Intervista a Stefano Adami, uno “nato con una canna da pesca in mano”

Proseguono i nostri incontri con alcuni tra i maggiori protagonisti del mondo fishing italiano intervistati da Luciano Pau. Sotto i riflettori questa volta del ligure Stefano Adami.

Guida di pesca e testimonial per alcune importanti aziende dell’elettronica (è “brand ambassador” per Lowrance e Simrad in Italia) e del settore nautico (tra cui Evinrude e Arkos Boats), Stefano Adami è l’immagine della persona soddisfatta del suo lavoro. Lo abbiamo raggiunto tra una pescata e l’altra e lo abbiamo intervistato.

BoatMag. Da una tua biografia che ho avuto modo di leggere mi sembra di capire che “sei quasi nato con una canna da pesca in mano”. È così? Raccontaci un po’ di te.
Stefano Adami. Innanzitutto voglio ringraziarti per questa intervista, e fare i complimenti per questa bella iniziativa degli amici di BoatMag. Per darti la prima risposta dovrei scrivere un libro, ma cercherò di essere conciso. La passione per la pesca è una gran “brutta bestia” e, se come è successo a me, si manifesta nei primi anni di vita, c’è poco da fare: bisogna assecondarla. Ma parliamo di genetica, mio nonno paterno, che ho conosciuto molto poco, era un grandissimo appassionato di pesca, tanto che passava ogni suo momento libero in mare, mentre l’altro nonno era un appassionato di nautica (è stato il socio più anziano della Lega Navale di Genova). La passione è cominciata quando avevo quattro anni e un signore di un circolo nautico, per fare uno scherzo a mio nonno materno, mi mise in mano una canna fissa da 5 m. All’epoca le canne erano molto pesanti, tutte in fibra di vetro e nessuno avrebbe pensato che sarei riuscito a tenerla in mano ma, tra la sorpresa generale, il galleggiante sparì sotto il pelo dell’acqua e io d’istinto ferrai e portai, aiutato da tutto il circolo, un bellissimo cefalo a casa. Sicuramente fu quella la scintilla che accese la mia passione, che brucia fortissima ancora oggi. Da quel momento in poi la voglia di pescare l’ha sempre fatta da padrona, influenzando le mie scelte di vita. Fortunatamente mia madre ha sempre avuto la passione dei viaggi intorno al mondo e mi ha portato con sé alla scoperta di posti meravigliosi, e ti assicuro che non ho mai fatto un viaggio senza l’attrezzatura da pesca in valigia. Posso dirti che, pur non avendo mentori o maestri di pesca intorno a me, la passione ha fatto sì che continuassi a provare, a migliorarmi, sperimentando e passando ore e ore, a fare ciò che più mi dava soddisfazione: pescare. Un’altra pratica che mi ha fatto crescere molto, a livello alieutico, è stata la pesca subacquea che ho praticato per più di una quindicina di anni, trovo che il mettere il naso sottacqua sia molto istruttivo anche per la pesca con la canna.

BoatMag. In un mondo più “virtuale e comodo” come quello di oggi in cui ci si confronta attraverso i “social”, i cellulari e ci si diverte con i videogame, come pensi sia ancora possibile far avvicinare i giovani alla pesca, che richiede invece passione e sacrifici?
Stefano Adami. Domanda da un milione di dollari, io sono convinto che i social stiano aiutando molto la diffusione della pesca in Italia, personalmente mi sto impegnando molto in questa direzione, portando a pescare moltissimi bambini e ragazzi, cercando, soprattutto con il mio canale YouTube, di far capire che c’è qualche cosa di emozionante, quasi magico, in questa disciplina. Sfortunatamente c’è un pesante rovescio della medaglia, la pesca viene ancora percepita, nell’immaginario collettivo, come un passatempo per anziani in pensione, ma noi sappiamo benissimo che non è così. Le nuove leve sono convinte che in questa nuova era digitale si possa diventare ricchi e famosi semplicemente utilizzando i social o giocando ai videogame. Tutto questo è dovuto ai miti, creati dai mass media, che stanno imbottendo queste giovani menti con personaggi senza arte né parte, usciti dai vari reality. Ma sono fermamente convinto che, dato che la storia è fatta di corsi e ricorsi, presto si accorgeranno che il “digitale” è un mezzo e non il fine, e che la vera vita è qua fuori, magari con i polmoni pieni di iodio, il vento sulla faccia e una canna da pesca in mano.

BoatMag. Tu ti definisci “una guida di pesca”. Che cosa significa in concreto? Porti a pesca solo angler esperti o sei impegnato anche nell’insegnamento della pesca ai neofiti?
Stefano Adami. La mia attività in mare si divide tra le due cose: spesso accompagno alla scoperta della pesca giovani e neofiti, vi assicuro che è una delle cose più faticose, ma nel contempo è veramente gratificante, perché l’emozione del primo pesce per un principiante è una grandissima soddisfazione anche per me, fa passare in secondo piano tutte le fatiche, i garbugli e le rotture d’attrezzatura. Di sovente accompagno in mare chi è già un ottimo pescatore e vuole approfondire una tecnica particolare o vuole solo farsi una bella pescata in mia compagnia, non nego che questa sia una delle mie attività preferite, molto spesso si viene a creare un rapporto speciale, che solo la pesca sa regalare. Un’altra attività che ultimamente sto praticando sempre di più, è quella di spostarmi in giro per l’Italia per pescare a bordo di imbarcazioni di persone che richiedono la mia consulenza. Questa per me è la sfida più grande: scandagliare per ore nuovi posti, cercare zone nuove e dimostrare quello che so fare al di fuori dei miei territori di pesca, direi che questo è il coronamento di tutti i sacrifici che ho fatto negli ultimi anni.

BoatMag. Che tipo di pesca preferisci e quali sono le tue “vittime” preferite? Essendo ligure opererai ovviamente molto nel tuo mare, ma volendo ti rendi disponibile anche per escursioni in altre aree?
Stefano Adami. Sicuramente la traina con il vivo è la mia pesca preferita, perché è l’espressione più tecnica della pesca dalla barca, sono sicuramente noto al grande pubblico anche per la pesca ai cefalopodi e tutte le tecniche verticali giapponesi. Senza dubbio il mio pesce preferito è il Dentice, un animale di rara bellezza, scaltro e gastronomicamente “commovente”. Pesco principalmente in Liguria e Sardegna, ma non di rado mi sposto alla scoperta di nuove zone, per cercare di ampliare i miei orizzonti alieutici e cercare nuove sfide.

BoatMag. Oggi l’elettronica nel campo della pesca è considerata un alleato quasi indispensabile. Tu sei un “uomo immagine” di Navico, in particolare di Lowrance e Simrad. Perché hai scelto questi marchi e, secondo te, la strumentazione è veramente così indispensabile per ottenere buoni risultati?
Stefano Adami. Dato il grande sfruttamento del nostro mare negli ultimi 40 anni, non credo sia più pensabile andare a pescare alla cieca come facevano i nostri vecchi. L’attrezzatura elettronica, oltre a innegabile motivazioni legate alla sicurezza, è diventata indispensabile, soprattutto da quando sono disponibili prodotti così tecnologicamente avanzati e potenti a prezzi decisamente più abbordabili rispetto a un tempo. Perché ho scelto Navico come partner? Diciamo che più di 10 anni fa, quando sono usciti i primi prodotti HDS, sono rimasto colpito dalla risoluzione e dalle funzionalità di questi strumenti, tanto che mi convinsi a passare dall’ottimo brand che utilizzavo in precedenza, a questa nuova tecnologia e, a distanza di anni, credo di avere fatto una scelta azzeccata. Dopo un po’ di anni di utilizzo di questi prodotti, ho bussato in punta di piedi a questo colosso e, con mia grande sorpresa, ho trovato una grande famiglia, tanto che oggi sono la loro immagine per la pesca in mare, ed eseguo moltissimi test sui prototipi dei loro strumenti, prima che vengano commercializzati.

BoatMag. Per uno come te che risponde alla domanda: “che lavoro fai” con “pesco!”, dove e come è possibile reperirti più facilmente?
Stefano Adami. Una delle mie frasi più celebri è: “se non vi rispondo è perché sono a pesca”. Scherzi a parte il modo migliore per contattarmi è quello telefonico, sul mio sito oltre alla mail si trova anche il mio numero, sono molto attivo sui social: YouTube, Facebook e Instagram, diciamo che se qualcuno avesse voglia di parlarmi, non sono uno che si nasconde…

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