Pesca e gommone, è nato un nuovo amore

Il periodo in cui si diceva che pesca e gommone non andassero d’accordo è ormai lontano: oggi sempre più produttori stanno proponendo modelli per questo sport.

Fino a poco tempo fa, dire a un pescatore di usare un gommone per andare a traina o praticare il bolentino significava inimicarselo o quasi. Infatti, per molti anni pesca e gommone è stato considerato un connubio impossibile per la struttura del natante: il tessuto gommato non è ideale se si armeggia con ami, raffi, artificiali attrezzati con ancorette e via discorrendo. Poi ha vinto il buon senso e si è cominciato a pensare che non è necessario tirare gli ami a bordo a tutta forza se per caso si impigliano ai tubolari, idem per le ancorette degli artificiali; poi i raffi servono per recuperare i pesci di una certa stazza e sarebbe ben difficile, ma soprattutto frutto di molta superficialità, “raffiare” un tubolare invece di un tonno.

Pesca e gommone sempre più vicini

Così si sono cominciati ad apprezzare i pregi del gommone nella pesca. In primis la grande stabilità trasversale e la quasi assenza di rollio che, per chi sta ore e ore in acqua anche quando c’è onda, non è cosa di poco conto. Senza dimenticare la sua capacità di affrontare con la massima sicurezza il mare mosso in caso di rientro rapido, oppure di consentire rapidi raggiungimenti di hot spot anche con mare formato.

Si è quindi compreso come, con alcune debite attenzioni, pesca e gommone potevano coesistere. Anche se un problema che il pescatore si trova ad affrontare è l’inadeguatezza della stragrande maggioranza dei gommoni in commercio. In effetti, il battello pneumatico classico è pensato per la crociera, garantendo posti a sedere e un prendisole a prua spesso raddoppiato da uno a poppa, anche se componibile. E questo è un handicap per chi pesca che invece necessita di spazi di movimento liberi, dove stare anche in più persone contemporaneamente, avendo la possibilità di passare da una murata (pardon, tubolare) all’altra durante il combattimento senza troppi impicci. Un problema quest’ultimo di più difficile soluzione rispetto alla mancanza delle vasche per il vivo e per il pescato, entrambe costruibili o acquistabili sul mercato degli accessori. Ora però la musica sta cambiando e, accortisi che molti pescatori si sono avvicinati al gommone, molte aziende gommonautiche stanno creando nuove linee produttive dedicate ai pescasportivi.

Alcuni nomi di questo nuovo corso pesca e gommone? La Lomac è stata una delle prime, poi l’azienda di Lucca BICinque con il Raimar 750, quindi Scanner, BWA, Master, Joker Boat, Arkos e Capelli. Così il mercato dei gommoni va a conoscere un nuovo habitat, per certi versi ancora molto da scoprire e, per farlo nel migliore dei modi, ci si sta indirizzando verso l’esperienza di chi a pescare ci va da tempo. Infatti, sono sempre di più gli angler che hanno dato il loro contributo per la costruzione da zero di un battello da pesca con la “P” maiuscola.

A questo punto la domanda sorge spontanea: come dovrebbe essere un gommone da pesca? È ovvio che debba proporre accessori utili per la pratica di tale disciplina, ma soprattutto un pozzetto degno di questo nome (a questo proposito leggi l’articolo che abbiamo dedicato a questo elemento) che raggruppi la maggior parte delle dotazioni indispensabili. Non sono solo i portacanne a fare la differenza tra un gommone normale e uno da pesca ma, per esempio, le zone dove gli stessi portacanne si possono montare, un vano dove conservare e mantenere costantemente sane le esche vive da innescare, uno o più vani dove conservare le prede portate a bordo, magari che possano contenere del ghiaccio che aiuta durante i periodi più caldi alla conservazione del catturato in attesa del rientro a terra, oltre a delle cassettiere porta-accessori e porta-montature dove riporre lenze pronte e artificiali.

Deve quindi essere un pozzetto sufficientemente libero da poter essere vissuto da più pescatori, ma nel contempo garantire del comfort quando si naviga. Così le sedute fisse lasciano posto ai classici divanetti abbattibili che, se non servono, scompaiono a murata, fatta eccezione ovviamente per la seduta di guida che però spesso può tradursi in un “leaning post” in tubo d’acciaio sotto il quale può trovare posto una ghiacciaia. Per i portacanne invece la cosa più importante è la possibilità di fissarli in specifici punti su parti rigide e per questo vengono predisposte apposite superfici di vetroresina, rinforzate e con l’accessibilità per fissarli con contropiastre interne in modo da renderli più solidi. Senza dimenticare di predisporre zone dove trasportare le canne durante i trasferimenti: si può adottare un T-Top con portacanne inclusi, ma si possono anche studiare dei lunghi gavoni a pagliolo dove le canne trovano posto con tanto di mulinelli montati.

Proprio i gavoni a pagliolo sono un argomento molto delicato e, per la necessità di ridurre gli ingombri “a vista”, è opportuno studiarli con i coperchi a filo piano di calpestio; magari si fruirà di una minor capacità contenitiva, ma lo spazio di camminamento esterno ne beneficerà. Infine, per un riuscito connubio pesca e gommone, da non sottovalutare le dimensioni delle console di guida, che devono poter accogliere la più sofisticata strumentazione elettronica, indispensabile ai pescatori e, di conseguenza, i vani dove i trasduttori degli ecoscandagli devono confluire, visto che si tratta di apparati spesso ingombranti.

Abbiamo fatto una prima panoramica su ciò che significa “un gommone da pesca”, ma torneremo sull’argomento, segmentando i vari argomenti di volta in volta.

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