Oggi Marina Porto Antico è home port di yacht e superyacht fino a 75 metri di lunghezza, offrendo posti barca a pochi passi dalle bellezze del centro storico di Genova. E dire che, quando questo stesso porto turistico venne inaugurato trent’anni fa, per raggiungere gli ormeggi era necessario attraversare i grandi scavi del parcheggio di Calata Salumi, passando persino su una scala di cantiere.

Prima ancora questa zona era completamente chiusa, strappata alla città: l’area del Porto Antico era infatti recintata da lunghe inferriate, a separare nettamente Genova dal suo porto.

Vista aerea sul Marina Porto Antico.

La costruzione di Marina Porto Antico, dei suoi uffici direzionali, del grande parcheggio sotterraneo e degli altri edifici che popolano quest’area hanno trasformato il waterfront cittadino: oggi è possibile affermare senza alcun dubbio che il progetto privato dell’Ambito Morosini ha contribuito a ridare vita a un quartiere non solo degradato, ma anche dimenticato, recuperando aree esistenti senza consumare nuova costa. E si sa, proprio offrire ormeggi di qualità lì dove necessari senza cementificare i litorali è una delle tante sfide del diporto italiano.

La festa per i 30 anni del porto turistico di Genova, tra ricordi e innovazione

Gli inizi di questo porto turistico nel cuore di Genova furono quindi avventurosi, ma fin da subito ci furono diportisti felici di poter portare qui le proprie barche, avviando lunghi rapporti di fiducia con Marina Porto Antico: alcuni di quei primissimi clienti ormeggiano ancora oggi la propria barca lungo le stesse banchine.

Proprio con i clienti storici il marina genovese ha voluto festeggiare i trent’anni, con una cena all’Hotel NH Marina, a pochi metri dai posti barca. Una serata conviviale insieme a chi da anni condivide l’esperienza nautica tra queste banchine, e che può testimoniare la continua evoluzione di questo porticciolo.

Di strada, infatti, da quei moli circondati dai cantieri ne è stata fatta parecchia: basti guardare alle colonnine di acqua ed energia presenti lungo le banchine, potenti e intelligenti, proponendo la tariffazione a consumo e il controllo da remoto; ma anche alla rete Wi-Fi che copre l’intero porto turistico, agli accessi riservati e governati da tecnologia RFID, ai 120 stalli per la ricarica dei veicoli elettrici nel parcheggio pubblico dedicato ai clienti (il primo silos interrato autorizzato dai Vigili del Fuoco alla ricarica in sottosuolo), e ancora, alla cura e alla pulizia di banchine e ambienti a disposizione dei diportisti.

Il valore di un posto barca in centro a Genova

Non stupisce l’attaccamento degli armatori che da anni ormeggiano a Marina Porto Antico: al di là dei servizi di qualità offerti dal marina, tra i quali l’accesso 24 ore su 24 l’intero anno, la banchina carrabile e il parcheggio garantito.

È da sottolineare poi l’eccellenza della posizione. Questi posti barca sono infatti abbracciati dal centro storico di Genova, permettendo di vivere al meglio la città, e protetti dalla diga foranea – tant’è che queste banchine non hanno mai conosciuto danni da mareggiata.

All’interno della stessa diga sono presenti cantieri, artigiani, professionisti e agenzie specializzate d’ogni tipo, facilitando la vita di armatori e comandanti, mentre lasciandosi alle spalle il porto di Genova poche miglia separano i diportisti da mete come San Fruttuoso o Portofino, per uscite giornaliere davvero invidiabili.

Marina Porto Antico.

Trovandosi nel cuore del Mar Ligure, inoltre, Marina Porto Antico è particolarmente comoda per organizzare comodamente le più diverse vacanze in barca, alla volta della Costa Azzurra, della Corsica, della Sardegna o dell’Arcipelago Toscano.

Costruito dove trent’anni fa c’era solo il degrado, oggi Marina Porto Antico rappresenta un importante incontro tra la tradizione marinara e la vocazione turistica della città di Genova, garantendo ai naviganti i servizi necessari e le comodità del miglior diporto.



I numeri di Marina Porto Antico

Posti barca270, da 6 a 75 metri
PescaggioFino a 7 metri
Corrente elettricaFino a 250 A con spina e 400 in morsettiera
VHFCanale 74
Orari24 su 24
Posto autoGarantito
Distanze15 NM da Portofino / 45 NM da Portovenere
Sito webwww.marinaportoantico.it
Indirizzo e-mailporto@marinaportoantico.it
Telefono+39 010 2470039
IndirizzoMolo Ponte Morosini 21, 16126 Genova
Banchina superyacht del Marina Porto Antico.


Il bello del piccolo: al Salone di Genova Suzuki l’ha fatto vedere a tutti, portando in esposizione la gamma completa dei 7 tender Suzukino. La filosofia su cui poggia da sempre il marchio, del resto, è quella giapponese dello “Sho-Sho-Kei-Tan-Bi”, a richiamare tra le altre cose i concetti di più piccolo, più leggero, minimal e bello. Questo stesso approccio ha accompagnato fin dalla nascita anche Suzuki Italia, che nel 2026 festeggia 50 anni di storia.

Le origini di Suzuki Italia: gli anni Settanta

La nascita ufficiale di Suzuki Italia è datata 1976. Va però detto che "Saiad", acronimo di Suzuki Articles Import And Distribution, aveva avviato la distribuzione delle motociclette giapponesi già nel 1970: erano gli anni della Titan 500 e della GT500, seguite dall’iconica GT750. Il marchio insomma aveva già iniziato a farsi conoscere, anche grazie all’attività del Racing Team europeo.

Ma è per l’appunto nel ’76 che Suzuki Italia assume la distribuzione dei prodotti Suzuki sul mercato nazionale; e nel medesimo periodo si inizia a guardare anche al mare, avviando la distribuzione dei fuoribordo Suzuki a due tempi.

Gli anni Ottanta: l’ampliamento della gamma di fuoribordo e i successi a due ruote

Negli anni Ottanta Suzuki diventa un brand di spicco nel mondo motociclistico, inanellando successi: nell’81, per dire, Marco Lucchinelli conquista il titolo mondiale della classe 500, in sella alla RG500.

Tra le due ruote impazzano la GSX1100 Katana, con l’arrivo successivo di altri modelli supersportivi, come la GSX-R750, la DR 600 Big, monocilindrica da Enduro ispirata alla Parigi-Dakar, e ancora, la RGV (con la 500 che portò poi i piloti Suzuki a vincere due titoli mondiali).

Suzuki GS1100 Katana.

L’innovazione giapponese spinge anche nel settore marine

Negli anni Ottanta Suzuki introduce l’innovativo sistema di iniezione dell’olio sui motori a due tempi e, rispondendo alle esigenze dei naviganti, amplia sempre più la gamma di propulsori, per arrivare fino ai primi fuoribordo da 100 cavalli.

Nel 1982 Suzuki – dapprima attraverso Autexpò, poi tramite Suzuki Italia dal 1995 – entra anche nel mercato automobilistico italiano, con l’esordio dei fuoristrada 4x4, del modello Samurai e poi, nel 1988, del Vitara.

Gli anni Novanta: l’arrivo dell’elettronica

L’esperienza nel campo automobilistico, negli anni Novanta, supporta l’innovazione in campo marine: si arriva così ai primi motori nautici Suzuki a iniezione elettronica, come il DT150 EFI, puntando a ottimizzare i consumi. Nel 1994 c’è l’esordio dei modelli di motori marini a 4 tempi, a partire dai propulsori da 15 e da 9,9 cavalli.

Accanto all’evoluzione nella nautica, dal Giappone continuano ad arrivare novità anche tra moto e automobili: si pensi al debutto del Burgman 400, un riferimento tra gli scooter di grande cilindrata, e del fuoristrada compatto Suzuki Jimmy, arrivato in Italia nel 1999.

Nel frattempo, continuano i successi nel mondo racing, con la casa madre ad alzare sempre più l’asticella delle prestazioni: sulla spinta di queste vittorie, nel 1999, la GSX-1300R Hayabusa porta le prestazioni delle moto di serie oltre la soglia dei 300 km/h, superando i 312 chilometri orari.

Anni Duemila: sempre più potenza

Il terzo millennio di Suzuki Italia porta con sé modelli che conosciamo bene ancora oggi, ovvero i fuoribordo Suzuki DF115 e DF140, seguendo un trend che porta all’aumento di potenza, prestazioni ed efficienza.

Suzuki DF115.

Ecco che allora nel 2003 arriva il DF250, peraltro il primo grande fuoribordo quattro tempi Suzuki a ricevere un Innovation Award dalla NMMA; l’anno seguente debutta il DF 300, il primo propulsore fuoribordo di sempre a vantare comandi elettronici Drive-by-Wire.

L’alba del nuovo millennio, in campo automobilistico, vede il debutto del primo vero compact city SUV, Ignis. Il vero spartiacque nel settore delle quattroruote è però da individuare nel 2004, quando Suzuki avvia la fase “Renaissance”: un percorso di rinnovamento riassunto nel claim “Way of life”, e che si concretizza nel lancio di modelli giovani e trendy, come la seconda generazione di Swift, nella terza generazione di Vitara e nell’esordio del primo crossover del brand, ovvero l’SX4.

Innovazione continua per aumentare versatilità e sostenibilità

Nel 2010 Suzuki presenta un fuoribordo grandemente apprezzato per gli italiani, e non a caso: il DF40 aumenta l’accessibilità della nautica da diporto, strizzando l’occhio a chi non possiede la patente.

E se l’anno successivo viene introdotto il sistema per selezionare il senso di rotazione del piede del fuoribordo, nel 2012 la gamma viene ampliata ulteriormente, con il debutto del DF350. Si tratta qui del primo Suzuki dotato di tecnologia Dual Prop, con due eliche controrotanti che lavorano insieme per migliorare accelerazione, e per portare più facilmente in planata anche le imbarcazioni più pesanti.

Suzuki GSX-RR del Team Ecstar di MotoGP.

Come ben sanno gli appassionati di due ruote, quelli sono anche gli anni del debutto della V-Strom 650, nonché del rientro in MotoGP con il Team Suzuki Ecstar e la nuova GSX-RR.

Suzuki ACross.

Tra le quattro ruote nel 2013 viene lanciata l’S-Cross, mentre nel 2016 comincia il percorso di ibridazione, con il lancio della Baleno Hybrid: da allora oltre 240.000 clienti hanno scelto una Suzuki Hybrid, anche grazie all’ampliarsi della gamma (con l’Across Plug-in nel 2020, la Swace Hybrid nel 2021 e con i restyling di Vitara Hybrid e S-Cross Hybrid nel 2022).

L’impegno verso una maggiore sostenibilità trova eco anche nel settore marine, con la tecnologia #lavalacqua (Suzuki Micro-Plastic Collector) che integra un sistema di filtrazione delle microplastiche nel circuito di raffreddamento del motore. L’innovazione, brevettata da Suzuki, è stata resa disponibile a tutti, a sottolineare la volontà del brand di proteggere gli habitat marini.

Suzuki DF140 Microplastic Collector.


Il percorso green avanza anche nell’automotive, con il debutto, nel 2025, della prima auto Suzuki al 100% elettrica, eVITARA.

Il futuro di Suzuki passa per la strategia multipath

Rileggendo l’evoluzione degli ultimi cinquant’anni di questo brand giapponese si riesce a intravedere almeno in parte anche il suo futuro: Suzuki continuerà infatti a sviluppare nuove tecnologie, seguendo quella che è la propria mission dichiarata, ovvero “mettere il Cliente al centro di ogni progetto”.

Per quanto riguarda la transizione energetica, questa visione si concretizza nella strategia multipath, conl’adozione e il mix di differenti tecnologie in base alle reali esigenze dei clienti: si parla infatti di veicoli elettrici con batterie compatte, di sistemi ibridi efficienti, di motori termici evoluti nonché di carburanti carbon-neutral come il biogas. Tutto questo ovviamente con una particolare attenzione per il mercato italiano, ben sapendo che – stando a quanto dichiarato dal marchio lo scorso autunno – il nostro paese rappresenta circa il 20% della distribuzione globale di motori fuoribordo Suzuki.



Il marchio Posillipo ha un linguaggio distintivo e il nuovo Technema 78 rappresenta una bella fusione fra un progetto che mantiene le radici con la tradizione del cantiere e un design più contemporaneo, anzi quasi futuribile si potrebbe dire.

La sfida nel concepire questo nuovo motoryacht di 24 metri, era quindi quella di coniugare la lunga storia del brand con quelle che sono le aspettative degli armatori di oggi, tra design, tecnologia e vivibilità a bordo.

Posillipo Technema 78.

Guardando le prime immagini del lussuoso yacht, l’esperimento appare riuscito: il Posillipo Technema 78, presentato da Rizzardi Group che detiene il marchio, si differenzia in modo significativo dagli altri modelli della gamma, e persino dalla sua più recente ammiraglia, ovvero il Technema 90 (presentato nel 2022 a simboleggiare la ripresa del brand).

Soluzioni all’avanguardia nel rispetto della tradizione per il Posillipo Technema 78

Nel cantiere di Sabaudia si sta lavorando alle ultime rifiniture, con il varo del motoryacht che dovrebbe avvenire entro la fine del luglio. Manca quindi poco al compimento di un lavoro iniziato circa due anni fa, con i primi disegni di uno scafo che potesse sintetizzare l’evoluzione degli stilemi degli yacht Technema.

A firmare il progetto, come è ultima consuetudine del cantiere, è l’architetto Carlo Galeazzi, impegnato nel legare le soluzioni all’avanguardia alle storiche peculiarità dei Posillipo.

Grande attenzione è stata riservata alla suddivisione degli spazi, puntando inoltre a un layout capace di offrire soluzioni che ampliano ulteriormente le potenzialità di spazio e vivibilità rispetto a quanto ci si può aspettare da un 24 metri.

Gli spazi esterni del Technema 78

Davanti alle prime immagini del Posillipo Technema 78 lo sguardo volge subito verso il grande e accogliente flybridge, nonché alle grandi vetrature laterali, che assicurano un’ottima luminosità negli spazi interni.

Posillipo Technema 78.

Come sottolinea l’architetto Galeazzi: “A livello estetico, tra i vari elementi di innovazione stilistica, forse il tratto più caratteristico è la finestratura del salone che concettualmente riprende in maniera originale lo stilema presente su tutti i Posillipo, ovvero la forma distintiva separata dal motivo centrale”.

A distinguere la viceammiraglia sono inoltre le ali che a poppavia connettono la falchetta con il fly, così da “enfatizzare lo spazio del pozzetto”, come indicato dall’architetto, nonché il peculiare terrazzamento dello specchio di poppa.

Il progetto segue anche l’attuale tendenza di mettere in comunicazione ideale il salone ed il mare, così da creare una simbiosi molto stretta tra i due contesti. Galeazzi ha quindi ricavato più livelli digradanti verso la superficie dell’acqua con l’inserimento di divanerie, spazi prendisole e coffee table trasformabile per liberare ulteriore superficie.

Il Technema 78 all'interno

Scendendo sottocoperta, il Posillipo Technema 78 rivela la presenza di quattro cabine, tutte con bagno privato, a cui si aggiunge anche la day toilet posizionata sul ponte principale). Per l’equipaggio, nella zona dedicata, sono previste due cabine, per un massimo di quattro persone.

Per quanto riguarda le finiture, ogni armatore potrà scegliere i materiali dell’allestimento interno; la customizzazione prevede inoltre la possibilità di scegliere tra due diversi layout, con soluzioni differenti per il posizionamento della zona assegnata all’equipaggio.

Posillipo Technema 78.

I motori

Sono due le motorizzazioni possibili previste per il Posillipo Technema 78: da 1800 o da 2000 cavalli complessivi, entrambe con trasmissione in linea d’asse.

Per garantire energia elettrica sufficiente per le utenze presenti a bordo è previsto un doppio generatore di corrente a 220 Volt.

Nelle acque di Sabaudia sta arrivando quindi un nuovo yacht di lusso che unisce heritage e avanguardia, e che promette prestazioni d’alto livello: restiamo in attesa del varo e dei primi test.




I record sono fatti per essere battuti. Per qualcuno sono solo parole di incitamento, per altri si tratta di una vera missione.

Di certo quelli del cantiere nautico Frauscher rientrano nel secondo gruppo: l’anno scorso il Frauscher x Porsche 850 Fantom aveva fissato un nuovo primato di velocità, volando sull’acqua alla bellezza di 49,84 nodi.

Ad alzare ulteriormente l’asticella ci ha pensato quest’anno il nuovo modello, il Frauscher x Porsche 790 Spectre, che toccando i 51,05 si è portato a casa il titolo di barca a motore elettrico più veloce del mondo.

Frauscher x Porsche 790 Spectre al YCM Speed Record

Frauscher x Porsche 790 Spectre, la nuova star della nautica elettrica

Del Frauscher x Porsche 790 Spectre avevamo già parlato a marzo (clicca qui per approfondire), al momento della sua presentazione ufficiale. Si tratta del terzo scafo della partnership tra la casa automobilistica di Stoccarda e il cantiere austriaco, che in precedenza avevano lanciato l’850 Fantom e l’850 Fantom Air.

Lungo 7,92 metri e sviluppato attorno al gruppo propulsore elettrico della Porsche Macan Turbo, il 790 Spectre può essere interpretato sia come un raffinato day cruiser sia come un tender di livello superiore.

In base alla prospettiva e all’utilizzo cambiano insomma le etichette, ma il dato sulla velocità è oggettivo: nessun’altra barca elettrica di serie al mondo è mai stata così veloce.

A permettere la performance da primato è stato per l’appunto il motore ideato per il suv elettrico Porsche – che vanta un’accelerazione da 0 a 100 chilometri in 3,3 secondi e una velocità massima di 260 chilometri orari. Intorno al propulsore, alla batteria e all’elettronica di ricarica del marchio tedesco è stata sviluppata l’intera barca, puntando a distribuire al meglio i pesi e a rendere lo scafo veloce nonché agile.

Frauscher x Porsche 790 Spectre al YCM Speed Record

A questo scopo gli ingegneri austriaci hanno ripensato la geometria dell’opera viva, pensando non solo alle performance, ma anche a offrire una grande stabilità.

Guarda anche il nostro video della prova a confronto fra il 797 Spectre a benzina e il 790 Spectre elettrico

Il nuovo record di velocità

È bastato dunque un solo anno per battere il record dell’850 Fantom, a dimostrazione di quanto una partnership tra automotive e nautica in campo elettrico possa portare grandi risultati. E di certo per il marchio – rappresentato in Italia in esclusiva da Cantiere Nautico Feltrinelli – l’accumulo di primati è una conferma della qualità del lavoro svolto.

“Superare il record che avevamo stabilito solo un anno fa rappresenta un risultato straordinario per tutta la nostra squadra” ha spiegato Stefan Frauscher, CEO del cantiere Frauscher, aggiungendo che: “Il 790 Spectre è la dimostrazione del potenziale che nasce da uno sviluppo congiunto e integrato dell'imbarcazione, dello scafo e del sistema di propulsione elettrico”.

Frauscher x Porsche 790 Spectre al YCM Speed Record

Verrebbe da dire: nel diporto non è fondamentale per una barca riuscire ad arrivare a velocità simili, perché normalmente si naviga ad andature di crociera ben inferiori, ma tenere traccia delle performance via via migliori degli scafi elettrici di serie – quindi non di prototipi pensati unicamente per prove di questo tipo – è però utile per capire quanto stia migliorando la propulsione elettrica al servizio della nautica.

La Monaco Energy Boat Challenge 

Teatro del nuovo record di velocità è stata la Monaco Energy Boat Challenge, una competizione internazionale di progettazione nautica – arrivata alla tredicesima edizione – che pone un’attenzione specifica sui temi dell’innovazione e della sostenibilità, puntando quindi tutto sulle tecnologie green.

Da sinistra Bastien Bonnet e Stephan Frauscher al YCM Speed Record 2026.

A ospitare l’evento e le competizioni è stato anche quest’anno lo Yacht Club de Monaco, a Port Hercule. Al centro della manifestazione ci sono le sfide tra team di studenti di ingegneria e professionisti della nautica, con squadre provenienti da tutto il mondo. Quest’anno i team partecipanti sono stati in tutto 54, con 21 Paesi coinvolti e oltre 1.000 studenti.


Clicca ed entra nel sito ufficiale di Frauscher Italia


Da trent’anni diportisti di tutto il mondo ormeggiano nel cuore di Genova, lì dove per molti decenni c’erano stati solamente magazzini abbandonati e alte recinzioni, a dividere inesorabilmente la città dal mare.

In occasione del trentesimo anniversario di attività di Marina Porto Antico abbiamo deciso di fare una chiacchierata con il presidente del porticciolo turistico, Andrea Barbagelata, sui mutamenti che il diporto ha conosciuto a partire dagli anni Novanta e sugli impatti che tali cambiamenti hanno avuto sui marina, al tempo stesso spettatori e protagonisti della continua evoluzione della nautica.

Come è cambiata la nautica in trent’anni

“I diportisti di lungo corso sanno che, in questi trent’anni, i cambiamenti sono stati molti: penso alla diffusione dell’elettronica a bordo, al moltiplicarsi del fabbisogno di elettricità, all’esplosione del mercato dei charter; o ancora, alla differenza tra l’armatore degli anni Ottanta, un appassionato che conosceva intimamente ogni parte della barca, e quello di oggi, alla ricerca di una nautica senza troppi pensieri”, spiega il presidente del porto turistico di Genova. “Dovendo però indicare i cambiamenti che hanno avuto l’impatto maggiore sugli approdi non posso che citare le evoluzioni conosciute in termini di dimensioni e di tipologia di utilizzo”.

Marina Porto Antico, ormeggi per superyacht

Barche sempre più grandi, più lunghe ma soprattutto più voluminose

Non potrebbe essere altrimenti: chi lavora ogni giorno nella gestione dei posti barca di un porto turistico non può che indicare nel mutamento delle dimensioni medie delle unità da diporto il principale dei cambiamenti registrati negli ultimi decenni. Ma sarebbero probabilmente della stessa opinione anche tanti lupi di mare che nulla hanno a che fare con il mondo degli approdi.

La trasformazione è infatti stata fortissima, seppure piuttosto progressiva. “Tra gli anni Ottanta e Novanta un’imbarcazione di circa 15 metri era normalmente considerata un grande yacht, laddove oggi l’entry level del diporto di lusso si avvicina ai 18-20 metri” riassume il presidente del marina di Genova. 

Ad aumentare non sono però state solamente le lunghezze. Anzi, è possibile dire che il cambiamento più forte è stato registrato a livello dei volumi, con un aumento del baglio delle barche – per non parlare dell’aumento delle vendite di catamarani.

“Il passaggio dagli scafi affusolati di un tempo alle geometrie wide body degli ultimi anni ha portato inevitabilmente a trasformazioni all’interno dei porti turistici - prosegue Barbagelata - soprattutto quelli più datati: il nostro marina di Genova è stato progettato all’alba di questo importante trend e, anche grazie a dei successivi aggiustamenti, offre oggi dei posti barca pienamente adeguati e funzionali anche per scafi molto larghi”.

Tra gli slot a disposizione nel centro di Genova (in tutto 270) si contano infatti anche 5 posti barca per superyacht fino a 35 metri, 2 ormeggi per maxi-yacht fino a 40 metri e, infine, un ormeggio per megayacht fino a 75 metri.

"Di certo - sottolinea Barbagelata - l’attuale dimensionamento medio delle imbarcazioni è tra i driver principali del necessario sviluppo della portualità italiana, insieme alla grande richiesta di posti barca lungo le nostre coste. I tempi per la costruzione di nuovi porti turistici sono però fisiologicamente lenti, sapendo che gli iter autorizzativi si estendono in media per trent’anni; a questo va sommato il fatto che l’iniziativa è lasciata quasi completamente in mano ai privati, pur a fronte di investimenti necessari enormi”.



Il boom del day boating, con la seconda casa nel porto turistico

Non solo l’aumento delle dimensioni. O meglio: l’incremento volumetrico delle imbarcazioni è stato stimolato e ha a sua volta accompagnato un diffuso mutamento nell’utilizzo delle unità da diporto.

“Semplificando al massimo, negli anni Ottanta una barca era progettata primariamente per navigare, per affrontare il mare; oggi le priorità di tanti cantieri, a livello comunicativo ma non solo, sono invece la vivibilità e il comfort a bordo, soprattutto durante gli ormeggi in porto o in rada” spiega Barbagelata.

A dimostrare in modo lampante l’approccio contemporaneo alla nautica sono novità strutturali sempre più presenti, dagli ampi beach club a poppa per arrivare alle richiestissime murate abbattibili, e ancora, alle finestrature a tutta altezza.

“Parallelamente alla crescita di scafi pensati sempre più per il day boating, e meno per le crociere, l’utilizzo delle imbarcazioni si è fatto via via più frammentato: calano le lunghe vacanze in barca, e aumentano invece i fine settimana, con l’imbarcazione che diventa effettivamente una seconda casa galleggiante”, chiosa il presidente del porticciolo di Genova, aggiungendo che: “È cambiata di conseguenza anche la natura del marina, sempre più resort, sempre più posto da vivere”.

E in tale prospettiva è premiante poter ormeggiare in un contesto urbano come quello di Marina Porto Antico, senza le tipiche limitazioni dei tanti porti turistici che sorgono lontano dai centri abitati.



Il mercato dei fuoribordo entra nel vivo della stagione e Tohatsu Italia risponde alle esigenze dei diportisti che pianificano i prossimi mesi in acqua con un’interessante serie di iniziative commerciali.

La novità più recente, valida per i motori acquistati entro il 1° luglio 2026, si concentra sulla tecnologia: il distributore ha infatti annunciato che la strumentazione digitale ufficiale verrà inclusa gratuitamente nell'acquisto di ogni nuovo propulsore della gamma MFS di potenza compresa tra i 40 e i 150 cavalli.

Il display digitale in omaggio all’acquisto del fuoribordo Tohatsu

L'omaggio al centro della nuova iniziativa Tohatsu è uno strumento che abitualmente viene venduto a parte come optional. Si tratta nello specifico di un display compatto, di forma circolare, in grado di monitorare in tempo reale fino a trenta parametri relativi al funzionamento del motore e all’andamento della navigazione.

Il dispositivo rappresenta un upgrade tecnologico non indifferente per la consolle, in particolar modo per le barche di dimensioni ridotte. Grazie alla presenza di un modulo Gps integrato e del gateway NMEA 2000, la strumentazione può dialogare con l’eventuale elettronica di bordo già presente, come i chartplotter, condividendo dati precisi su velocità, giri, consumi di carburante e stato della batteria.

Oltre il regalo, anche 7 anni di garanzia e di ricambi del programma “70SE”

L’iniziativa sul display in omaggio si inserisce in uno scenario già di per sé vantaggioso per l’acquirente in cerca di fuoribordo. Come spiegato recentemente dal presidente della Divisione Tohatsu Italia, Raffaele Dayan: “Per tanti anni Tohatsu è stato distribuito in Italia da aziende non italiane, e non c’è stato il focus necessario per far crescere il prodotto nel Paese. Ora abbiamo l’opportunità di distribuire quelli che ritengo essere i migliori fuoribordo sul mercato: sappiamo che dobbiamo riconquistare il pubblico, ma con tante idee innovative, e mettendoci la nostra faccia, sono convinto che ce la faremo”.

E in effetti non mancano gli stimoli per avvicinarsi ai motori marini realizzati nello stabilimento di Komagane, il più grande sito produttivo al mondo dedicato esclusivamente ai fuoribordo.

Quest’anno si festeggia infatti il settantesimo anniversario dalla produzione del primo motore marino Tohatsu, con il programma “70SE”: si tratta di una speciale formula che estende gratuitamente la copertura della garanzia ufficiale fino a 7 anni, includendo nel pacchetto anche la fornitura dei ricambi originali per l'intera durata del periodo.

L’obiettivo stagionale di Tohatsu Italia è chiaro: intercettare la fascia di diportisti che desidera installare a poppa della tecnologia giapponese di qualità, facendo leva, oltre che sull’affidabilità dei propulsori, anche su un importante abbattimento dei costi. Iniziali e futuri.

I pescatori old school diranno probabilmente che si sta semplificando un po’ troppo la cattura. Chi invece accoglie entusiasticamente le novità tecnologiche al servizio del proprio hobby non potrà che guardare di buon occhio la nuova asta motorizzata Garmin Spy Pole in combinata con la nuova sonda a 360 gradi GT360UHD.

Caratteristiche, punti forti e novità dell’asta motorizzata Garmin Spy Pole

L’asta Spy Pole permette di orientare nella direzione desiderata il relativo trasduttore e può essere montata con una certa libertà sulla propria barca da pesca.

Garmin Spy Pole.

La sua posizione più naturale è in combinazione con il motore elettrico Force o Force Pro di Garmin, ma non è l’unica: l’asta può infatti essere installata anche sulla murata, sfruttando per esempio un posizionamento a poppa per la pesca a drifting.

Per l’installazione indipendente dal motore è però necessario l’acquisto di un’apposita staffa di montaggio, non inclusa nello Spy Pole. Buone notizie invece per chi, con il sommarsi dei dispositivi, teme un certo affollamento a bodo: i cavi del trasduttore si trovano direttamente all’interno del gambo.

In ogni caso si potrà contare su un movimento fluido, veloce e silenzioso dell’asta motorizzata, così da seguire le proprie prede senza farle scappare.

Il controllo dell'asta Garmin Spy Pole può avvenire in tre modalità: utilizzando il pedale wireless, azionando il telecomando da montare direttamente sulla canna da pesca oppure direttamente sul chartplotter Garmin compatibile.

Diventa così possibile in ogni situazione orientare il trasduttore in modo del tutto indipendente dalla direzione dell’imbarcazione o da quella del motore elettrico.

Al pescatore desideroso di avere il pieno controllo sullo spot di pesca si aprono così diverse possibilità, grazie alla capacità di Spy Pole di orientare in modo preciso il trasduttore, di bloccare l’inquadratura in un punto preciso (utilizzando SpyLock) oppure optando per la scansione automatica dell’area (con SpyScan). È inoltre bene sottolineare che l’asta è compatibile con tutti i trasduttori LiveScope.

Una visuale a 360° sotto alla barca con la sonda GT360UHD

La grande novità introdotta da Garmin con il trasduttore GT360UHD per Spy Pole è la possibilità di ottenere immagini a 360 gradi dell’area sotto la barca, con un alto livello di dettagli.

A garantire una visione nitida e ricca sia in modalità 2D che 3D è la tecnologia OneVü, mentre a rendere il tutto più intuitivo, garantendo che le immagini sul display rispecchino la prospettiva reale di fondale e ostacoli rispetto alla posizione della barca, è la tecnologia True Motion. Diventa così possibile rendere i movimenti non solo più precisi, ma anche più efficaci e sicuri.

L’integrazione con i chartplotter Garmin compatibili permette tra le altre cose di scegliere la modalità di scansione, di avere una visualizzazione 3D completa con LiveScope e, infine, di personalizzare le impostazioni e i colori sullo schermo, per una lettura più immediata delle immagini.



Quanto costa il Garmin Spy Pole e la sonda GT360UHD

I dispositivi sono già disponibili sul mercato e, nello specifico, l’asta motorizzata Garmin Spy Pole lo è in due versioni, da 42’’ e da 49’’, rispettivamente al prezzo di 1.999,99 euro e di 2.199,99 euro Iva inclusa; il prezzo indicato per il trasduttore GT360UHD è di 999,99 euro.



Innovazione e sostenibilità: sono queste le direttrici fondamentali delle imprese della filiera della nautica. E se sulla capacità di innovare di un’azienda come Besenzoni non ci sono dubbi, arrivano ora delle conferme anche per quanto riguarda il percorso verso una maggiore tutela dell’ambiente.

Dalle rive del lago d’Iseo, infatti, l’impresa condivide i risultati raggiunti grazie al proprio piano di sviluppo sostenibile, adottato nel 2022 e arrivato quest’anno a metà strada.

Sede di Besenzoni.

Il percorso di sviluppo sostenibile di Besenzoni

Talvolta i percorsi ESG (Environmental, Social, Governance) finiscono per restare su carta e i buoni propositi non riescono a trasformarsi in realtà. Non è questo il caso del piano avviato quattro anni fa da Besenzoni, che integra tecnologia, ambiente e design in una strategia concreta e pienamente operativa.

La buona notizia però non è costituita dall’operatività del programma, quanto invece dal fatto che a fronte di un’effettiva riduzione delle emissioni di gas serra – quantificata intorno al 6% – l’azienda dichiara un aumento della produzione. Fare di più e inquinare meno, lo si dimostra ancora una volta, è quindi pienamente possibile.

Il piano di Besenzoni coniuga crescita industriale e riduzione dell’impatto ambientale operando su più piani, con azioni tese a rendere più sostenibili i prodotti, i processi e l’organizzazione stessa.

Sullo sfondo ci sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 definiti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, con i relativi criteri ambientali, sociali e di governance.

Le azioni concrete della transizione di Besenzoni

Nel concreto il percorso intrapreso da Besenzoni ha portato all’adozione di macchinari a consumo ridotto, a un generale efficientamento energetico degli stabilimenti, al processo di elettrificazione della flotta aziendale e, infine, all’ottimizzazione della supply chain.

Besenzoni.

In parallelo l’azienda ha lavorato per assicurare efficienza e continuità operativa, investendo quindi in processi di cybersecurity e digitalizzazione per rendere più efficiente e sicura la propria infrastruttura tecnologica.

I numeri della transizione sostenibile

La riduzione del 6% delle emissioni è solo la prima delle cifre condivise da Besenzoni per indicare i passi avanti fatti grazie al proprio piano di sviluppo sostenibile.

Dal punto di vista del miglioramento nell’utilizzo delle risorse energetiche emerge per esempio un calo dell’impatto legato al gas naturale pari all’8,4%, dato che è accompagnato da una riduzione dell’intensità energetica per unità di materia prima utilizzata.

Passerella con scaletta di Besenzoni.

Restando nel campo energetico, sono da segnalare gli interventi effettuati sul parco macchinari per ridurre i consumi, nonché la messa in opera di un impianto fotovoltaico: ad oggi questi pannelli riescono a coprire circa il 10% del fabbisogno elettrico annuo degli stabilimenti Besenzoni.

Un percorso verso una maggiore sostenibilità ambientale non si esaurisce però sul fronte elettrico. L’azienda si è quindi impegnata anche per ridurre il consumo d’acqua, arrivando a un taglio del 19%; nonché nella diminuzione delle emissioni legate ai trasporti, grazie all’aggiornamento della flotta logistica, che ha permesso di ridurre del 48% le emissioni legate alla benzina e dell’81% quelle riguardanti il bunker oil.

La qualità certificata di Besenzoni

Nel condividere i traguardi raggiunti nel percorso verso la sostenibilità, Besenzoni ricorda anche di essere stata tra le prime imprese del comparto ad aver ottenuto la certificazione ISO 9001 per la gestione della qualità, nel 1997; e di essere attualmente al lavoro per ottenere verso la certificazione ISO 14001 per la gestione ambientale, così da consolidare quanto fatto finora.

BeElectric: la divisione elettrica

Come anticipato, la transizione sostenibile dell’impresa lombarda coinvolge anche i prodotti. Sul sito web di Besenzoni campeggia infatti una sezione dedicata alla divisione BeElectric, dedicata a sistemi di movimentazione completamente elettrici: si parla di passerelle, scale, tender lift, salpa ancora e di diversi sistemi di copertura.

Passerella BeElectric di Besenzoni.

La scelta di investire in questi dispositivi elettrici non è casuale: eliminando i circuiti idraulici è possibile ridurre concretamente non solo l’utilizzo di oli, ma anche quello di plastiche e di componenti potenzialmente inquinanti; in parallelo, affidandosi a dei sistemi di movimentazione elettrica è possibile raggiungere nuovi livelli di leggerezza, silenziosità ed efficienza, al fianco di un ridimensionamento delle esigenze di manutenzione.  

I progetti per il futuro

Il percorso verso la sostenibilità di Besenzoni ha in programma altri importanti passaggi: tra i progetti in fase di sviluppo ci sono per esempio delle soluzioni per il recupero energetico, nonché degli interventi mirati all’ottimizzazione dei consumi termici (sfruttando uno scambiatore di calore, così da sfruttare l’energia normalmente prodotta durante i processi industriali).



Non è facile definire il nuovo modello presentato da Highfield Boats. Anzitutto bisogna capire: l'Highfield Adv9 è una barca o è un gommone? Tecnicamente è la prima, ma nulla vieta che lo si possa interpretare anche come un rib. Del resto, il cantiere è sempre stato produttore di gommoni.

Per mettere d'accordo tutti è sufficiente mutuare il termine Crossover dal mondo automobilistico, mondo peraltro a cui la nautica si ispira in tanti aspetti.

Denominatore comune è senza dubbio l’alone d’avventura che questo modello trasmette già al primo sguardo. Un’avventura tutt’altro che scomoda, s’intende, infatti i tre obiettivi del costruttore qui sono performance, versatilità e comfort.

Highfield Adv9: un crossover cabinato senza limiti

Questa barca in vetroresina è lunga 9,20 metri ed è progettata anche per la navigazione d'altura. I tubolari, oltre ad avere un diametro stretto, sono posizionati all'altezza della falchetta; restano quindi più delegati a una funzione di sicurezza in caso d’emergenza e per aumentare la confidenza in fase d’ormeggio.

Il layout in coperta è di quelli che favoriscono la convivialità, grazie al pozzetto spazioso, al wet bar e al prendisole, mentre sottocoperta c'è la disponibilità di due o quattro posti letto in ambienti che possono essere personalizzati nel décor. Completa il tutto l’angolo cucina e il bagno separato.

Highfield Adv9

Highfield Adv9 può montare uno o due motori fuoribordo. La potenza massima prevista per la configurazione a un motore è di 1x450 cv, mentre per la doppia motorizzazione è di 2x300 cv, con cui si può raggiungere la velocità massima dichiarata dal cantiere di 50 nodi.

Scheda tecnica

Lunghezza f.t.9,20 m
Larghezza3,27 m
Dislocamento3.300 kg
Serbatoio carburante450 l
Persone imbarcabili8 (cat. B) - 14 (cat. C)
Motorizzazione minima1x300 cv
Motorizzazione massimaSingola: 1x450 cv - Doppia: 2x300 cv
Omologazione CeCat. B - C
Highfield Adv9



Umidità a non finire, vibrazioni continue, forti beccheggi e ovviamente salsedine: se una comune batteria potesse indicarci un luogo dove non vorrebbe mai dover lavorare, quello sarebbe probabilmente una barca.

Per rispondere all’ineliminabile esigenza di elettricità a bordo, dunque, i produttori hanno messo a punto degli accumulatori capaci di resistere in modo soddisfacente alle minacce di questi ambienti ostili.

E c’è chi riesce a farlo in modo egregio: Mastervolt, specializzato nella produzione di soluzioni energetiche innovative ad alte prestazioni per la nautica, ha infatti annunciato che la propria batteria agli ioni di litio MLI Ultra 24/6000 ha ottenuto la certificazione RINA Type Approval.

Il valore della certificazione RINA Type Approval

Per i non addetti ai lavori potrebbe non essere immediato comprendere il valore di una certificazione RINA Type Approval: semplificando al massimo, i servizi di Certificazione di terza parte di Rina costituiscono una garanzia indipendente di conformità e di eccellenza, riconosciuta a livello internazionale, per tutelare cantieri e armatori.

Come sottolineato da Ton De Winter, President, Power Solutions per Navico Group al momento dell’annuncio della certificazione della batteria Mastervolt® MLI Ultra 24/6000: “Questa certificazione sottolinea il nostro impegno nel garantire una qualità premium in ogni aspetto della progettazione dei nostri prodotti. Conferma inoltre il nostro ruolo di partner affidabile per i principali cantieri e costruttori di imbarcazioni in tutto il mondo – offrendo sistemi e componenti energetici avanzati in grado di garantire prestazioni affidabili anche negli ambienti marini più impegnativi”.

Le batterie MLI Ultra 24/6000, progettate per performare in condizioni difficili

Prestazioni, resistenza nel tempo, sicurezza nell’utilizzo: le batterie agli ioni di litio MLI Ultra 24/6000 sono state sottoposte a diversi test rigorosi per certificare l’aderenza ai più alti standard marini, da diverse prospettive.

Si parla infatti di accumulatori progettati per l’alimentazione di sistemi elettrici marini avanzati: tra le caratteristiche da sottolineare ci sono il sistema intelligente di gestione della batteria (BMS) integrato e l’architettura del relè di sicurezza controllato dalla batteria. In altri termini, una batteria MLI Ultra 24/6000 permette una gestione attiva e di alto livello della sicurezza sull’intero impianto elettrico.

Tecnologie e materiali impiegati permettono alle batterie Mastervolt di resistere a tutte le minacce marine, rendendole perfette per l’utilizzo in ambito diportistico e commerciale, assicurando prestazioni stabili e durature anche a fronte di carichi di lavoro impegnativi, come quelli legati all’impiego di eliche di manovra e di verricelli.



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