Bat Combat 14, il maxi rib che lascia il segno

Categorie: Barche e Yacht
18 Maggio 2026
Bat Combat 14, il maxi rib che lascia il segno

Un gommone audace nell'indole e nel design, il Bat Combat 14 riporta alla ribalta lo storico cantiere con tutta la sua grinta da 60 nodi e un look fuori dagli schemi.


C’è un momento, nella storia di certi cantieri, in cui il passato non resta alle spalle e non produce nostalgie. Diventa materia viva per la costruzione del futuro. È esattamente quello che accade oggi con Bat, storico cantiere  nato negli anni Sessanta, che ritorna nel mondo dei gommoni presentando il nuovo Bat Combat 14, un maxi rib di 14 metri.

In realtà, quella che si è tenuta qualche settimana fa al Porto Turistico di Roma, in occasione del 65esimo anniversario di fondazione del cantiere, è stata molto più di una semplice presentazione, bensì una dichiarazione di identità.

Bat Combat 14.

Perché Bat, per chi ha memoria nautica, non è mai stato un marchio “facile”. È stato uno di quei cantieri che hanno costruito gommoni per chi il mare lo affronta davvero. Carene profonde, ingressi affilati, mezzi che non cercavano compromessi. E oggi, con il Combat14, quella filosofia torna — ma aggiornata.

Il progetto nasce dall’esperienza di Corrado Rizzardi - dettaglio non è secondario – affiancato da Alessandro Gioia e dall’architetto Gianluca Caputi.

Rizzardi arriva dal mondo delle corse offshore, dove la velocità non è mai fine a sé stessa, ma deve fare i conti con la tenuta sul mare formato. La conseguenza è che ogni scelta progettuale è una questione di equilibrio tra potenza e controllo.

Corrado Rizzardi.

Questa eredità si sente tutta nel Bat Combat 14. Non è un maxi rib pensato per stupire in banchina. È pensato per navigare veloce anche quando il mare si alza.

Insieme al nuovo Bat Combat 14 si evolve tutto il mondo Bat

Se i Bat storici erano noti per le loro V profonde capaci di tagliare l’onda, il Combat 14 raccoglie quell’impostazione e la evolve con una carena a doppio step. Non è un dettaglio da brochure. È una scelta precisa finalizzata a ridurre la resistenza, aumentare l’efficienza alle alte velocità e mantenere stabilità e controllo.

Bat Combat 14.

Dove una volta c’era solo penetrazione e continuità di carena, oggi c’è anche gestione dei flussi, ma la filosofia resta: entrare nell’onda, non saltarci sopra.

Con mare al mascone, la barca lavora di continuo tra ingresso e uscita dall’onda, e la nuova opera viva del Bat Combat 14 assolve questo impegno grazie a due elementi: la V profonda di tradizione Bat e la rigidità e leggerezza del moderno scafo in Kevlar.

Dal punto di vista della stabilità la carena promette quindi un ingresso morbido, un impatto smorzato e una prua che non subisce i colpi delle onde, mentre riguardo alle performance, gli effetti degli step permettono di ridurre la resistenza, soprattutto nelle accelerazioni, e di evitare quell’effetto “incollato” tipico delle V profonde.

Anche al traverso e al giardinetto, grazie al lavoro dei pattini, questa carena promette traiettorie pulite dove sprigionare il massimo delle velocità, grazie all'efficienza della carena lungo tutta la sua lunghezza e agli step che aiutano a liberare velocità.

Il tutto supportato da due Mercury da 600 cv, che è la motorizzazione scelta per il primo esemplare.

Bat Combat 14.

Tubolari: uno stile che ritorna

Uno degli elementi più riconoscibili è il ritorno dei tubolari bassi, radenti l’acqua e non sovradimensionati. Una soluzione che richiama direttamente i Bat storici: meno portanza “facile”, più lavoro affidato alla carena, sensazione di guida più vicina a uno scafo rigido.

Non lavorano per sostenere il gommone in modo artificiale, ma per stabilizzare quando serve e per entrare in gioco nelle fasi critiche.

Kevlar e rigidità

Lo scafo e la coperta sono realizzati in Kevlar, una scelta che permette di risparmiare sul peso complessivo ma che soprattutto restituisce una forte rigidità strutturale che, oltre a garantire una risposta più precisa quando si naviga con mare formato, mantiene inalterata la geometria della carena, vale a dire che non subisce torsioni e flessioni in nessuna condizione di mare.

Design e identità

A prescindere dal giudizio estetico, che come noto è insindacabile, certamente non si può affermare che il Bat Combat 14 non abbia una forte identità. In buona parte è affidata al T-Top “batwing”, che richiama il mantello del super eroe e si identifica con il logo storico Bat.

Tettuccio Batwing.

Gli spazi a bordo del Bat Combat 14

La sovrastruttura, che misura quattro metri per tre, protegge in modo efficace la plancia e il pozzetto centrale.

La postazione di comando si colloca al centro della superficie di coperta ed è protetta da un parabrezza inclinato di derivazione militare su una plancia molto ben attrezzata con joystick di manovra e il sistema Mercury Sky Hook, che realizza sostanzialmente una sorta di ancoraggio virtuale mantenendo la posizione del battello anche se non vincolato al fondo.

Alle sue spalle si trova il pozzetto con cucina a scomparsa e con la zona pranzo trasformabile in un grande solarium.

Stessa filosofia progettuale a prua, dove è stata ricavata una seconda dinette all’aperto che può trasformarsi in un secondo prendisole. All’estrema poppa è stato realizzato un garage per alloggiare i vari toys e attrezzature di bordo.

Zona prodiera della coperta.

Gli interni, in cui è stata ricavata una cabina con bagno a tutta larghezza, sono realizzati in teak e alcantara con una forte possibilità di personalizzazione.

Interni.

Il Combat 14 non è un’operazione nostalgia. È piuttosto il tentativo di rispondere a una domanda semplice: come sarebbe oggi un Bat, se non avesse mai smesso di evolversi?

La risposta è un gommone che riprende le carene profonde e sincere del passato, integra soluzioni moderne come gli step e la gestione elettronica, porta dentro l’esperienza offshore di Rizzardi. E soprattutto mantiene quella cosa difficile da definire, ma evidente appena si mette la prua fuori:
il rispetto per il mare vero.

Bat Combat 14.

La scheda tecnica

Lunghezza f.t.14,10 m
Larghezza4,62 m
Dislocamebto8.500 kg
Serbatoio carburante1.200 l espandibile a 1.600 l
Motori2x600 cv fuoribordo
Velocità di crociera44 nodi
Velocità massima60 nodi


Condividilo a un amico

Nico Caponetto

Piemontese, 65 anni, inizia la carriera giornalistica nei quotidiani, dove si è occupato di cronaca nera e giudiziaria per poi dirigere un quotidiano locale in Emilia abbinato a La Stampa. Dal 2006 si è dedicato all'editoria nautica in diverse riviste e web magazine, occupandosi soprattutto di test in mare, temi tecnici e didattici. Istruttore di vela, naviga da oltre 40 anni con esperienze in Mediterraneo, oceano Atlantico e oceano Indiano. Nel 2023 ha vinto il primo premio nella sezione "Articoli - Navigazione" del Premio Marincovich con l'articolo "30 ore in una zattera".
Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Are you human? Please solve:Captcha


magnifiercrossmenu