Il fascino dei Riva d’epoca rivive da Bellini Nautica

Una collezione privata di Riva d’epoca davvero unica e un reparto di restauro da lasciare senza fiato. Tutto questo a pochi chilometri dal Lago d’Iseo grazie a Bellini Nautica.

“Negli ultimi tre anni abbiamo restaurato una media di una dozzina di Riva d’epoca all’anno, non siamo al massimo delle nostre potenzialità, ma poco ci manca e ci sono stati dei momenti in cui avevamo anche una lista d’attesa”. A parlare è Battista Bellini, 30 anni, figlio d’arte si potrebbe dire perché ha ereditato dal nonno Battista e dal padre Romano la passione per le barche e per i Riva di mogano in particolare. Tutto merito del padre Romano che a 16 anni, nel 1980, acquistò il primo Riva Sebino e diede inizio a quella splendida collezioni privata che li vede oggi riuniti al piano superiore del capannone di Cortefranca, nelle vicinanze della sede di Bellini Nautica a Clusane, sulla sponda Sud del lago, a pochi chilometri da Brescia e dal casello della A4 di Palazzolo.

Bellini Nautica, dove rinascono i Riva d’epoca

Delle barche della collezione Bellini Nautica ci limitiamo a dire che sono 24 e raccolgono tutta la storia dei canteri Riva per quanto concerne la produzione di barche in legno, il primo tre punti da gara, con cui Carlo Riva si cimentò in una Pavia-Venezia, dalle prime lance fino all’Aquarama Special che, prodotto fino al 1986, segnò con la sua uscita di produzione la fine dei Riva di mogano, oggi i Riva d’epoca per eccellenza. Una raccolta, oggetto di visite su appuntamento ed esclusiva sede per eventi mondani.

 

Ma oggi mi voglio concentrare su quello che c’è a piano terra, cioè alla “clinica” (e il termine non è per niente esagerato) di Bellini Nautica dove queste splendide e uniche barche riprendono vita, forse addirittura più belle di quanto non siano state all’epoca. Oggi un Riva d’epoca ha un valore importante: dai 400-500 mila euro per un’Aquarama agli oltre 100 mila per un’Ariston, eppure è ancora possibile trovarne inserzionati a cifre molto più abbordabili, nell’ordine di poche decine di migliaia di euro. Ma, come per le auto storiche, anche qui si devono considerare le condizioni, chi ha eventualmente effettuato il restauro e le caratteristiche del modello, perché ogni Riva d’epoca è praticamente un pezzo unico.

“Oggi ci possiamo considerare tra i maggiori e più qualificati restauratori di Riva d’epoca – spiega Battista Bellini -. Mio padre ha iniziato a collezionarli a 16 anni, ne conosce ogni minimo dettaglio, ogni vite, ogni profilo. Ha passato queste sue conoscenza alle nostre maestranze che sono cresciute con lui e, con qualche difficoltà, siamo riusciti a inserire anche dei giovani apprendisti, infatti il reperimento della manodopera specializzata è uno dei limiti maggiori di questa attività. Restaurare una barca di legno è un’impresa complessa, restaurare un Riva d’epoca lo è ancora di più. Per un restauro importante si devono mettere in preventivo anche dodici mesi di lavoro”.

Naturale a questo punto chiedere come si arriva presso Bellini Nautica alla fase del restauro. “Spesso il cliente ci chiede di trovargli la barca da restaurare, qualche volta l’ha invece acquistata o era da tempo di sua proprietà e vuole riportarla all’antica bellezza – interviene Martina Bellini -. Noi abbiamo dei modelli già restaurati e spetta al cliente decidere se vuole realizzarlo secondo le sue esigenze oppure acquistarne uno già pronto. Può sembrare strano, ma è possibile personalizzare il proprio Riva d’epoca scegliendo le tonalità del legno e, in fase di verniciatura, avere uno scafo più chiaro (in gergo si dice “biondo”) oppure più rosso o più scuro. Tutto dipende dal tipo di intervento, se si tratta di un restauro impegnativo con rifacimento di opera viva, fiancate e coperta le possibilità di personalizzazione sono maggiori”.

“Su questo si inserisce un vecchio dibattito sull’originalità della barcaricorda Battista Bellini -. Ma una barca, soprattutto se di legno, non è come un’auto che se ben tenuta ha i lamierati che reggono al tempo, per il legno non è sempre così e quindi è spesso necessario eseguire interventi radicali per garantire che la barca torni davvero come era all’origine e, soprattutto, sia sicura. Noi di solito teniamo l’ossatura dello scafo e cambiamo i pannelli di mogano con nuovi elementi che selezioniamo personalmente, uno per uno, scegliendoli in base alle venature e all’assenza di nodi e poi li lasciamo stagionare per circa cinque anni nei nostri capannoni prima di utilizzarli. Ovviamente tutto dipende dalle condizioni dello scafo e l’intervento si svolge nella massima trasparenza in totale sinergia con l’armatore, che è tenuto sempre al corrente delle possibili scelte ed è lui che le avvalla prima dell’inizio dei lavori”.

“Lo stesso vale per le dotazioni di bordo – prosegue Battista Bellini -. L’impianto elettrico di solito è rifatto integralmente, ma gli strumenti devono essere quelli originali che revisioniamo. La tappezzeria è rifatta secondo le specifiche dell’epoca, quasi sempre con il colore originale, ma qualche volta succede che il cliente richieda il turchese Riva al posto dell’aragosta e di un’altra tonalità usata in origine su quello scafo. Una fase delicata è la verniciatura: da capitolato sarebbero 22 mani, ma con le nuove vernici ecologiche arriviamo anche a 35 per ottenere il risultato desiderato e il tutto poi va nel nostro forno prima della lucidatura finale. Per quello che riguarda le parti in metallo, provvediamo alla loro ricromatura e facciamo sempre il possibile per tenere le originali perché spesso, per esempio sul musone di prua, è ribattuto il numero di costruzione della barca”.

Infine ci sono i motori e la trasmissione, ed è a questo punto che entra in scena un’altra colonna di Bellini Nautica: Carlo “Charly” Marini e suo figlio Luca, autentici maghi dei V8 americani da cui sono stati derivati i Riva Crusader Thermo Elettron che nelle varie potenze completano praticamente tutti i Riva d’epoca. Assetati di benzina come pochi, ma guai a sostituirli con motori più moderni, sarebbe un vero delitto!

“Alcuni modelli più datati, soprattutto le prime serie dei Florida e Ariston, montano dei motori Chris Craft a sei cilindri in lineaspiega Battista Bellini -, anche questo è importante nella valutazione della barca, perché il loro valore è certamente inferiore a una motorizzazione V8 e questo, per tornare al discorso iniziale sulle quotazioni, incide considerevolmente sul valore della barca, al punto da poter rendere poco conveniente il restauro se è piuttosto malridotta”.

Siete rimasti affascinati da questo articolo, non mi sorprende. Ma il consiglio è quello di evitare le scorciatoie, di pseudo restauratori è pieno il mondo (soprattutto sui nostri laghi), meglio affidarsi ai professionisti o ripiegare su un bel daycruiser di vetroresina, sarà certamente meno fascinoso ma ci saranno anche meno sorprese. Se però siete decisi, Bellini Nautica è la scelta (quasi) obbligata. Io non avrei dubbi!

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