Il marchio Posillipo ha un linguaggio distintivo e il nuovo Technema 78 rappresenta una bella fusione fra un progetto che mantiene le radici con la tradizione del cantiere e un design più contemporaneo, anzi quasi futuribile si potrebbe dire.

La sfida nel concepire questo nuovo motoryacht di 24 metri, era quindi quella di coniugare la lunga storia del brand con quelle che sono le aspettative degli armatori di oggi, tra design, tecnologia e vivibilità a bordo.

Posillipo Technema 78.

Guardando le prime immagini del lussuoso yacht, l’esperimento appare riuscito: il Posillipo Technema 78, presentato da Rizzardi Group che detiene il marchio, si differenzia in modo significativo dagli altri modelli della gamma, e persino dalla sua più recente ammiraglia, ovvero il Technema 90 (presentato nel 2022 a simboleggiare la ripresa del brand).

Soluzioni all’avanguardia nel rispetto della tradizione per il Posillipo Technema 78

Nel cantiere di Sabaudia si sta lavorando alle ultime rifiniture, con il varo del motoryacht che dovrebbe avvenire entro la fine del luglio. Manca quindi poco al compimento di un lavoro iniziato circa due anni fa, con i primi disegni di uno scafo che potesse sintetizzare l’evoluzione degli stilemi degli yacht Technema.

A firmare il progetto, come è ultima consuetudine del cantiere, è l’architetto Carlo Galeazzi, impegnato nel legare le soluzioni all’avanguardia alle storiche peculiarità dei Posillipo.

Grande attenzione è stata riservata alla suddivisione degli spazi, puntando inoltre a un layout capace di offrire soluzioni che ampliano ulteriormente le potenzialità di spazio e vivibilità rispetto a quanto ci si può aspettare da un 24 metri.

Gli spazi esterni del Technema 78

Davanti alle prime immagini del Posillipo Technema 78 lo sguardo volge subito verso il grande e accogliente flybridge, nonché alle grandi vetrature laterali, che assicurano un’ottima luminosità negli spazi interni.

Posillipo Technema 78.

Come sottolinea l’architetto Galeazzi: “A livello estetico, tra i vari elementi di innovazione stilistica, forse il tratto più caratteristico è la finestratura del salone che concettualmente riprende in maniera originale lo stilema presente su tutti i Posillipo, ovvero la forma distintiva separata dal motivo centrale”.

A distinguere la viceammiraglia sono inoltre le ali che a poppavia connettono la falchetta con il fly, così da “enfatizzare lo spazio del pozzetto”, come indicato dall’architetto, nonché il peculiare terrazzamento dello specchio di poppa.

Il progetto segue anche l’attuale tendenza di mettere in comunicazione ideale il salone ed il mare, così da creare una simbiosi molto stretta tra i due contesti. Galeazzi ha quindi ricavato più livelli digradanti verso la superficie dell’acqua con l’inserimento di divanerie, spazi prendisole e coffee table trasformabile per liberare ulteriore superficie.

Il Technema 78 all'interno

Scendendo sottocoperta, il Posillipo Technema 78 rivela la presenza di quattro cabine, tutte con bagno privato, a cui si aggiunge anche la day toilet posizionata sul ponte principale). Per l’equipaggio, nella zona dedicata, sono previste due cabine, per un massimo di quattro persone.

Per quanto riguarda le finiture, ogni armatore potrà scegliere i materiali dell’allestimento interno; la customizzazione prevede inoltre la possibilità di scegliere tra due diversi layout, con soluzioni differenti per il posizionamento della zona assegnata all’equipaggio.

Posillipo Technema 78.

I motori

Sono due le motorizzazioni possibili previste per il Posillipo Technema 78: da 1800 o da 2000 cavalli complessivi, entrambe con trasmissione in linea d’asse.

Per garantire energia elettrica sufficiente per le utenze presenti a bordo è previsto un doppio generatore di corrente a 220 Volt.

Nelle acque di Sabaudia sta arrivando quindi un nuovo yacht di lusso che unisce heritage e avanguardia, e che promette prestazioni d’alto livello: restiamo in attesa del varo e dei primi test.




I record sono fatti per essere battuti. Per qualcuno sono solo parole di incitamento, per altri si tratta di una vera missione.

Di certo quelli del cantiere nautico Frauscher rientrano nel secondo gruppo: l’anno scorso il Frauscher x Porsche 850 Fantom aveva fissato un nuovo primato di velocità, volando sull’acqua alla bellezza di 49,84 nodi.

Ad alzare ulteriormente l’asticella ci ha pensato quest’anno il nuovo modello, il Frauscher x Porsche 790 Spectre, che toccando i 51,05 si è portato a casa il titolo di barca a motore elettrico più veloce del mondo.

Frauscher x Porsche 790 Spectre al YCM Speed Record

Frauscher x Porsche 790 Spectre, la nuova star della nautica elettrica

Del Frauscher x Porsche 790 Spectre avevamo già parlato a marzo (clicca qui per approfondire), al momento della sua presentazione ufficiale. Si tratta del terzo scafo della partnership tra la casa automobilistica di Stoccarda e il cantiere austriaco, che in precedenza avevano lanciato l’850 Fantom e l’850 Fantom Air.

Lungo 7,92 metri e sviluppato attorno al gruppo propulsore elettrico della Porsche Macan Turbo, il 790 Spectre può essere interpretato sia come un raffinato day cruiser sia come un tender di livello superiore.

In base alla prospettiva e all’utilizzo cambiano insomma le etichette, ma il dato sulla velocità è oggettivo: nessun’altra barca elettrica di serie al mondo è mai stata così veloce.

A permettere la performance da primato è stato per l’appunto il motore ideato per il suv elettrico Porsche – che vanta un’accelerazione da 0 a 100 chilometri in 3,3 secondi e una velocità massima di 260 chilometri orari. Intorno al propulsore, alla batteria e all’elettronica di ricarica del marchio tedesco è stata sviluppata l’intera barca, puntando a distribuire al meglio i pesi e a rendere lo scafo veloce nonché agile.

Frauscher x Porsche 790 Spectre al YCM Speed Record

A questo scopo gli ingegneri austriaci hanno ripensato la geometria dell’opera viva, pensando non solo alle performance, ma anche a offrire una grande stabilità.

Guarda anche il nostro video della prova a confronto fra il 797 Spectre a benzina e il 790 Spectre elettrico

Il nuovo record di velocità

È bastato dunque un solo anno per battere il record dell’850 Fantom, a dimostrazione di quanto una partnership tra automotive e nautica in campo elettrico possa portare grandi risultati. E di certo per il marchio – rappresentato in Italia in esclusiva da Cantiere Nautico Feltrinelli – l’accumulo di primati è una conferma della qualità del lavoro svolto.

“Superare il record che avevamo stabilito solo un anno fa rappresenta un risultato straordinario per tutta la nostra squadra” ha spiegato Stefan Frauscher, CEO del cantiere Frauscher, aggiungendo che: “Il 790 Spectre è la dimostrazione del potenziale che nasce da uno sviluppo congiunto e integrato dell'imbarcazione, dello scafo e del sistema di propulsione elettrico”.

Frauscher x Porsche 790 Spectre al YCM Speed Record

Verrebbe da dire: nel diporto non è fondamentale per una barca riuscire ad arrivare a velocità simili, perché normalmente si naviga ad andature di crociera ben inferiori, ma tenere traccia delle performance via via migliori degli scafi elettrici di serie – quindi non di prototipi pensati unicamente per prove di questo tipo – è però utile per capire quanto stia migliorando la propulsione elettrica al servizio della nautica.

La Monaco Energy Boat Challenge 

Teatro del nuovo record di velocità è stata la Monaco Energy Boat Challenge, una competizione internazionale di progettazione nautica – arrivata alla tredicesima edizione – che pone un’attenzione specifica sui temi dell’innovazione e della sostenibilità, puntando quindi tutto sulle tecnologie green.

Da sinistra Bastien Bonnet e Stephan Frauscher al YCM Speed Record 2026.

A ospitare l’evento e le competizioni è stato anche quest’anno lo Yacht Club de Monaco, a Port Hercule. Al centro della manifestazione ci sono le sfide tra team di studenti di ingegneria e professionisti della nautica, con squadre provenienti da tutto il mondo. Quest’anno i team partecipanti sono stati in tutto 54, con 21 Paesi coinvolti e oltre 1.000 studenti.


Clicca ed entra nel sito ufficiale di Frauscher Italia


Da trent’anni diportisti di tutto il mondo ormeggiano nel cuore di Genova, lì dove per molti decenni c’erano stati solamente magazzini abbandonati e alte recinzioni, a dividere inesorabilmente la città dal mare.

In occasione del trentesimo anniversario di attività di Marina Porto Antico abbiamo deciso di fare una chiacchierata con il presidente del porticciolo turistico, Andrea Barbagelata, sui mutamenti che il diporto ha conosciuto a partire dagli anni Novanta e sugli impatti che tali cambiamenti hanno avuto sui marina, al tempo stesso spettatori e protagonisti della continua evoluzione della nautica.

Come è cambiata la nautica in trent’anni

“I diportisti di lungo corso sanno che, in questi trent’anni, i cambiamenti sono stati molti: penso alla diffusione dell’elettronica a bordo, al moltiplicarsi del fabbisogno di elettricità, all’esplosione del mercato dei charter; o ancora, alla differenza tra l’armatore degli anni Ottanta, un appassionato che conosceva intimamente ogni parte della barca, e quello di oggi, alla ricerca di una nautica senza troppi pensieri”, spiega il presidente del porto turistico di Genova. “Dovendo però indicare i cambiamenti che hanno avuto l’impatto maggiore sugli approdi non posso che citare le evoluzioni conosciute in termini di dimensioni e di tipologia di utilizzo”.

Marina Porto Antico, ormeggi per superyacht

Barche sempre più grandi, più lunghe ma soprattutto più voluminose

Non potrebbe essere altrimenti: chi lavora ogni giorno nella gestione dei posti barca di un porto turistico non può che indicare nel mutamento delle dimensioni medie delle unità da diporto il principale dei cambiamenti registrati negli ultimi decenni. Ma sarebbero probabilmente della stessa opinione anche tanti lupi di mare che nulla hanno a che fare con il mondo degli approdi.

La trasformazione è infatti stata fortissima, seppure piuttosto progressiva. “Tra gli anni Ottanta e Novanta un’imbarcazione di circa 15 metri era normalmente considerata un grande yacht, laddove oggi l’entry level del diporto di lusso si avvicina ai 18-20 metri” riassume il presidente del marina di Genova. 

Ad aumentare non sono però state solamente le lunghezze. Anzi, è possibile dire che il cambiamento più forte è stato registrato a livello dei volumi, con un aumento del baglio delle barche – per non parlare dell’aumento delle vendite di catamarani.

“Il passaggio dagli scafi affusolati di un tempo alle geometrie wide body degli ultimi anni ha portato inevitabilmente a trasformazioni all’interno dei porti turistici - prosegue Barbagelata - soprattutto quelli più datati: il nostro marina di Genova è stato progettato all’alba di questo importante trend e, anche grazie a dei successivi aggiustamenti, offre oggi dei posti barca pienamente adeguati e funzionali anche per scafi molto larghi”.

Tra gli slot a disposizione nel centro di Genova (in tutto 270) si contano infatti anche 5 posti barca per superyacht fino a 35 metri, 2 ormeggi per maxi-yacht fino a 40 metri e, infine, un ormeggio per megayacht fino a 75 metri.

"Di certo - sottolinea Barbagelata - l’attuale dimensionamento medio delle imbarcazioni è tra i driver principali del necessario sviluppo della portualità italiana, insieme alla grande richiesta di posti barca lungo le nostre coste. I tempi per la costruzione di nuovi porti turistici sono però fisiologicamente lenti, sapendo che gli iter autorizzativi si estendono in media per trent’anni; a questo va sommato il fatto che l’iniziativa è lasciata quasi completamente in mano ai privati, pur a fronte di investimenti necessari enormi”.



Il boom del day boating, con la seconda casa nel porto turistico

Non solo l’aumento delle dimensioni. O meglio: l’incremento volumetrico delle imbarcazioni è stato stimolato e ha a sua volta accompagnato un diffuso mutamento nell’utilizzo delle unità da diporto.

“Semplificando al massimo, negli anni Ottanta una barca era progettata primariamente per navigare, per affrontare il mare; oggi le priorità di tanti cantieri, a livello comunicativo ma non solo, sono invece la vivibilità e il comfort a bordo, soprattutto durante gli ormeggi in porto o in rada” spiega Barbagelata.

A dimostrare in modo lampante l’approccio contemporaneo alla nautica sono novità strutturali sempre più presenti, dagli ampi beach club a poppa per arrivare alle richiestissime murate abbattibili, e ancora, alle finestrature a tutta altezza.

“Parallelamente alla crescita di scafi pensati sempre più per il day boating, e meno per le crociere, l’utilizzo delle imbarcazioni si è fatto via via più frammentato: calano le lunghe vacanze in barca, e aumentano invece i fine settimana, con l’imbarcazione che diventa effettivamente una seconda casa galleggiante”, chiosa il presidente del porticciolo di Genova, aggiungendo che: “È cambiata di conseguenza anche la natura del marina, sempre più resort, sempre più posto da vivere”.

E in tale prospettiva è premiante poter ormeggiare in un contesto urbano come quello di Marina Porto Antico, senza le tipiche limitazioni dei tanti porti turistici che sorgono lontano dai centri abitati.



Il mercato dei fuoribordo entra nel vivo della stagione e Tohatsu Italia risponde alle esigenze dei diportisti che pianificano i prossimi mesi in acqua con un’interessante serie di iniziative commerciali.

La novità più recente, valida per i motori acquistati entro il 1° luglio 2026, si concentra sulla tecnologia: il distributore ha infatti annunciato che la strumentazione digitale ufficiale verrà inclusa gratuitamente nell'acquisto di ogni nuovo propulsore della gamma MFS di potenza compresa tra i 40 e i 150 cavalli.

Il display digitale in omaggio all’acquisto del fuoribordo Tohatsu

L'omaggio al centro della nuova iniziativa Tohatsu è uno strumento che abitualmente viene venduto a parte come optional. Si tratta nello specifico di un display compatto, di forma circolare, in grado di monitorare in tempo reale fino a trenta parametri relativi al funzionamento del motore e all’andamento della navigazione.

Il dispositivo rappresenta un upgrade tecnologico non indifferente per la consolle, in particolar modo per le barche di dimensioni ridotte. Grazie alla presenza di un modulo Gps integrato e del gateway NMEA 2000, la strumentazione può dialogare con l’eventuale elettronica di bordo già presente, come i chartplotter, condividendo dati precisi su velocità, giri, consumi di carburante e stato della batteria.

Oltre il regalo, anche 7 anni di garanzia e di ricambi del programma “70SE”

L’iniziativa sul display in omaggio si inserisce in uno scenario già di per sé vantaggioso per l’acquirente in cerca di fuoribordo. Come spiegato recentemente dal presidente della Divisione Tohatsu Italia, Raffaele Dayan: “Per tanti anni Tohatsu è stato distribuito in Italia da aziende non italiane, e non c’è stato il focus necessario per far crescere il prodotto nel Paese. Ora abbiamo l’opportunità di distribuire quelli che ritengo essere i migliori fuoribordo sul mercato: sappiamo che dobbiamo riconquistare il pubblico, ma con tante idee innovative, e mettendoci la nostra faccia, sono convinto che ce la faremo”.

E in effetti non mancano gli stimoli per avvicinarsi ai motori marini realizzati nello stabilimento di Komagane, il più grande sito produttivo al mondo dedicato esclusivamente ai fuoribordo.

Quest’anno si festeggia infatti il settantesimo anniversario dalla produzione del primo motore marino Tohatsu, con il programma “70SE”: si tratta di una speciale formula che estende gratuitamente la copertura della garanzia ufficiale fino a 7 anni, includendo nel pacchetto anche la fornitura dei ricambi originali per l'intera durata del periodo.

L’obiettivo stagionale di Tohatsu Italia è chiaro: intercettare la fascia di diportisti che desidera installare a poppa della tecnologia giapponese di qualità, facendo leva, oltre che sull’affidabilità dei propulsori, anche su un importante abbattimento dei costi. Iniziali e futuri.

I pescatori old school diranno probabilmente che si sta semplificando un po’ troppo la cattura. Chi invece accoglie entusiasticamente le novità tecnologiche al servizio del proprio hobby non potrà che guardare di buon occhio la nuova asta motorizzata Garmin Spy Pole in combinata con la nuova sonda a 360 gradi GT360UHD.

Caratteristiche, punti forti e novità dell’asta motorizzata Garmin Spy Pole

L’asta Spy Pole permette di orientare nella direzione desiderata il relativo trasduttore e può essere montata con una certa libertà sulla propria barca da pesca.

Garmin Spy Pole.

La sua posizione più naturale è in combinazione con il motore elettrico Force o Force Pro di Garmin, ma non è l’unica: l’asta può infatti essere installata anche sulla murata, sfruttando per esempio un posizionamento a poppa per la pesca a drifting.

Per l’installazione indipendente dal motore è però necessario l’acquisto di un’apposita staffa di montaggio, non inclusa nello Spy Pole. Buone notizie invece per chi, con il sommarsi dei dispositivi, teme un certo affollamento a bodo: i cavi del trasduttore si trovano direttamente all’interno del gambo.

In ogni caso si potrà contare su un movimento fluido, veloce e silenzioso dell’asta motorizzata, così da seguire le proprie prede senza farle scappare.

Il controllo dell'asta Garmin Spy Pole può avvenire in tre modalità: utilizzando il pedale wireless, azionando il telecomando da montare direttamente sulla canna da pesca oppure direttamente sul chartplotter Garmin compatibile.

Diventa così possibile in ogni situazione orientare il trasduttore in modo del tutto indipendente dalla direzione dell’imbarcazione o da quella del motore elettrico.

Al pescatore desideroso di avere il pieno controllo sullo spot di pesca si aprono così diverse possibilità, grazie alla capacità di Spy Pole di orientare in modo preciso il trasduttore, di bloccare l’inquadratura in un punto preciso (utilizzando SpyLock) oppure optando per la scansione automatica dell’area (con SpyScan). È inoltre bene sottolineare che l’asta è compatibile con tutti i trasduttori LiveScope.

Una visuale a 360° sotto alla barca con la sonda GT360UHD

La grande novità introdotta da Garmin con il trasduttore GT360UHD per Spy Pole è la possibilità di ottenere immagini a 360 gradi dell’area sotto la barca, con un alto livello di dettagli.

A garantire una visione nitida e ricca sia in modalità 2D che 3D è la tecnologia OneVü, mentre a rendere il tutto più intuitivo, garantendo che le immagini sul display rispecchino la prospettiva reale di fondale e ostacoli rispetto alla posizione della barca, è la tecnologia True Motion. Diventa così possibile rendere i movimenti non solo più precisi, ma anche più efficaci e sicuri.

L’integrazione con i chartplotter Garmin compatibili permette tra le altre cose di scegliere la modalità di scansione, di avere una visualizzazione 3D completa con LiveScope e, infine, di personalizzare le impostazioni e i colori sullo schermo, per una lettura più immediata delle immagini.



Quanto costa il Garmin Spy Pole e la sonda GT360UHD

I dispositivi sono già disponibili sul mercato e, nello specifico, l’asta motorizzata Garmin Spy Pole lo è in due versioni, da 42’’ e da 49’’, rispettivamente al prezzo di 1.999,99 euro e di 2.199,99 euro Iva inclusa; il prezzo indicato per il trasduttore GT360UHD è di 999,99 euro.



Innovazione e sostenibilità: sono queste le direttrici fondamentali delle imprese della filiera della nautica. E se sulla capacità di innovare di un’azienda come Besenzoni non ci sono dubbi, arrivano ora delle conferme anche per quanto riguarda il percorso verso una maggiore tutela dell’ambiente.

Dalle rive del lago d’Iseo, infatti, l’impresa condivide i risultati raggiunti grazie al proprio piano di sviluppo sostenibile, adottato nel 2022 e arrivato quest’anno a metà strada.

Sede di Besenzoni.

Il percorso di sviluppo sostenibile di Besenzoni

Talvolta i percorsi ESG (Environmental, Social, Governance) finiscono per restare su carta e i buoni propositi non riescono a trasformarsi in realtà. Non è questo il caso del piano avviato quattro anni fa da Besenzoni, che integra tecnologia, ambiente e design in una strategia concreta e pienamente operativa.

La buona notizia però non è costituita dall’operatività del programma, quanto invece dal fatto che a fronte di un’effettiva riduzione delle emissioni di gas serra – quantificata intorno al 6% – l’azienda dichiara un aumento della produzione. Fare di più e inquinare meno, lo si dimostra ancora una volta, è quindi pienamente possibile.

Il piano di Besenzoni coniuga crescita industriale e riduzione dell’impatto ambientale operando su più piani, con azioni tese a rendere più sostenibili i prodotti, i processi e l’organizzazione stessa.

Sullo sfondo ci sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 definiti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, con i relativi criteri ambientali, sociali e di governance.

Le azioni concrete della transizione di Besenzoni

Nel concreto il percorso intrapreso da Besenzoni ha portato all’adozione di macchinari a consumo ridotto, a un generale efficientamento energetico degli stabilimenti, al processo di elettrificazione della flotta aziendale e, infine, all’ottimizzazione della supply chain.

Besenzoni.

In parallelo l’azienda ha lavorato per assicurare efficienza e continuità operativa, investendo quindi in processi di cybersecurity e digitalizzazione per rendere più efficiente e sicura la propria infrastruttura tecnologica.

I numeri della transizione sostenibile

La riduzione del 6% delle emissioni è solo la prima delle cifre condivise da Besenzoni per indicare i passi avanti fatti grazie al proprio piano di sviluppo sostenibile.

Dal punto di vista del miglioramento nell’utilizzo delle risorse energetiche emerge per esempio un calo dell’impatto legato al gas naturale pari all’8,4%, dato che è accompagnato da una riduzione dell’intensità energetica per unità di materia prima utilizzata.

Passerella con scaletta di Besenzoni.

Restando nel campo energetico, sono da segnalare gli interventi effettuati sul parco macchinari per ridurre i consumi, nonché la messa in opera di un impianto fotovoltaico: ad oggi questi pannelli riescono a coprire circa il 10% del fabbisogno elettrico annuo degli stabilimenti Besenzoni.

Un percorso verso una maggiore sostenibilità ambientale non si esaurisce però sul fronte elettrico. L’azienda si è quindi impegnata anche per ridurre il consumo d’acqua, arrivando a un taglio del 19%; nonché nella diminuzione delle emissioni legate ai trasporti, grazie all’aggiornamento della flotta logistica, che ha permesso di ridurre del 48% le emissioni legate alla benzina e dell’81% quelle riguardanti il bunker oil.

La qualità certificata di Besenzoni

Nel condividere i traguardi raggiunti nel percorso verso la sostenibilità, Besenzoni ricorda anche di essere stata tra le prime imprese del comparto ad aver ottenuto la certificazione ISO 9001 per la gestione della qualità, nel 1997; e di essere attualmente al lavoro per ottenere verso la certificazione ISO 14001 per la gestione ambientale, così da consolidare quanto fatto finora.

BeElectric: la divisione elettrica

Come anticipato, la transizione sostenibile dell’impresa lombarda coinvolge anche i prodotti. Sul sito web di Besenzoni campeggia infatti una sezione dedicata alla divisione BeElectric, dedicata a sistemi di movimentazione completamente elettrici: si parla di passerelle, scale, tender lift, salpa ancora e di diversi sistemi di copertura.

Passerella BeElectric di Besenzoni.

La scelta di investire in questi dispositivi elettrici non è casuale: eliminando i circuiti idraulici è possibile ridurre concretamente non solo l’utilizzo di oli, ma anche quello di plastiche e di componenti potenzialmente inquinanti; in parallelo, affidandosi a dei sistemi di movimentazione elettrica è possibile raggiungere nuovi livelli di leggerezza, silenziosità ed efficienza, al fianco di un ridimensionamento delle esigenze di manutenzione.  

I progetti per il futuro

Il percorso verso la sostenibilità di Besenzoni ha in programma altri importanti passaggi: tra i progetti in fase di sviluppo ci sono per esempio delle soluzioni per il recupero energetico, nonché degli interventi mirati all’ottimizzazione dei consumi termici (sfruttando uno scambiatore di calore, così da sfruttare l’energia normalmente prodotta durante i processi industriali).



Non è facile definire il nuovo modello presentato da Highfield Boats. Anzitutto bisogna capire: l'Highfield Adv9 è una barca o è un gommone? Tecnicamente è la prima, ma nulla vieta che lo si possa interpretare anche come un rib. Del resto, il cantiere è sempre stato produttore di gommoni.

Per mettere d'accordo tutti è sufficiente mutuare il termine Crossover dal mondo automobilistico, mondo peraltro a cui la nautica si ispira in tanti aspetti.

Denominatore comune è senza dubbio l’alone d’avventura che questo modello trasmette già al primo sguardo. Un’avventura tutt’altro che scomoda, s’intende, infatti i tre obiettivi del costruttore qui sono performance, versatilità e comfort.

Highfield Adv9: un crossover cabinato senza limiti

Questa barca in vetroresina è lunga 9,20 metri ed è progettata anche per la navigazione d'altura. I tubolari, oltre ad avere un diametro stretto, sono posizionati all'altezza della falchetta; restano quindi più delegati a una funzione di sicurezza in caso d’emergenza e per aumentare la confidenza in fase d’ormeggio.

Il layout in coperta è di quelli che favoriscono la convivialità, grazie al pozzetto spazioso, al wet bar e al prendisole, mentre sottocoperta c'è la disponibilità di due o quattro posti letto in ambienti che possono essere personalizzati nel décor. Completa il tutto l’angolo cucina e il bagno separato.

Highfield Adv9

Highfield Adv9 può montare uno o due motori fuoribordo. La potenza massima prevista per la configurazione a un motore è di 1x450 cv, mentre per la doppia motorizzazione è di 2x300 cv, con cui si può raggiungere la velocità massima dichiarata dal cantiere di 50 nodi.

Scheda tecnica

Lunghezza f.t.9,20 m
Larghezza3,27 m
Dislocamento3.300 kg
Serbatoio carburante450 l
Persone imbarcabili8 (cat. B) - 14 (cat. C)
Motorizzazione minima1x300 cv
Motorizzazione massimaSingola: 1x450 cv - Doppia: 2x300 cv
Omologazione CeCat. B - C
Highfield Adv9



Umidità a non finire, vibrazioni continue, forti beccheggi e ovviamente salsedine: se una comune batteria potesse indicarci un luogo dove non vorrebbe mai dover lavorare, quello sarebbe probabilmente una barca.

Per rispondere all’ineliminabile esigenza di elettricità a bordo, dunque, i produttori hanno messo a punto degli accumulatori capaci di resistere in modo soddisfacente alle minacce di questi ambienti ostili.

E c’è chi riesce a farlo in modo egregio: Mastervolt, specializzato nella produzione di soluzioni energetiche innovative ad alte prestazioni per la nautica, ha infatti annunciato che la propria batteria agli ioni di litio MLI Ultra 24/6000 ha ottenuto la certificazione RINA Type Approval.

Il valore della certificazione RINA Type Approval

Per i non addetti ai lavori potrebbe non essere immediato comprendere il valore di una certificazione RINA Type Approval: semplificando al massimo, i servizi di Certificazione di terza parte di Rina costituiscono una garanzia indipendente di conformità e di eccellenza, riconosciuta a livello internazionale, per tutelare cantieri e armatori.

Come sottolineato da Ton De Winter, President, Power Solutions per Navico Group al momento dell’annuncio della certificazione della batteria Mastervolt® MLI Ultra 24/6000: “Questa certificazione sottolinea il nostro impegno nel garantire una qualità premium in ogni aspetto della progettazione dei nostri prodotti. Conferma inoltre il nostro ruolo di partner affidabile per i principali cantieri e costruttori di imbarcazioni in tutto il mondo – offrendo sistemi e componenti energetici avanzati in grado di garantire prestazioni affidabili anche negli ambienti marini più impegnativi”.

Le batterie MLI Ultra 24/6000, progettate per performare in condizioni difficili

Prestazioni, resistenza nel tempo, sicurezza nell’utilizzo: le batterie agli ioni di litio MLI Ultra 24/6000 sono state sottoposte a diversi test rigorosi per certificare l’aderenza ai più alti standard marini, da diverse prospettive.

Si parla infatti di accumulatori progettati per l’alimentazione di sistemi elettrici marini avanzati: tra le caratteristiche da sottolineare ci sono il sistema intelligente di gestione della batteria (BMS) integrato e l’architettura del relè di sicurezza controllato dalla batteria. In altri termini, una batteria MLI Ultra 24/6000 permette una gestione attiva e di alto livello della sicurezza sull’intero impianto elettrico.

Tecnologie e materiali impiegati permettono alle batterie Mastervolt di resistere a tutte le minacce marine, rendendole perfette per l’utilizzo in ambito diportistico e commerciale, assicurando prestazioni stabili e durature anche a fronte di carichi di lavoro impegnativi, come quelli legati all’impiego di eliche di manovra e di verricelli.



È cosa nota, ma c’è da esserne orgogliosi, e quindi lo ricordiamo: un superyacht su due è made in Italy. Sappiamo anche che il nostro paese si conferma al primo posto per la produzione di mega yacht grazie al traino dell’export, con quasi nove nuovi scafi su dieci destinati ad andare oltre confine.

Di contro, sono tantissimi i super e megayacht che scelgono di ormeggiare per periodi più o meno lunghi sulle coste italiane, per essere sempre al posto giusto al momento giusto, seguendo i desideri del fortunato armatore innamorato del Mediterraneo. Ma quali sono nel concreto i criteri con cui un comandante sceglie il posto barca per un superyacht?

Lo abbiamo chiesto a chi ospita abitualmente grandi e grandissime barche a motore tra i propri posti barca, ovvero ad Andrea Barbagelata, Presidente di Marina Porto Antico di Genova.

Marina Porto Antico, banchina per superyacht.

Sicurezza, la preoccupazione numero uno di chi cerca un posto barca per superyacht

La prima cosa a cui vien spontaneo pensare è che l’unico reale criterio per scegliere un porto turistico per un super o mega yacht sia l’effettiva presenza di posti barca sufficientemente spaziosi.

È vero, ci conferma Barbagelata, però è solo il primo di una lunga serie di requisiti. “Ovviamente il nostro porto turistico può vantare diversi posti barca per superyacht, potendo offrire ormeggio a imbarcazioni fino a 75 metri di lunghezza - spiega il gestore del marina nel centro di Genova - ma nessun comandante si fermerebbe su questo dato freddo per prendere una decisione: la prima ed essenziale preoccupazione nello scegliere un posto barca, soprattutto per imbarcazioni di questo tipo, è infatti la sicurezza”.

Ed è proprio questo uno dei principali motivi per cui Marina Porto Antico è una scelta privilegiata tra i porti per superyacht in Liguria e in Italia: il porticciolo è infatti protetto dalla grande diga foranea di Genova, così da offrire un rifugio sicuro contro ogni mareggiata.

Concorrono alla sicurezza anche le solide banchine in cemento, sufficientemente ampie per permettere ai mezzi di lavoro di raggiungere gli yacht per movimentare tender, zattere e altri carichi voluminosi.

I servizi che un porto turistico per superyacht deve assolutamente avere

Tra i requisiti essenziali per un marina specializzato in superyacht ci sono indubbiamente i servizi di rifornimento di carburante, nonché la presenza in banchina di colonnine per la fornitura elettrica a potenze importanti: a Marina Porto Antico, per esempio, le colonnine servono normalmente fino a 250 ampere, ma su richiesta è possibile ottenere fino a 400 ampere.

“I porti turistici che offrono posti barca per superyacht devono inoltre offrire, ovviamente, dei servizi di alta gamma all’armatore, a partire dal concierge dedicato: qui al Marina Porto Antico, trovandoci nel cuore di Genova, possiamo inoltre vantare un’imbattibile prossimità con wellness, ristorazione e retail di lusso. Ma - sottolinea Barbagelata - quando si parla di marine per mega yacht le esigenze da soddisfare sono anche e soprattutto quelle del comandante e dell’equipaggio per la gestione dell’imbarcazione stessa: penso allora alle agenzie marittime, ai fornitori di bordo di qualsiasi genere, ai cantieri specializzati di alta qualità, ai servizi di pulizie professionali e via dicendo, tutte attività che sono presenti all’interno e nelle immediate vicinanze dei nostri posti barca”.

Vista aerea su Marina Porto Antico.

Giustamente il comandante non guarda unicamente alle esigenze di ordine tecnico. “A premiare il nostro marina di Genova è anche la felice posizione dal punto di vista logistico, in quanto bastano pochi minuti per arrivare all’aeroporto, alla stazione ferroviaria o all’autostrada, con collegamenti particolarmente veloci con il Nord Europa e con la Costa Azzurra", spiega il Presidente di Marina Porto Antico. E aggiunge: “Altri dettagli particolarmente apprezzati sono il nostro attento servizio di segreteria con ritiro e stoccaggio di pacchi, la possibilità di ormeggiare all’inglese e ancora, la presenza di un parcheggio privato e di un hotel a 4 stelle della catena NH”.

Non solo sicurezza e servizi: privacy e posizione strategica per super e megayacht

In tanti porti turistici il via vai di curiosi a poppa delle barche più grandi e lussuose è una costante, un tratto fisiologico (o patologico) che in talune strutture risulta quasi ineliminabile. Non è così a Marina Porto Antico: questo porto nel centro di Genova offre a yacht, superyacht e mega yacht la massima privacy e riservatezza, grazie a delle banchine interdette al pubblico. L’accesso a questa area è infatti riservato ai soli diportisti, eliminando a monte il problema.

Panoramica sul Marina Porto Antico

Ultimo ma non certo per importanza, un altro aspetto che porta a scegliere Marina Porto Antico per l’ormeggio di superyacht è certamente rappresentato dalla sua posizione strategica. In pieno centro storico, con i posti barca letteralmente abbracciati dalla Superba; ma anche nel centro della Liguria, per dare all’armatore la possibilità di raggiungere rapidamente mete iconiche come Portofino, le Cinque Terre, per non parlare della Costa Azzurra, della Corsica e della Sardegna.



Quelli di casa Porsche lo dimostrano con i fatti già da diversi anni: potenza e motore elettrico sono tutt’altro che concetti antitetici, così come alla stessa stregua velocità e sostenibilità possono andare a braccetto. Lo stesso stanno facendo in campo nautico gli ingegneri di Frauscher, con esclusivi scafi elettrici dalle prestazioni del tutto equiparabili a quelle dei classici scafi endotermici. Con questi fondamenti nasce il terzo modello della gamma elettrica creata in partnership fra i due prestigiosi costruttori: il Frauscher x Porsche 790 Spectre.

Frauscher x Porsche 790 Spectre.

L’intensificarsi della collaborazione tra la casa automobilistica di Stoccarda e il cantiere austriaco ormai non è più sorpresa, bensì un percorso programmato che si consolida di modello in modello, così, dopo il Phantom 850, di 8,67 metri poi declinato nella versione Air, arriva ora il terzo compagno a dar manforte alla gamma di barche elettriche ad alte prestazioni.

Il Frauscher x Porsche 790 Spectre è lungo 7,92 metri, è dunque il modello più piccolo ed è un motoscafo sportivo per l'appunto equipaggiato con il sistema di propulsione completamente elettrico della Porsche Macan con motore da 400 kW e batteria da 800 V.

Sportivo, leggero e agile: una carena inedita per il Frauscher x Porshe 790 Spectre

Una Porsche non lascia mai indifferenti, e lo stesso si può certamente dire di fronte al 790 Spectre, che mantiene i tratti evidenti del design del cantiere austriaco, amalgamandoli con molti dettagli identificativi della casa automobilistica tedesca.

Frauscher x Porsche 790 Spectre.

La carena è invece frutto di un progetto completamente dedicato, che si stacca quindi dal resto della gamma: più corta, più stretta e più leggera, per ricavare il meglio dal powertrain full electric ad alte prestazioni Porsche.

Il gioco di specchi tra 790 Spectre e Macan Turbo Concept Lago

È divertente e affascinante individuare tutti i richiami tra scafo e Suv, che vanno ben oltre il sistema di propulsione elettrico.

Il Dna Porsche si esplicita sulla barca in piccoli dettagli, come nella scelta di posizionare il pulsante di avviamento a sinistra, proprio come avviene nelle auto sportive tedesche; ma anche in scelte macroscopiche, come nel caso del volante in similpelle Porsche originale e in quello dei sedili marchiati con il cavallino di Stoccarda.

Postazione di comando del Frauscher x Porsche 790 Spectre.

E ancora, la stretta connessione tra Suv e motoscafo è sottolineata dal design della strumentazione in plancia come dalle cuciture verticali del divanetto.

Elementi in comune fra Frauscher x Porsche 790 Spectre e Porsche Macan.

Gli stessi stilemi Frauscher sono del resto evidenti nella concept car presentata al Boot di Düsseldorf insieme alla barca. La Macan Turbo Concept Lago è infatti resa unica e decisamente sui generis dai rivestimenti in teak dei due vani bagagli; lo stesso rivestimento nautico è presente anche sui pannelli delle portiere e sui tappetini, eliminando stilisticamente ogni soluzione di continuità tra mare e strada.

Abitacolo Porsche Macan.

Altri elementi provenienti dal mondo del diporto sono il tessuto delle parti centrali dei sedili, così come i dettagli in pelle color Crayon sui fianchetti e persino nelle bocchette di aerazione.

Una personalizzazione estrema per gli armatori Frauscher

Non solo l’incontro di due mondi: il Frauscher x Porsche 790 Spectre presenta al pubblico anche l’alto grado di personalizzazione raggiungibile presso il cantiere austriaco.

Frauscher x Porsche 790 Spectre.

L’estrema coerenza tra Suv e barca è infatti resa possibile dalle peculiari opportunità di customizzazione, esaltate in questo caso dalla verniciatura Darkteal Metallic. Sul 790 Spectre, come accade nel programma Paint to Sample della gamma Porsche, l’armatore può far applicare la tinta desiderata, con una finitura di ben 11 strati.

Il prezzo del Frauscher x Porsche 790 Spectre

Non lasciatevi impressionare dal prezzo, perché non state acquistando soltanto una barca, ma anche un oggetto di stile, un'opera che vi pone in quella sfera dei quasi "inarrivabili" e, non di meno, un mezzo ad alta tecnologia elettrica che, senza un goccio di carburante, vi porta alle stesse prestazioni di una barca col motore endotermico. Lo abbiamo visto provando gli altri modelli Frauscher x Porsche, non sarà una sorpresa scoprire che anche questo modello supererà i 30 nodi quando andremo a provarlo.

Per tutto questo, il Frauscher x Porsche 790 Spectre è venduto a un prezzo che parte da 511.500 euro, Iva esclusa.

Frauscher x Porsche 790 Spectre.

Ve ne siete innamorati? Allora potete contattare l'importatore esclusivo, il Cantiere Nautico Feltrinelli a Gargnano sul Lago di Garda, che ha anche già annunciato che la barca sarà disponibile a Venezia per le prove nelle stesse date del Salone Nautico previsto all'Arsenale dal 27 al 31 maggio 2026.

La scheda tecnica del Frauscher x Porsche 790 Spectre

Lunghezza f.t.7,92 m
Larghezza2,37 m
Motore400 kW
Batterie100 kWh
Dislocamento2.600 kg
Persone imbarcabili6
Prezzo511.500 euro + Iva


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