Wally, il coraggio di un grande visionario, la continuità di un grande gruppo industriale

Il coraggio di osare non è cosa per tutti. Ma lo è stato sicuramente per Luca Bassani, quando negli anni 90 ha iniziato una vera rivoluzione design-tecnologica, la “sua” rivoluzione, a cui ha dato il nome di Wally, un brand che racchiude barche dirompenti per look, tecnologia e modo di navigare, sia a vela sia a motore. L’ultima rivoluzione è che da gennaio scorso Wally è entrato a far parte della galassia di Ferretti Group.

Nel mondo della nautica moderna c’è uno spartiacque, un momento di rottura in cui quello che prima erano solo idee di un immaginario futuribile, nel tempo sono diventate fatti concreti che hanno aperto a un futuro inimmaginabile per gli armatori del tempo. Artefice di tutto questo è Luca Bassani con i suoi Wally.

Con Wally Bassani inizia a riscrivere alcune di quelle regole che nella nautica parevano dover essere immutabili.

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Punti di partenza di quest’uomo visionario sono stati l’innovazione tecnologica e il design (Wally ha vinto due volte l’ADI Compasso d’Oro). Ma vi ricordate i primi Wally? Tutto è partito con la vela negli anni Novanta per poi, nel 2001, approdare anche al motore.

Per la prima volta con Wallygator (sloop di 25 metri varato nel 1991) si sente parlare di carbonio su una barca da diporto. Pochi anni e si iniziano a vedere ancore sottomarine, pulsanti e pistoni che regolano le vele e che permettono al timoniere di manovrare grandi yacht da solo, lifting keel idrauliche con bulbo.

E poi Bassani rivoluziona i layout di interni e di coperta: il contatto con il mare diventa cruciale, su Tiketitan (1998), ad esempio, “svuota” la poppa per creare una terrazza a sfioro sull’acqua su cui si affaccia il salone che non è più, come al solito, a centro barca ma in posizione arretrata. È il primo passo verso i moderni beach club (nel 2012 questo concetto è stato ulteriormente reinterpretato nella linea dislocante Wallyace , con la suite armatoriale e le cabine Vip poppiere aperte sulla terrazza).

Tiketitan, del 1998, rende la barca vivibile anche nella zona di poppa a livello del mare.

Intanto i piani di coperta diventano via via sempre più puliti e sgombri e il design più estremo e inconfondibile.

Lo stile e la tecnologia Wally diventano sempre più definiti e senza uguali nel mondo della vela e saranno un marchio di fabbrica anche nei progetti a motore che arriveranno negli anni Duemila

L’inizio del ventunesimo Secolo segna anche l’inizio di una nuova esperienza per Luca Bassani e la sua Wally: l’approdo nella nautica a motore. E naturalmente lo fa nel suo stile, sebbene questo mondo sia già abbastanza popolato di imbarcazioni di estrazione futuribile. Ma i suoi progetti sono talmente di rottura da riuscire a superare ogni barriera dell’immaginario stilistico e progettuale.

I Wallytender e il WallyPower 118 segnano l’ingresso a gamba tesa nel mondo della nautica a motore

Impossibile non ricordare. I primi, i Wallytender, sono oggi un’icona, ma non solo: hanno creato un mercato che prima non esisteva: quello dei megatender. Il WallyPower 118 è un mezzo radicale, futuristico nel design, ipertecnologico, al limite del provocatorio. Tre turbine lo lanciano a oltre 60 nodi, abbonda come mai prima l’uso di vetro strutturale (la spigolosa sovrastruttura ne è un esempio), a prua compare un pozzetto e si vedono le prime murate abbattibili (oggi copiate abbondantemente da molti cantieri). Non si può dire che fu un successo di mercato – ne è stato realizzato solo uno – ma tutto il mondo ne ha parlato, lo abbiamo visto al cinema, in un film guarda caso di fantascienza: The Island, e in tv in Top Gear, programma cult per gli amanti dei mototri in cui il 118 è stato paragonato alla Pagani Zonda, e ha di certo spostato parecchio in avanti l’orizzonte dell’innovazione e dell’avanguardia estetica.

Con i Wallytender nasce un nuovo mercato, quello dei megatender di lusso

L’effetto wow è garantito sia in navigazione sia all’ancora per il Wally 118

Solo potenza e linee affilate? No, nelle visioni di Luca Bassani c’è anche il mondo dei dislocanti. E tutto cambia. Il Wallyace – questo il nome della barca dislocante di Wally – diventa un’opera avveniristica che lascia comunque trasparire un nonsoché di classico.

Il futuro del brand Wally nella galassia di Ferretti Group

Oggi Wally è ormai uno stile. Un’icona. Un modo di dire. E il tutto è diventato anche un nuovo marchio di Ferretti Group. A metà gennaio è stata, infatti, ufficializzata l’entrata di Wally nella scuderia Ferretti (al fianco dei brand Pershing, Itama, Mochi Craft, Riva, CRN, Custom Line, Ferretti). Ed è già partito il nuovo piano di sviluppo.

Leggi qui il piano di sviluppo messo in atto da Ferretti Group per i prossimi tre anni

Questo non significa l’uscita di Luca Bassani dalla sua creatura, è piuttosto un lavoro di sinergia fra la sua genialità progettuale e le potenzialità di sviluppo industriale e commerciale di Ferretti Group: “Il mercato oggi richiede investimenti importanti per poter sviluppare nuovi prodotti e nuovi mercati”, ha dichiarato Bassani durante l’annuncio ufficiale avvenuto al Boot Düsseldorf. “Ferretti Group ha grandi capacità industriali, organizzative e commerciali e potrà far crescere Wally. Io mi concentrerò sull’attività di progettazione e sviluppo, assicurando la continuità del dna Wally”.

Un connubio dalle notevoli potenzialità e noi ci stiamo preparando e vederne delle belle. A cominciare dal nuovo 48 Wallytender in arrivo per giugno.

Scopri qui il nuovo 48 Wallytender

Il palmarès delle innovazioni di Luca Bassani con Wally

1991
La fibra di carbonio

Oggi è molto diffusa, ma trent’anni fa la fibra di carbonio era una novità nel diporto. Wally la introdusse su uno sloop di 25 metri (all’epoca Wallygator, oggi Wally One, foto a sinistra) che aveva lo scafo in composito di carbonio e l’albero al 100% con questa fibra.

Nel 1994 il ketch Nariida (foto sotto) sperimentò anche le vele in fibra di carbonio.

Ma il record arriva nel 2012 quando Wally presenta il 50,5 metri Better Place, il più grande sloop al mondo in fibra di carbonio e il primo a ottenre la certificazione Rina Green Star.

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1991
Easy Sailing

Wally rivede la progettazione di una serie di dettagli per rendere il timoniere sempre più indipendente nella gestione della barca a vela, e nel 1998, introduce sistemi come il Magic Trim e la pulsantiera per la regolazione delle vele (foto sotto), che permettono al timoniere di governare completamente da solo anche gli yacht a vela più grandi.

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1991
Vivibilità della coperta

Con Wally il pozzetto in barca a vela trova una fruibilità mai vista prima, che viene esaltata anche esteticamente dalla purezza del design.

Lo stesso concetto di godibilità del pozzetto sarà applicato anche nelle imbarcazioni a motore dove, per primi sul Wallytender e poi a seguire su tutti gli altri modelli, compaiono le murate abbattibili per ampliare il piano di calpestio ed eliminare ogni barriera sul mare anche ai lati della barca.

L’ultima evoluzione del pozzetto in barca a vela: il Wally 145, il megacruiser del 2019 introduce ben tre
pozzetti, due in coperta per gli ospiti, e uno sulla “terrazza” in esclusiva per l’armatore.
Il 118 WallyPower con le sue murate abbattibili mutuate dal primo modello a motore del cantiere,
il 10 metri Wallytender.

1994
L’ancora sottomarina

Tutto nacque dalla necessità di alleggerire il peso di prua per ridurre il beccheggio del suo ketch Wallygator. Così, Luca Bassani, ha pensato di spostare l’ancora a poppa e permettere di calarla attraverso un sistema subacqueo. Da lì, dopo varie evoluzioni nel corso del tempo, oggi l’ancora sottomarina è una dotazione standard su tutti i Wally, sia a vela sia a motore.

1998
Beach Club

Oggi è la norma, ma negli anni Novanta la spiaggetta poppiera non esisteva a bordo delle barche a vela, finché non ci pensò Luca Bassani. In principio fu il Tiketitan, nel 1998, dove la poppa fu “svuotata” e resa confinante col salone, che a sua volta non era più a centro barca ma fu slittato a poppa, poi si sono avute evoluzioni straordinarie, come il Wally Esense nel 2006, fino ad arrivare al WallyAce (dislocante a motore) nel 2012.

Wally Esense – 2006
Wally Ace – 2012

1998
Vernice metallizzata

La vernice metallizzata è un altro tratto distintivo dei Wally, forse è l’elemento di maggior riconoscibilità, non fosse altro perché è quello più immediato alla vista e, dunque, familiare anche per chi non è esperto del mondo Wally.

2000
Lifting keel

La deriva con bulbo a scomparsa. Il nuovo millennio per Wally inizia con questa innovazione. Nel 2000 Wally vara il 77 Carrera, la prima barca al mondo dotata della lifting keel al posto della classica deriva a lama retrattile, che permette anche ai grandi yacht a vela di ridurre il pescaggio e navigare nelle insenature con acqua bassa, oltre a ridurre la resistenza con l’acqua in navigazione nelle andature portanti.

2001
Megatender

Altra barca ormai riconoscibile anche dai “profani” è il WallyTender, un quasi 14 metri che apre una nuova strada: quella dei megatender per i superyacht. Ma la barca è anche un’espressione di design unico ed è allestita con divani, prendisole e un vano sottocoperta; è quindi perfetta anche per il diporto giornaliero di armatori di alto livello. Oggi, l’acquisizione del brand Wally da parte del Gruppo Ferretti parte proprio da un megatender, il nuovo 48 WallyTender un 14,50 metri con due motori Volvo Penta Ips 650, che farà il suo debutto quest’estate.

Approfondisci qui il 48 WallyTender

Approfondisci qui l’acquisizione di Wally da parte del Gruppo Ferretti

2001
Vetro

Oltre alle vetrate a specchio introdotte per la prima volta nel 2001 sul Tiketitan, il vetro in casa Wally diventa un elemento anche strutturale ed è così che, soprattutto le tughe delle imbarcazioni a motore, diventano delle “opere d’arte” totalmente in cristallo che, in questo caso, assumono le forme spigolose introdotte in primis sul 118 WallyPower nel 2002 e poi, con proporzioni diverse, sugli altri modelli a motore di Wally.

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