Otto fra i più importanti costruttori di gommoni dicono no al Salone di Genova

E un altro gruppo di aziende prende le distanze, questa volta non direttamente dall’Ucina, come hanno fatto quelle che hanno fondato – o sono passate – a Nautica Italiana, ma da quello che è un’emanazione dell’Ucina: il Salone di Genova.

A chiamarsi fuori dalla prossima edizione prevista a settembre è un gruppo di otto costruttori di gommoni, ma non un gruppetto qualsiasi, bensì le maggiori aziende italiane del settore che, in quanto tali, sono anche espressione del made in Italy all’estero, un po’ come sta cercando di continuare a essere, almeno nelle intenzioni, il Salone di Genova.

Però loro non ci stanno. Per Cantieri Magazzù, Italboats, Joker Boats, Lomac, Master, Nuova Jolly, Sacs e Tecnorib (licenziataria del marchio Pirelli per i gommoni) il Salone di Genova non è più qualcosa su cui vale la pena investire, almeno, così come è ora. E bisogna dire che quando si parla di Salone di Genova, gli investimenti per parteciparvi non sono poca cosa.

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Allora meglio distribuire queste risorse in iniziative che non siano semplicemente finalizzate a mettersi in mostra in una grande piazza, bensì spendere i propri soldi per ritrovare un rapporto più diretto e umano con i potenziali clienti con idee e attività che siano mirate su profili ben precisi. Infatti il comunicato diramato dagli otto costruttori a un certo punto dice: “La priorità è quella di supportare le nostre reti di vendita con iniziative mirate, direttamente sul territorio, in occasione di eventi locali di provata efficacia ma anche nell’organizzazione di porti aperti e prove a mare. La volontà è quella di aumentare l’accessibilità ai nostri prodotti nel corso della stagione nautica superando i vincoli di un unico evento, seppur importante, e distribuendo le risorse in più esperienze, anche condivise tra le aziende del comparto”.

Come dar loro torto se pensiamo che l’anno scorso gli elementi di incentivazione a visitare il salone di Genova erano il camouflage della biglietteria ton sur ton con il muro rosso che accompagna i visitatori verso il percorso fieristico (vedi foto sotto), la partnership con Eataly e la presenza delle barche della Volvo Ocean Race? Tutte iniziative lodevoli, ma mirate più a tirar dentro quanta più gente possibile piuttosto che sostenere veramente il commercio di chi ha investito per esporre al salone con attrattive che richiamassero visitatori più selezionati.

Salone di Genova Biglietteria             Salone di Genova interno

L’iniziativa delle otto aziende, sia ben chiaro, non è un attacco a Ucina, ma appare come una reazione a quella continua stagnazione sul fronte della necessità di evolvere il Salone, che quest’anno, fra l’altro è pure previsto a settembre (dal 20 al 25), quindi subito dopo la fiera di Cannes e subito prima di quella Monte Carlo, anche se attualmente sul sito ufficiale la data non compare, quindi magari c’è ancora spazio per uno slittamento in un periodo più fortunato.

Il comunicato infatti dice: “L’obiettivo di quest’incontro (fra gli otto costruttori, ndr) era quello di superare i particolarismi di appartenenza ad associazioni e segmenti di mercato differenti, per valutare delle soluzioni che ci permettessero di affrontare al meglio le sfide di un mercato in profonda evoluzione. La condivisione delle pratiche e delle esperienze, ci ha stimolato anche a esplorare nuove strategie nel mercato Italiano che resta, per molte aziende del nostro comparto, di primaria importanza”.

Ergo, bando alle messe in scena e più contatto con le persone con azioni mirate.

Proviamo a pensare al mondo dell’auto, che è cresciuto nel mese di aprile 2016 del 27,3% rispetto allo stesso mese del 2015 (dati del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti), in un’economia che è comunque ancora in crisi. Che cosa ha dato questo slancio? Certo, di sicuro la necessità di svecchiare il parco circolante, e questa non è una questione assimilabile al mondo nautico come leva per la crescita, ma lo sono sicuramente le campagne promozionali che le case automobilistiche continuano a fare e non smettono mai di inventarsi per andare a toccare quelle corde che ingolosiscano i potenziali acquirenti per indurli a concludere l’acquisto pur senza avere una reale necessità di un’auto nuova.

Ora, è vero che una barca non si vende come un’auto, però, magari usare queste esperienze come spunti su cui ragionare, potrebbe aprire il mercato nautico a scenari più felicemente sorprendenti.

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