Prede comuni dei nostri mari, ecco quelle per tutti

Parliamo di prede catturabili nei nostri mari, quelle più comuni, quelle che possono rendere indimenticabile una giornata in barca a pesca.

Anche se per alcune specie presenti nei nostri mari si registra una diminuzione del numero di esemplari, con una pesca consapevole ci si può ancora divertire. Ma quali sono le specie più comuni sui nostri fondali? Qui ne elenchiamo alcune tra le più indicate anche per i neofiti, con le loro principali caratteristiche e qualche consiglio per insidiarle.

Menola. Vive in branchi a bassa profondità e nelle posidonie. Può raggiungere i 20 cm di lunghezza e ama piccoli pesci e zooplancton. Per la sua voracità può essere divertente per un principiante, ma un problema per un esperto che pesca a bolentino perché divora di continuo le esche destinate ad altre prede.

Tordo. Altra specie divertente per i neofiti, meno per gli esperti. Si trova su fondali rocciosi, posidonie e alghe e mangia molluschi, crostacei, anellidi. Può raggiungere i 45 cm di lunghezza e si insidia a spinning con l’uso di artificiali, magari mentre si puntano le spigole…

Leccia stellata. Pesce molto diffuso, pelagico ma costiero, ama i fondali sabbiosi e può raggiungere i 40/50 cm e i 2 kg di peso. Si nutre di piccoli pesci e pertanto è attaccabile da chi pesca con artificiali o piccole esche vive. La tecnica prediletta dalla barca è lo spinning o la traina.

Occhiata. Fa parte degli Sparidi come i saraghi, ma con una grande macchia nera sulla coda cerchiata di bianco. Può raggiungere i 30 cm e un peso di 1 kg. Si nutre di piccoli pesci, invertebrati e alghe e si può insidiare a bolentino o a traina innescando artificiali o piccoli pesci.

Polpo. Cefalopode molto intelligente e dalla conformazione inconfondibile che vive su fondali che gli offrono diversi nascondigli. Può raggiungere, tentacoli compresi, anche il metro di lunghezza e pesi intorno ai 7/8 kg. Si usano per la pesca le cosiddette polpare, calate su fondali tra i 5 e i 15 metri e si lascia scarrocciare la barca. Qualsiasi sia l’esca è bene accompagnarla con un pezzo di stoffa bianco, un colore che attrae tantissimo i polpi.

Stai pensando di iniziare a pescare dalla barca? Leggi qui i nostri consigli.

Seppia. È un mollusco cefalopode e le prede medie si aggirano intorno ai 20/30 cm, anche se possono arrivare a 50 cm superando i 12 kg di peso. Mangiano granchi, piccoli pesci, gamberetti, vermi e altri molluschi. Si pescano in determinati periodi dell’anno, in particolare quelli freddi, in bassi fondali e a spinning usando come esca artificiali colorati.

Calamaro. È una preda comune e le sue dimensioni possono raggiungere una lunghezza di 30-50 cm. Può vivere a profondità molto basse (mediamente tra i 20 e i 40 metri), ma anche fino a 500 metri. Si pesca in deriva facendo uso di artificiali.

Totano. Altro mollusco cefalopode che vive sui fondali sabbiosi, è simile al calamaro ma ha pinne laterali più corte. Può raggiunge il metro e mezzo di lunghezza e i 15 kg di peso. D’estate si avvicina alla costa su fondali che vanno dai 40 ai 100 metri. La tecnica di pesca è a scarroccio, con totaniera finale e lampada strobo. Sulla totaniera s’innesca un pesciolino (alaccia, sugarello o simili) o, in alternativa, anche un pezzo di lardo bianco.

Sugarello. Fa parte dei carangidi e vive in profondità tra i 200 e i 1000 metri. Misura normalmente 30 cm, ma si registrano catture anche di misure maggiori. Si nutre di crostacei, cefalopodi e altri pesci, ma è anche un’ottima esca per insidiare pesci più grandi. È vorace e ama piccoli insetti e gamberetti. Una delle esche più usate è il sabiki che viene calato a fondo insieme a un piombo, facendo poi su e giù per attirare la sua attenzione, divertente.

Sarago. È di varie specie e può raggiungere i 40 cm e i 2 kg di peso. Ha carni prelibate e vive in tane in profondità che arrivano fino a 100 metri, quando sono in cerca di cibo però possono anche avvicinare a riva. Si pesca a bolentino con l’innesco di vermi, gamberetti o calamari a pezzi.

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