traducono in una maggiore superficie utilizzabile, nella continuità dei percorsi e nella possibilità di trasformare il ponte in uno spazio aperto verso il mare.

Il Sacs Hyper 5S farà il suo debutto internazionale al Cannes Yachting Festival, dall'8 al 13 settembre 2026.



Sacs Hyper 5S.

Scheda Tecnica

Lunghezza f.t.14,60 m
Lunghezza al galleggiamento12,6 m
Larghezza4,60 m
Dislocamento16.000 kg
Pescaggio0,96 m
Motori efb3x480 cv Volvo Penta
Motori Ips2×600cv Volvo Ips800
Motori eb2×850 cv Man con eliche di superficie
Motori fb4×600 cv Mercury Verado V12 o 4x425 cv V10. 
Serbatoio carburanteda 2.000 a 3.600 litri a seconda della motorizzazione
Serbatoio acqua330 l
Persone imbarcabili18
Posti letto3+1
Omologazione CeCat B


Forte 47 Gran Turismo, il primo modello del cantiere Forte Yachts, prossimo alla sua apparizione nei primi saloni autunnali, è oggettivamente un progetto dal carattere molto deciso. L’esordio del cantiere Forte Yachts nel mondo della nautica, quindi, a prescindere dai successi commerciali che il futuro potrà riservare, avviene sicuramente con scelte nette, idee chiare e una forte identità progettuale.

Lungo 14,30 metri, costruito in alluminio, ha riunito intorno alla sua nascita diverse professionalità ben conosciute nel settore. L'architettura navale porta infatti la firma di Umberto Tagliavini, mentre design esterno e interni sono stati affidati a Paolo Giordano, designer capace di spaziare dalle derive ai grandi yacht.

Una scelta che racconta già la filosofia del cantiere: privilegiare competenze consolidate piuttosto che rincorrere esercizi di stile.

Forte 47 Gran Turismo

Tre versioni per il Forte 47, con fuoribordo ed entrobordo

Il Forte 47 è disponibile in diverse versioni. La Gran Turismo monta tre Mercury Verado V12 da 600 cv che permettono, secondo quanto rilevato dai tecnici del cantiere durante le prime prove, di raggiungere una velocità massima di 47 nodi.

Il dato, tuttavia, rappresenta solo una parte del progetto. Sempre secondo quanto rilevato nel corso dei primi test, lo scafo avrebbe evidenziato soprattutto una navigazione composta e con un assetto sempre equilibrato nelle diverse condizioni di mare.

Forte 47.

Accelerazione e velocità sono presenti, ma non diventano il centro della narrazione. L'impressione è quella di un'imbarcazione progettata per essere utilizzata con facilità, anche quando il mare smette di essere perfettamente piatto.

Accanto alla Gran Turismo è disponibile la versione Lounge Deck, equipaggiata con propulsione Volvo Penta Ips. La velocità massima scende a 37 nodi, ma aumentano autonomia, silenziosità e vivibilità della zona poppiera che, senza i fuoribordo, può accogliere una grande spiaggetta bagno sommergibile.

Forte 47.

Per i mercati del Nord Europa, inoltre, è prevista una configurazione con pozzetto chiuso da ampie superfici vetrate scorrevoli e impianto di riscaldamento, soluzione pensata per estendere sensibilmente la stagione di utilizzo senza rinunciare alle terrazze laterali.

Una versatilità che riflette una precisa strategia: offrire una piattaforma altamente personalizzabile e adattabile alle esigenze di armatori con programmi di navigazione molto differenti.

Il ponte di coperta del Forte 47

Ciò che si apprezza subito in pozzetto sono le murate abbattibili, una soluzione non certo inedita, anzi, diffusissima nella recente produzione, ma che in questo caso permettono di realizzare, insieme al pozzetto, una terrazza di 40 metri quadrati. L'organizzazione degli spazi in coperta segue la stessa logica orientata alla libertà di movimento.

Pozzetto.

Sul lato di dritta trovano posto la postazione di comando e un divano lounge, mentre sul lato sinistro il mobile cucina integra lavello, piano a induzione, frigorifero e ice maker, trasformandosi in un vero punto d'incontro grazie alla possibilità di utilizzare sgabelli direttamente affacciati sulla terrazza.

Postazione di comando.

Il pozzetto mantiene inoltre una notevole flessibilità d'uso. Il divano a "L" può trasformarsi in un'area cinema grazie al televisore installato dietro la seduta del pilota.

Interni progettati con i vantaggi offerti dall'alluminio

La costruzione completamente in alluminio del Forte 47 rappresenta un altro elemento di forte identità.

Non si tratta soltanto di una soluzione costruttiva, peraltro tipica di imbarcazioni di categoria superiore, ma l’utilizzo di questo materiale permette l’assenza di alcune strutture portanti interne e, di conseguenza, una libertà di organizzazione e distribuzione degli spazi difficilmente ottenibile con altre tecnologie.

Cabina armatoriale di prua.

La configurazione standard propone una cabina armatoriale a tutto baglio e una cabina ospiti con un letto a una piazza e mezza e uno singolo, entrambe servite da bagno dedicato.

Cabina ospiti di poppa.

Gli interni godono inoltre di buoni volumi e sono stati costruiti e allestiti dal cantiere Genesis, che prima della costruzione definitiva ha sviluppato un modello in scala reale per verificare ergonomia, proporzioni e qualità percepita.

Il risultato del lavoro del designer e del costruttore è un ambiente contemporaneo, caratterizzato da rovere decapato, superfici opache e rivestimenti in ecopelle, dove anche dettagli apparentemente secondari, come ferramenta e componentistica elettrica, contribuiscono alla sensazione di qualità complessiva.

Già presentato in anteprima al Palma International Boat Show la scorsa primavera, Il Forte 47 GT farà il suo debutto mondiale al Cannes Yachting Festival 2026, dall'8 al 13 settembre.

Forte 47 Gran Turismo.

Scheda tecnica

Lunghezza f.t.14,35 m
Baglio massimo4,50 m
Pescaggio0,85 m
Dislocamento16.000 kg
Carburante2.000 l
Acqua335 l
Motori3x 600 cv Mercury V12
Omologazione CeCat. B



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