Marco Volpi, un concentrato di esperienza e passione per la pesca

Pluricampione indiscusso, membro della nazionale italiana, vanta un palmares invidiabile di ben 58 titoli nazionali e mondiali. Marco Volpi è stato intervista per BoatMag da Luciano Pau.

29 campionati del Mondo e altrettanti campionati italiani, sia individuali che a squadre nella specialità della canna da natante, non si vincono per caso. Marco Volpi, livornese doc, nato il primo gennaio del 1969, esprime tutta la sua verve tipicamente toscana e questa schiettezza ad alcuni a volte dà un po’ fastidio. Uomo immagine Tubertini, Suzuki e Garmin è un concentrato di esperienza e passione per la pesca.

BoatMag. Ci puoi raccontare com’è nata la tua passione per la pesca e quando hai cominciato a dedicarti a questa disciplina?

Marco Volpi. La passione per la pesca oserei dire che è proprio una malattia che mi porto dentro da quando sono nato. All’età di tre anni, già all’asilo portavo galleggianti, filo, piombi ma non gli ami che mi venivano tolti per paura di far male ad altri bimbi. Dentro di me c’è sempre stato un amore verso il mare e un rispetto massimo per le numerosissime specie che vi abitano. Ricordo che il mio pensiero fisso, il mio sogno sin da quando ero veramente piccolo, era di diventare il pescatore più forte del mondo. Guardavo il cartone animato Sampei e pensavo che se avessi preso in mano una canna lì accanto a lui lo avrei battuto. Nella mia infanzia non era come oggi, non esistevano computer e cellulari, si viveva meglio all’aria aperta. Ricordo che eravamo un folto gruppo di ragazzi dai 10 ai 16 anni che si trovavano quasi tutti i giorni al porto per pescare di tutto e tutti insieme. Al giorno d’oggi sono ricordi remoti, vedo queste nuove generazioni e mi domando se davvero si divertono come ci si divertiva noi all’epoca. All’età di 12 anni ho iniziato a fare le gare da riva con un primo assoluto al mio esordio, ricordo che non c’era la categoria juniores e quindi mi imposi tra i grandi e fu per me una grande soddisfazione.

BoatMag. Qual è il tipo di pesca che prediligi in assoluto?

Marco Volpi. Mi piacciono tutti i tipi di pesca. Ognuna ha delle caratteristiche proprie, sistemi vari per essere messe a punto nel miglior modo possibile. Comunque se c’è una pesca tra tutte che devo scegliere è sicuramente quella dalla barca alle grosse orate nel periodo autunnale. 

BoatMag. Uno come te che ha vinto tanti titoli, come riesce ancora a trovare stimoli per dare sempre il massimo?

Marco Volpi. Il fatto di essere l’atleta al mondo più medagliato è motivo di grande orgoglio. È una vita di enormi sacrifici, l’impegno che metto ogni volta è enorme, non si ottiene niente nella vita se non si spendono tutte le energie che si hanno. Ci sono momenti che rifletto da quanti anni faccio gare ad alto livello e, se da una parte sono soddisfatto dei risultati, dall’altra mi chiedo dove voglio ancora arrivare e quando finirò con le gare? Io sono un carattere particolare, riesco sempre a trovare nuovi stimoli per andare avanti, sono nato per far gare, ho scelto la pesca, ma con il mio carattere vincente avrei potuto farlo anche in altri sport. Molti non sanno che una delle mie grandi passioni è la caccia che pratico anch’essa a “300 chilometri all’ora” come dico io, sempre al massimo. Quando le persone mi fanno notare i titoli che ho vinto io rispondo che era meglio quando ne avevo solo 10 di titoli mondiali, perché ero più giovane. I titoli, anche se tanti, non te li toglie più nessuno. Io sono abituato a guardare avanti, a puntare a vincere quelli a cui devo ancora partecipare.

BoatMag. Se non ricordo male sei anche un ottimo cuoco, qual è l’indole che prevale? Sei più pignolo e meticoloso nella pesca o in cucina?

Marco Volpi. Oltre alla caccia, l’altra grande passione che ho è la cucina, sarà perché mi piace mangiar bene e certamente le materie prime sia di mare che di terra non mi mancano. In cucina mi esalto nel preparare piatti eleganti e raffinati. Non mangio per necessità, ma mangio per godere, non sono come si dice in gergo una forchetta da quantità ma da qualità. Organizzo a casa mia delle supercene o pranzi con gli amici, pochi, 6-8 persone, sia perché di amici veri non ce ne sono molti, sia perché un numero maggiore di persone a tavola è più difficile da gestire.

BoatMag. Una domanda che molti pongono ai pescatori professionisti come te. Ma quando non siete impegnati nelle gare ufficiali, trovate la voglia e il tempo di andare comunque a pesca, magari con la vostra famiglia?

Marco Volpi. Le gare per me, oltre che farmi divertire, sono un lavoro perché in quei momenti rappresento la Tubertini, l’azienda di Bazzano (Bo) che produce articoli per la pesca. Come detto prima ho la competizione nel Dna, ma quando sono a pescare per i fatti miei sulla mia barca, un’autentica macchina da pesca da me personalizzata centimetro per centimetro, vivo delle emozioni fortissime e bellissime, non ho regolamenti, orari o sistemi di pesca imposti, faccio ciò che voglio e sto in mare spesso anche troppo, come dico io da buio a buio, che significa partire al buio alle 4-5 del mattino e rientrare alla sera quando è di nuovo scuro. La mia famiglia è composta da mia moglie Irene e dai figli Nicola e Sara che vivono e amano da sempre sia il mare sia la pesca e questo è un grosso vantaggio per uno come me che è drogato di pesca e di mare. Mi sono messo insieme a Irene quando avevo 17 anni e lei 15: possiamo dire di aver vissuto insieme una vita, anche due. Già da fidanzati eravamo sempre insieme a pescare di tutto e in tutti i posti sia da riva che dalla barca. Credo senza ombra di dubbio che ha preso e visto più pesci Irene di diversi grandi pescatori blasonati. La domanda che spesso mi veniva fatta dalla mia fidanzata all’epoca era: “ma come fai a dire si va a pescare quel tipo di pesce e si fa una pescata meravigliosa, si va a pescare un altro pesce e se ne prendono tantissimi… io non so come fai, ma va bene così”. Per ottenere quello che ho ottenuto io nella pesca e nella vita è basilare avere accanto una grande donna che capisce la tua passione perché è anche la sua. Se io sono quello che sono lo devo in parte anche a mia moglie Irene: “santa subito”, come dicono i miei amici.

BoatMag. Sei riuscito a trasmettere ai tuoi figli almeno una piccola parte della tua infinita passione?

Marco Volpi. Nicola ha 15 anni e ha una grande passione per la pesca, mi segue molto in barca soprattutto durante l’estate quando la scuola è finita, perché oggi i bimbi hanno molto da studiare rispetto alla mia generazione, almeno per quanto riguarda il sottoscritto. Sara, 13 anni, viene a pescare trasportata: lei ama il mare, l’acqua, starebbe tutto il giorno a nuotare con o senza maschera da sub, in montagna quest’estate ha fatto il bagno in un ruscello con un’acqua veramente fredda, come vede una pozzanghera lei deve buttarsi.

BoatMag. Oltre che testimonial Tubertini e Garmin, lo sei anche per Suzuki, che ne pensi dell’impiego dei fuoribordo nella pesca dalla barca e che motore hai?

Marco Volpi. Le mie scelte sugli sponsor sono sempre state legate alla qualità del prodotto e non all’ingaggio o alle dimensioni dell’azienda. Io per natura sono molto esigente: lavoro e sono sponsorizzato dalla Tubertini dal 1992, ormai sono parte integrante di questa straordinaria azienda, posso dire che faccio parte della famiglia Tubertini: Gabriele Tubertini, il fondatore, potrebbe essere mio padre e Glauco, suo figlio che oggi gestisce l’azienda, è come un fratello per me. Come nelle migliori famiglie ci sono e ci devono essere anche discussioni e scambi di opinioni sempre per il bene comune. Io gareggio da tantissimi anni proprio per la società di pesca della Tubertini, la Lenza Emiliana Tubertini, la società più titolata nel settore della pesca sportiva. Oltre alla Tubertini ho inoltre collaborazioni come Garmin per l’elettronica e Suzuki per i motori. La Garmin mi mette a disposizione veramente il top dei gps ed ecoscandagli: negli ultimi anni hanno fatto dei passi veramente importanti, nei gps è sempre stata all’avanguardia e oggi lo è anche negli ecoscandagli e in tanti altri accessori destinati alla navigazione. Suzuki che dire, un colosso made in Japan conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per le performance dei suoi prodotti sia che si tratti di auto, moto o motori marini. 

BoatMag. A proposito di Suzuki, per quale motivo li hai scelti e quali trovi siano i punti di forza?

Marco Volpi. La scelta che ho fatto con Suzuki diversi anni fa è stata voluta proprio da me. Mi era stata proposta un’altra casa, ma io colsi l’occasione per prendere contatto con Suzuki Italia e feci una chiacchierata con Paolo Ilariuzzi, direttore Suzuki Marine a Torino, che si rese disponibile a legare il proprio marchio al mio nome conoscendomi già. Diciamo che invece di essere lo sponsor a cercarmi sono stato io a sceglierlo, perché volevo legarmi a un marchio, ma soprattutto utilizzare dei motori veramente eccezionali. Io ho montato sulla mia barca il modello da 150 cv con l’ausiliario da 8 cv per la traina e devo dire che sono due gioielli. I motori Suzuki, oltre alla enorme affidabilità (particolare non di poco conto), si fanno apprezzare per la leggerezza, i bassi consumi, un’accelerazione ottima anche con barca pesante e mare formato e poi la scarsa rumorosità. Spesso alcuni miei amici mi dicono: “ma è spento il motore o è acceso?” e io gli rispondo: “guardate il getto di acqua laterale, è acceso…” e loro rimangono a bocca aperta. Quando un personaggio come me decide di rappresentare un marchio e di pubblicizzarlo deve conoscerne per primo le caratteristiche e crederci, perché nel momento in cui affermo questo prodotto è eccellente, sono io che ci metto la faccia.

Leggi anche l’intervista a Gianluca Zambernardi

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