Ingrandire un Riva è meno ovvio di quanto sembri. Il marchio vive di barche che si riconoscono prima ancora di leggerne il nome, e quell’identità è fatta di equilibrio: quanto spazio si prende una sovrastruttura, dove cade una linea, quanto acciaio si mostra. Basta poco, a queste dimensioni, per trasformare uno yacht in un condominio galleggiante. La risposta del Riva 54Metri è pratica: invece di nascondere la mole, la organizza intorno all’acqua.

Riva 54Metri.

Grigi chiari e scuri, nero, acciaio concentrato in pochi segni e quella linea di galleggiamento acquamarina, riconoscibile anche da lontano, contribuiscono a mantenere leggibile il profilo.

Lungo 54,83 metri, con un baglio massimo di 9,17 metri e una stazza lorda di 499 GT, il 54Metri è il Riva più grande mai costruito. Come per gli altri modelli del brand, il progetto nasce dalla collaborazione tra Officina Italiana Design, il Comitato Strategico di Prodotto e il dipartimento Engineering di Ferretti Group.

Il carattere dei materiali a bordo del Riva 54Metri

Se all’esterno l’identità passa dalle proporzioni e dal trattamento delle superfici, all’interno è affidata soprattutto alla materia. Teak naturale, rovere, pelle, acciaio lucido e due marmi dalle personalità molto diverse - il Sahara Noir tunisino e il Bianco Rhino africano - ritornano nei vari ambienti, cambiando funzione e accostamento.

Salone sul main deck.

Nel salone principale, per esempio, il pavimento in rovere della zona living prosegue verso il dining, dove lascia spazio a un inserto in Bianco Rhino che sembra un tappeto di pietra.

Riva 54Metri salone.

Su questo poggia il tavolo con piano in Sahara Noir. Il marmo nero ricompare nelle nicchie e nei volumi contenitivi, mentre il teak naturale introduce una superficie più calda. Pelle bianca e acciaio lucido completano una palette che alterna toni chiari e scuri, superfici opache e riflessi.

Il gioco continua nella suite armatoriale

L'armatore alloggia a prua del ponte principale. Qui la porta d’ingresso è un dettaglio particolare: rivestita in pelle bianca sul lato della lobby, diventa marmo nero dalla parte della cabina. Una scelta decorativa, ma anche un modo di segnare il passaggio fra due ambienti attraverso un cambio netto di materiale.

Suite armatoriale.

Nella suite, il teak si alterna al marmo; il letto king size ha un rivestimento in pelle e una testiera con inserto in pietra. Due grandi finestrature a scafo portano luce naturale.

Bagno dell'armatore.

Nel bagno, il Bianco Rhino riveste la doccia con idromassaggio e cromoterapia, mentre il Sahara Noir è utilizzato per il doppio lavabo.

La combinazione di materiali prosegue nelle cabine ospiti e nella sky lounge, dove teak, marmo e pelle assumono funzioni diverse a seconda degli ambienti.

Quello che non si vede

Sul Riva 54Metri, l’organizzazione dei percorsi è uno degli aspetti meno appariscenti ma più importanti: i movimenti dell’equipaggio sono separati da quelli degli ospiti, così che il servizio possa proseguire senza attraversare continuamente gli spazi privati.

La lobby del ponte principale è lo snodo distributivo della barca. Qui c’è l’ascensore che collega il ponte principale, quello superiore e quello inferiore; la lobby è raggiungibile anche dall’esterno quando lo yacht è ormeggiato all’inglese.

Cucina del Riva 54Metri.

La pantry, che comprende anche una cantina vini a tutta altezza, è collegata alle aree di servizio attraverso scale indipendenti. Una porta consente inoltre all’equipaggio di raggiungere in modo discreto la zona armatoriale.

Anche il comfort acustico nasce da un lavoro progettuale che non si vede: pavimenti flottanti, arredi disaccoppiati dalla struttura in alluminio, rivestimenti viscoelastici nelle zone più sensibili alle vibrazioni e paratie studiate per migliorare l’isolamento acustico. Soluzioni che lavorano per limitare la trasmissione di rumori e vibrazioni dagli impianti e dalla struttura agli ambienti abitati.

Anche il garage dei water toys è nascosto alla vista. A prua del ponte superiore, due prendisole laterali si sollevano su cerniere e rivelano un’area tecnica destinata al varo e all’alaggio delle attrezzature.

Riva 54Metri.

Lo spazio può ospitare un tender Williams 625, due moto d’acqua e altri equipaggiamenti. La gru integrata serve alla movimentazione dei mezzi, oltre che essere usata come albero di navigazione.

Schermi invisibili e spazi per l’arte

A bordo gli schermi non mancano, ma si vedono decisamente poco. Nel salone principale, la tv da 65 pollici scende dal cielino dietro al tavolo da pranzo; nella suite armatoriale un altro schermo della stessa dimensione è nascosto dietro la parete a specchio, mentre quello più piccolo del bagno è integrato nello specchio contenitore. Nelle cabine ospiti, i televisori da 55 pollici sono nascosti dietro superfici specchiate.

Cabina ospiti.

Sul ponte sole, un altro schermo da 55 pollici può ruotare di 180 gradi ed è integrato nel mobile della zona dining. Nella sky lounge, invece, il televisore da 75 pollici è incorniciato da due volumi contenitivi con ante in marmo nero.

La stessa attenzione all’integrazione riguarda le opere d’arte. La paratia di prua del salone comprende un pannello centrale in teak naturale pensato per accoglierne una; nella sky lounge, due cabinet a tutta altezza hanno nicchie rivestite in teak con la stessa funzione.

Motori, autonomia e controllo del Riva 54Metri

Scafo e sovrastruttura sono interamente in alluminio e lo yacht è classificato da Lloyd’s Register. A spingerlo sono due MTU 12V2000 M96L da 1.432 kW ciascuno, con linee d’asse ed eliche a passo fisso a sei pale.

Sala macchine del Riva 54Metri.

A rendere più confortevole la navigazione ci pensano quattro pinne stabilizzatrici elettriche Naiad Dynamics, attive sia in navigazione sia all’ancora. Rispetto a una configurazione con due sole pinne, questa soluzione contribuisce a contenere il pescaggio, con un’immersione massima di 2,25 metri.

A bordo l’energia è fornita a due generatori Zenoro da 118 kW ciascuno. Il sistema di automazione supervisiona i principali impianti, mentre il Power Management System decide quanta energia produrre e dove distribuirla in base alle necessità di bordo.

Riva 54Metri plancia di comando.

In plancia di comando, navigazione, comunicazioni, governo e sicurezza stanno in un’unica console con sistema Full ECDIS; gli strumenti analogici restano nascosti dietro pannelli laterali e al posto del timone tradizionale c’è una mini wheel.

A governare lo yacht sono due timoni elettrici, che possono lavorare anche in modo indipendente per garantire una migliore capacità di manovra e una maggiore efficienza energetica. La tecnologia è tanta, ma organizzata per tenere l’ambiente leggibile senza privare il comandante delle informazioni che gli servono.

Tutto questo poggia su una rete. Alle antenne TV satellitari si affiancano Starlink e la predisposizione per OneWeb, pensate per gli armatori che usano lo yacht anche come estensione del proprio ufficio. Un sistema integrato di cybersecurity protegge la rete di bordo, e sopra di essa gira l’impianto che permette di gestire, da interfacce dedicate, luci, scenari, audio-video e altre funzioni.



Riva 54Metri.

Scheda tecnica

Lunghezza f.t.54,83 m
Larghezza9,17 m
Pescaggio a pieno carico2,20 m
Dislocamento a pieno carico430.000 kg
Motorizzazione2x2000 cv Mtu 12V 2000 M96
Velocità massima18 nodi
Velocità di crociera14 nodi
Riva 54Metri.


Con i suoi 43,60 metri l'Azimut Grande 44M è la nuova ammiraglia della serie, con oltre cinque metri di lunghezza in più del Grande Trideck. Ma più delle misure, la novità è il quarto ponte, con un volume chiuso sul ponte più alto, che ospita la timoneria e la cabina del comandante.

Su uno sporty superyacht, l'aggiunta di volumi ai piani alti rischia di appesantire silhouette e barca, ma Azimut ha risolto il problema arretrando e abbassando i profili e alleggerendo la sovrastruttura grazie a un uso esteso del carbonio.

Azimut Grande 44M.

Il carbonio, infatti, non è una voce da scheda tecnica, ma è ciò che permette di avere il quarto ponte senza pagarne troppo il prezzo in termini di peso. Il materiale è impiegato su circa il 50% della superficie dell'imbarcazione, per oltre 1.000 metri quadrati.

Come spiegano dal cantiere, il risultato è un risparmio di otto tonnellate nelle parti più alte dello yacht. Un alleggerimento strutturale che permette di osare con le volumetrie senza compromettere il baricentro o le prestazioni.

La lavorazione dei compositi fa capo al Polo del Composito di Massa del Gruppo Azimut|Benetti, il centro dedicato alla vetroresina e alla fibra di carbonio.

Spostata la plancia di comando dal tradizionale posizionamento sull'upper deck, a cambiare è soprattutto il ruolo di questo ponte, che può essere organizzato come si preferisce. A prua, ad esempio, il grande spazio panoramico a tutto vetro (apribile anche ai lati) può essere una lounge, una sala da pranzo per dodici persone, una media room... Nel resto del ponte c’è posto per un ulteriore salotto piuttosto che per la suite dell’armatore, con terrazza privata sul mare.

Nelle foto, due proposte differenti per la cabina armatoriale: sul main deck e sull’upper deck.

Pozzetto, beach club e salone: lavorare sulle quote

A poppa, sul ponte principale, il pozzetto riprende una soluzione già vista sul Grande Trideck: due livelli, con la zona pranzo alla quota del salone e la terrazza con prendisole e piscina più in alto.

Questo dislivello è strategico: garantisce altezza piena al beach club sottostante, che diventa un ambiente ampio e senza gradini. E con le murate e il portellone abbassati, diventa un'estesa spiaggia a filo d'acqua.

Anche nel salone l'architettura ha ottimizzato ciò che di solito resta nascosto alla vista. I condotti di ventilazione sono stati portati all'esterno e integrati nei volumi del profilo, insieme agli elementi tecnici lungo la fiancata. Il risultato? Meno vincoli strutturali e superfici vetrate ancora più ampie. Il design di m2atelier completa l'ambiente con divani disposti ai lati, zona pranzo verso poppa, legni chiari e tessuti dai toni neutri.

Ingegneria e propulsione dell'Azimut Grande 44M

Il lavoro sul peso prosegue anche a poppa, dove debutta per la prima volta su un Azimut un’ala Hull Vane in carbonio, sviluppata in collaborazione con l’omonima azienda olandese.

Progettata per ridurre la resistenza d’onda e migliorare il comportamento dello scafo, pesa appena 400 chili: in acciaio ne avrebbe richiesti ben 1.500.

La carena Dual Mode, sviluppata dal reparto R&D del Gruppo con P.L. Ausonio Naval Architecture, combina una geometria di prua dislocante con una parte poppiera semiplanante, con l'obiettivo di mantenere una buona efficienza in un ampio intervallo di velocità.

Azimut Grande 44M.

Soluzioni che inseriscono di diritto il Grande 44M nella flotta Low Emission di Azimut Yachts, con una riduzione delle emissioni di CO₂ dichiarata fino al 30% rispetto a un'architettura navale tradizionale di pari dimensioni. Alla gestione dell'energia contribuisce il sistema mild hybrid ingegnerizzato con Asea Nautica.

Due motori elettrici da 50 kW, configurati come shaft generator, lavorano insieme a un pacco batterie da 188 kWh (espandibile a 230 kWh). L'energia accumulata permette di alimentare i servizi di bordo all'ancora in modalità hotel mode - azzerando l'uso dei generatori per 3-4 ore di giorno e dalle 8 alle 10 ore la notte. In navigazione, a 15 nodi, bastano circa due ore per completare la ricarica, supportata anche da 30 metri quadrati di pannelli solari installati sul quarto ponte.

La prima unità è stata varata a Viareggio a luglio - si chiama Shabby (“trasandato” in inglese), un'ironica provocazione su un 44 metri di questo livello.



Media Room Azimut Grande 44M

Scheda tecnica Azimut Grande 44M

Lunghezza f.t.43,60 m
Larghezza8,65 m
Immersione a pieno carico2,05 m
Dislocamento a pieno carico305.000 kg
Serbatoio carburante40000 l
Serbatoi acqua8000 l
Cabine5/6 + 5 equipaggio
Motori standard2x1550 cv Man
Motori optional2x1800 cv Man
Velocità massima17 kn
Velocità di crociera15 kn


Uno yacht con una cupola di vetro da 400 metri quadrati sull’upper deck non si trova a catalogo. Ed è giusto così: Benetti Clear Waves è infatti un concept, e i concept non nascono per essere consegnati domani, ma per testare soluzioni che potrebbero tracciare le rotte del futuro.

Con Clear Waves, Benetti ha voluto esplorare un mondo dove soluzioni tecnologiche supportano un approccio filosofico legato al benessere a bordo. Un benessere che va oltre il relax, il comfort, il contatto con il mare.

Svelato al recente salone di Monaco di settembre 2026, Clear Waves nasce dal lavoro di Luca Dini Design & Architecture, che firma esterni e interni, e di The Longevity Suite, realtà specializzata in longevità e benessere.

Come nasce il concept del Benetti Clear Waves

Il punto di partenza, spiega Sebastiano Vida, Head of Product di Benetti, è quasi un seguito ideale dell'Oasis Deck: se quello aveva ripensato il rapporto tra yacht e mare, Clear Waves alza lo sguardo e mette al centro il cielo.

Il progetto ruota intorno a cinque pilastri, cioè ambiente, movimento, connessione sociale, dimensione mentale e spirituale, tecnologia. Il benessere non è più legato a un momento della giornata o a una zona wellness definita, ma è qualcosa che si propone in ogni momento della giornata, sia che riguardi l'aria che si respira sia i colori che cambiano nelle diverse ore, o i suoni o il sonno.

La tradizionale zona wellness quindi si trasforma e non è più circoscritta nel lower deck, ma si prende la posizione più nobile dello yacht, quella che in genere spetta al salone panoramico. E, cosa più interessante, perde i suoi confini e si intreccia con la vita di bordo di tutti i 14 ospiti che Clear Waves può accogliere per la notte (in 7 cabine).

La Glass Dome, una lente sul mare

Al centro del progetto c'è la Glass Dome, la cupola vetrata di 400 metri quadrati che si sviluppa su due ponti. Qui la vista a 360 gradi non è un semplice affaccio panoramico: mare e cielo entrano a far parte dell'architettura dello yacht, trasformando la percezione degli spazi nel corso della giornata.

Sotto la Glass Dome, piante, aree relax, isole dedicate al food & beverage, percorsi d'acqua calda e fredda e le tecnologie per i trattamenti.

Vista interna da sopra la Glass Dome del Benetti Clear Waves.

Chiunque abbia passato un'estate su una barca con troppo vetro conosce il problema: il caldo e i consumi. Qui la risposta è ingegneristica.

La cupola è infatti pensata per produrre l'energia che le serve: oltre il 60% della superficie integra pannelli fotovoltaici traslucidi che filtrano la luce e generano energia, i vetri sono a bassa emissività e schermano i raggi infrarossi, l'aria è filtrata di continuo e la temperatura è gestita da un impianto ad espansione diretta con tecnologia Capacity on Demand.

A fare il resto è la geometria: la cupola attiva un ricircolo naturale per effetto camino, mentre l'immissione a pavimento evita le correnti dirette e mantiene un microclima costante.

Il lusso rigenerativo del Benetti Clear Waves

Per Luca Dini il lusso contemporaneo si misura sempre più in tempo e qualità dell'esperienza, non in abbondanza o eccesso visivo. Aria, terra, fuoco e acqua non sono citazioni decorative ma principi che danno forma ad atmosfere e materiali.

“Disegnare Clear Waves – sottolinea Dini – ha significato interpretare la nuova era del lusso rigenerativo attraverso la cifra stilistica del nostro studio. Abbiamo concepito gli spazi come un vero e proprio ecosistema abitativo, dove la magnificenza della Glass Dome annulla il confine tra uomo, ambiente e mare. È l'esempio perfetto della nostra visione: fare dell'architettura navale un santuario di benessere”.

Vista sui ponti esterni di poppa del Benetti Clear Waves.

La scienza della longevity

Questa parte è stata affidata a The Longevity Suite. L'obiettivo, spiega il Ceo Luigi Caterino, è: “Superare il concetto tradizionale di wellness a bordo e trasformare il tempo trascorso sullo yacht in un’opportunità per dare continuità a un percorso di prevenzione, consapevolezza, recupero e cura di sé".

Privacy, tempo di qualità e personalizzazione rendono dunque lo yacht un contesto particolarmente coerente con un approccio alla longevità che mette al centro la conoscenza della propria biologia e la possibilità di intervenire sul proprio equilibrio psicofisico.

Ingegneria e propulsione

Il capitolo tecnico completa il quadro. Per Vida sostenibilità e longevity sono due facce della stessa medaglia: prendersi cura dell'ambiente e prendersi cura della persona nel tempo.

Benetti Clear Waves prevede una motorizzazione ibrida avanzata con sistema dual-fuel, predisposto per biocarburante Hvo e metanolo, già validato da Lloyd's Register e sviluppato con Meccano Engineering.

Un Power Management System coordina produzione, accumulo e consumi, e oltre 250 metri quadrati di pannelli solari contribuiscono alla produzione energetica. A completare il quadro ci sono recupero del calore, trattamento delle acque e controllo delle emissioni.

A bordo per la notte trovano posto 14 ospiti in 7 cabine. Lo scafo è in acciaio, mentre la sovrastruttura è in alluminio. Altri dati da scheda tecnica non ce ne sono. Resta pur sempre un concept, ma intanto indica una strada.



Interamente custom. E si vede. San è uno yacht non solo unico ma anche estremamente originale. Il progetto ruota attorno a precise richieste dell’armatore - alla sua prima barca ma con idee molto chiare. Da qui ha preso forma questo yacht capace di stupire per funzionalità, purezza nello stile, scelte strategiche e innovazioni.

Lungo 45 metri e largo 8,89, San è stato realizzato dal cantiere turco Alia Yachts che ha lavorato in team con lo studio olandese Sinot Yacht Architecture & Design, artefice del progetto di interni ed esterni, e Lateral Naval Architects, che ha seguito l’architettura navale.

Alia Yachts San.

Ma quali sono state le principali richieste dell’armatore? Bene, ha subito specificato che voleva uno yacht dalle linee sportive, quindi con un profilo filante e il più basso possibile sull’acqua, ma capace di accogliere, con tutti i comfort, famiglia e amici.

Poi ha aggiunto che desiderava salire in pozzetto e poter vedere da lì la prua. Voleva anche uno yacht molto funzionale, capace di trasmettere agli ospiti serenità e di farli vivere in stretto rapporto con il mare. Amante di un design puro, l'armatore ha inoltre chiesto di usare pochi materiali per le finiture e di non volere né opere d’arte a bordo né soluzioni “effetto wow”.

Vita all’aperto al top su San di Alia Yachts

Grandi gli spazi e organizzati in modo versatile. La scalinata terrazzata, che unisce pozzetto e beach club, crea un ambiente unico proiettato sull’acqua. Gli arredi del pozzetto sono versatili, i divani si trasformano in prendisole o in sedute per la cena, i tavoli si alzano, si abbassano, si ampliano.

Alia Yachts San.

La stessa versatilità la si ritrova nella lounge esterna a prua e sul sun deck, dove, ad esempio, il divano a poppa può girare e guardare o verso prua o verso poppa.

Un salone che lascia senza parole

Il salone open space del ponte principale è capace di stupire. Avvolto da enormi vetrate cielo terra, ha un layout semplicissimo: una grande area conversazione centrale, la zona dining più a prua e al suo fianco la scala che porta al lower deck. E basta. O meglio, a questi elementi si aggiungono mobili contenitore molto discreti che quasi non si percepiscono.

Lo stile è minimale, rilassante e sofisticato. Curatissimi i dettagli. Tutti i mobili di bordo sono custom e realizzati dal cantiere Alia (eccetto il tavolo da pranzo).

La zona conversazione è la parte più caratteristica. È incassata nel pavimento. Questa soluzione è stata studiata per rispondere a due richieste dell’armatore: poter vedere dal pozzetto la prua della barca, quindi andavano eliminati tutti i possibili ostacoli, e avere un profilo filante e il più basso possibile sull’acqua.

La prima richiesta ha imposto di spostare “l’ostacolo” pilothouse dal main deck a un livello più alto. Ma per mantenere basse e sportive le linee non poteva “alzarsi” troppo sull’acqua. Incassando nel pavimento i divani è stato possibile guadagnare centimetri preziosi per poter abbassare la porzione di cielino sopra di essi e dare più spazio alla pilothouse soprastante e, contemporaneamente, per liberare la vista poppa-prua.

Alia Yachts San.

Ma il salone è stato una sfida anche dal punto di vista tecnico, essendo una struttura senza paratie interne, avvolta solo da vetri e con montanti minimi.

Cinque cabine nel lower deck per gli ospiti di San

L’armatore ha voluto usare pochi materiali per le finiture. Alla fine sono solo 15 tra legni, pelle, marmi, acciai, tessuti ecc. Finiture usate in modo uniforme tra main e lower deck.

Alla zona notte si accede attraverso una larga scala elicoidale. Cinque le cabine ospiti: a prua l’armatoriale. Una porta le separa dalla zona equipaggio organizzata con tre cabine doppie più quella del capitano, cucina, crew mess e lavanderia. Dalla zona equipaggio si accede anche alla sala macchine.

Motori e prestazioni di San

SAN è equipaggiato con quattro motori Volvo Penta da 700 cv che lo spingono a una velocità massima di 23 nodi. In crociera si viaggia intorno ai 18 nodi e si ha una autonomia di 1.400 miglia.

Alia Yachts San.



Royal Huisman è un cantiere olandese molto celebre per i suoi magnifici superyacht a vela e a motore, e con Aera propone una nuova visione del motoryacht: un ibrido tecnologico, elegante e silenzioso, che combina sistemi propulsivi ed energetici assolutamente dirompenti con un design sorprendente.

Questo yacht appartiene a una nuova generazione, dove l’efficienza non è più solo una voce tecnica ma anche una filosofia.

Il “wow factor” è la wing, un’ala rigida alta 35 metri che si comporta come un profilo aeronautico e dà una mano ai motori riducendo consumi ed emissioni, ma è solo la punta dell’iceberg di un progetto decisamente radicale.

Royal Huisman Aera, impianto propulsivo ibrido.

Il sistema propulsivo ibrido di Aera combina infatti motori elettrici retrattili, alimentatati da un pacco batterie caricato da idrogenatori e da una cella a combustibile a idrogeno, e generatori alimentati con biodiesel Hvo (olio vegetale idrotrattato).

E come se non bastasse, Aera è un concentrato di design futuribile che, come afferma il suo designer Cor D. Rover, si ispira fortemente nelle parti esterne ai ponti a traliccio moderni.

Come nasce Aera (e perché)

Aera non è un esercizio di stile, ma nasce da un programma pluriennale di ricerca e sviluppo che ha coinvolto Royal Huisman, Rondal (la divisione high-tech del gruppo), Artemis Technologies e il designer Cor D. Rover.

L’obiettivo era chiaro: sviluppare un motoryacht capace di navigare con un’impatto ambientale quasi azzerato, facendosi aiutare anche dal vento. E non sarà certo un caso che Aera in latino significhi “aria”.

L’aria, in mare, è una delle forze più abbondanti, eppure fino a ora i motoryacht si sono limitati a subirla, invece Aera è oggi il primo 50 metri a motore che ha deciso di usarla, non trasformandosi in una barca a vela, ma integrando il vento come un elemento tecnico, una risorsa energetica che lavora insieme all’elettrico. Un cambio di paradigma semplice nella logica, ma rivoluzionario nella pratica.

Il contributo di Artemis Technologies, guidata da Iain Percy (due ori olimpici nella vela e una carriera che passa per quattro campagne America’s Cup), è stato decisivo. La sua azienda oggi non fa solo vela high-tech: sviluppa traghetti elettrici foil-assisted, sistemi di controllo attivi e tecnologie per decarbonizzare il trasporto marittimo commerciale.

Il team di Artemis ha seguito l’architettura navale dello yacht e ha lavorato per mettere a punto la wing sulle simulazioni aerodinamiche, sull’efficienza della wing e sugli algoritmi che mettono in dialogo vento, elettricità, idrogeno e motori.

Royal Huisman Aera.

Accanto a loro, Rondal ha sviluppato i sistemi di propulsione retrattile, gli idrogeneratori e la componentistica strutturale, mentre Cor D. Rover, designer olandese noto per la sua visione fluida e scultorea, ha plasmato un design di interni ed esterni che non assomiglia a nulla di già visto.

La tecnologia di bordo: aria, elettroni e… silenzio

Aera è un laboratorio galleggiante. La propulsione nasce da un sistema ibrido modulare che combina:

  • Due motori elettrici retrattili da 500 kW
  • Batterie Li-ion da 580 kWh, ricaricate dagli idrogeneratori Rondal
  • Una cella a combustibile a idrogeno da 60 kW
  • Generatori a biodiesel HVO, per quando serve davvero


Il tutto è gestito da un software che decide in tempo reale quanto usare il vento, quanta energia elettrica impiegare e quando chiedere supporto alla cella a combustibile.

Risultato: fino a 72 ore di navigazione a zero emissioni, e una crociera silenziosa che non ha paragoni su yacht di questa taglia.

Royal Huisman Aera.

La wing, non è una vela, ma un profilo aerodinamico ad alta efficienza costituito da una sezione a forma di profilo alare abbinata a “flap” regolabili. Viene gestita elettronicamente (è possibile gestirla anche manualmente) e ottimizza la stabilità e l’efficienza del sistema. È un supporto tecnico che lavora in sinergia con la propulsione, un’estensione aerodinamica del concetto stesso di motoryacht.

Guardando Aera vengono in mente alcune navi commerciali che già oggi navigano con sistemi di propulsione “wind-assisted”.

Aera, Progetto radicale, design sorprendente

Il design di Aera parte da un’intuizione: se vuoi dare un senso a una wing di 35 metri, serve una piattaforma che la valorizzi. La scelta è caduta sul catamarano: stabilità, spazi enormi e un’impostazione che rende l’ala parte dell’architettura, non un corpo estraneo.

Aera si sviluppa su tre ponti e può ospitare 10 persone per la notte e 7 di equipaggio. ll tratto distintivo è quel “nastro” che serpeggia tra i ponti e armonizza l’asimmetria del main e dell’upper deck, creando un’identità visiva fortissima.

La struttura a traliccio ricorda i ponti moderni: geometrica, potente e leggera, con aperture lasciate volutamente vuote — niente vetri — così Aera resta sotto le 500 GT e guadagna un gioco continuo di luci e ombre.



Project Evita è un megayacht di 57 metri realizzato dal cantiere olandese Heesen di propria iniziativa senza alcuna ordinazione da parte di un armatore. È quindi disponibile all'acquisto e le foto in questo nostro servizio mostrano lo yacht così come è oggi mentre è in costruzione; i render, invece, sono una visione possibile di come Project Evita potrebbe diventare una volta allestita, ma naturalmente tutto può essere cambiato.

Heesen Project Evita.

Allo stato attuale, scafo e sovrastruttura - entrambi in alluminio - sono stati uniti e ora è pronto per l'installazione degli impianti tecnici e anche per l'allestimento interno. La struttura dello yacht è quindi completata, ma la sua personalità deve essere ancora scritta dal futuro armatore, che potrò averla in consegna già nel 2027.

Dove nasce Project Evita

Project Evita è realizzato nel polo produttivo di Oss, nei Paesi Bassi, dove Heesen costruisce internamente yacht in acciaio e alluminio tra i 50 e gli 80 metri.

La produzione del cantiere si articola in tre famiglie: gli Heesen Series, realizzati “on spec” per garantire tempi di consegna più rapidi pur mantenendo un buon margine di personalizzazione; gli Heesen Smart Custom, basati su piattaforme tecniche consolidate con la possibilità di una sovrastruttura su misura (qui si inserisce Evita); e gli Heesen Full Custom, progetti che nascono da un foglio bianco e offrono la massima libertà progettuale.

Le caratteristiche progettuali di Project Evita

Alla base di questo megayacht di 57 metri c’è lo scafo FDHF (Fast Displacement Hull Form), si tratta quindi di uno yacht semidislocante sviluppato per garantire un buon equilibrio tra efficienza, comfort e prestazioni su diverse velocità di navigazione.

È una carena pensata per crociere lunghe e utilizzi estesi, con un’attenzione particolare a stabilità e comfort, elementi centrali nella filosofia progettuale di Heesen.

Le linee esterne sono firmate da Omega Architects. Lo stile è sobrio, sportivo quanto basta, pensato per invecchiare bene e per adattarsi a diverse interpretazioni estetiche. Particolare la forma a ventaglio della poppa e scenografica la piscina a sfioro di 6 metri quadrati sul main deck.

Per gli ambienti interni, Harrison Eidsgaard ha sviluppato il layout generale, mentre lo styling è affidato a Heesen Yachts Interiors, il reparto interno del cantiere.

I render mostrano ambienti luminosi e contemporanei, con una forte attenzione alla continuità tra gli spazi e alla loro relazione con le aree esterne.

Il layout è tradizionale, con il lower deck dedicato alle cabine ospiti e alla zona equipaggio. Sul main deck, oltre al salone e alla cucina, c’è, a prua, la suite armatoriale full beam: 60 metri quadrati di spazio privato. Sull’upper deck, la timoneria e a seguire verso poppa la lounge. A far da cerniera ai tre ponti ci pensa, oltre alla scala, anche un ascensore vetrato rotondo.

Scala con ascensore.

Alla fine, Project Evita torna esattamente al punto di partenza: uno yacht pensato per andare lontano e per raggiungere luoghi unici. Grande, efficiente, già strutturalmente definito, ma ancora aperto a diventare davvero “qualcosa di unico” nelle mani del suo futuro armatore.

In fondo, Project Evita è questo: uno yacht quasi pronto a navigare, ma non ancora a raccontare una storia. Quella spetta al futuro armatore.



La scheda tecnica

Lunghezza f.t.56,70 m
Larghezza10,30 m
Pescaggio2,30 m
Dislocamento a mezzo carico490.000 kg
Stazza lorda780 GT
Cabine ospiti6
Equipaggio13 persone
Motori2 MTU 16v da 4000 cv
Velocità massima21 nodi
Autonomia a 12 nodi3.900 miglia
Serbatoi carburante80.000 l
Serbatoi acqua20.000 l


Cinque anni fa Benetti ha lanciato un nuovo concept: l’Oasis Deck, con cui ha ridisegnato non solo l’impostazione dell’intera poppa, ma dando luogo anche a yacht meno formali e “sagomati” attorno ad armatori più giovani.

Asani - Benetti B.Now 50M Oasis Deck.

Al suo debutto sorprese non poco il mercato, non solo per l'innovazione così radicale, ma anche perché in pochi se la aspettavano da un brand profondamente legato alle tradizioni. Il mercato ha comunque ben apprezzato, tanto che ora il concept Oasis Deck è diventato un "modulo" che può essere integrato, in base alle richieste dell’armatore, sui vari modelli Benetti.

Asani, per esempio, fa parte della famiglia B.Now 50M e a poppa l’armatore ha voluto, appunto, la configurazione Oasis Deck.

Lungo 50 metri e largo 9,20, questo megayacht si sviluppa su quattro ponti rimanendo sotto le 500 GT. Le linee esterne della famiglia B.Now 50M nascono da un progetto dello studio britannico RWD (che è anche il “papà” del concept Oasis Deck), mentre per gli interni di Asani è scesa in campo una collaborazione a quattro tra Benetti, Bergman Design House, l’armatore (molto presente e attento a ogni dettaglio) e lo studio Loss, coinvolto dall’armatore stesso per la scelta dei fornitori, delle finiture, dei materiali e delle numerose opere d’arte a bordo. Opere d’arte e pezzi di design che sono un omaggio alla natura e all’oceano.

Asani è uno yacht che mette il mare al centro, ovunque ci si trovi. Gli spazi interni ed esterni dialogano tra loro con fluidità, seguendo il trend attuale che vuole ambienti integrati e versatili, tutti rigorosamente “sea oriented”. Benetti lo sa bene: la competizione tra cantieri è su chi riesce a portarti più vicino al mare...

Asani - Benetti B.Now 50M Oasis Deck.

L’integrazione dell’Oasis Deck ha enfatizzato tutto questo. Beach club e pozzetto diventano un unico ambiente sviluppato su tre livelli perfettamente connessi tra loro. Al centro della scena? L'infinity pool, che cattura sguardi e ospiti.

Un'ampia porta scorrevole unisce questo ambiente al salone, dove il layout è stato rivisto per ottimizzare ogni centimetro disponibile. Il cantiere, ad esempio, ha lavorato sui trunk di ventilazione per aumentare lo spazio calpestabile, regalando una maggiore vivibilità rispetto agli altri B.Now 50M.

A prua del main deck la suite armatoriale in cui l’armatore ha voluto inserire una terrazzina privata con doccia esterna.

L’upper deck all’interno si divide gli spazi tra wheelhouse, cabina del comandante, una ulteriore cabina multifunzione e la skylounge che è proiettata verso la terrazza esterna di poppa. A prua, davanti alla plancia, una altra lounge open air.

Grande e ben protetto il sun deck, organizzato con banco bar, lounge, tavolini up&down trasformabili in dining e zona sole. Qui anche una vasca idromassaggio circolare.

La zona notte è sul lower deck dove ci sono le quattro cabine per gli ospiti a centro barca e a prua la zona equipaggio con sei cabine, crew mess, lavanderia e altri locali di servizio.

Il lato tecnico di Asani - Benetti B.Now 50M Oasis Deck

Asani ha lo scafo in acciaio e la sovrastruttura in lega di alluminio. La carena è naturalmente dislocante ed è stata progettata in collaborazione con P.L.A.N.A. Design e il Dipartimento di Ricerca e Sviluppo di Azimut|Benetti.

Asani - Benetti B.Now 50M Oasis Deck.

Questo esemplare del Benetti B.Now 50M Oasis Deck monta due motori MAN V12 da 1.400 cavalli che lo spingono fino a 15 nodi con buone autonomie, che aprono tranquillamente a lunghe navigazioni: si parla di 4.500 miglia a un'andatura di crociera di 10 nodi.

I due generatori Kohler sono da 118 kW, mentre gli stabilizzatori assicurano una navigazione fluida e silenziosa anche in condizioni non ottimali.

Il garage per il tender, rescue tender, moto e giochi d’acqua è a prua e ha l'accesso laterale, ma per l'armatore di Asani non c'è limite alla disponibilità di spazio per tutto ciò che desidera a bordo, perché al servizio di Asani ci sono ben due chase boat: una stazione in Mediterraneo e l'altra in America! Entrambe pilotate dal driver dedicato, che è solo una delle 12 persone che fanno parte dell'equipaggio di Asani.


Guarda anche il Benetti Oasis 34M nel nostro articolo


La scheda tecnica del Benetti B.Now 50M Oasis Deck

Lunghezza f.t.49,90 m
Larghezza9,00 m
Immersione massima2,60 m
Cabine5 - 6
Cabine equipaggio6
Motori2x1400 cvbe

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Diamond Binta è l’ammiraglia di Tankoa ed è la seconda unità che il cantiere ha realizzato per un armatore particolarmente esigente, al punto di arrivare a scelte decisamente insolite, come decidere di mettere in vetrina la sala macchine.

Tankoa Diamond Binta.

Una richiesta che di primo acchito può sembrare assurda su un megayacht votato al lusso, ma che invece si rivela come un'installazione artistica perfettamente contestualizzata nell'ambiente. Più in generale, tutto a bordo rispecchia il modo di intendere il suo yacht da parte del suo armatore.

Tankoa ha venduto l’unità nel 2021 e l’ha consegnata nel 2024. E per lo sviluppo degli esterni e degli interni ha collaborato ancora una volta con lo studio Francesco Paszkowski Design, mentre per l’architettura navale ha chiamato lo studio Francesco Rogantin.

La sala macchine del Tankoa Diamond Binta.

Un tunnel vetrato che porta al mare

Tagliare in due la sala macchine per lasciare spazio a un corridoio è una soluzione di certo non semplice da realizzare. La sala macchina ha sempre fame di spazio e dover ricavare un corridoio non deve essere stato semplice.

Usare pareti vetrate ha trasformato un banale luogo di passaggio in un “museo della tecnica”, ma soprattutto il corridoio permette di collegare le cabine ospiti direttamente con il beach club. Una soluzione privilegiata!

Tankoa Diamond Binta.

Dietro questo sfoggio d’ingegneria si cela la mente di un armatore con licenza da pilota di elicotteri e uno spiccato gusto per la tecnica, che ha chiesto a Tankoa non solo comfort e autonomia (5.400 miglia nautiche a 10 nodi), ma anche uno yacht con un eliporto commerciale, un garage molto spazioso per ospitare tender importanti.

Fra le richieste c'è stata anche quella di fare in modo che la cucina fosse bella da vivere tanto dall'equipaggio quanto dagli ospiti (sembra poco comune, ma gli armatori amano mettersi ai fornelli).

Cucina del Tankoa Diamond Binta.

Tankoa Diamond Binta: tra ingegneria e relax

All’interno lo stile è ricercato, i colori sono caldi e neutri. Numerosi i materiali per le finiture. Protagonista il rovere che a tratti è striato ad altri è lucido e poi anche spazzolato... (particolare la sua lavorazione a pavimento che richiama i tatami giapponesi).

Salone.

In più, tanto vetro, metallo e pelle, senza farsi mancare nemmeno il marmo: Cappuccino, Calacatta, Botticino, Fior di Bosco.

Cinque le cabine per gli ospiti, di cui l’armatoriale a tutto baglio sul ponte principale e le altre sul ponte inferiore (sei sono, invece, le cabine per l’equipaggio).

Living esterno.

All’esterno, saloni e terrazze sul mare: le zone relax e conviviali “sono servite” tra piscina panoramica, dining sul mare, palestra in&out, angoli bar e aree a tutto sole. Imponente lo spazio a prua per l’elipad.

Tankoa Diamond Binta è lungo 58 metri e l'armatore vi sale lasciandosi alle spalle il suo "vecchio" Binta D’Or, di 8 metri più corto, ma l’armatore sembra intenzionato a non fermarsi qui. Pare infatti che abbia voglia di fare il tris, tanto che il nuovo 58 metri è già messo in vendita. Siamo quindi pronti a farci sorprendere ancora.

Tankoa Diamond Binta.

Scafo e motori del Tankoa Diamond Binta

Lo yacht ha lo scafo in acciaio e la sovrastruttura in alluminio. E se per Binta d’Or l’armatore aveva voluto una motorizzazione ibrida, ora ha preferito una soluzione tradizionale.

Una coppia di motori diesel Caterpillar da 1830 cv ciascuno consente a Diamond Binta di toccare una velocità massima di 17 nodi e di viaggiare a una velocità di crociera di 10 nodi per 5400 miglia, con le sue 870 tonnellate di peso a pieno (il Gross Tonnage è invece di 1.013 GT). Due gli stabilizzatori a pinna e quattro i generatori di corrente.

La scheda tecnica di Tankoa Diamond Binta

Lunghezza f.t.58,00 m
Lunghezza al galleggiamento55,46 m
Larghezza10,00 m
Immersione a pieno carico3,30 m
Dislocamento a pieno carico860.000 kg
Stazza lorda1.013 GT
Motori2x1830 cv / 1.350 kW
Velocità massima a mezzo carico17 nodi
Velocità di crociera a mezzo carico15 nodi
Velocità di crociera a lungo raggio12 nodi
Autonomia a 10 nodi col 95% di carburante5.400 miglia

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A bordo di Telli Custom Line Navetta 38 i metri quadri vivibili totali sono parecchi: circa 465! Diciamo che sono gli spazi di una villa niente male e con grandi terrazzi, (giusto per fare un esempio, la villa in vendita sul lago di Como di Ferragni/Fedez è di circa 470 mq) circondata però, invece che da un giardino più o meno grande, da un mare infinito.

La suite armatoriale misura 40 mq ed è solo un paio di metri quadrati più piccola del salone che la precede sul main deck; l’area esterna a poppa che comprende beach club e pozzetto arriva invece a ben 70 mq.

Telli Custom Line Navetta 38.

Salendo sull’upperdeck gli ospiti hanno a disposizione quasi 90 mq suddivisi tra lounge esterne a prua e a poppa, un living interno circondato da vetrate apribili su tre lati e la zona timoneria. Molto grande anche il sun deck, che è lungo 15 metri e ha una superficie di 65 mq.

Insomma, portando queste misure sulla terraferma, ogni ambiente potrebbe essere un appartamento a sé di due o tre locali. E a tutto questo, si aggiunge il lower deck con le 4 cabine doppie per gli ospiti, più il quartiere per l’equipaggio.

Non solo spazio, ma anche tanta luce

Per questo progetto totalmente nuovo il cantiere ha collaborato con Filippo Salvetti, che ha disegnato il design esterno, e ACPV Architects Antonio Citterio Patricia Viel che si sono occupati del layout interno e del decor.

Appena siamo saliti a bordo di Telli Custom Line Navetta 38, siamo andati diretti nel salone, e quello che ci ha colpito è la quantità di luce naturale. Le finestrature cielo terra si aprono anche ai lati: gli spazi esterni diventano un’estensione di quelli interni, o viceversa... dipende dalla prospettiva di ciascuno.

Una sensazione che si amplifica nel salone panoramico dell’upper deck, che è letteralmente avvolto da vetrate apribili. Tanta luce anche sul ponte inferiore, quello che per sua natura è meno dotato di aree trasparenti, ma gli oblò rettangoli, per la loro grandezza, riescono ugualmente a massimizzare la luminosità nelle cabine.

Negli ambienti l’atmosfera è raffinata: lusso sì, ma nulla di ostentato. Mobili freestanding realizzati custom per Telli, colori neutri, materiali naturali come teak, cuoio, lino, pergamena e rafia accompagnano elementi caratterizzanti come i soffitti listellati in rovere dall’effetto 3D. A bordo niente spigoli, ma morbide curve: la tradizione marinara è rispettata. 

Dall’esterno Telli Custom Line Navetta 38, con le sue linee senza tempo, si inserisce nel contesto mare con “tatto” senza volerlo prevaricare. Lo scafo grigio chiaro visto da lontano quasi non lo si percepisce facendo apparire lo yacht un elemento unico.

Da vicino questo colore elegante regala un guizzo di dinamismo alla barca così come il tughino scuro dà discontinuità e un look più sportivo. Naturalmente l’armatore può scegliere la sua tavolozza colori.

Le linee di scafo e sovrastrutture sembrano semplici, invece guardando Telli con più attenzione una serie di dettagli ci ha colpito. Le superfici dalle forme morbide sono interrotte da segni netti come le vetrate enormi dei saloni, forme concave e convesse, tagli e aggetti si alternano tra loro.

E arriviamo alla poppa, zona che esprime bene la filosofia delle Navette Custom Line: le barche devono essere sempre molto marine, la tradizione deve andare a braccetto con la contemporaneità. Quindi, poppa protetta e chiusa in navigazione ma pronta ad aprirsi sul mare una volta all’ancora.


Leggi anche il nostro articolo sul Custom Line 50 metri


Telli Custom Line Navetta 38.

I motori del Custom Line Navetta 38

Per quanto riguarda la motorizzazione, Custom Line Navetta 38 monta due 2 Man da 1400 cv con trasmissioni in linea d'asse, che portano questo 38 metri dal peso a pieno carico di 243.000 kg a una velocità massima di 15 nodi e a un’andatura di crociera economica di 10 nodi, con un’autonomia di circa 2.800 miglia nautiche.I

Naturalmente il tutto nella massima stabilità, grazie anche all'equipaggiamento con sistemi di stabilizzazione a pinna di Naiad e giroscopici di Seakeeper.

Notturna.

La scheda tecnica

Lunghezza f.t.38,76 m
Lunghezza omologazione38,66 m
Lunghezza al galleggiamento33,89 m
Larghezza8,00 m
Immersione2,27 m
Dislocamento a vuoto202.000 kg
Dislocamento a pieno carico243.000 kg
Serbatoi carburante32.500 l
Serbatoi acqua dolce4.000 k
Persone imbarcabili20
Cabine5
Bagni7
Cabine equipaggio4
Bagni equipaggio4
Motori 2x1400 cv2x1400 cv Man
TrasmissioniLinea d'asse
Velocità massima15 nodi
Velocità di crociera12 nodi
Velocità di crociera economica 10 nodi
Auotnomia in crociera economica2.800 mn

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Con l’acquisizione nel 2021 dello storico brand Cantieri di Pisa da parte di Enrico Gennasio inizia un nuovo capitolo della sua storia, che si spera ponga fine agli ultimi anni decisamente complessi passati tra acquisizioni, trattative e concordati. Il cantiere quest'estate - tra maggio e settembre - ha presentato il progetto del nuovo Polaris 48 insieme a quello del Saturno 56 e dell’Akhir 44. E ha anche annunciato la vendita di uno yacht custom di 37,50 metri.

Polaris, Saturno, Akhir sono quindi le tre parole che segnano il rilancio dei Cantieri di Pisa. Più precisamente, sono le tre linee in cui si declinerà la produzione del cantiere a cui poi si affiancherà anche una divisione custom. Il cantiere riparte dunque con un programma ricco e ambizioso.

“Le tre linee presentate sono barche dal carattere forte e sempre molto riconoscibili. Tutta la nostra gamma ha una forte identità di brand. Questo per me è fondamentale. Il nostro business plan non prevede di realizzare 100 barche l'anno, ma poche barche importanti” sottolinea Marco Massabò, Ceo del cantiere.

Insomma, tanti progetti, tutti concreti e intanto cominciamo a scoprire il primo superyacht del tridente appena annunciato, il Polaris 48, lungo appunto 48 metri e largo quasi 9.

Per prima cosa partiamo dalla definizione che il cantiere dà di questo yacht (e della gamma Polaris in genere): un voyager. È quindi uno “yacht viaggiatore”, con grandi autonomie e aree per lo stivaggio, ma anche con ambienti esterni estremamente ampi, versatili e interni ricercati.

Polaris 48.

Le linee esterne di questo yacht sono di Antonio Luxardo, chief designer del cantiere. L'ingegneria, invece, è di Optima Design, mentre l’interior design è stato progettato dallo studio Parisotto + Formenton.

Elementi caratterizzanti dello yacht sono le due terrazze di poppa dell'upper e del main deck: più che ampi, gli spazi qui sono enormi. Sul main deck, per esempio, le aree giorno (salone interno e terrazza) raggiungono i 200 mq, di cui 150 sono all’aperto; e altri 150 mq si estendono sulla terrazza dell’upper deck.

Come i classici explorer è previsto che il main deck ospiti anche i vari tender, toys, rescue boat ecc, ma la differenza è che il piccolo ponte aperto alle spalle della timoneria è sostituito dall’ampia terrazza dell’upper deck, che garantisce grandi spazi esterni vivibili anche in navigazione.

Il Polaris 48 reinterpreta dunque gli yacht da viaggio pur rimanendo sotto le 500 GT e allontanandosi anche dai tratti tipici degli explorer, rivelando un look aggressivo e originale, che pone l’accento su spazi esterni versatili.

Dal punto di vista progettuale il team è partito dall’ottimizzazione di pesi, carena e appendici. Come spiega Antonio Luxardo, chief designer di Cantieri di Pisa e cofondatore, insieme a Michele Zignego, di Optima Design che ne ha seguito l’ingegnerizzazione: “Abbiamo lavorato su una carena nuova che è anche parte integrante del design, vedi l'estetica della particolare prora wave piercing”.  

Motori, velocità e autonomia del Polaris 48 di Cantieri di Pisa

Polaris 48 è realizzato in acciaio e alluminio e si sviluppa su tre ponti. Il layout proposto è tradizionale, ma naturalmente... armatore che arriva layout che cambia, e lo scafo in acciaio rende molto flessibile la scelta del layout.

Il lower deck è dedicato alle quattro cabine ospiti e a quelle per l’equipaggio (otto posti letto). Il main deck, invece, oltre al salone ha una cabina vip e la suite armatoriale, mentre l’upper deck è organizzato con zona pranzo interna, wheelhouse e cabina del comandante.

I motori sono due Man V12 da 1650 cv che, secondo quanto calcolato dal cantiere, portano a un’autonomia di circa 4.000 miglia navigando a 10 nodi, mentre la velocità massima è di 16 nodi.

Non manca ovviamente anche il risvolto "green", perché il cantiere sta anche portando avanti ricerche per proporre una propulsione ibrida in alternativa alla motorizzazione tradizionale.


Clicca ed entra nel sito ufficiale di Cantieri di Pisa (sito in inglese)


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