Fabio Storelli, una vita dedicata al mare e alla pesca

Per le nostre interviste a personaggi del mondo della pesca, incontriamo ancora un ligure: è la volta di Fabio Storelli, pescatore e uomo di mare a tutto tondo.

La Liguria è patria di molti personaggi del mondo della pesca e Fabio Storelli è uno di questi: genovese di nascita, è fortemente legato alla sua terra dove vive con la famiglia a Santa Margherita Ligure. È capitano IGFA (International Game Fish Association) e membro dell’European Federation of Sea Anglers (EFSA), creata nel 1961 da alcuni pescatori a livello internazionale e che oggi rappresenta ben 16 Paesi europei. È anche uomo immagine di alcuni importanti brand, tra cui Penn per le attrezzature e Humminbird per l’elettronica (fa parte del Pro Team), ma anche giornalista e titolare di TLM Nautica, azienda specializzata nella vendita di accessori per pesca e nautica e noleggio imbarcazioni per turismo nautico e pesca. Insomma una vita dedicata al mare.

BoatMag. Ci spieghi come mai in Liguria ci sono così tanti pescatori di livello? Non credo si tratti solo di un fatto geografico, visto che il nostro Paese è circondato dal mare…

Fabio Storelli. In un censimento di alcuni anni fa sono stati contati in Liguria oltre 160 mila pescatori. Di questi la maggior parte è “figlio d’arte”, con la passione tramandata da padre in figlio, e poi c’è un alto numero di pescatori come me, che si sono innamorati della pesca sportiva cercando di rubare l’arte agli altri. Il ligure è stato un mare ricco di pesce di ogni genere e questo ha portato molti a praticare lo sport della pesca dilettantistica sia da terra che dalla barca: è quindi normale che nel mucchio si siano formate le distinzioni tra chi si accontentava e chi cercava di studiare il modo di incrementare il suo bagaglio di conoscenze, per tentare di migliorare la quantità e tipologia di catture. Bisogna anche ammettere che il nostro mare ci regala spesso giornate meravigliose: guardando il mare anche solo per un attimo si sente subito il suo irresistibile richiamo che porta il pescatore a correre in cantina a prendere l’attrezzatura e fiondarsi a pescare.

BoatMag. Raccontaci un po’ di te, di come la pesca si è impossessata del tuo tempo libero sino a farne una professione.

Fabio Storelli. I miei genitori avevano aperto un bar a Santa Margherita Ligure, nella zona del porto agli inizi degli anni Ottanta, e la vicinanza col mare mi ha spinto subito a prenderne confidenza. Ricordo ancora i racconti dei vecchi clienti del bar che abitavano proprio di fronte alla piccola spiaggia che frequentavo, si preoccupavano che non mi crescessero le alghe sulla schiena da quanto tempo rimanevo in acqua a cercare pesciolini e granchietti con la maschera. E sono andato avanti così per un po’ di anni, fino al giorno in cui la mia attenzione si è focalizzata su una signora, la Linda, che passava i suoi pomeriggi con un “bastone” in mano sulla banchina. Quel bastone era una canna da pesca e la Linda era un’appassionata di pesca al galleggiante. Ricordo che preparava un secchio pieno di pane secco, lo bagnava, aggiungeva un po’ di latte, l’ingrediente segreto (la sabbia) e una volta amalgamato il tutto ne buttava una buona quantità in acqua e poi cominciava a pescare… e prendeva un sacco di cefali! Credo che il giorno in cui la Linda mi ha permesso di recuperare un pesce allamato mi ha fatto innamorare perdutamente di quella che oggi considero la malattia più bella del mondo: la pesca sportiva. Da quel giorno ho sempre cercato di guardare attentamente gli altri pescatori, di copiare il loro modo di pescare e di provare a migliorarmi fino ad arrivare al giorno in cui mio padre mi regalò la prima barca, una piccola lancia di tre metri che avevo chiamato “Lo Squalo 1”. E con quella barca a remi ho fatto proprio di tutto, dal bolentino alla pesca ai polpi con lo specchio fino ad arrivare alla traina… a remi! Ricordo perfettamente che la mia attrezzatura da “traina di profondità” era formata da una semplice canna con mulinello per la pesca a fondo, un piombo rigato e un finale con innescato un bel pezzo di “muriddu” che facevo strisciare avanti e indietro per il litorale sammargheritese. Penso che quel periodo abbia segnato definitivamente la mia scelta di dedicarmi alla pesca dalla barca, anche se non disdegno anche quella da terra. Poi gli anni sono passati, la passione è aumentata sempre più fino ad oggi, dove finalmente penso di aver coronato il sogno di molte persone come me: far diventare un vero e proprio lavoro quello che per anni è stata una passione. Un lavoro trasversale che mi permette di dare la possibilità a molti di poter praticare la pesca dalla barca in tutte le sue sfaccettature.

BoatMag. Puoi spiegare ai nostri lettori cosa significa essere “Capitano IGFA”?

Fabio Storelli. Diventare Capitano IGFA vuol dire in primo luogo credere e rispettare le regole scritte dall’International Game Fish Association che sanciscono i dettami da seguire per una pesca ricreativa consapevole. Questo sta a significare puro divertimento e rispetto per le prede catturate supportando il C&R (Catch & Release, letteralmente catturare e rilasciare, ndr). Più che una qualifica lo considero un servizio verso i soci IGFA che andando in vacanza in tutto il mondo possono contare su pescatori che la pensano esattamente come loro e che a loro volta possono consigliare o formare nuovi pescatori verso un prelievo consapevole delle risorse ittiche. Possiamo sempre dare la colpa agli altri, ai professionisti e alle navi fattoria, ma se il cambiamento non parte anche da noi non si andrà da nessuna parte.

BoatMag. Oltre ad essere pescatore sei anche titolare della TLM Nautica, giornalista, noleggiatore. Ma dove trovi il tempo per fare tutte queste cose?

Fabio Storelli. È la stessa domanda che ogni tanto mi pone anche mia moglie… santa donna. Pensa che non è tutto, ho una famiglia, presiedo un’associazione di pesca con la quale organizziamo molti eventi di pesca e corsi durante l’anno, sono presidente della consulta dei pescatori sportivi in Area Marina Protetta di Portofino e quando il tempo fa i capricci mi trasformo, ormai da più di un ventennio, in operatore di protezione civile. Insomma, ogni tanto me lo chiedo anch’io come faccio a fare tutte queste cose, però cerco di farle conciliare al meglio con gli impegni familiari e di lavoro. TLM Nautica è nata dalla voglia di creare un centro organizzato dove poter noleggiare una barca che avesse a bordo tutte le attrezzature necessarie ad affrontare in modo proficuo una giornata di pesca. Metto tutto a disposizione, dalle esche alla strumentazione, in questo modo una persona potrebbe salire a bordo e trovare già pronte canne, esche, guadino e un ecoscandaglio con i punti di pesca già salvati sulla mappa, oltre alla possibilità di fornire anche il kit pranzo con prodotti tipici locali. Per chi non pesca la barca si trasforma, regalando tutti i comfort per un bagno rilassante nelle splendide acque dell’Area Marina di Portofino. Sono molto attento alla sicurezza, considerando che chi noleggia una barca spesso non ne ha una propria e proprio per questo tutte le barche sono equipaggiate con un trasmettitore GPS che mi permette di sapere sempre l’esatta posizione, per eventualmente poterla raggiungere in breve tempo in caso di necessità. Proprio in questi giorni ho preso contatto con un’azienda che produce un sistema che spegne il motore in caso di caduta in mare e molto probabilmente lo monterò per dare sempre un alto standard di sicurezza: potremmo considerarlo il noleggio 3.0. Per quanto riguarda la mia collaborazione con le riviste era un sogno che coltivavo da tempo. Sono stato e sono tutt’ora un gran lettore delle riviste di pesca e la mia carriera è cominciata nel 2010 quando per aiutare un amico nella creazione di una nuova rivista mi ci sono ritrovato dentro. Questo mi ha fatto presto capire come ci siano una quantità di lettori che hanno bisogno di apprendere, non tanto come catturare un tonno da 300 kg, ma i fondamenti della pesca per poter cominciare a incrementare il bagaglio di sapere sulla tecnica. Tengo molto a una frase che ripeto nei corsi di pesca, soprattutto ai più giovani: godete di ogni singola cattura, piccola o grande che sia. Questa è la vera essenza della pesca sportiva.

BoatMag. Una domanda classica: quale tipo di pesca prediligi e perché?

Fabio Storelli. La pesca dalla barca mi ha portato ben presto a diventare un grande appassionato di bolentino costiero e di medio fondale. È una tecnica che adoro e che ho portato fino ai livelli di competizione regionale con buoni risultati. Mi affascina e mi fa divertire per la grande tipologia di prede insidiabili grazie anche alle tante sfaccettature che la pesca al bolentino regala con tutte le sue varianti. Un’altra tecnica che negli ultimi anni mi ha parecchio incuriosito è il Tenya Fishing che pratico assiduamente nel periodo autunno/inverno, anche in una variante non convenzionale tentando la cattura non solo dei grufolatori di fondo ma, con le dovute modifiche alle attrezzature, anche prede più impegnative come dentici e cernie. Nel mese di ottobre invece focalizzo tutte le mie energie nello spinning sulle mangianze perché la considero una tecnica molto dinamica e adrenalinica, che regala giornate di pesca davvero al limite dell’infarto. Trovarsi nel mezzo di una furibonda mangianza di palamite o tonni è qualcosa che sogni anche la notte, che ti rimane impressa nella mente per anni e che ti porta a continui studi per cercare di trovare l’esca perfetta.

BoatMag. Nel tuo palmares vanti anche un titolo europeo e uno mondiale per classe di lenza nella cattura del tombarello. Quando hai vinto questi titoli e dove?

Fabio Storelli. In verità sono due, o meglio, ho superato il mio stesso record che avevo guadagnato pescando in entrambi i casi nei miei spot abituali. Il primo record risale all’ottobre 2012 ed è stato riconosciuto come europeo e mondiale su classe di lenza e in All Tackle. In quell’occasione era stato catturato un tombarello a traina costiera che risultava essere il più grande mai registrato nel World Record Game Fishes IGFA. Esattamente due anni dopo, è stata la volta di un tombarello pescato a spinning che ha permesso di superare il mio precedente record. È un traguardo assolutamente superabile (l’ultimo è di poco più di 2 kg) e non riguarda il tombarello più grosso mai pescato, ma in realtà quello registrato negli archivi IGFA. Quindi ora aspetto che qualcuno lo superi per provare a riconquistarlo.

BoatMag. Fai parte del Pro Staff Pure Fishing Italy, puoi spiegare in cosa consiste?

Fabio Storelli. Da ormai qualche anno mi occupo dei test e della promozione dei nuovi prodotti commercializzati dai marchi Penn, Mitchell, Berkley, Sebile che fanno capo alla Pure Fishing, una multinazionale USA che ha fatto della pesca il suo business primario. È un aspetto molto importante perché oggi la figura del Pro Staff è scappata un po’ di mano. Non deve essere intesa come “mi offro di pubblicizzare un marchio pur di avere l’attrezzatura gratis” ma deve essere percepita come un lavoro trasversale da fare solo ed esclusivamente se si crede nelle potenzialità di quel prodotto. In primo luogo perché si risulta più credibili e poi perché l’azienda potrebbe fare una brutta figura da una pubblicità poco professionale: ricordiamoci che la faccia è la nostra e le persone se lo ricordano. Quando si collabora con un’azienda bisogna capire quali possano essere i prodotti che potenzialmente possono avere un riscontro positivo sui pescatori, ma per avere queste risposte bisogna passare molte ore in mare a “frustare” l’attrezzatura per coglierne pregi e difetti, senza aver paura di dire all’azienda che quel determinato prodotto non ti senti di pubblicizzarlo perché a tuo modo di vedere non è al top per quella tecnica. Questo per me vuol dire fare il Pro Staff, altrimenti si è semplicemente degli pseudo addetti marketing, spesso senza le conoscenze e capacità richieste per quel ruolo, oggi diventato molto importante, soprattutto sui social network.

BoatMag. Ormai ogni pescatore si affida alla strumentazione elettronica per insidiare al meglio le prede presenti nei nostri fondali. Tu sei passato recentemente a Humminbird, è stata una scelta tecnica?

Fabio Storelli. Premetto che con il precedente brand mi sono trovato molto bene, sia da un punto di vista umano che professionale, potendo contare sempre sull’aiuto di tutto lo staff nelle fasi di prova e promozione della strumentazione elettronica. Ma, proprio per le considerazioni che facevo nella domanda precedente, mi sono trovato a considerare anche altre strade, questo soprattutto nell’interesse del consumatore finale che spesso seguiva i miei consigli nella scelta di un prodotto per la pesca sportiva. L’elettronica oggi ha fatto passi da gigante e mi sento di dire che tutti i brand hanno raggiunto un ottimo livello di produzione. Proprio per questo la scelta di un prodotto deve ricadere su alcune semplici considerazioni tra le quali la scelta della strumentazione migliore sulla base dell’offerta tra prezzo e tecnologia proposta. Mi spiego: a parità di prezzo tra due strumenti la prima cosa da guardare è quale dei due mi offre più tecnologia e in quali termini. Humminbird è un marchio americano nato in maniera predominante per la pesca sportiva, quindi tutti gli sforzi dell’ingegneria e dello staff tecnico vengono concentrati sulla produzione di strumenti che possano soddisfare al 100% il pescatore di acqua dolce e salata. Così questa azienda può contare su un rapporto qualità/prezzo molto competitivo offrendo più tecnologia al pescatore.

BoatMag. Da uno a dieci quale importanza dai alla strumentazione elettronica e quali sono le doti da prediligere nella scelta tra un prodotto e l’altro?

Fabio Storelli. Custodisco ancora gelosamente le “armie” disegnate su fogli di carta che rappresentavano le classiche mire da prendere a terra per ricordare e memorizzare quel punto buono che aveva regalato una grande giornata di pesca. Il problema è che spesso l’albero preso come punto veniva tagliato, la casa ripitturata e, nel mio caso specifico, il faro del porto spostato. Questo purtroppo precludeva il ritrovamento già di per sé difficile di quello spot. Quindi la mia risposta alla tua domanda è 10, semplicemente perché la strumentazione elettronica oggi permette di avere tutto sotto controllo: dalla posizione fino a scoprire la presenza di pesci anche a profondità spesso inimmaginabili. Il prodotto va scelto in base alle esigenze di ogni singolo pescatore che potrà così sfruttarne tutte le potenzialità in pesca. È inutile fornire uno strumento entry level a uno che pesca a bolentino di profondità, come non è necessariamente utile montare uno strumento da migliaia di euro se le nostre tecniche prevedono di pescare fino a quote relativamente ridotte. Io personalmente quando mi chiedono uno strumento faccio una sorta di “terzo grado” al pescatore, non tanto per farmi gli affari suoi, quanto per capire quali sono le sue esigenze e plasmare insieme lo strumento migliore per le sue tecniche di pesca. Scegliere uno strumento non è facile, soprattutto se neofiti, e per questo è consigliabile rivolgersi sempre a personale qualificato che saprà consigliare lo strumento migliore per ogni pescatore.

Leggi anche l’intervista a Stefano Adami

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