I pescatori old school diranno probabilmente che si sta semplificando un po’ troppo la cattura. Chi invece accoglie entusiasticamente le novità tecnologiche al servizio del proprio hobby non potrà che guardare di buon occhio la nuova asta motorizzata Garmin Spy Pole in combinata con la nuova sonda a 360 gradi GT360UHD.

Caratteristiche, punti forti e novità dell’asta motorizzata Garmin Spy Pole

L’asta Spy Pole permette di orientare nella direzione desiderata il relativo trasduttore e può essere montata con una certa libertà sulla propria barca da pesca.

Garmin Spy Pole.

La sua posizione più naturale è in combinazione con il motore elettrico Force o Force Pro di Garmin, ma non è l’unica: l’asta può infatti essere installata anche sulla murata, sfruttando per esempio un posizionamento a poppa per la pesca a drifting.

Per l’installazione indipendente dal motore è però necessario l’acquisto di un’apposita staffa di montaggio, non inclusa nello Spy Pole. Buone notizie invece per chi, con il sommarsi dei dispositivi, teme un certo affollamento a bodo: i cavi del trasduttore si trovano direttamente all’interno del gambo.

In ogni caso si potrà contare su un movimento fluido, veloce e silenzioso dell’asta motorizzata, così da seguire le proprie prede senza farle scappare.

Il controllo dell'asta Garmin Spy Pole può avvenire in tre modalità: utilizzando il pedale wireless, azionando il telecomando da montare direttamente sulla canna da pesca oppure direttamente sul chartplotter Garmin compatibile.

Diventa così possibile in ogni situazione orientare il trasduttore in modo del tutto indipendente dalla direzione dell’imbarcazione o da quella del motore elettrico.

Al pescatore desideroso di avere il pieno controllo sullo spot di pesca si aprono così diverse possibilità, grazie alla capacità di Spy Pole di orientare in modo preciso il trasduttore, di bloccare l’inquadratura in un punto preciso (utilizzando SpyLock) oppure optando per la scansione automatica dell’area (con SpyScan). È inoltre bene sottolineare che l’asta è compatibile con tutti i trasduttori LiveScope.

Una visuale a 360° sotto alla barca con la sonda GT360UHD

La grande novità introdotta da Garmin con il trasduttore GT360UHD per Spy Pole è la possibilità di ottenere immagini a 360 gradi dell’area sotto la barca, con un alto livello di dettagli.

A garantire una visione nitida e ricca sia in modalità 2D che 3D è la tecnologia OneVü, mentre a rendere il tutto più intuitivo, garantendo che le immagini sul display rispecchino la prospettiva reale di fondale e ostacoli rispetto alla posizione della barca, è la tecnologia True Motion. Diventa così possibile rendere i movimenti non solo più precisi, ma anche più efficaci e sicuri.

L’integrazione con i chartplotter Garmin compatibili permette tra le altre cose di scegliere la modalità di scansione, di avere una visualizzazione 3D completa con LiveScope e, infine, di personalizzare le impostazioni e i colori sullo schermo, per una lettura più immediata delle immagini.



Quanto costa il Garmin Spy Pole e la sonda GT360UHD

I dispositivi sono già disponibili sul mercato e, nello specifico, l’asta motorizzata Garmin Spy Pole lo è in due versioni, da 42’’ e da 49’’, rispettivamente al prezzo di 1.999,99 euro e di 2.199,99 euro Iva inclusa; il prezzo indicato per il trasduttore GT360UHD è di 999,99 euro.



Innovazione e sostenibilità: sono queste le direttrici fondamentali delle imprese della filiera della nautica. E se sulla capacità di innovare di un’azienda come Besenzoni non ci sono dubbi, arrivano ora delle conferme anche per quanto riguarda il percorso verso una maggiore tutela dell’ambiente.

Dalle rive del lago d’Iseo, infatti, l’impresa condivide i risultati raggiunti grazie al proprio piano di sviluppo sostenibile, adottato nel 2022 e arrivato quest’anno a metà strada.

Sede di Besenzoni.

Il percorso di sviluppo sostenibile di Besenzoni

Talvolta i percorsi ESG (Environmental, Social, Governance) finiscono per restare su carta e i buoni propositi non riescono a trasformarsi in realtà. Non è questo il caso del piano avviato quattro anni fa da Besenzoni, che integra tecnologia, ambiente e design in una strategia concreta e pienamente operativa.

La buona notizia però non è costituita dall’operatività del programma, quanto invece dal fatto che a fronte di un’effettiva riduzione delle emissioni di gas serra – quantificata intorno al 6% – l’azienda dichiara un aumento della produzione. Fare di più e inquinare meno, lo si dimostra ancora una volta, è quindi pienamente possibile.

Il piano di Besenzoni coniuga crescita industriale e riduzione dell’impatto ambientale operando su più piani, con azioni tese a rendere più sostenibili i prodotti, i processi e l’organizzazione stessa.

Sullo sfondo ci sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 definiti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, con i relativi criteri ambientali, sociali e di governance.

Le azioni concrete della transizione di Besenzoni

Nel concreto il percorso intrapreso da Besenzoni ha portato all’adozione di macchinari a consumo ridotto, a un generale efficientamento energetico degli stabilimenti, al processo di elettrificazione della flotta aziendale e, infine, all’ottimizzazione della supply chain.

Besenzoni.

In parallelo l’azienda ha lavorato per assicurare efficienza e continuità operativa, investendo quindi in processi di cybersecurity e digitalizzazione per rendere più efficiente e sicura la propria infrastruttura tecnologica.

I numeri della transizione sostenibile

La riduzione del 6% delle emissioni è solo la prima delle cifre condivise da Besenzoni per indicare i passi avanti fatti grazie al proprio piano di sviluppo sostenibile.

Dal punto di vista del miglioramento nell’utilizzo delle risorse energetiche emerge per esempio un calo dell’impatto legato al gas naturale pari all’8,4%, dato che è accompagnato da una riduzione dell’intensità energetica per unità di materia prima utilizzata.

Passerella con scaletta di Besenzoni.

Restando nel campo energetico, sono da segnalare gli interventi effettuati sul parco macchinari per ridurre i consumi, nonché la messa in opera di un impianto fotovoltaico: ad oggi questi pannelli riescono a coprire circa il 10% del fabbisogno elettrico annuo degli stabilimenti Besenzoni.

Un percorso verso una maggiore sostenibilità ambientale non si esaurisce però sul fronte elettrico. L’azienda si è quindi impegnata anche per ridurre il consumo d’acqua, arrivando a un taglio del 19%; nonché nella diminuzione delle emissioni legate ai trasporti, grazie all’aggiornamento della flotta logistica, che ha permesso di ridurre del 48% le emissioni legate alla benzina e dell’81% quelle riguardanti il bunker oil.

La qualità certificata di Besenzoni

Nel condividere i traguardi raggiunti nel percorso verso la sostenibilità, Besenzoni ricorda anche di essere stata tra le prime imprese del comparto ad aver ottenuto la certificazione ISO 9001 per la gestione della qualità, nel 1997; e di essere attualmente al lavoro per ottenere verso la certificazione ISO 14001 per la gestione ambientale, così da consolidare quanto fatto finora.

BeElectric: la divisione elettrica

Come anticipato, la transizione sostenibile dell’impresa lombarda coinvolge anche i prodotti. Sul sito web di Besenzoni campeggia infatti una sezione dedicata alla divisione BeElectric, dedicata a sistemi di movimentazione completamente elettrici: si parla di passerelle, scale, tender lift, salpa ancora e di diversi sistemi di copertura.

Passerella BeElectric di Besenzoni.

La scelta di investire in questi dispositivi elettrici non è casuale: eliminando i circuiti idraulici è possibile ridurre concretamente non solo l’utilizzo di oli, ma anche quello di plastiche e di componenti potenzialmente inquinanti; in parallelo, affidandosi a dei sistemi di movimentazione elettrica è possibile raggiungere nuovi livelli di leggerezza, silenziosità ed efficienza, al fianco di un ridimensionamento delle esigenze di manutenzione.  

I progetti per il futuro

Il percorso verso la sostenibilità di Besenzoni ha in programma altri importanti passaggi: tra i progetti in fase di sviluppo ci sono per esempio delle soluzioni per il recupero energetico, nonché degli interventi mirati all’ottimizzazione dei consumi termici (sfruttando uno scambiatore di calore, così da sfruttare l’energia normalmente prodotta durante i processi industriali).



Non è facile definire il nuovo modello presentato da Highfield Boats. Anzitutto bisogna capire: l'Highfield Adv9 è una barca o è un gommone? Tecnicamente è la prima, ma nulla vieta che lo si possa interpretare anche come un rib. Del resto, il cantiere è sempre stato produttore di gommoni.

Per mettere d'accordo tutti è sufficiente mutuare il termine Crossover dal mondo automobilistico, mondo peraltro a cui la nautica si ispira in tanti aspetti.

Denominatore comune è senza dubbio l’alone d’avventura che questo modello trasmette già al primo sguardo. Un’avventura tutt’altro che scomoda, s’intende, infatti i tre obiettivi del costruttore qui sono performance, versatilità e comfort.

Highfield Adv9: un crossover cabinato senza limiti

Questa barca in vetroresina è lunga 9,20 metri ed è progettata anche per la navigazione d'altura. I tubolari, oltre ad avere un diametro stretto, sono posizionati all'altezza della falchetta; restano quindi più delegati a una funzione di sicurezza in caso d’emergenza e per aumentare la confidenza in fase d’ormeggio.

Il layout in coperta è di quelli che favoriscono la convivialità, grazie al pozzetto spazioso, al wet bar e al prendisole, mentre sottocoperta c'è la disponibilità di due o quattro posti letto in ambienti che possono essere personalizzati nel décor. Completa il tutto l’angolo cucina e il bagno separato.

Highfield Adv9

Highfield Adv9 può montare uno o due motori fuoribordo. La potenza massima prevista per la configurazione a un motore è di 1x450 cv, mentre per la doppia motorizzazione è di 2x300 cv, con cui si può raggiungere la velocità massima dichiarata dal cantiere di 50 nodi.

Scheda tecnica

Lunghezza f.t.9,20 m
Larghezza3,27 m
Dislocamento3.300 kg
Serbatoio carburante450 l
Persone imbarcabili8 (cat. B) - 14 (cat. C)
Motorizzazione minima1x300 cv
Motorizzazione massimaSingola: 1x450 cv - Doppia: 2x300 cv
Omologazione CeCat. B - C
Highfield Adv9



Umidità a non finire, vibrazioni continue, forti beccheggi e ovviamente salsedine: se una comune batteria potesse indicarci un luogo dove non vorrebbe mai dover lavorare, quello sarebbe probabilmente una barca.

Per rispondere all’ineliminabile esigenza di elettricità a bordo, dunque, i produttori hanno messo a punto degli accumulatori capaci di resistere in modo soddisfacente alle minacce di questi ambienti ostili.

E c’è chi riesce a farlo in modo egregio: Mastervolt, specializzato nella produzione di soluzioni energetiche innovative ad alte prestazioni per la nautica, ha infatti annunciato che la propria batteria agli ioni di litio MLI Ultra 24/6000 ha ottenuto la certificazione RINA Type Approval.

Il valore della certificazione RINA Type Approval

Per i non addetti ai lavori potrebbe non essere immediato comprendere il valore di una certificazione RINA Type Approval: semplificando al massimo, i servizi di Certificazione di terza parte di Rina costituiscono una garanzia indipendente di conformità e di eccellenza, riconosciuta a livello internazionale, per tutelare cantieri e armatori.

Come sottolineato da Ton De Winter, President, Power Solutions per Navico Group al momento dell’annuncio della certificazione della batteria Mastervolt® MLI Ultra 24/6000: “Questa certificazione sottolinea il nostro impegno nel garantire una qualità premium in ogni aspetto della progettazione dei nostri prodotti. Conferma inoltre il nostro ruolo di partner affidabile per i principali cantieri e costruttori di imbarcazioni in tutto il mondo – offrendo sistemi e componenti energetici avanzati in grado di garantire prestazioni affidabili anche negli ambienti marini più impegnativi”.

Le batterie MLI Ultra 24/6000, progettate per performare in condizioni difficili

Prestazioni, resistenza nel tempo, sicurezza nell’utilizzo: le batterie agli ioni di litio MLI Ultra 24/6000 sono state sottoposte a diversi test rigorosi per certificare l’aderenza ai più alti standard marini, da diverse prospettive.

Si parla infatti di accumulatori progettati per l’alimentazione di sistemi elettrici marini avanzati: tra le caratteristiche da sottolineare ci sono il sistema intelligente di gestione della batteria (BMS) integrato e l’architettura del relè di sicurezza controllato dalla batteria. In altri termini, una batteria MLI Ultra 24/6000 permette una gestione attiva e di alto livello della sicurezza sull’intero impianto elettrico.

Tecnologie e materiali impiegati permettono alle batterie Mastervolt di resistere a tutte le minacce marine, rendendole perfette per l’utilizzo in ambito diportistico e commerciale, assicurando prestazioni stabili e durature anche a fronte di carichi di lavoro impegnativi, come quelli legati all’impiego di eliche di manovra e di verricelli.



È cosa nota, ma c’è da esserne orgogliosi, e quindi lo ricordiamo: un superyacht su due è made in Italy. Sappiamo anche che il nostro paese si conferma al primo posto per la produzione di mega yacht grazie al traino dell’export, con quasi nove nuovi scafi su dieci destinati ad andare oltre confine.

Di contro, sono tantissimi i super e megayacht che scelgono di ormeggiare per periodi più o meno lunghi sulle coste italiane, per essere sempre al posto giusto al momento giusto, seguendo i desideri del fortunato armatore innamorato del Mediterraneo. Ma quali sono nel concreto i criteri con cui un comandante sceglie il posto barca per un superyacht?

Lo abbiamo chiesto a chi ospita abitualmente grandi e grandissime barche a motore tra i propri posti barca, ovvero ad Andrea Barbagelata, Presidente di Marina Porto Antico di Genova.

Marina Porto Antico, banchina per superyacht.

Sicurezza, la preoccupazione numero uno di chi cerca un posto barca per superyacht

La prima cosa a cui vien spontaneo pensare è che l’unico reale criterio per scegliere un porto turistico per un super o mega yacht sia l’effettiva presenza di posti barca sufficientemente spaziosi.

È vero, ci conferma Barbagelata, però è solo il primo di una lunga serie di requisiti. “Ovviamente il nostro porto turistico può vantare diversi posti barca per superyacht, potendo offrire ormeggio a imbarcazioni fino a 75 metri di lunghezza - spiega il gestore del marina nel centro di Genova - ma nessun comandante si fermerebbe su questo dato freddo per prendere una decisione: la prima ed essenziale preoccupazione nello scegliere un posto barca, soprattutto per imbarcazioni di questo tipo, è infatti la sicurezza”.

Ed è proprio questo uno dei principali motivi per cui Marina Porto Antico è una scelta privilegiata tra i porti per superyacht in Liguria e in Italia: il porticciolo è infatti protetto dalla grande diga foranea di Genova, così da offrire un rifugio sicuro contro ogni mareggiata.

Concorrono alla sicurezza anche le solide banchine in cemento, sufficientemente ampie per permettere ai mezzi di lavoro di raggiungere gli yacht per movimentare tender, zattere e altri carichi voluminosi.

I servizi che un porto turistico per superyacht deve assolutamente avere

Tra i requisiti essenziali per un marina specializzato in superyacht ci sono indubbiamente i servizi di rifornimento di carburante, nonché la presenza in banchina di colonnine per la fornitura elettrica a potenze importanti: a Marina Porto Antico, per esempio, le colonnine servono normalmente fino a 250 ampere, ma su richiesta è possibile ottenere fino a 400 ampere.

“I porti turistici che offrono posti barca per superyacht devono inoltre offrire, ovviamente, dei servizi di alta gamma all’armatore, a partire dal concierge dedicato: qui al Marina Porto Antico, trovandoci nel cuore di Genova, possiamo inoltre vantare un’imbattibile prossimità con wellness, ristorazione e retail di lusso. Ma - sottolinea Barbagelata - quando si parla di marine per mega yacht le esigenze da soddisfare sono anche e soprattutto quelle del comandante e dell’equipaggio per la gestione dell’imbarcazione stessa: penso allora alle agenzie marittime, ai fornitori di bordo di qualsiasi genere, ai cantieri specializzati di alta qualità, ai servizi di pulizie professionali e via dicendo, tutte attività che sono presenti all’interno e nelle immediate vicinanze dei nostri posti barca”.

Vista aerea su Marina Porto Antico.

Giustamente il comandante non guarda unicamente alle esigenze di ordine tecnico. “A premiare il nostro marina di Genova è anche la felice posizione dal punto di vista logistico, in quanto bastano pochi minuti per arrivare all’aeroporto, alla stazione ferroviaria o all’autostrada, con collegamenti particolarmente veloci con il Nord Europa e con la Costa Azzurra", spiega il Presidente di Marina Porto Antico. E aggiunge: “Altri dettagli particolarmente apprezzati sono il nostro attento servizio di segreteria con ritiro e stoccaggio di pacchi, la possibilità di ormeggiare all’inglese e ancora, la presenza di un parcheggio privato e di un hotel a 4 stelle della catena NH”.

Non solo sicurezza e servizi: privacy e posizione strategica per super e megayacht

In tanti porti turistici il via vai di curiosi a poppa delle barche più grandi e lussuose è una costante, un tratto fisiologico (o patologico) che in talune strutture risulta quasi ineliminabile. Non è così a Marina Porto Antico: questo porto nel centro di Genova offre a yacht, superyacht e mega yacht la massima privacy e riservatezza, grazie a delle banchine interdette al pubblico. L’accesso a questa area è infatti riservato ai soli diportisti, eliminando a monte il problema.

Panoramica sul Marina Porto Antico

Ultimo ma non certo per importanza, un altro aspetto che porta a scegliere Marina Porto Antico per l’ormeggio di superyacht è certamente rappresentato dalla sua posizione strategica. In pieno centro storico, con i posti barca letteralmente abbracciati dalla Superba; ma anche nel centro della Liguria, per dare all’armatore la possibilità di raggiungere rapidamente mete iconiche come Portofino, le Cinque Terre, per non parlare della Costa Azzurra, della Corsica e della Sardegna.



Quelli di casa Porsche lo dimostrano con i fatti già da diversi anni: potenza e motore elettrico sono tutt’altro che concetti antitetici, così come alla stessa stregua velocità e sostenibilità possono andare a braccetto. Lo stesso stanno facendo in campo nautico gli ingegneri di Frauscher, con esclusivi scafi elettrici dalle prestazioni del tutto equiparabili a quelle dei classici scafi endotermici. Con questi fondamenti nasce il terzo modello della gamma elettrica creata in partnership fra i due prestigiosi costruttori: il Frauscher x Porsche 790 Spectre.

Frauscher x Porsche 790 Spectre.

L’intensificarsi della collaborazione tra la casa automobilistica di Stoccarda e il cantiere austriaco ormai non è più sorpresa, bensì un percorso programmato che si consolida di modello in modello, così, dopo il Phantom 850, di 8,67 metri poi declinato nella versione Air, arriva ora il terzo compagno a dar manforte alla gamma di barche elettriche ad alte prestazioni.

Il Frauscher x Porsche 790 Spectre è lungo 7,92 metri, è dunque il modello più piccolo ed è un motoscafo sportivo per l'appunto equipaggiato con il sistema di propulsione completamente elettrico della Porsche Macan con motore da 400 kW e batteria da 800 V.

Sportivo, leggero e agile: una carena inedita per il Frauscher x Porshe 790 Spectre

Una Porsche non lascia mai indifferenti, e lo stesso si può certamente dire di fronte al 790 Spectre, che mantiene i tratti evidenti del design del cantiere austriaco, amalgamandoli con molti dettagli identificativi della casa automobilistica tedesca.

Frauscher x Porsche 790 Spectre.

La carena è invece frutto di un progetto completamente dedicato, che si stacca quindi dal resto della gamma: più corta, più stretta e più leggera, per ricavare il meglio dal powertrain full electric ad alte prestazioni Porsche.

Il gioco di specchi tra 790 Spectre e Macan Turbo Concept Lago

È divertente e affascinante individuare tutti i richiami tra scafo e Suv, che vanno ben oltre il sistema di propulsione elettrico.

Il Dna Porsche si esplicita sulla barca in piccoli dettagli, come nella scelta di posizionare il pulsante di avviamento a sinistra, proprio come avviene nelle auto sportive tedesche; ma anche in scelte macroscopiche, come nel caso del volante in similpelle Porsche originale e in quello dei sedili marchiati con il cavallino di Stoccarda.

Postazione di comando del Frauscher x Porsche 790 Spectre.

E ancora, la stretta connessione tra Suv e motoscafo è sottolineata dal design della strumentazione in plancia come dalle cuciture verticali del divanetto.

Elementi in comune fra Frauscher x Porsche 790 Spectre e Porsche Macan.

Gli stessi stilemi Frauscher sono del resto evidenti nella concept car presentata al Boot di Düsseldorf insieme alla barca. La Macan Turbo Concept Lago è infatti resa unica e decisamente sui generis dai rivestimenti in teak dei due vani bagagli; lo stesso rivestimento nautico è presente anche sui pannelli delle portiere e sui tappetini, eliminando stilisticamente ogni soluzione di continuità tra mare e strada.

Abitacolo Porsche Macan.

Altri elementi provenienti dal mondo del diporto sono il tessuto delle parti centrali dei sedili, così come i dettagli in pelle color Crayon sui fianchetti e persino nelle bocchette di aerazione.

Una personalizzazione estrema per gli armatori Frauscher

Non solo l’incontro di due mondi: il Frauscher x Porsche 790 Spectre presenta al pubblico anche l’alto grado di personalizzazione raggiungibile presso il cantiere austriaco.

Frauscher x Porsche 790 Spectre.

L’estrema coerenza tra Suv e barca è infatti resa possibile dalle peculiari opportunità di customizzazione, esaltate in questo caso dalla verniciatura Darkteal Metallic. Sul 790 Spectre, come accade nel programma Paint to Sample della gamma Porsche, l’armatore può far applicare la tinta desiderata, con una finitura di ben 11 strati.

Il prezzo del Frauscher x Porsche 790 Spectre

Non lasciatevi impressionare dal prezzo, perché non state acquistando soltanto una barca, ma anche un oggetto di stile, un'opera che vi pone in quella sfera dei quasi "inarrivabili" e, non di meno, un mezzo ad alta tecnologia elettrica che, senza un goccio di carburante, vi porta alle stesse prestazioni di una barca col motore endotermico. Lo abbiamo visto provando gli altri modelli Frauscher x Porsche, non sarà una sorpresa scoprire che anche questo modello supererà i 30 nodi quando andremo a provarlo.

Per tutto questo, il Frauscher x Porsche 790 Spectre è venduto a un prezzo che parte da 511.500 euro, Iva esclusa.

Frauscher x Porsche 790 Spectre.

Ve ne siete innamorati? Allora potete contattare l'importatore esclusivo, il Cantiere Nautico Feltrinelli a Gargnano sul Lago di Garda, che ha anche già annunciato che la barca sarà disponibile a Venezia per le prove nelle stesse date del Salone Nautico previsto all'Arsenale dal 27 al 31 maggio 2026.

La scheda tecnica del Frauscher x Porsche 790 Spectre

Lunghezza f.t.7,92 m
Larghezza2,37 m
Motore400 kW
Batterie100 kWh
Dislocamento2.600 kg
Persone imbarcabili6
Prezzo511.500 euro + Iva


Il concetto di guida autonoma non ci è certo nuovo: quasi non ci sorprendiamo più nel sentir parlare di automobili che possono decidere da sole quali manovre effettuare. Nel mondo del diporto finora si è parlato invece quasi esclusivamente di sistemi di guida assistita, pensati prettamente per le operazioni di ormeggio.

Simrad Marine Electronics ha deciso di sfondare questa barriera, lanciando il suo innovativo AutoCaptainAutonomous Boating System, un sistema che include capacità complete di auto-docking, tra le quali ormeggio, disormeggio e manovre a breve distanza. Non assistenza, ma pura guida autonoma.

Simrad AutoCaptain

Simrad AutoCaptain: la missione è eliminare lo stress delle manovre in spazi ristretti

AutoCaptain è stato sviluppato in partnership con Mercury Marine, anch’esso come Simrad parte della Brunswick Corporation. Come spiegato da Aine Denari, EVP & President di Navico Group e Chief Technology Officer di Brunswick, AutoCaptain è la prima soluzione del pilastro “Automazione” della strategia ACES (Autonomous, Connectivity, Electrification, Shared) del gruppo a essere commercializzata.

Obiettivo primario è quello di cancellare i momenti di stress tipici delle manovre in spazi limitati, durante le operazioni di ormeggio e di disormeggio, così da permettere agli armatori di apprezzare ogni momento a bordo della propria imbarcazione.

Con Simrad AutoCaptain, l'ormeggio autonomo è anche in porti sconosciuti

Siamo ancora lontani dal poter chiedere all’autopilota di uscire dal porto e di portarci a miglia di distanza, ma è un dato di fatto che con AutoCaptain Simrad permette di affrontare con il sorriso anche le manovre più delicate.

Simrad AutoCaptain

Grazie alle telecamere che danno al sistema un controllo visivo a 360 gradi in tempo reale, AutoCaptain può gestire in autonomia tutte le manovre di ormeggio e di disormeggio, anche quando i margini sono minimi, e – elemento che è utile sottolineare – anche lì dove la barca non è mai stata prima d’ora.

Alcuni sistemi attualmente presenti sul mercato offrono infatti la propria assistenza solamente in ormeggi precedentemente mappati; AutoCaptain è invece pronto a entrare in gioco in porticcioli mai visti prima, come anche nella navigazione in acque sconosciute.

Tutto questo è possibile grazie a regolazioni intelligenti e automatiche effettuate in base all’analisi degli ostacoli delle vicinanze rilevati dal sistema, come anche delle correnti e del vento. Ogni movimento è controllato e fluido, senza peraltro negare la supervisione e l’intervento immediato al comandante.

Non solo per l'ormeggio in porto, ma anche per gli ancoraggi in rada

Ormeggio e disormeggio, pure in condizioni difficili, sono la specialità, ma AutoCaptainAutonomous Boating System offre di più. È infatti presente anche la funzione Move to Position, ovvero un comando che permette di far gestire autonomamente all’autopilota le manovre necessarie per muoversi fino a una posizione indicata dal comandante, a patto che questa sia visibile dalle videocamere presenti a bordo. Una funzione che può essere preziosa per destreggiarsi nelle rade e nei porti più affollati.

Simrad AutoCaptain

Altra funzionalità presente è Hold at Dock, che consente di mantenere saldamente l’imbarcazione accostata alla banchina mentre vengono preparate cime e parabordi.

Da Simrad avvisano che questo è solo l’inizio: il medesimo hardware, grazie a futuri aggiornamenti software, offrirà nuove e interessanti funzionalità, per una navigazione più accessibile e intuitiva.

Simrad AutoCaptain: versatile e invisibile

Grazie allo sviluppo in parallelo con il sistema di propulsione Mercury e alle telecamere con percezione della profondità perfettamente integrate, AutoCaptain promette di fornire precisione inedita e grandissima prontezza, pur non compromettendo l’estetica dell’imbarcazione (diversamente da quanto accade con le più note soluzioni aftermarket).

Simrad AutoCaptain

Da una parte, la guida autonoma di Simrad è pensata per evolvere nel tempo, in un’ottica future-ready; dall’altra, AutoCaptain è stato sviluppato per supportare conducenti con diversi livelli di esperienza e di aiuto a bordo. Può quindi essere un prezioso alleato per il comandante con equipaggio ridotto, un aiuto per i neofiti in cerca di maggiore sicurezza, nonché un preciso collaboratore per capitani esperti che devono manovrare in spazi ristretti.



I genovesi meno giovani lo sanno molto bene: fino agli anni Ottanta quella vivace zona che oggi chiamiamo Porto Antico era un’area abbandonata, persino dimenticata, tagliata fuori dal tessuto urbano da possenti cancellate. Fortunatamente, in vista dell’Expo 1992, la città mise in campo una mastodontica riqualificazione della zona, firmata da Renzo Piano.

Dove c’erano fatiscenti banchine e magazzini fantasma sono nati così il celebre Acquario, ma anche il Bigo, la Biosfera, il Millo ed i Magazzini del Cotone.

Qualche anno dopo la riqualificazione dell’area continuava il suo slancio, grazie all’investimento di imprenditori coraggiosi che, a pochi passi dall’Expo, realizzarono una porta d’accesso privilegiata al centro storico di Genova, Marina Porto Antico.

Marina Porto Antico vista aerea

Parliamo quindi di un porto turistico recente, inaugurato infatti il 10 ottobre 1996, che fin da subito si è distinto per le soluzioni tecniche d’avanguardia e i servizi d’eccellenza; ma anche di un marina che poggia sulla lunghissima tradizione marinara genovese, basti pensare al recupero del basamento della torre medievale che in antichità proteggeva la darsena, oggi ben visibile tra le vetrate del porticciolo.

Marina Porto Antico in breve

Questo porto turistico nel centro di Genova conta 270 posti barca: si spazia dalla pittoresca darsena, dedicata ai natanti, per arrivare ai posti barca più generosi, che ospitano superyacht fino a 75 metri.

Tra i punti forti del marina, oltre alla posizione nel cuore del Porto Antico, imbattibile per vivere il centro come per fare cambusa a piedi, c’è la protezione offerta dalla storica diga foranea. Per assicurare sonni tranquilli ai diportisti ci sono inoltre solide banchine in cemento, un diffuso sistema di sorveglianza e la presenza di almeno un addetto, ogni giorno, 24 ore su 24.

È poi invidiabile la gamma di servizi nautici presenti in loco. Ci troviamo per l’appunto nel centro di una città che vanta una solida industria nautica, che si traduce nella presenza – a pochi passi dal porticciolo – di piccoli e grandi cantieri nautici, professionisti, tecnici e artigiani, per manutenzioni stagionali, riparazioni, revisioni e consulenze.

Marina Porto Antico passeggio serale.

L’evoluzione continua del porto turistico di Genova: le ultime novità

I diportisti che ormeggiano ogni estate tra le banchine del porto turistico di Genova se ne sono accorti: ogni anno piccole e grandi novità portano al livello successivo l’evoluzione continua del marina.

Dalla rete Wi-Fi che copre l’intero porticciolo alla tecnologia RFID per l’accesso ai pontili, dalle colonnine di erogazione con tariffazione a consumo fino alla recente ristrutturazione dei servizi igienici e delle docce, per arrivare alle tante postazioni di ricarica per veicoli elettrici nel parcheggio sotterraneo: gli interventi per offrire un ormeggio al top si susseguono, ascoltando e anticipando le esigenze dei naviganti.

Proprio in queste settimane, per esempio, Marina Porto Antico sta riqualificando la struttura che ospita la direzione del porticciolo; la novità più interessante per i diportisti sarà quella di poter contare su un’area dedicata esclusivamente al deposito sicuro dei pacchi, con servizio di ricezione da parte dei corrieri.

La volontà dei gestori è chiaramente quella di offrire più del semplice ormeggio, garantendo a ogni diportista una lunga serie di attenzioni e di servizi.

Più di un porto turistico, insomma, un hotel sul mare, nel segno dell’innovazione e della rigenerazione urbana: non a caso pochi giorni fa il Marina è entrato a far parte di Genova for Yachting, che unisce i professionisti della nautica genovese e punta a fare rete per soddisfare le esigenze specifiche del mondo dei superyacht.




Spesso, quando all’interno della stessa linea vengono proposte barche con appena due metri di differenza, il confronto tra i modelli diventa un “trova le differenze” da settimanale enigmistico. Nel caso dell’MP10 e dell’MP12, i due modelli con cui Marcopolo Adventure Yachts ha debuttato a Düsseldorf 2026, le diversità sono invece evidenti, e anzi molto rimarcate.

Stessa base, ma due barche diverse per allestimenti e tipologia di utilizzo

Il brand è nuovo, ma il cantiere no, perché Marcopolo Adventure Yachts appartiene al cantiere Aschenez, di cui fanno parte anche i marchi Invictus e Capoforte. Queste nuove barche nascono quindi dalla lunga esperienza di Rosario Alcaro (il fondatore di Aschenez) e sul design del Roberto Delfanti Design Lab.

Ed è proprio sull’approfondita conoscenza del settore nautico che si basa la scelta di presentare due modelli simili, ma con allestimenti fortemente distinti: l’MP10, che è lungo 10 metri, è stato infatti proposto nella versione dayboat, mentre il modello di 12 metri rivela più un'anima da cruiser.

Sull'MP10 viene dunque esaltata l’ampiezza degli spazi outdoor, mentre per l'MP12 si punta sul comfort e sulla capacità di adattamento ai più diversi climi, assecondando lo spirito d’esplorazione insito nel brand.

Entrambe le barche mostrano infatti un look da explorer nordico, molto in voga in quest'epoca, e si inseriscono in quel segmento di mercato in cui si privilegiano le performance, la versatilità di utilizzo e la piena vivibilità degli spazi a bordo.

Marcopolo MP12.
Marcopolo MP12.

Proprio per questo sia l'MP10 sia l'MP12 possono essere declinati su diverse possibilità di allestimento a bordo, ma anche di configurazione da dayboat con hardtop aperto a cruiser con l'hardtop chiuso ai lati. Personalizzazione che fra l'altro si può eseguire anche a distanza di anni.

I punti in comune fra Marcopolo MP10 e MP12

Le caratteristiche chiave della gamma sono lampanti già al primo sguardo. Colpisce l’ampiezza della prua svasata, peculiarità stilistica che un numero crescente di cantieri sta mutuando dalle imbarcazioni militari per aumentare gli spazi.

Marcopolo MP10.
Marcopolo MP10.

Contribuisce alla definizione dello stile complessivo anche la scelta cromatica dello Steel Grey per carena e coperta e del Total White per l’hardtop.

In entrambi i casi – e anche questo sarà denominatore comune dell’intera gamma – la motorizzazione è fuoribordo, con l’MP12 che può spingersi fino a tre motori da 450 cv e con l’MP10 che come configurazione massima può montarne due da 450 cv.

Altri tratti condivisi sono le immancabili murate abbattibili a poppa e la peculiare struttura che abbraccia i fuoribordo, che prevede rollbar frontale e cancelletti integrati lungo le plancette.

Le differenze fra MP10 e MP12

Se in coperta è più facile trovare somiglianze progettuali, sottocoperta i layout sono completamente diversi. E non poteva essere altrimenti, perché proprio la grande differenza di dimensioni rende il Marcopolo MP10 più indicato per il dayboating, mentre i due metri in più del Marcopolo MP12 gli danno le potenzialità da barca da crociera.

Marcopolo MP10

Con i suoi 9,96 metri di lunghezza per 3,05 metri di larghezza, il Marcopolo MP10 ha fatto il suo debutto come walkaround open asimmetrico che privilegia il passaggio di sinistra; sotto l’hard top si trova la timoneria e il mobile cucina.

Layout Coperta MP10

A poppa c'è invece una dinette trasformista, che al momento opportuno abbatte la spalliera basculante del divanetto esterno e diventa solarium.

Layout Sottocoperta MP10.

Spostandosi sottocoperta, il natantone propone un letto matrimoniale a poppa e una seconda dinette a prua con il divano trasformabile in letto singolo. Non manca poi il bagno separatao dotato di doccia.

Marcopolo MP12

Lungo 12,70 metri e largo 4,05 metri, il Marcopolo MP12 sfrutta le dimensioni maggiori soprattutto a poppa, dove propone un layout configurabile in più soluzioni: lo stesso spazio può infatti essere sfruttato sia come generoso prendisole sia per pranzi e cene con un buon numero di ospiti, grazie ai due tavoli estensibili.

Layout coperta MP12.

Percorrendo i due passavanti si viene accolti dalla grande zona prodiera dell’MP12, con prendisole e due sedute.

Layout sottocoperta MP12.

Spostandosi sul ponte inferiore si trova invece una zona configurabile a dinette, un grande letto matrimoniale a prua (con due ampi armadi), due letti singoli verso poppa e un bagno con doccia separata.

Materiali innovativi e tutt’altro che casuali

Molta attenzione è stata dedicata alla scelta di tutti i materiali con l’obiettivo di ridurre e in alcuni casi di abbandonare i materiali tradizionali per raggiungere i più alti livelli di efficienza e di sostenibilità.

Marcopolo MP10.
Marcopolo MP10.

Le carene, per esempio, sono realizzate da 3AF Shipyard con trame di fibra di vetro di alta qualità e, nel caso dell’MP12, hardtop e montanti sono realizzati in carbonio.

Emerge poi l’utilizzo di Pet riciclato per le strutture dello scafo, così da avere leggerezza, resistenza e un minore impatto ambientale; e del polipropilene alveolare usato per le paratie divisorie e per taluni complementi d’arredo, sempre per ridurre i pesi senza compromettere stabilità e comfort.

Marcopolo MP12.
Marcopolo MP12.

La ricerca dei migliori materiali è rimarcata anche dalla cuscineria, realizzata in Space Shell, apprezzato nei settori aerospace e motorsport: il vantaggio qui è quello di avere una ridotta trasmissione del calore, rendendo particolarmente confortevoli sedute e prendisole.

La scheda tecnica del Marcopolo MP10

Lunghezza f.t.9,96 m - Natante
Larghezza3,05 m
Serbatoio carburante540 l
Serbatoio acqua dolce172 l
Serbatoio acque nere77 l
Persone imbarcabili12
Motori2x450 cv

La scheda tecnica del Marcopolo MP12

Lunghezza f.t.12,70 m
Larghezza4,05 m
Serbatoio carburante1.735 l
Serbatoio acqua dolce247 l
Serbatoio acque nere112 l
Persone imbarcabili14
Motori3x450 cv


Anche le barche che montano un singolo V8 a benzina di Volvo Penta possono ora gestire con maggiore precisione e con più comodità le manovre in porto e le attività in acqua.

Il costruttore svedese ha infatti introdotto un joystick avanzato e dedicato, così da permettere a una più vasta gamma di barche da diporto di utilizzare alcune tra le funzioni più avanzate del tecnologico Electronic Vessel Control (EVC).

Dallo sterzo elettrico al joystick per monomotori V8 Volvo Penta

Tutto parte dallo sviluppo di un nuovo sistema di sterzo elettrico dedicato ai singoli motori alimentati a benzina, che si pone come base necessaria per permettere di integrare il famoso sistema joystick di Volvo Penta.

Questa nuova soluzione di Volvo Penta rende estremamente precisa e facile qualsiasi manovra su barche con motore singolo, sia che si tratti di ormeggiare in uno spazio ristretto sia che si tratti di accelerare in mare aperto oppure di prepararsi per l’onda perfetta da sfruttare per il wakeboard.

Le funzionalità del sistema joystick per le barche monomotore

Ma quali sono nel concreto le funzioni ora accessibili anche ai monomotori benzina V8? Si parla di Joystick Driving, Joystick Docking e Joystick Surfing: in sintesi, grazie a queste funzionalità avanzate, chi conduce la barca può farlo senza dover mai interagire né con la ruota del timone né con le leve di comando.

Il sistema basato sull’utilizzo del joystick proposto da Volvo Penta integra infatti cambio, sterzo e acceleratore, consentendo di fatto di impostare le manovre, la velocità e la rotta con una sola mano.

Grazie alla sensibilità del joystick stesso, inoltre, le manovre a bassa velocità in prossimità della banchina diventano più precise, sicure e facili.

Joystick Surfing e Volvo Penta Watersport Control

Come abbiamo visto, questa novità farà felici tanti appassionati di sport acquatici. Utilizzando la funzione Joystick Surfing insieme al controllo integrato Volvo Penta Watersport Control diventa infatti possibile creare le onde ideali, anche a velocità ridotte, con la possibilità di apportare correzioni precise e rapide e di conoscere sempre l’esatta posizione del surfista.

Con la funzione Joystick Surfing le sessioni di traino si fanno quindi più fluide, più controllate e più soddisfacenti, per la felicità dei wakesurfer.




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