Prede comuni dei nostri mari… ma per i più esperti

Categorie: Fishing
19 Luglio 2019
Prede comuni dei nostri mari… ma per i più esperti

Torniamo a parlare di prede che popolano i nostri mari, comuni ma non sempre semplici da catturare senza un minimo di esperienza.

Nell’articolo precedente abbiamo messo sotto la lente alcune prede molto facili o comunque abbordabili anche da pescatori non proprio esperti. Vediamo ora quali possono essere alcune prede per le quali è richiesta un po’ di esperienza, se non altro per saper scegliere l’attrezzatura da usare, predisporre le lenze o scegliere profondità ed esche più indicate.

Trova qui quelle più “facili” anche per i principianti

Palamita. È un pelagico che si trova sia sotto costa che in alto mare. Vive spesso in branchi e quindi se si ha la fortuna di imbattersi in uno di questi non è difficile portare a termine diverse catture. La sua forma allungata lo fa essere particolarmente idrodinamico. Può raggiungere gli 80 cm e pesare anche 10 kg. È un predatore e attacca acciughe, sardine, aguglie. Può essere insidiato sia con la tecnica della traina che con lo spinning.

Orata. È un pesce molto comune nei nostri mari, dalle carni apprezzabili, che ama la costa e vive su fondali sia duri che sabbiosi. Normalmente ha dimensioni tra i 20 e i 50 cm, ma può anche superare questa misura. Si nutre di molluschi e crostacei di cui riesce a rompere i gusci grazie alla forte dentatura. Si pesca principalmente a bolentino a una distanza che non supera i 500 m dalla costa (dipende dalla profondità del fondale).

Pagello Fragolino. Deve il suo nome alla colorazione rosa e vive tra i 5 e i 150 m di profondità e può raggiungere anche i 60 cm di lunghezza. Si nutre di piccoli pesci e di invertebrati e si pesca principalmente con le diverse tecniche di bolentino.

Spigola o Branzino. Vive principalmente lungo le coste, su fondali sia duri che sabbiosi. Il suo corpo allungato non la deve far confondere con il cefalo. Può raggiungere ragguardevoli dimensioni tra i 50 e i 100 cm con pesi importanti. Si nutre di molluschi e crostacei oltre che di pesci, tra cui latterini e cefali. S’insidia con sardine, gamberetti, vermi, rapala e artificiali in gomma. Le tecniche principali sono la traina e lo spinning.

Lampuga. È una preda molto bella, dalle ottime carni e divertente da pescare visti i salti che fa dopo l’allamatura. La sua livrea grigio/azzurra con sfumature blu e gialle brilla in acqua quando i raggi del sole penetrano la superficie. Può raggiungere i 2 m e 20 kg di peso, ma in Mediterraneo solitamente si ferma a misure e pesi inferiori. Ama i piccoli pesci ed è molto vorace. Si cattura a traina costiera innescando aguglie vive, piccoli cefali e comunque esche vive.

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Sgombro o Maccarello. Fa parte del pesce azzurro e se durante l’inverno vive a profondità rilevanti, durante il periodo caldo risale verso le coste. Raramente raggiunge i 50 cm di lunghezza, è onnivoro e predilige gamberi, vermi, molluschi, piccoli pesci, meduse e plancton. La tecnica di pesca con cui lo si insidia è normalmente a traina o bolentino e le esche possono essere sia naturali che artificiali.

Cernia. Ne esistono diverse specie: è un serranide che ama le profondità tra i 10 ed i 50 m, anche se raggiunge facilmente i 200 m. Ama fondali rocciosi con fenditure in cui si nasconde. Può facilmente raggiungere i 150 cm e pesi di 60 kg. Ama molluschi (in particolare i polpi), crostacei e altri pesci. Si pesca principalmente a traina di profondità e va “attirata”, perché è un pesce pigro.

Dentice. Preda ambita e molto presente nei nostri mari. Ama gli habitat rocciosi o sabbiosi e lo si può trovare da pochi metri di profondità sino a 90/100 m. Si differenzia dall’orata per la fronte diritta, ma come l’orata ama i molluschi e anche i cefalopodi. Si pesca a traina, in vertical e a bolentino.

Ricciola. È un carangide che vive tra i 10 e i 360 m di profondità, ma non è difficile trovarlo tra i 20 e i 70 m. Può raggiungere i 2 m di lunghezza e i 70/100 kg di peso. Si nutre di altri pesci e s’insidia pertanto con la traina con il vivo o lo spinning, anche se gli adulti si disinteressano solitamente degli artificiali. In alcuni casi si pescano in vertical jigging con i jig (artificiali metalliici) animati con veloci risalite.

Tonno. È sicuramente il punto di arrivo e non di partenza, perché richiede esperienza e un’attrezzatura di livello. È uno dei pelagici più combattivi ed è molto forte. Si alimenta principalmente di sardine, alacce e cefalopodi. Si pesca con la tecnica della traina o a drifting. Anche se è capitato d’incontrarlo durante una pesca a spinning.

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Luciano Pau

Giornalista con esperienza ultratrentennale nel mondo della nautica, e motonautica in particolare, si è da tempo specializzato anche nella pesca sportiva, settore dove ha maturato una profonda esperienza come giornalista e organizzatore di eventi.
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