Nuovi Mercury Verado 350 e 400R, potenza ma non solo

Mercury Verado 350 e 400R, i due fuoribordo “muscolari” della casa americana confermano la scelta della sovralimentazione con attenzione alle prestazioni ma anche ai consumi.

La presentazione li ha accumunati, così come in comune è il monoblocco a sei cilindri in linea di 2,6 litri con compressore volumetrico, ma i due nuovi e superpotenti fuoribordo Mercury Verado 350 e 400R hanno due destinazioni ben distinte: per il Verado 350 il diporto seppur ad alte prestazioni, per il Verado 400R le competizioni, infatti non è omologato perché non rispetta alcuni parametri sulle emissioni. Ciò non toglie che il suo accattivante look farà sognare molti diportisti, ma il “fratellino” minore da 350 cv non è poi così lontano come prestazioni.

Come li presenta Alessandro Conti

Prima di entrare nel merito della descrizione tecnica e presto (speriamo molto presto…) di una prova in acqua, abbiamo voluto conoscere da Alessandro Conti, Direttore generale di Mercury in Italia, le motivazioni strategiche che hanno portato al lancio di questi nuovi modelli, in particolare se poteva essere letto con un attacco alle quote di mercato delle motorizzazioni entrofuoribordo. Ecco cosa ha risposto.
“Il passaggio a 400 cv non è stato pensato per conquistare quote di mercato agli “entrofuoribordo”: siamo gli unici produttori di una gamma completa “fuoribordo-entrobordo-entrofuoribordo” proprio fino ai 400 cv o poco meno, quindi non sarebbe per Mercury un vantaggio così strategico. Inoltre, Il Verado 400R non è destinato all’impiego nel diporto ma è dichiaratamente posizionato in ambito “racing”. È vero invece che Mercury con la presentazione dell’aggiornamento del Verado 350 e con Verado 400R ha ulteriormente irrobustito la sua presenza nella gamma più “muscolare” del mercato, una fascia dove si assiste con sempre maggiore frequenza al fenomeno della motorizzazione multipla (tre e anche quattro motori), una tendenza naturale e non forzata che però segnala un sempre più frequente passaggio dalla motorizzazione entrofuoribordo alla “multipla” fuoribordo. Un fenomeno più o meno diffuso a secondo delle aree geografiche, ma che anche in Italia sta suscitando un discreto interesse. Sotto questo aspetto, tutta la gamma Verado (non solo quindi i nuovi Mercury Verado 350 e 400R) per conformazione, peso, ingombri, prestazioni e possibilità di funzionare davvero bene in configurazione joystick, è la risposta di riferimento”.

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Sovralimentato è solo Verado

Se tutto il mondo automotive a benzina, a cominciare dalla Formula 1, va verso la sovralimentazione, facendo prevedere la stessa evoluzione tecnologica che si è già sviluppata per le motorizzazioni Diesel (chi immaginerebbe oggi un Diesel aspirato?), il mondo della nautica appare (come al solito verrebbe da dire) più conservatore.
Mercury da questo punto di vista è sempre stata all’avanguardia proprio con la gamma Verado, capostipite di questa scelta tecnica che la vede ancora unica espressione. Aver scelto per tempo questa soluzione ha portato a successive evoluzioni che sono riuscite a risolvere brillantemente il limite maggiore della prima serie Verado: i consumi. Infatti è proprio sui consumi e sull’impatto ambientale che la sovralimentazione sta conoscendo una nuova, è proprio il caso di dirlo, accelerazione. La compressione della miscela aria/benzina garantita da una turbina o, in questo caso, da un compressore volumetrico, ottimizza il riempimento della camera di scoppio migliorando la combustione e ottimizzando il consumo di carburante. Non è un caso che, tornando in ambito automotive, anche le utilitarie ricorrano sempre più frequentemente a questa tecnologia. Ma qui stiamo parlando di centinaia di cavalli e allora il ricorso alla sovralimentazione è anche una garanzia di accelerazioni brillanti ed elevate potenze. Un plus che solo i Mercury Verado possono vantare.

“Mercury, guardando in modo specifico agli utenti dell’alto di gamma e alle loro aspettative – spiega Conti -, ha racchiuso nei fuoribordo della gamma Verado una serie di contenuti tecnologici derivati dal settore auto, questo non per scelta obbligata, ma per fini specifici e vantaggi chiaramente fruibili dall’utilizzatore. Il compressore volumetrico, certamente una soluzione derivata dal mondo automotive, probabilmente in pochi sanno che ha ben poco a che vedere con l’auto: in un’architettura di motore a quattro tempi, soluzione moderna ampiamente consolidata e affermata, Mercury ha voluto comunque dare all’utilizzatore la sensazione dell’accelerazione di un motore a due tempi. Il compressore volumetrico è stato scelto proprio per ricostruire una curva di coppia specifica e unica: che è poi quella tanto apprezzata da chi utilizza Verado… e ambita da chi vorrebbe utilizzarlo”.

Senza voler condannare i motori a due tempi, il fatto che questa tecnologia sia stata abbandonata da auto e moto, soprattutto per esigenze di rispetto delle emissioni, è un chiaro segnale che gli sviluppi futuri saranno tutti concentrati sui motori a quattro tempi e che in questa ricerca la sovralimentazione giocherà un ruolo fondamentale.
Non si può neppure accusare Mercury, unico produttore concentrato solo sul settore nautico, di andare “a ruota” delle scelte automotive. Infatti, con i recenti F150 e F115 aspirati e con l’entrobordo V6 da 250 cv ha invece inaugurato un suo preciso filone progettuale, con monoblocchi semplici e robusti, due valvole per cilindro con un solo albero di distribuzione, abbinato però a cilindrate generose e pesi complessivi contenuti che hanno mostrato tutta la loro validità, sia in termini di prestazioni velocistiche sia di contenimento dei consumi.

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I Mercury Verado 350 e 400R

Detto delle scelte progettuali è adesso il momento di entrare nel merito delle innovazioni introdotte dai due nuovi modelli.
Abbiamo già detto del monoblocco a sei cilindri in linea di 2,6 litri e 24 valvole che proprio grazie alla cilindrata contenuta pesa molto meno (oltre 40 kg) dei suoi diretti rivali aspirati facendo fermare la bilancia a 303 kg. Inutile ricordare tutti i benefici effetti che un favorevole rapporto peso/potenza ha sulle prestazioni e sui consumi.
Parlato abbondantemente della sovralimentazione, nuovo è anche il circuito di aspirazione pensato per meglio “catturare” aria fresca dall’esterno della calandra, così da rifornire direttamente ed efficacemente il compressore: il flusso dell’aria è più lineare grazie a un disegno più efficiente che crea meno turbolenze. Oltre a questo delle nuove aperture nel coperchio del volano permettono di dissipare più facilmente il calore del motore contribuendo a migliorarne l’efficienza e la durata. A ulteriore garanzia il “Knock Control” rileva le vibrazioni causate da eventuali detonazioni e interviene alterando i tempi di accensione ed evitare così rischi di rottura.
Nuove piastre garantiscono che la maggiore potenza sia comunque abbinata a un elevato e sicuro controllo dell’imbarcazione, mentre un sistema di controllo sulla carica della batteria interviene sul motore a bassi regimi quando la tensione dell’accumulatore è troppo bassa, garantendo di avere sempre la potenza elettrica necessaria a mantenere un funzionamento sicuro. Completa anche la dotazioni di accessori: dalle “manette” a controllo digitale, sensibili ma anche sicure, al servosterzo elettroidraulico, vero campione di precisione ed efficienza; senza dimenticare il sistema Joystick e la strumentazione Vesselview, dei must ormai irrinunciabili.

Anche se adesso pare che i fuoribordo siano diventati l’ultima spiaggia delle “arlecchinate”, con soluzioni grafiche di tutti i generi. Il nuovo Verado 350 si limita (a mio parere giustamente) ad affiancare alla classica livrea nera dal look decisamente accattivante grazie alle nuove calandre dal design ben riuscito, anche la versione “white”. Se poi si vuole esagerare, con tutti i bravi aerografisti in circolazione non c’è limite alla creatività.

La differenza sostanziale tra i due nuovi Mercury Verado 350 e 400R è data, oltre dai 50 cv di potenza, dal regine di rotazione che ha la linea rossa a 5800-6400 rpm per il Verado 350 e arriva fino a 7000 rpm per il Verado 400R. Identico il peso, diversa la grafica che offre, oltre alla due colorazioni bianca o nera, anche la possibilità di personalizzare i fregi con una serie di adesivi di diversi colori (per la cronaca: rosso, arancio, giallo, verde, viola, blu, nero e fibra di carbonio), ma come la penso l’ho già detto.
Il piede Sport Master è stato sviluppato appositamente per il 400R con un rapporto di trasmissione di 1,75:1 (identico a quello del 350) e realizzato con componenti speciali per sopportare la maggiore potenza. Tre le misure del gambo, disponibile in 508, 635 e 762 millimetri di lunghezza come il Verado 350, ma qui è offerta la possibilità di tre skeg per avere sempre la soluzione ideale. Non potevano mancare due eliche specifiche a quattro pale, la Bravo I FS e la ProMax, quest’ultima pensata soprattutto per le applicazioni monomotore. Le manette DTS elettroniche separano la selezione delle posizioni neutro-fast-retro dagli acceleratori propriamente detti (come sempre sulle barche da competizione), mentre l’offerta del joystick la trovo quantomeno curiosa.
Adesso non resta che attenderli in acqua…

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