Cranchi E26 Rider, tutto aperto è anche meglio

Categorie: I Nostri Test
25 Settembre 2019
Cranchi E26 Rider, tutto aperto è anche meglio

Nato come daycruiser con cabina prodiera, il Cranchi E26 Rider trova una nuova dimensione con il bowrider e la motorizzazione fuoribordo.

Se prima a primeggiare era l’eleganza e un certo spirito vintage, ora i protagonisti sono il divertimento, godersi l’aria e la navigazione e le prestazioni esuberanti. A queste ultime provvede il potente Suzuki DF350A, certamente un partner d’eccezione per questo primo Cranchi E26 Rider che ho l’opportunità di provare a Verbania, sul Lago Maggiore, presso Nautica Bego che ha curato anche lo sviluppo di questo nuovo connubio.

Guarda quanto è raffinato il Cranchi E26 Classic

Cranchi E26 Rider, il test

Il primo esemplare ha sulle spalle qualche mese di utilizzo necessario per la messa a punto della nuova motorizzazione fuoribordo che prende il posto dell’entrofuoribordo del modello Classic. Scelta non poteva essere più azzeccata perché completa alla perfezione lo spirito sportivo di questa barca che, per altro, eredita dal modello Classic anche una linea molto elegante e finiture di classe, frutto della sensibilità creativa di Christian Grande.
Ma adesso è il momento di vedere se al design corrispondono anche adeguate doti nautiche e, soprattutto, se l’abbinamento al Suzuki DF350A ha dato i risultati attesi. La prima sensazione salendo a bordo è molto positiva: va detto che la barca è in un allestimento “basic” per esaltarne lo spirito sportivo, ma anche restare su livelli di prezzo competitivi. Risultato a mio parere centrato perché la qualità del design sopperisce molto bene a qualche dotazione in meno.

Ma è il momento di dare fondo alla manetta per verificare le prestazioni velocistiche del Cranchi E26 Rider, che si confermano esuberanti ma senza esagerare. I 350 cv del Suzuki sono indicati come potenza massima e, considerando che una motorizzazione doppia non è prevista, superarla offre un numero limitato di alternative. Ma francamente non ne sentirei la necessità e magari, in previsione di un utilizzo più tranquillo, valuterei anche un motore un po’ meno potente. Infatti 43 nodi di velocità di punta, seppur con due sole persone a bordo e senza altro carico se non le dotazioni e il pieno di benzina, è una prestazione di tutto rispetto, persino eccessiva per una barca che vuole comunque essere prima di tutto sportiva. La velocità è stata raggiunta con il trim al 50% che ci ha permesso di “prendere” altri 200 giri del motore e 3 nodi di velocità. Il lago solo leggermente increspato dalla brezza mattutina ha certamente aiutato.

Ovviamente a 40 nodi e passa i consumi sono impegnativi, ma basta scendere tra i 4.000 e 4.500 giri per navigare comunque tra 27 e 31 nodi più che dimezzando la sete del Suzuki, che da parte sua si fa apprezzare anche per la bassa rumorosità e l’ottima coppia che garantisce un’accelerazione briosa (4” per planare e solo 8” per raggiungere i 30 nodi) coadiuvata anche dalle due eliche controrotanti a tre pale da 22,5”. Se però si vuole risparmiare ulteriormente, al minimo di planata si naviga a 12 nodi consumando poco più di 10 l/h.

Sposto l’attenzione sulle reazioni del Cranchi E26 Rider ai repentini cambi di direzione e la risposta è di quelle che ti lasciano tranquillo: il volante è preciso e la barca reagisce ai comandi con rapidità ma senza mai dare l’impressione di avvicinarsi al limite. Anche il neofita (ammesso che senta il bisogno di fare simili manovre) può stare tranquillo e il piccolo strumento Suzuki è prodigo di informazioni sullo stato del motore. Per altro in plancia non manca lo spazio per il monitor del plotter e altre eventuali strumentazioni. Particolarmente preciso e sensibile anche il comando monoleva che completa la sensazione di avere tutto perfettamente sotto controllo. Un’ultima verifica: approfitto dell’onda di un battello di linea per vedere la reazione della carena con un moto ondoso un po’ più formato e la risposta è di quelle che non ammettono repliche con un passaggio morbido e una compatta risposta anche di tutta la struttura.

Cranchi E26 Rider, a bordo

Descrivere un open di otto metri dovrebbe essere cosa semplice e invece con il Cranchi E26 Rider non è così perché ogni angolo riserva una sorpresa. Non solo design, ma anche tanta attenzione alle esigenze di bordo, che pure in un daycruiser non sono da sottovalutare. Quindi, dando per scontata la qualità dei materiali e della loro lavorazione perché di un Cranchi Yachts si tratta, mi voglio dilungare un po’ di più sulla gran quantità di gavoni che si aprono un po’ dappertutto: sotto le due sedute laterali dei divani prodieri e poppieri, oltre a quelli sotto il piano di calpestio centrale. Non c’è quindi nessun problema a riporre le dotazioni, ma anche sci e altre attrezzature non avranno difficoltà a “sparire” dalla vista, ma essere sempre a portata di mano.

Per quanto riguarda il layout, invece di un walkaround qui tutto si sviluppa attorno al passaggio centrale, che va dalla plancetta poppiera (ben dimensionata nonostante il fuoribordo) fino alla piccola pontatura prodiera che nasconde il verricello dell’ancora e aiuta negli accessi da prua. Sia il doppio divanetto prodiero, sia quelli di lunghezza maggiore poppieri possono essere trasformati in prendisole con semplici elementi centrali. Da notare che a prua è anche possibile prevedere un tavolino fissato a murata e messo in opera con un semplice meccanismo quando serve. Sempre a prua una nota di merito all’alloggiamento delle casse audio dal design davvero riuscito.

Bella anche la plancia, pur in attesa di essere completata del plotter, con le due sedute singole comode da seduti e anche in piedi grazie all’elemento ribaltabile. La possibilità di ruotare le due poltroncine crea un’ampia zona living e sorprende che qui non sia stato previsto un tavolo per creare una dinette più ampia. Da notare a sinistra un piccolo lavello, mentre la struttura centrale è utilizzata per creare a dritta il vano wc, incredibilmente voluminoso e facilmente accessibile anche per i meno agili grazie alle due ante; di fronte invece trova spazio il frigorifero. I due elementi sostengono anche il parabrezza che ha la parte centrale ribaltabile per lasciare libero il passaggio. Manca una chiusura inferiore, inutile sul lago ma forse necessaria con mare formato per proteggere il pozzetto. Un’ultima annotazione per il rollbar che avvolge a poppa il fuoribordo, poco invasivo e utile per lo sci nautico, ma se non ci fosse la linea complessiva del Cranchi E26 Rider ne guadagnerebbe.

I numeri del Cranchi E26 Rider

Lunghezza ft ………………………… m 8,10
lunghezza scafo …………………… m 7,80
Larghezza ft…………………………… m 2,49
Motorizzazione max ……………… 350 cv
Motorizzazione ……………………… Suzuki DF350A 350 cv
Serbatoio carburante …………… l 270
Serbatoio acqua …………………… l 70

Prestazioni

600 giri ………………… 2,6 nodi ………… 2,2 l/h ……… 55 db
1000 giri ……………… 4,2 nodi ………… 4,4 l/h ……… 59 db
1500 giri ……………… 5,9 nodi ………… 7,3 l/h ……… 63 db
2000 giri ……………… 7,5 nodi ………… 11 l/h ……… 68 db
2500 giri ……………… 8,0 nodi ………… 15 l/h ……… 73 db
3000 giri ……………… 15 nodi ………… 28 l/h ……… 78 db
3500 giri ……………… 23 nodi ………… 32 l/h ……… 76 db
4000 giri ……………… 27 nodi ………… 40 l/h ……… 81 db
4500 giri ……………… 31 nodi ………… 48 l/h ……… 81 db
5000 giri ……………… 35 nodi ………… 65 l/h ……… 82 db
5500 giri ……………… 38 nodi ………… 85 l/h ……… 83 db
6000 giri ……………… 40 nodi ……… 105 l/h ……… 84 db
6200 giri ……………… 43 nodi ……… 109 l/h ……… 84 db

Condizioni della prova

Lago calmo, carena pulita, carburante 270 l, acqua vuoto, equipaggio 2 persone

Prezzi

Solo scafo …………………………………… 59.000 euro (Iva esclusa)
Suzuki DF350 ……………………………… da 33.800 (Iva inclusa)

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Alberto Mondinelli

Alberto Mondinelli, 40 anni di nautica dalle regate di 420 alle gare offshore di Classe 1, e poi addetto stampa dei più importanti team negli anni Novanta e della Spes di Mauro Ravenna nel momento di massimo fulgore della motonautica d’altura. Come giornalista, direttore responsabile di Offshore International e, più recentemente, tester di Barche a Motore.
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