Una bella storia lunga… una gamma di 50 gommoni e oltre. È quella di Scanner Marine

Non serve essere appassionati di nautica per avere feeling con un gommone. Questo è infatti uno di quegli oggetti che, al pari di un’auto, una moto o una bicicletta, è recepito come il mezzo più accessibile per muoversi velocemente (in questo caso sull’acqua): se ne sei appassionato ti cerchi il modello più bello, elegante ed evoluto, se non ne sei appassionato ti basta un piccolo battello che ti permetta di muoverti sull’acqua.

Certo, da quando è nato, il gommone è avanzato molto nel suo processo evolutivo. In principio era perlopiù il mezzo per la famigliola che praticava il campeggio nautico, oggi invece può essere anche un grande mezzo da crociera, esattamente come un’imbarcazione cabinata.

C’è una persona che questa evoluzione l’ha attraversata totalmente e, anzi, si può dire sia uno dei padri dello sviluppo del “prodotto gommone”. Si chiama Donato Montemitro ed è un personaggio che dà poco spazio alle parole, se queste gli rubano tempo per prendersi cura dei suoi prodotti, proprio come un padre farebbe con i figli per vederli crescere bene.

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Donato Montemitro, titolare del cantiere Scanner Marine, con il figlio Fabio. (ph. Sergio Airoldi)

E il risultato si è visto. Il suo cantiere, Scanner Marine, oggi è una realtà di caratura internazionale, che produce dal piccolo tender al grande rib cabinato, con tanto di versioni custom e in edizione speciale.

Ma cosa l’ha portato al suo successo? D’accordo… ci sono passione e competenza, ma quelle le hanno un po’ tutti, e poi vari suoi “colleghi” di altri cantieri non sono certo meno preparati. I veri ingredienti che convogliano le azioni verso la strada del successo sono invece la voglia di mettere in gioco le proprie visioni con quella lungimiranza e spirito imprenditoriale, che permettono di non dover andare sempre al traino di altri precursori, e la testardaggine, cioè quella voglia di continuare a credere nelle proprie idee e di non mollarle finché non le si vede compiute.

Io non guardo mai cosa fanno gli altri, faccio le cose di testa mia”, dice infatti Donato Montemitro, oggi coadiuvato dal figlio Fabio. E proprio di testa sua, fra gli anni Novanta e Duemila, si è ritrovato a essere fra i primissimi personaggi a dare il via a quello che in seguito diventerà una vera e propria onda di mercato: quella del gommone cabinato, che oggi rappresenta l’evoluzione più evidente subìta da quel mezzo che era nato come piccolo scafo con un tubolare tutt’intorno. “Non l’ho inventato io il gommone cabinato, però sono stato fra i precursori della tendenza di mettere la cabina a prua”.

Non si sa chi sia stato il primo, fatto sta che quando nei primissimi anni Duemilia uscì lo Scanner One, un gommone di 8 metri con la cabina a prua neanche tanto piccola e con due posti letto, in Italia fu una vera sorpresa.

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Ma secondo lei – chiedo a Donato – i rib cabinati sono nati più per un’esigenza dei gommonauti o più per strappare armatori al settore delle barche? “Sono nati più per un esigenza dei gommonauti, che hanno voluto evolvere la loro tradizione del campeggio nautico con prodotti sempre più vivibili a bordo, senza passare alle barche. Chi è abituato a navigare su un gommone, difficilmente passa su una barca”.

E pensare che Donato Montemitro era appassionato di motoscafi: “Sono sempre stato appassionato di nautica, perché vivevo al mare sul Gargano e il mio sogno da bambino era quello di raggiungere le Tremiti, che avevo di fronte, con un mezzo tutto mio. Da giovane, facendo il meccanico, ero più attirato dai motoscafi, ma un inverno, in una fredda giornata di tempesta, approdò sulla spiaggia un gommone con una famiglia olandese, che arrivava proprio da un giro alle Tremiti. Quel battello mi colpì per i tubolari molto alti e cominciai a ragionare sulla loro funzionalità. Da allora ho cominciato a interessarmi a tutti i vantaggi che potesse offrire un gommone in mare, sia esso calmo o agitato”.

Manchette-Newsletter-BoatMagE quelle ponderazioni di allora, oggi si sono trasformate in una linea di gommoni venduti in tutta Europa e prodotti in un ciclo totalmente interno al cantiere, che non si serve di terze parti né per la produzione né per la progettazione. E Donato Montemitro la spiega così: “Io non faccio stampare fuori il materiale, perché voglio essere sicuro di quello che finisce nei miei gommoni. Per esempio, la resina ha costi molto variabili, da pochissimi euro a cifre più consistenti, quindi voglio avere sempre la possibilità di verificare la qualità di tutto ciò che passa nei miei gommoni. E se c’è qualcosa che non va nei prodotti che uso, faccio venire il rappresentante in cantiere per spiegare e cercare soluzioni. Solo i tubi vengono prodotti da un terzista, però viene qua in cantiere a fare i lavori, perché devo vedere quello che fa”.

Su questa stessa filosofia, anche la progettazione è interna. Fin dall’inizio della sua attività, nel 1987, Montemitro non si è mai appoggiato a studi esterni di architettura e design, ma tutto è sempre stato fatto in casa da Donato, all’interno della divisione Montemitro Design, con l’aiuto di giovani disegnatori capaci di trasformare in 3D le sue idee e i suoi disegni. “Io cerco di non appoggiarmi a designer esterni – racconta – non perché mi ritenga più bravo di loro, ma perché il prodotto lo devo sentire mio, dentro ci deve essere la mia anima. L’architetto esterno magari è meno trasportato in questo senso. Certo, poi può capitarti di essere talmente in simbiosi con il tuo designer, che allora è come se lo facessi tu, ma finora a me non è ancora capitato. Preferisco quindi avvalermi di disegnatori al mio interno che siano in grado di riprodurre in disegni computerizzati il gommone come lo vedo io”.

Da quel giovane visionario che dalla casa sul Gargano cercava il suo ponte per le Tremiti, sono quindi nate le linee degli Scanner arrivati ai giorni nostri, così come pure l’idea del gommone votato alla crociera, con la sua importante carena e la cabina a prua che, appunto, riunisse i vantaggi del motoscafo, del day cruiser e quelli del gommone.

E ai giorni nostri non è arrivata solo la filosofia progettuale degli Scanner, ma sono arrivati anche tutti i modelli della gamma dalla nascita del cantiere. E a proposito della lungimiranza di cui si parlava prima, il figlio di Donato, Fabio,  tiene infatti a precisare: “Noi non abbiamo mai sostituito il vecchio modello, ma abbiamo sempre allargato la gamma. Di alcuni abbiamo fatto solo dei piccoli ritocchi, più che altro tecnici, poi li abbiamo chiamati tutti Scanner, ma per il resto non sono mai cambiati, perché sono d’attualità”. Un esempio? “Ne faccio due – prosegue il giovane Montemitro – Il 590, che è del 1992, a oggi ha subìto solo piccoli ritocchi tecnici, mentre l’Envy 710, che ancora adesso è il nostro prodotto di punta, il più venduto, è un gommone nato nel 2006”.

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A sinistra lo Scanner 590 nel 1992 e, accanto, lo stesso modello oggi.
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Lo Scanner Envy 710 è un progetto mai cambiato dal 2006, ma sempre di assoluta attualità.

Oggi la gamma si compone di 35 modelli, divisi in quattro gamme fra Tender, Touring, Elegance e Professional, a cui si aggiunge una nutrita schiera di modelli personalizzati della serie Custom & Special Edition. Ma quando è nato il primo gommone?

Il primo gommone è stato lo Strike, di 4,80 metri (oggi si chiama Scanner 480, ndr)- Era il 1987 e da lì è iniziata la mia attività a Novate Milanese. Mentre producevo il primo esemplare cercavo di venderne altri e, prima ancora di finire il primo modello, ne avevo già venduti cinque”.

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Il business ormai era partito e già due anni dopo nacque il cantiere vero e proprio: Motonautica Donato, con sede ad Arese, sempre in provincia di Milano, dove iniziò la produzione del 590, il primo a prendere il nome di Scanner, nome che, come abbiamo visto, accompagnerà per sempre il cantiere e i futuri modelli. Come mai proprio Scanner? “Oggi, il termine scanner è associato al lettore ottico per riprodurre le immagini. In realtà la definizione nasce dal nome della radiolina che i contrabbandieri usavano per intercettare tutte le onde – spiega Montemitro – Poi, documentandomi sul vero significato di scanner ho visto che è un termine che si usa anche per indicare la continua ricerca, ciò che è esattamente nelle mie corde. Ed ecco che ho fatto mio il nome Scanner”.

Ma fra gli anni Ottanta e Novanta c’è stata già una prima rivoluzione: “Io sono stato il primo a evolvere l’uso della vetroresina nel mondo dei gommoni. Per esempio i gommoni di Motonautica Donato erano i primi a uscire con l’estensione della vetroresina sopra i tubolari e con la plancetta bagno e il musone di prua integrati allo scafo”.

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In tutto questo c’è anche Fabio Montemitro (nella foto qui sopra a bordo del 710 Envy), che rappresenta la seconda generazione e che deve saper raccogliere il genio paterno per portarlo avanti nel segno della continuità. Un compito non facile! Ma c’è molto feeling fra padre e figlio, cosa non sempre scontata in un’azienda familiare, e Fabio le capacità le ha. Si è pure fatto tutta la gavetta: “Durante il periodo scolastico, nei mesi estivi lavoravo in cantiere, nella produzione. Poi finiti gli studi sono entrato effettivo in azienda e sono passato attraverso tutti i settori del cantiere. E mi è servito molto, perché per tutto l’insieme di esperienze vissute, ora ho anch’io una visione a 360 gradi sulla realtà di Scanner. Infatti oggi mi occupo di tante cose, dai rapporti con i fornitori, alle relazioni con i dealer, alla comunicazione”.

Un personaggio eclettico, dunque, ma Fabio è anche molto pragmatico e accorto, al punto che, cosa non comune in un’azienda di famiglia, spesso è il figlio a mettere il freno al padre nella sua corsa alle nuove sfide. “La differenza fra me e Fabio – dice Donato – è che io sono sempre stato un personaggio libero. Lui lo è altrettanto, ma, un po’ per i suoi ‘geni tedeschi’ ereditati dalla mamma un po’ perché è cresciuto in un’azienda già strutturata e organizzata, ha sviluppato un istinto più controllato e più riflessivo”. Che di questi tempi non fa assolutamente male, anzi, si può dire sia una fortuna per un’azienda come la loro, perché questo contraltare fra padre e figlio alla fine porta a un giusto bilanciamento nelle decisioni aziendali.

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Ma ciò non significa che Fabio non sia aperto a nuove sfide e l’ultima è davvero rivoluzionaria: è l’espansione nel settore dei grandi cruiser con il Super Ocean 58 (foto sopra), un modello che nell’anima richiama i grandi rib, ma all’atto pratico è una grande barca da crociera innovativa e originale. Ma questa storia ve la racconteremo un’altra volta, intanto potete scoprire di più sul Super Ocean 58 nel nostro articolo di presentazione, in attesa di riuscire a provarlo.

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