Dolceriva, navigare da signori col giusto grado di performance e comfort

Un Riva non è “solo” una barca, ma è anche uno status, che va oltre il possesso della barca in sé, perché basta solo il nome per raggiungere corde emotive più profonde rispetto al solo piacere della navigazione… che comunque il nuovo Dolceriva non fa mancare.

Di brand prestigiosi nella nautica ce ne sono diversi ovviamente, ma posso dire senza timore di essere smentito, che il marchio Riva è percepito come qualcosa di alta classe a tutto tondo anche fra le “persone comuni”, quelle cioè che non sono necessariamente appassionate di nautica ma che rimangono ugualmente sedotte dalle sue barche, non solo per l’originalità del design, ma anche perché il marchio, già da solo, richiama nobili atmosfere esclusive.

E il Dolceriva, di cui anche il nome rende bene l’idea di cosa si sta parlando, non viene meno al suo “dovere” di riportare ai giorni nostri quelle ambientazioni d’antan dei favolosi tempi della dolce vita anni Sessanta con le sue star, i suoi party vip e i personaggi illustri del jet-set, sempre sorridenti nei più esclusivi contesti nautici, dove le barche di Riva non sono mai mancate.

È per questo che ogni open di Riva al suo debutto nei mercati mondiali viene presentato con allestimenti più vicini a quelle atmosfere. È il caso per esempio del pagliolato in mogano nel pozzetto, che rimane un optional, di cui è dotata anche questa prima unità del Dolceriva.

La barca di serie esce col teak in pozzetto, che è altrettanto piacevole alla vista, e che fra i suoi vari vantaggi, in condizioni di piano bagnato risulta meno scivoloso del mogano lucido, anche se in realtà in questo caso il fenomeno viene ben contenuto dai numerosi inserti antiscivolo trasparenti.

Dolce non solo nel nome, ma anche nel comportamento e nei consumi

Ho provato il nuovo 15 metri di Riva al Cannes Yachting Festival in una giornata calda di settembre con mare calmo, l’ideale per testare la velocità massima, un po’ meno per tentare di stressare la carena, ma comunque un bel banco di prova sono riuscito a tirarlo fuori ugualmente, cogliendo l’occasione delle numerose scie e onde incrociate create dalle altre barche (davvero tante), che come noi erano fuori per i test durante la fiera.

C’è da dire che il Dolceriva è dolce non solo nel nome ma anche nella navigazione. Agli oltre 38 nodi di velocità massima, la carena regala sempre una rassicurante morbidità di passaggio sulle onde; pure in accostata non ho riscontrato comportamenti della barca che richiedessero una maggiore attenzione all’uso del timone e delle manette.

Le prestazioni

evidenziano

un giusto equilibrio

fra le velocità

da open sportivo

e il comfort

di navigazione

da grande motoryacht.

Il raggio di accostata risulta abbastanza ampio, vuoi per le linee d’asse (V-Drive) delle trasmissioni, vuoi anche per una precisa scelta del cantiere, che ha posizionato i timoni in punti e inclinazioni precisi per riuscire a mantenere il comfort a bordo con accostate sempre vellutate; del resto non è questo il tipo di barca su cui voler andare a cercare stretti cambi di direzione da brivido. Lo spirito è tutt’altro ed è votato al relax.

Tant’è che per una maggiore comodità del driver, il Dolceriva è dotato dei correttori d’assetto automatici, i cosiddetti interceptor, che sostituiscono i tradizionali flap a comando manuale.

Fanno praticamente tutto loro, regolandosi da soli, e il risultato è davvero notevole, a parte nel momento di entrata in planata, dove faticano a eliminare del tutto la tipica cabrata che si evidenzia in questa fase, peraltro comune a tantissime barche.

Il parabrezza è stilosissimo e tutto nuovo nel design ed è uno degli elementi che ricorrerà su tutti i futuri open di Riva come un fil rouge di comune identità stilistica. “Aggressiva”, ma al tempo stesso corroborante del fascino di questa barca è la sua inclinazione, anche se in alcuni casi va un pochino a discapito della visibilità, per via della profilatura superiore che, a seconda dell’altezza e della posizione del timoniere, potrebbe trovarsi ad altezza occhi.

In ogni caso rimane un bell’elemento di design (vedi foto sopra), che si incastona in maniera molto armoniosa dal punto di vista estetico sul profilo della barca e risulta piacevolmente avvolgente su tutto il pozzetto, dove arriva fin quasi a poppa. Fra l’altro non poggia direttamente sul piano di coperta, ma su un rilievo appositamente sagomato per deviare l’aria ai lati già dalla base prima che arrivi sul parabrezza.

I motori sono due Volvo Penta D13 da 800 cavalli. Su richiesta si possono montare due D13 da 1.000 cavalli per una velocità di crociera veloce stimata di 35 nodi e una punta massima di 40.

Su mare calmo ho tirato i due Volvo Penta D13 da 800 cavalli, che sono la dotazione standard, al massimo dei giri che la barca mi ha consentito, ovvero 2.450 giri (quelli nominali dalle specifiche Volvo Penta sono 2300) e, con otto persone a bordo e i serbatoi pieni per poco più della metà, abbiamo raggiunto 38,5 nodi di velocità massima. Tre nodi e mezzo in più rispetto a quelli stimati dal cantiere in fase progettuale.

Tenete conto che saremmo stati a circa 22.500 kg di peso (il dislocamento della barca scarica e asciutta è di 21.400 kg) e per ogni tonnellata di carico in più, fino al massimo dislocamento di 24.500 kg, si ha una perdita di velocità di punta di circa un nodo.


La navigazione è dolce e altrettanto può esserla la sosta alla pompa del carburante.


Registrando il range delle velocità a intervalli di 200 giri, si possono individuare due regimi di crociera: quella veloce a 26 nodi, con un consumo orario di 213 litri, e, dato ancora più interessante, quella economica a 21 nodi, con un risparmio di carburante di ben 50 litri all’ora a fronte di soli 5 nodi in meno di velocità, una differenza che in mare poco si percepisce.

Insomma, se la navigazione è sempre dolce, altrettanto può esserlo anche il passaggio alla pompa del carburante, navigando comunque a una velocità di crociera più che accettabile, soprattutto per una barca come questa che punta più a uno stile di navigazione signorile che alle performance estreme da sportivona.

Il disegno della vetrata a murata denota una particolare ricerca stilistica non solo per mantenere un equilibrio estetico fra dimensioni e linee, ma anche per raccordare gli elementi, come si può notare dal tratto di risalita della vetrata a poppa in corrispondenza con il punto discendente del parabrezza. Un’altra particolarità di design è la presa d’aria poppiera, realizzata in fibra di carbonio con bordo in acciaio.

Una barca nuova e moderna con tanta storia alle spalle

Come per ogni Riva da 25 anni a questa parte, il Dolceriva è progettato da Officina Italiana Design, in collaborazione con la divisione ingegneristica e strategica di Ferretti Group, di cui fa parte il brand Riva, ed esce dallo stabilimento di Sarnico, sul lago d’Iseo.

Con i suoi 15 metri va a completare la gamma degli express cruiser di Riva e nasce su ispirazione del Rivarama (uscito di produzione 2 anni fa), ma non è un’evoluzione di questo grande classico, bensì una totale riprogettazione che intende comunque identificarsi con quel tipo di barca.

Ogni dettaglio
del Dolceriva,
da quelli
progettuali
a quelli più semplicemente cromatici, richiamano
la storica
tradizione Riva.

A guardarlo dall’alto l’outline del Dolceriva richiama le forme del runabout anni Sessanta (come fanno tutti gli open di Riva), ma pure i molti altri dettagli riconducono a quell’estetica, come il ponte di prua in mogano con verniciatura lucida (passata a venti mani), i tientibene in mogano e acciaio e gli scarponi laterali, anche loro in mogano, che unendosi alla profilatura centrale creano un coronamento in legno di tutta la zona poppiera.


Un incredibile…





beach club!


Fermiamoci ancora un attimo a poppa, per scoprire qualcosa di davvero sorprendente per un 15 metri: lo specchio poppiero è a ribalta e scopre un piccolo, ma estremamente efficace, “beach club” come lo chiameremmo se fossimo su un superyacht.

Da notare la chicca delle scale centrali fra i due prendisole e la parte discendente dello specchio di poppa imbottita, così da fare da schienale e creare due chaise longue di grandi proporzioni che, insieme ai due prendisole in pozzetto, creano un living poppiero da giorno di grande effetto e godibilità.

Una volta richiuso il beach club, rimane quel tocco estetico della poppa tonda con un evidente, e voluto, richiamo alla parte posteriore delle auto di lusso dell’epoca.

Quando la piattaforma a ribalta è chiusa sullo specchio di poppa, questa zona assume una forma ispirata alle auto di lusso sportive d’epoca.

Un pozzetto eclettico e tre soluzioni di layout interno

Il pozzetto presenta dotazioni perfettamente proporzionate per navigare anche in grande compagnia. Il divano e la dinette possono far accomodare fino a 8 persone e l’area di calpestio offre una superficie adeguata a muoversi tranquillamente. Il tendalino a copertura di tutto il pozzetto c’è, ma quando non serve non disturba, perché e a scomparsa, attraverso un sistema elettroidraulico.

Cabina marinaio sì,
cabina marinaio no?
Il Dolceriva la risolve egregiamente.

Siamo su un 15 metri, quindi siamo sulla linea di confine fra chi il marinaio lo vuole e chi invece no. Il Dolceriva la risolve mettendo a disposizione a poppa un vano di ben 4 metri, con l’accesso dal centro del pozzetto, che può essere allestito come cabina equipaggio o essere mantenuto come gavone di stivaggio oppure, perché no, come ulteriore cabina ospiti.

A proposito di cabina, andiamo giù a vedere cosa propone il Dolceriva oltre il tambuccio in cristallo, che campeggia fra il divano copilota a sinistra e la postazione di comando a dritta (dove torneremo per vedere i dettagli del sistema di monitoraggio Garmin Empirbus).

Anche negli interni, il primo esemplare viene presentato con le essenze in mogano e varie paratie e pannelli in cuoio, a cui fanno riferimento queste foto. L’offerta standard, invece, è il rovere chiaro.

Tre le soluzioni di layout: con due cabine o con una cabina sola ma con la scelta di lasciare il vano poppiero vuoto oppure allestirlo con una cabina per l’equipaggio o per un ospite in più. In tutti i casi il bagno è uno, a parte il layout con la cabina marinaio che ha un suo bagno.



La scelta delle due cabine va a ridurre la dinette nel quadrato, perché quella degli ospiti si estende longitudinalmente a poppa proprio su quel lato, il sinistro, e prevede due letti separati. Con questa configurazione, si riduce anche il gavone poppiero e dunque si elimina la possibilità di aggiungere un’eventuale alloggio per il marinaio.

Tutti gli ambienti interni sono molto chic. La linearità degli arredi e il gioco cromatico fra chiari e scuri, nonché fra l’opacità di cuoio e pellami e la lucidità degli acciai, dei legni laccati e degli specchi, creano un’atmosfera molto elegante e di stile ricercato.

Una plancia di comando ad alto contenuto tecnologico

Torniamo alla plancia di comando per chiudere questa prova con gli ultimi due elementi da esaminare che, va subito detto, sono due optional: il sistema di monitoraggio elettronico e il joystick di manovra ora più evoluto.

Quest’ultimo è il celeberrimo strumento di Volvo Penta che, a tutte le possibilità che già conosciamo per le fasi di ormeggio, aggiunge funzionalità di ultima generazione, come il Driving Mode, che permette di pilotare la barca proprio con il joystick al posto del timone, muovendo la leva nella direzione desiderata e che, in più, facilita incredibilmente le regolazioni anche di pochissimi gradi di rotta, semplicemente ruotando il joystick a piccoli colpetti.


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Più d’effetto al colpo d’occhio è il sistema di monitoraggio elettronico di Garmin Empirbus, che fa bella mostra di sé in consolle di comando insieme al Volvo Penta Glass Cockpit.


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Questo sistema aggrega tutte le funzionalità legate alla barca e alla navigazione e permette di gestirle attraverso uno schermo touch screen, a scelta fra 12 o 16 pollici.

In questo display convergono per esempio i parametri del generatore, la diagnostica dei motori, ma è possibile anche gestire direttamente per esempio gli allarmi, la passerella, lo stabilizzatore Seakeeper (altro optional, il Seakeeper NG6) ecc.

In definitiva, il nuovo Dolceriva richiama tanta storia, ma non si fa mancare nulla della tecnologia di ultima generazione.


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Il test del Dolceriva in cifre

Scheda tecnica

Lunghezza f.t.
14.92 m

Lunghezza di costruzione
14.76 m

Lunghezza al galleggiamento (pieno carico)
12.80 m

Larghezza
4.26 m

Immersione a pieno carico
1.48 m

Dislocamento a vuoto
21.400 kg

Dislocamento a pieno
24.500 kg

Motorizzazione standard
EB Volvo Penta D13 2×880 cv

Motorizzazione optional
EB Volvo Penta D13 2×1000 cv

Serbatoio carburante
1.800 l

Serbatoio acqua
310 l

Categoria di progettazione
A


Prestazioni

1000 giri
10 nodi …… 54 l/h di consumo

1200 giri
11,5 nodi …… 89 l/h di consumo

1400 giri
16,1 nodi …… 122 l/h di consumo

1600 giri
20,9 nodi …… 163 l/h di consumo

1800 giri
25,8 nodi …… 213 l/h di consumo

2000 giri
31,2 nodi …… 272 l/h di consumo

2200 giri
34,6 nodi …… 314 l/h di consumo

2450 giri
38,5 nodi …… 385 l/h di consumo


Condizioni della prova

Mare calmo, carena pulita, 8 persone a bordo, 80% di carburante (1450 litri), 50% di acqua (150 litri).


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