30 anni di ormeggi per Marina Porto Antico: barche sempre più grandi (e meno crociere)

Categorie: Barche e Yacht
10 Giugno 2026
30 anni di ormeggi per Marina Porto Antico: barche sempre più grandi (e meno crociere)

L'evoluzione delle barche si osserva anche - anzi, forse soprattutto - dai porti, non solo perché, dovendo accoglierle tutte, sono dei punti di osservazione fondamentali, ma anche perché i marina si devono evolvere nei servizi e nelle strutture di pari passo con lo sviluppo delle nuove barche. Vediamo l'esperienza di Marina di Porto Antico, che quest'anno compie trent'anni di attività, attraverso la testimonianza del suo presidente Andrea Barbagelata.


Da trent’anni diportisti di tutto il mondo ormeggiano nel cuore di Genova, lì dove per molti decenni c’erano stati solamente magazzini abbandonati e alte recinzioni, a dividere inesorabilmente la città dal mare.

In occasione del trentesimo anniversario di attività di Marina Porto Antico abbiamo deciso di fare una chiacchierata con il presidente del porticciolo turistico, Andrea Barbagelata, sui mutamenti che il diporto ha conosciuto a partire dagli anni Novanta e sugli impatti che tali cambiamenti hanno avuto sui marina, al tempo stesso spettatori e protagonisti della continua evoluzione della nautica.

Come è cambiata la nautica in trent’anni

“I diportisti di lungo corso sanno che, in questi trent’anni, i cambiamenti sono stati molti: penso alla diffusione dell’elettronica a bordo, al moltiplicarsi del fabbisogno di elettricità, all’esplosione del mercato dei charter; o ancora, alla differenza tra l’armatore degli anni Ottanta, un appassionato che conosceva intimamente ogni parte della barca, e quello di oggi, alla ricerca di una nautica senza troppi pensieri”, spiega il presidente del porto turistico di Genova. “Dovendo però indicare i cambiamenti che hanno avuto l’impatto maggiore sugli approdi non posso che citare le evoluzioni conosciute in termini di dimensioni e di tipologia di utilizzo”.

Marina Porto Antico, ormeggi per superyacht

Barche sempre più grandi, più lunghe ma soprattutto più voluminose

Non potrebbe essere altrimenti: chi lavora ogni giorno nella gestione dei posti barca di un porto turistico non può che indicare nel mutamento delle dimensioni medie delle unità da diporto il principale dei cambiamenti registrati negli ultimi decenni. Ma sarebbero probabilmente della stessa opinione anche tanti lupi di mare che nulla hanno a che fare con il mondo degli approdi.

La trasformazione è infatti stata fortissima, seppure piuttosto progressiva. “Tra gli anni Ottanta e Novanta un’imbarcazione di circa 15 metri era normalmente considerata un grande yacht, laddove oggi l’entry level del diporto di lusso si avvicina ai 18-20 metri” riassume il presidente del marina di Genova. 

Ad aumentare non sono però state solamente le lunghezze. Anzi, è possibile dire che il cambiamento più forte è stato registrato a livello dei volumi, con un aumento del baglio delle barche – per non parlare dell’aumento delle vendite di catamarani.

“Il passaggio dagli scafi affusolati di un tempo alle geometrie wide body degli ultimi anni ha portato inevitabilmente a trasformazioni all’interno dei porti turistici - prosegue Barbagelata - soprattutto quelli più datati: il nostro marina di Genova è stato progettato all’alba di questo importante trend e, anche grazie a dei successivi aggiustamenti, offre oggi dei posti barca pienamente adeguati e funzionali anche per scafi molto larghi”.

Tra gli slot a disposizione nel centro di Genova (in tutto 270) si contano infatti anche 5 posti barca per superyacht fino a 35 metri, 2 ormeggi per maxi-yacht fino a 40 metri e, infine, un ormeggio per megayacht fino a 75 metri.

"Di certo - sottolinea Barbagelata - l’attuale dimensionamento medio delle imbarcazioni è tra i driver principali del necessario sviluppo della portualità italiana, insieme alla grande richiesta di posti barca lungo le nostre coste. I tempi per la costruzione di nuovi porti turistici sono però fisiologicamente lenti, sapendo che gli iter autorizzativi si estendono in media per trent’anni; a questo va sommato il fatto che l’iniziativa è lasciata quasi completamente in mano ai privati, pur a fronte di investimenti necessari enormi”.



Il boom del day boating, con la seconda casa nel porto turistico

Non solo l’aumento delle dimensioni. O meglio: l’incremento volumetrico delle imbarcazioni è stato stimolato e ha a sua volta accompagnato un diffuso mutamento nell’utilizzo delle unità da diporto.

“Semplificando al massimo, negli anni Ottanta una barca era progettata primariamente per navigare, per affrontare il mare; oggi le priorità di tanti cantieri, a livello comunicativo ma non solo, sono invece la vivibilità e il comfort a bordo, soprattutto durante gli ormeggi in porto o in rada” spiega Barbagelata.

A dimostrare in modo lampante l’approccio contemporaneo alla nautica sono novità strutturali sempre più presenti, dagli ampi beach club a poppa per arrivare alle richiestissime murate abbattibili, e ancora, alle finestrature a tutta altezza.

“Parallelamente alla crescita di scafi pensati sempre più per il day boating, e meno per le crociere, l’utilizzo delle imbarcazioni si è fatto via via più frammentato: calano le lunghe vacanze in barca, e aumentano invece i fine settimana, con l’imbarcazione che diventa effettivamente una seconda casa galleggiante”, chiosa il presidente del porticciolo di Genova, aggiungendo che: “È cambiata di conseguenza anche la natura del marina, sempre più resort, sempre più posto da vivere”.

E in tale prospettiva è premiante poter ormeggiare in un contesto urbano come quello di Marina Porto Antico, senza le tipiche limitazioni dei tanti porti turistici che sorgono lontano dai centri abitati.



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Nicola Andreatta

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