Se possedere un bolide da strada non è cosa per tutti, alla stessa stregua essere armatore di un Tecnomar for Lamborghini è uno status esclusivo anche in confronto ad altre imbarcazioni di lusso. Se poi si possiede un modello come il Tecnomar for Lamborghini 101, che in una sola barca racchiude l’esclusività del brand automobilistico insieme al prestigio di un superyacht, il cerchio si chiude all’insegna della magia.

Così, dopo il Tecnomar for Lamborghini 63, varato nel 2020 e nato da una partnership fra il costruttore di supercar e il cantiere Tecnomar (che oltre a produrre le imbarcazioni col brand delle supercar ne realizza anche i progetti tecnici e ingegneristici), è stato presentato al Monaco Yacht Show 2025 il progetto del Tecnomar for Lamborghini 101, un superyacht di 30 metri, che seduce sia per il carisma delle auto di Sant’Agata Bolognese sia per la qualità, ma anche per l’audacia del progetto. Infatti, proprio come le “Lambo” a cui tutti ambiscono, questo superyacht mostra un design unico e promette una potenza all’altezza del nome che porta.
L’intento dichiarato dagli esponenti di Lamborghini è di creare imbarcazioni con gli stessi dettagli di design, di performance e innovazione che costituiscono il Dna del brand. In questo caso il design della barca è ispirato alla nuova few off Fenomeno 1, che è stata prodotta in soli 29 esemplari. E se si mettono accanto l’auto con lo yacht è impressionante vedere come siano riusciti a fondere le due identità.

Entrambi, infatti, sono palesemente accomunati dallo stesso profilo, con quella forma estremamente appuntita, che mescola forme sinuose con spigoli vivi; e la stessa somiglianza si vede anche nei dettagli delle vetrate estese lungo tutta la fiancata, delle prese d’aria ben marcate e pure degli intarsi che caratterizzano la carrozzeria della supercar. Perfino le forme dei fari e il colore Giallo Crius, che è quello di lancio del bolide stradale, sono ripresi sul nuovo Tecnomar for Lamborghini 101.
La plancia di comando è invece particolarmente ispirata a Temerario2, la fuoriclasse ibrida V8 Hpev, così da offrire lo stesso family feeling di guida di una vettura Lamborghini.

Riguardo all’equipaggiamento tecnico, sono previsti ben tre potenti motori Mtu da 2.600 cv abbinati a eliche di superficie, per una velocità massima di 45 nodi, che per uno yacht di 30 metri è una velocità impressionante.
Gli interni richiamano quelli dei modelli della Casa di Sant’Agata Bolognese relativamente a colori, cuciture e forme. Sono infatti presenti elementi iconici dell’azienda quali gli esagoni, le linee pulite e le Y. Per la notte è prevista l’accoglienza per nove persone e tre cabine per l’equipaggio.

| Lunghezza f.t. | 31,00 m |
| Lunghezza scafo | 23,90 m |
| Larghezza | 6,60 m |
| Serbatoio carburante | 12.000 l |
| Motori | 3x2.000 cv V16 Man |
| Generatori | 2x35 kW diesel |
| Velocità massima stimata | 45 nodi |
| Velocità di crociera stimata | 35 nodi |
| Cabine ospiti | 4 |
| Alloggi equipaggio | 3 persone |
| Materiale di costruzione | Alluminio |

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HubZeta è il nuovissimo laboratorio creativo fondato da Zuccon International Project, che al Mets di Amesterdam (18-20 novembre 2025) debutta con il suo primo progetto, ovvero il tambuccio Lys, nato dalla collaborazione con Parema, che è un’azienda italiana specializzata nella progettazione e produzione di componentistica per la nautica da diporto e professionale.
Chi penserebbe mai di cercare evoluzioni di design in un tambuccio, che solitamente è un semplice elemento di vetro che scorre per aprire l'accesso al ponte sottocoperta. Ci hanno pensato hubZeta, che ha creato un incontro perfetto tra design evolutivo e funzionalità.
Proprio di evoluzione è il caso di parlare; da un lato perché il tambuccio Lys nace in un laboratorio di sperimentazione progettuale, quale è hubZeta, che integra competenze multidisciplinari per rispondere alle nuove sfide del mercato, dall'altro lato perché lo stesso laboratorio è un'emanazione di Zuccon International Project, lo studio di Bernarno e Martina Zuccon, creatori, fra le tante altre imbarcazioni, degli yacht e superyacht di Sanlorenzo, il cui valore del design è sotto gli occhi di tutti.

Lys, dunque, non è soltanto un "semplice" tambuccio di connessione fra il ponte di coperta e quello sottocoperta, ma è anche la rappresentazione di quanto il design creativo possa arrivare a trasformare in arte uno degli oggetti tradizionalmente più anonimi che un'imbarcazione possa avere a bordo e, dunque, di notarlo e apprezzarlo (o criticarlo per quelli a cui non dovesse piacere, del resto l'arte è anche questo) al pari di un mobile, di un tavolo o una lampada o qualsiasi altro oggetto, che tutti siamo abituati a recepire come elemento di design.
Oltre al design, però ci deve essere anche la funzionalità. Così, dal punto di vista strutturale, le guide di scorrimento, ottimizzate da Parema, assicurano fluidità e impermeabilità, rendendo Lys un elemento non solo creativo ma caratterizzato anche da tutta quella praticità che è richiesta a un normale tambuccio.
Oltre all'immancabile alluminio, il tambuccio Lys si compone di materiali diversi rispetto a quelli che normalmente compongono questo tipo di oggetto, come per esempio l’acrilico.
Tradizionalmente il tambuccio è un elemento interamente in cristallo temperato oscurato o, sulle barche "più economiche", in materiale plastico o vetroresina. Lys, invece, combina il cristallo con lamelle opache, per ottenere un'alternanaza fra doghe trasparenti e inserti in alluminio, così da non perdere l'ingresso della luce ma, anzi, trasformarlo in un gioco visivo grazie all'intermissione delle lamella opache.


Naturalmente, poi, per quanto le creazioni dei designer siano intoccabili per non compromettere tutto il loro pensiero creativo da cui derivano le specifiche forme, c'è ugualmente la possibilità di personalizzare il tambuccio Lys. Questo perché i luoghi in cui è prevista la loro installazione, cioè lo yacht, è esso stesso un elemento di design che, in quanto tale, richiede una certa coerenza visiva in tutta la sua globalità.
Lys è quindi adattabile ai diversi ambienti, tramite la possibiltà di avere le doghe trasparenti o fumé; può poi essere retroilluminato, serigrafato o colorato a seconda di come si deve incastonare nell'ambiente a cui è destinato.
Il tambuccio Lys si fa anche promotore del modus operandi di hubZeta, cioè dimostra l'approccio sartoriale al design, per far sì che qualunque oggetto possa esprimere chiaramente il risultato di un processo creativo teso a trasmettere sensazioni di bellezza e di piacere.


A capo del nuovo laboratorio di design, nato sotto l'egida di Zuccon International Project, è il Ceo Dario Amati, che infatti commenta: "Lys nasce dalla volontà di ripensare un prodotto consolidato come il tambuccio, restituendogli centralità progettuale e un’identità propria. La luce è stata il punto di partenza, il materiale invisibile che ha guidato ogni scelta. E in Parema abbiamo trovato un partner ideale con cui dare forma a questa visione”.
A sua volta il Ceo di Parema, Paola Padovani afferma: “Lys è il risultato di un dialogo autentico tra architettura e tecnica. Con hubZeta abbiamo condiviso la volontà di superare i confini del tradizionale, trasformando un elemento funzionale in un segno distintivo. La nostra esperienza costruttiva si è intrecciata con la loro visione progettuale, in un equilibrio perfetto tra innovazione e bellezza”.
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È stato attivato il primo punto di ricarica elettrica Aqua 75 DC Fast Charger sul Lago di Garda ed è sulla costa bresciana, più precisamente a Gargnano sul Garda, dove risiede il Cantiere Nautico Feltrinelli, che diventa così un importante waypoint, che chiunque navighi in elettrico su questo specchio d'acqua si segnerà molto volentieri.
Questo è il primo punto attivo, ma in realtà ne esiste già un altro che è stato impiantato presso la Marina Nautica Casarola a Lazise (Località La Bosca), quindi sulla costa veneta, ma è ancora in attesa dell'attivazione, che comunque è prevista a breve. E un'altra stazione di ricarica è prevista sul basso lago al Porto di Peschiera.
L'impianto ha una potenza fino a 75 kW tramite lo standard CCS, e con la tecnologia Fast Charger sono sufficienti quarantacinque minuti per portare una batteria da 100 kWh col 20% di autonomia fino all'80%.
Al di là degli aspetti tecnici, qui è interessante anche rilevare il posizionamento strategico delle prime stazioni di ricarica sul lago di Garda. Si trovano infatti sulle due coste opposte (una a centro lago, l'altra un po' più a sud e quella futura alla base del lago) e, quando saranno tutte a regime, potranno garantire un più facile rifornimento elettrico su grandi aree del lago, in particolare per buona parte della zona sud (con Lazise e Peschiera) e della parte centrale più una buona zona a nord, con Gargnano.
Poi, è vero, i tempi di ricarica delle batterie, per quanto veloci possano essere, sono ancora ben lontani dal breve tempo che invece ci vuole per fare il pieno di carburante, ma la differenza nella nautica rispetto al mondo auto è che almeno l'attesa la si fa in posti generalmente belli e suggestivi, dove comunque fare una pausa è sicuramente un piacere.
Nel caso specifico di Nautica Feltrinelli, infatti, chi ha la barca rimessata da Feltrinelli gli basta ormeggiarla la sera e trovarsela al mattino con una nuova ricarica, ma chi invece è di passaggio, potrà approfittare per trascorrere un'oretta nell'accogliente struttura di Feltrinelli con la sua vasta terrazza affacciata sul lago e un bar a disposizione oppure raggiungere a piedi in 10 minuti il bel centro di Gargnano con i suoi ristoranti (ce n'è anche uno stellato Michelin) e i suoi suggestivi localini, ottimi per un aperitivo o un pranzo veloce.
L'impianto Aqua 75 DC Fast Charger è compatibile con i principali modelli di imbarcazioni elettriche. Inoltre l'azienda Aqua superPower ne gestisce il monitoraggio e il funzionamento da remoto, attraverso la propria piattaforma cloud, per avere la certezza che la stazione di ricarica sia sempre in perfetta efficienza. In più c'è l’app dedicata agli utenti per effettuare velocemente i pagamenti.

Tra gli elementi più frenanti nella diffusione della mobilità elettrica ci sono sicuramente i tempi di ricarica e la difficoltà a trovare stazioni libere, tanto più nel mondo della nautica dove le proporzioni dei mezzi sono decisamente superiori rispetto a quelli su strada e dunque consumi e tempi si moltiplicano.
Proprio il lago, quindi, è il luogo ideale per godere della navigazione elettrica riducendo considerevolmente i problemi ad essa legata, perché la maggior parte del parco navigante è composto da barche medio piccole, con cui si possono gestire meglio i consumi.

Un altro aspetto importante è che, rispetto al mare dove si è più portati ad allontanarsi dalla costa, in acque interne con barche più piccole si naviga in uno specchio acqueo più circoscritto, dove l'autonomia della batteria può essere sufficiente per trascorrere una giornata in barca, ma nel caso, rende sicuramente meno problematico tornare a terra per fare una seconda ricarica, magari non necessariamente totale, per proseguire fino alla fine la giornata di navigazione.
Ora, nel caso specifico del lago di Garda, che è pure il più grande d'Italia, una sola stazione di ricarica al momento operativa, più le altre due che sono in fase di attivazione, non risolvono certo il problema, ma è sicuramente un primo passo importante per portare in concreto il concetto appena espresso, attraverso una rete più fitta di stazioni di ricarica.
Anzi, chissà se magari i Feltrinelli non si renderanno pionieri della navigazione elettrica sul lago (soprattutto loro che con la loro lunga storia di famiglia, pionieri della motonautica e della nautica lacustre lo sono stati davvero, oltre ad avere una ventennale collaborazione col cantiere Frauscher, storico produttore di barche elettriche), contribuendo a diffondere più punti di ricarica elettrica lungo le coste del Garda.

Al di là di questa mia "provocazione" ci sono comunque le parole di Mauro Feltrinelli, Ceo del Cantiere Nautico Feltrinelli, che in occasione dell'avvio della nuova stazione di ricarica, dimostra di essere in qualche modo su questa stessa lunghezza d'onda: "Ospitare la prima stazione di ricarica rapida per imbarcazioni elettriche sul Lago di Garda è per noi motivo di grande orgoglio. Da sempre guardiamo all’innovazione con rispetto per la tradizione e crediamo nel miglioramento delle infrastrutture come motore di crescita della nautica elettrica. La collaborazione con Aqua superPower rappresenta un passo concreto in questa direzione e si inserisce perfettamente nella nostra storica partnership con Frauscher, uno dei pionieri e principali produttori di barche elettriche a livello internazionale”.
La nuova stazione di ricarica Aqua 75 DC Fast Charger si inserisce in un percorso più ampio di iniziative legate alla sostenibilità intrapreso da Cantiere Nautico Feltrinelli, a partire dalla sua collaborazione con Frauscher che perdura da oltre vent'anni.

Il cantiere austriaco produce infatti barche elettriche fin dagli anni Cinquanta e propone una vasta gamma di modelli, tra cui due barche innovative col sistema propulsivo sviluppato da Porsche, con prestazioni da motore endotermico e autonomie che non ti aspetti. E sono svariate le barche di Frauscher naviganti sul Garda.
Leggi il nostro articolo sul Frauscher x Porsche 850 Fantom Air

Ma la propensione all'energia rinnovabile dei Feltrinelli va oltre le barche, perché già nel 2009 hanno installato sul tetto del loro cantiere un impianto fotovoltaico con una potenza nominale di 40 kW, mentre l'approvvigionamento dell'energia elettrica necessaria al Residence San Carlo, che è la struttura turistica gestita dalla famiglia Feltrinelli, arriva da una delle più potenti centrali fotovoltaiche del Parco dell’Alto Garda Bresciano.
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La versione 2026 dello Jeanneau Cap Camarat 9.0 CC Serie2 conferma l’idea che sta alla base di questo tipo di barca, cioè offrire una navigazione confortevole in spazi consoni a un open ben sotto i 10 metri senza rinunciare a una cabina in cui poter soggiornare.


E sulla stessa idea di comfort, la barca è concepita per offrirla in due versioni: una nel più classico stile totalmente open e l'altra con una struttura più protettiva, che chiude la parte prodiera con un parabrezza più alto e sigillato, e ripara dall'alto con un T-Top, per rendere la zona di pilotaggio meglio protetta e più adatta a chi usa la barca anche più fuori stagione o per andare a pescare.
La vocazione alla pesca sportiva, ma anche a una navigazione più improntata alla crociera, si nota pure nella plancia di comando che, oltre a essere ben strutturata, dispone di tanto spazio per installare strumentazione a volontà.

C'è infatti la possibilità di montare due chartplotter di grandi dimensioni sul piano verticale, più altri display di altri impianti, e c'è anche lo spazio sul piano orizzontale per la pulsantiera, le manette, l'eventuale joystick, i due portabicchieri e il vano portaoggetti.
Questo nuovo open di Jeanneau è anche una barca molto versatile, che da un pozzetto completamente vuoto, che potremmo definire in "modalità fishing", in un attimo si può trasformare in "modalità comfort e relax".


Questo è possibile semplicemente ribaltando le sedute a strapuntino posizionate sulla murata di dritta e sullo specchio di poppa e aggiungendo il tavolo, si ottiene una dinette a L comoda per quattro o cinque persone, ma anche di più se si aggiungono altre sedute amovibili intorno al tavolo.
Accanto al living poppiero, poi, si può pure abbattere una sezione della murata per ottenere una plancetta affacciata sul mare, utile non solo per ampliare lo spazio in pozzetto, ma anche per i tuffi e pure per le operazioni sul pesce all'amo.

Un altro living è disponibile a prua e ci si arriva in tranquillità, grazie alla protezione delle impavesate alte. Qui si ha una seconda zona pranzo, formata dal grande divano che percorre tutto il perimetro prodiero, di fronte al quale c'è un'altra seduta fronte marcia, comoda per due, ricavata sul cassero da cui, alzandolo, si accede all'area sottocoperta.
Sottocoperta la cabina è completamente allestita per soggiornare a bordo per qualche notte senza alcun sacrificio in termini di comfort, almeno in proporzione a quello che ben la volumetria di una barca open di otto metri.

Lo spazio per la notte, infatti, pur essendo disponibile per quattro persone, in realtà rende ben arioso e confortevole il letto prodiero, ma un po' meno quello poppiero. C'è da dire, però, che, essendo a prua l'accesso sottocoperta, davanti al vano poppiero non c'è l'ostacolo della scaletta, quindi non bisogna fare eccessive contorsioni per sdraiarsi nella cuccetta anche se non si è di corporatura minuta.

Si notano poi soluzioni piuttosto ingegnose per avere i vari servizi risparmiando spazio. Apprezzabile è infatti l'idea di nascondere la scala di discesa sotto il letto prodiero, di cui basta ribaltarne una piccola sezione per scoprirla, ma anche il vano che nasconde il Wc, che una volta chiuso, diventa una poltroncina.


C'è inoltre la possibilità di creare un vano separato per il bagno. Il Wc e il lavello, infatti, sono messi in un angolo "strategico" in cui è sufficiente creare una paratia per poter dividere il bagno dal resto dell'ambiente interno e, a questo punto, di poterlo sfruttare anche per la doccia.


Lo Jeanneau Cap Camarat 9.0 CC Serie2 monta due motori fuoribordo con potenze che possono essere di 200 o 250 cv ciascuno.
Il cantiere dà la possibilità di montare motori Yamaha o Mercury, e le opzioni disponibili non riguardano solo le due potenze, ma anche i colori.

Stando alla scheda tecnica del cantiere, nel caso di Yamaha i 200 cv si possono avere sia in grigio sia in bianco, mentre i 250 solo in bianco. Qualunque sia la scelta di potenza dei Mercury, li potete avere solo bianchi.
Leggi anche il nostro test dello Jeanneau Cap Camarat 10.5 CC con due Yamaha V6 350
| Lunghezza f.t. | 8,30 m |
| Lunghezza scafo | 7,96 m |
| Larghezza | 2,98 m |
| Immersione | 0,65 m |
| Serbatoio carburante | 2x200 l |
| Serbatoio acqua | 100 l |
| Motori | 2x200 o 250 cv FB |
| Persone imbarcabili | 8 (Cat. B) / 11 (Cat. C) |
| Posti letto | 4 |
| Omologazione Ce | Cat. B / C |
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In principio Fim - Fabbrica Italiana Motoscafi, aveva anticipato l'arrivo dell'ammiraglia della sua gamma Sport Fly, la 640 Contessa, che con buona probabilità vedremo all'inizio del 2026, ma contemporaneamente ha già portato avanti il progetto del secondo modello, la Fim 580 Contessa, il cui debutto è previsto a settembre come novità 2027.
Entrambe rivelano molti aspetti in comune, sia dal punto di vista estetico sia tecnologico e, proprio la tecnologia è un tema su cui vale la pena soffermarsi un attimo, perché Fim ci ha già abituato all'introduzione di svariate innovazioni sui modelli Regina della gamma Open, ma riguardo a questa nuova barca di 17 metri, il cantiere è andato ben oltre, annunciando che sarà dotata di un avveniristico sistema brevettato di galleggiamento d’emergenza e dichiara di essere la prima soluzione al mondo in grado di assicurare la massima sicurezza a imbarcazione ed equipaggio in caso di urti o avarie.

Di più al momento il cantiere non fa sapere, ma da una prima ricerca che abbiamo fatto, dovrebbe trattarsi di una sorta di "airbag", cioè un sistema che, dopo aver rivelato la falla o l'impatto, gonfia all'istante dei galleggianti che permettono alla barca di raggiungere il porto o attendere in sicurezza i soccorsi.
Generalmente la definizione "sport top" o "sport fly", più tutti i derivati che ogni ufficio marketing inventa, si attribuisce più alle grandi imbarcazioni hardtop che, per le loro dimensioni, sfruttano la parte superiore del tetto per ricavare una zona fruibile proprio come un flybridge.
L'orientamento alla barca sportiva, ma sempre di classe, è uno dei marchi di fabbrica del cantiere Fim e, a giudicare da diversi dettagli, sulla stessa lunghezza d'onda appare l'impostazione anche delle sue imbarcazioni flybridge, che infatti si discostano dal concetto tradizionale di questo tipo di barca.

Per questo motivo, la Fim 580 Contessa non è né "puramente" una barca fly né un open hardtop, ma è un'interpretazione di barca che sta nel mezzo, per l'appunto lo Sport Fly.
Lo si nota, per esempio, dalle linee esterne dinamiche della barca, ma anche da un flybride - anzi, scusate - da uno sport fly compatto e arretrato, cosa che non fa comunque mancare nulla in termini di allestimenti ma, anzi, permette l'introduzione di un elemento poco comune ai fly tradizionali ma ormai d'obbligo nei coupé, ovvero il tettuccio apribile sopra la postazione di comando.

Il design degli esterni della Fim 580 Contessa, con le linee sinuose e al tempo stesso tirate e con enormi vetrate tanto ai lati della sovrastruttura quanto lungo lo scafo, è di Design aLot, mentre gli interni sono progettati dallo Studio Nerocardinale, che ha creato ambienti molto raffinati e distribuiti in un layout sottocoperta con tre cabine più il salone sul ponte principale.
Questo appare di bell'impatto estetico e sembra anche con una grande volumetria, ma questo ovviamente lo potremo confermare quando lo vedremo dal vivo; una volumetria che sicuramente sarà ancor più estesa alla vista dalla panoramica che le grandi vetrate laterali sono in grado di portare dentro.


Abbiamo stabilito la definizione di sport fly, quindi ora possiamo focalizzarci su come è strutturato quello della Fim 580 Contessa e vediamo che si sviluppa in un'area ben circoscritta, che non cerca spazi vuoti, come invece avviene spesso nella zona poppiera dei flying bridge da usare a piacimento magari con arredi amovibili, ma concentra tutta la fruibilità su un divano circolare, che fa da salotto, da dinette da pranzo e da prendisole abbassando il tavolo al livello della seduta.

A giudicare dalla buona inclinazione della scala e dalle dimensioni dei gradini, poi, la salita e la discesa non dovrebbero costituire troppi problemi di ripidità e dunque di salita e di discesa. Un buon motivo per far sì che non si senta la mancanza della cucina sul ponte superiore, ma basta quella sul ponte principale che comunque risulta ben connessa.
Stessa filosofia progettuale in pozzetto, dove un unico elemento, cioè un divano a C, fa anche da dinette e da prendisole.

Qui però gli spazi vuoti da poter sfruttare ci sono, soprattutto quando si abbattono le murate accanto al living, che non solo aumentano il calpestio ma danno anche man forte alla già grande spiaggetta poppiera per avvicinarsi al mare.

L'eleganza si percepisce bene a bordo della Fim 580 Contessa, un'eleganza raffinata, fatta di contrasti di colore chiari e scuri, dove la ricercatezza di stile va a toccare anche le ante degli armadi che sono in vetro oscurato, all'opposto di quello delle enormi finestrature a murata nella cabina dell'armatore, e pure nella Vip, dove sono più ridotte, ma comunque sempre di grandi dimensioni.

L'armatoriale è a poppa su tutto il baglio, mentre la Vip è a prua e condivide il bagno con la terza cabina ospiti, che a sua volta è allestita con due letti separati e che si sviluppa lungo la murata di dritta al centro del layout.

I diciassette metri della 580 Contessa, con il suo peso di 26 tonnellate a vuoto di 29 a pieno, sono spinti da due motori Volvo Penta D11 da 725 cv Ips950, che sono alimentati da una riserva di gasolio di 2.000 litri.

Altre opzioni di installazione al momento non sembrano disponibili, ma è anche vero che siamo ancora in fase di anticipazione, quindi da qui a settembre 2026 il cantiere potrebbe sviluppare anche altre opportunità qualora dovesse ritenerlo utile per assecondare ulteriori richieste dal mercato.
Leggi anche la nostra anticipazione sulla 640 Contessa
| Lunghezza f.t. | 17,30 m |
| Lunghezza scafo | 15,80 m |
| Larghezza | 4,80 m |
| Immersione | 1,40 m |
| Dislocamento a vuoto | 26.000 kg |
| Dislocamento a pieno carico | 29.000 kg |
| Serbatoio carburante | 2.000 l |
| Serbatoio acqua dolce | 500 l |
| Serbatoio acque nere | 185 l |
| Serbatoio acque grigie | 185 l |
| Capienza scaldabagno | 50 l |
| Generatore | 11 kW standard / 16 kW optional |
| Motori | 2z725 cv Ips950 |
| Portata persone | 16 |
| Posti letto | 6 in tre cabine + 1 per il marinaio |
| Omologazione Ce | Cat. B |
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Il nuovo Schenker Qube è un'impianto di dissalazione a osmosi inversa, in grado di rendere potabile fino a 100 litri di acqua all'ora con il modello più grande attualmente disponibile. Fin qui nulla di trascendentale, l'innovazione sta invece nell'involucro, e non solo, della nuova serie di dissalatori, che l'azienda partenopea ha presentato come novità 2026.
L'obiettivo di Schenker Watermakers era infatti quello di creare una nuova serie di dissalatori estremamente compatti, forti anche dell'esperienza che ha fatto la fortuna della serie Zen, un'altra rivoluzionaria gamma di dissalatori ultrapiatti nati per poter essere installati negli spazi più angusti anche delle barche piccole.
In entrambi i casi, le serie di prodotto sono costituite dalle diverse capacità di addolcire l'acqua in litri all'ora, e la nuova gamma Schenker Qube ha fatto il suo debutto con i primi due modelli: Qube 65, alimentato a 12 o 24V capace di produrre 65 litri/ora con un consumo di 300 Watt, e Qube 100 con potenzialità fino a 100 litri/ora, consumando 400 Watt e con un'alimentazione disponibile di 12, 24 e 230V.
A cosa serve un dissalatore super compatto di forma squadrata se già ne esiste uno ultra piatto? Il concetto fra i due tipi di prodotto è analogo: occupare il minor spazio possibile, pesare poco ma mantenere inalterate le prestazioni dei dissalatori tradizionali.
La differenza nasce prevalentemente dal fatto che la creatività dei progettisti di barche non ha ormai freni e dunque ne esistono di moltissimi tipi, e gli impianti devono essere quindi pronti ad adattarsi a ogni disponibilità di spazio e relativa dimensione. Di conseguenza succede che a volte la forma squadrata è preferibile a quella piatta e viceversa.
In ogni caso, grandi o piccole che siano le barche, a parità di prestazioni più piccolo e leggero è l'impianto da imbarcare, naturalmente meglio è. Poi, a ben guardare, per essere un impianto tecnico, il nuovo Qube non è neppure così brutto alla vista.
Al di là dell'esercizio stilistico, di innovativo c'è molto anche nel cuore del dissalatore. Schenker Qube si basa infatti su un particolare sistema di ultima generazione che riesce a recuperare l'energia in campo, riducendo così l'assorbimento di energia dalle batterie (altro argomento sensibile per ogni barca), pur mantenendo alta l'efficienza.

A proposito di efficienza, il dissalatore Schenker Qube garantisce un regime sempre costante di lavoro, indipendentemente da fattori esterni come, per esempio, la temperatura dell’acqua, la salinità, la tensione di alimentazione.
Questo non solo perché Qube utilizza motori elettrici brushless, cioè senza spazzole, così da eliminare gli attriti che portano a usura e rottura dei componenti, ma anche perché il motore è dotato di un sofisticato sistema di controllo retroattivo, che ne regola automaticamente il numero di giri, mantenendo così la pressione di esercizio dell’impianto sempre costante. In più, si riesce a risparmiare fino al 50% dell'acqua necessario al lavaggio della macchina.
Scopri di più anche sulla serie di dissalatori Zen
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Breva Marine è un cantiere nuovo solo nella struttura e nella gamma di gommoni che realizza, perché dietro le quinte ci sono personaggi di lungo corso nella nautica che, dopo anni di esperienze in altri cantieri, hanno deciso di creare una nuova realtà fatta di gommoni performanti e ben curati nello studio di carena, nella qualità generale e nello stile, lasciando anche ampi margini di personalizzazione. Dopo l'esordio del primo gommone di 8 metri, sta per arrivare l'ammiraglia, il Breva 1300.

È un maxi rib di 13 metri che è a capo di un’eterogenea gamma di gommoni, in cui sono compresi tre tender da 3 a 4 metri, una linea di open da 6 a 8 metri e grandi cruiser cabinati dagli 11 ai 13 metri e, auspicando che la sua carena abbia le stesse prerogative di quella che abbiamo ben apprezzato nella nostra prova del modello più piccolo che ha esordito al Cannes Yachting Festival, il Breva 800 (che troverete presto fra queste pagine), possiamo prevedere che questo nuovo maxi rib saprà lasciare il segno anche dal punto di vista della navigazione.
Intanto, oltre all’eleganza e al bel design, il Breva 1300 fa trasparire subito le diverse possibilità che offre in tema di personalizzazione, fatta non solo di colori e tessuti, ma perfino di configurazione del pozzetto, per far sì che gli armatori, oltre a identificarsi nell’estetica, possano sentire il proprio gommone ancora più vicino a loro anche in termini di funzionalità a bordo.
Scelte, peraltro, che ogni cliente può fare nel miglior modo possibile, ovvero vivendo direttamente l'esperienza delle proprie scelte attraverso le opportunità tattili, olfattive, uditive e visive che si possono sperimentare nella speciale Mood Room istituita presso la sede del cantiere, che è Grezzago (a metà fra Bergamo e Milano), dove tutto è esposto e tutto può essere toccato con mano, dai legni ai tessuti alla strumentazione elettronica e ogni altro dettaglio.

Questo fa sì che gli abbinamenti di materiali e colori, la percezione dei profumi e la sensazione tattile dei materiali non siano solo immaginati, bensì visti e toccati nella realtà per essere assolutamente sicuri delle proprie scelte, per le quali comunque si può sempre fare affidamento anche alla consulenza degli specialisti del cantiere.
Nel caso del Breva 1300, si può optare anche fra tre versioni di layout del pozzetto. C'è la Comfort Cruiser, con l’aggiunta di più divani e la possibilità di integrarli al prendisole, ed è ideale per chi punta al massimo relax.




C'è poi la versione Social Lounge, che introduce un’ampia dinette a U per chi prevede un uso molto conviviale, e infine la variante Sun Deck Edition, col pozzetto completamente allestito a prendisole.
In realtà c’è una quarta opzione, ovvero lasciare il pozzetto totalmente vuoto, per chi magari preferisce allestirlo con arredi amovibili o, perché no, per chi pratica anche la pesca sportiva. In qualunque caso rimane sempre la disponibilità di un mobile cucina completamente equipaggiato.
I tredici metri di lunghezza pongono il Breva 1300 in quella fascia di gommoni che sono perfetti sia per il diporto giornaliero tutto da vivere in coperta sia per crociere anche a lungo raggio, grazie alla disponibilità di spazi ben vivibili sottocoperta.


Proprio in quest'ottica, l'ammiraglia di Breva Marine è stata studiata, oltre che con le diverse opportunità di allestimento del pozzetto, anche per offrire un comfort in cabina di ottimo livello in previsione di lunghe permanenze a bordo.

La disposizione degli spazi vede dunque due letti matrimoniali posizionati a prua e a poppa, più una zona cucina al centro del layout, dove c'è anche la toilette con doccia separata.
Dal punto di vista delle performance, il Breva 1300 monta due motori fuoribordo per una potenza minima complessiva di 900 cv e una massima di 1.200 cv, che è anche quella consigliata dal cantiere.


Anche in questo caso si hanno margini di scelta, perché è possibile equipaggiare il gommone con due o tre fuoribordo che, nel caso della motorizzazione minima, possono essere 2x450 o 3x300 cv, mentre per la potenza massima, si può decidere fra 2x600 cv oppure 3x400 cv.

| Lunghezza f.t. | 12,73 m |
| Lunghezza omologazione | 11,94 m |
| Larghezza | 4,06 m |
| Immersione a pieno carico | 0,7 m |
| Diametro tubolari | 0,7 m |
| Compartimenti stagni | 6 |
| Pressione gonfiaggio | 0,2 atm |
| Dislocamento a secco | 4.100 k |
| Serbatoio carburante | 1.100 l |
| Serbatoio acqua dolce | 300 l |
| Serbatoio acque nere | 40 l |
| Persone imbarcabili | 16 |
| Motorizzazione minima | 900 cv complessivi (2x450 o 3x300 cv) |
| Motorizzazione massima e consigliata | 1.200 cv complessivi (2x600 o 3x400 cv) |
| Omologazione Ce | Cat. B |

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Sempre realizzato da SacsTecnorib, licenziatario fin dalla prima ora per la produzione dei gommoni e delle speedboat col brand Pirelli, il nuovo Pirelli 47 è maxi rib di 14,75 metri disponibile in numerose versioni di layout, che danno luogo a molteplici possibilità di combinazioni, per poter assecondare le più disparate preferenze degli armatori.
Possibilità di scelta che naturalmente sono previste anche per i colori di scafo, tubolari e tappezzerie, oltre che per l'impianto propulsivo, che si basa su motori fuoribordo.

La prima scelta a cui si trova davanti l'armatore è fra la versione Open, cioè con l’hardtop che lascia totalmente aperti i lati, e quella Closed, che invece prevede una sovrastruttura a completa copertura della sezione centrale del ponte di coperta. Da qui, si può poi scegliere fra tre configurazioni possibili del living a centro barca, più altre quattro del pozzetto.


Più nel dettaglio, la versione Open permette di scegliere fra due possibili configurazioni del living a centro barca, mentre la variante Closed ne permette soltanto una e poi capiremo perché.

Iniziamo dall'Open, che a centro barca può avere la dinette a C a poppa fronteggiata dal mobile cucina, che è dietro le tre poltrone di pilotaggio oppure, al contrario, tutto ruotato di 180°, quindi con la dinette prodiera e il mobile cucina a poppa, peraltro in posizione baricentrica fra il living centrale e il pozzetto poppiero, per essere al servizio di entrambe le zone in modo più funzionale. Nella variante Closed, invece, la dinette può essere solo a L, con buona probabilità per via del fatto che è racchiusa in una tuga e dunque ha minori margini di spazio.



Ma oltre alla scelta di come articolare il living a centro barca, il Pirelli 47 offre altre quattro opzioni per la configurazione del pozzetto, così da offrire molteplici opportunità per ottenere un piano di coperta ancora più affine alle diverse preferenze degli armatori.
Delle quattro opzioni del pozzetto, una prevede un esteso prendisole fisso, che nella seconda opzione può essere sostituito da una dinette formata da due divani fronteggianti col tavolo nel mezzo.




La terza e quarta opzione lasciano invece il pozzetto vuoto e calpestabile, con l’unica differenza che una può avere un divano e l’altra un secondo mobile.
Sottocoperta lo spazio per la notte è limitato a due persone, ma in una cabina molto ampia e finemente allestita con una dinette a C, che in un attimo si integra con la cuscineria prodiera per ottenere un letto king size, al cui servizio c’è naturalmente il bagno separato.


Riguardo alle prestazioni la carena a doppio step è sempre ad opera del Mannerfelt Design Team, una garanzia in termini di tenuta di mare, di prestazioni e di disinvoltura nella gestione dei cavalli erogati dai potenti fuoribordo a poppa.

E proprio a poppa, il Pirelli 47 può sfoggiare tre motori fuoribordo Mercury Verado V10 da 425 cv - nuovissimi presentati quest'anno come novità 2026 - che rappresentano anche l’equipaggiamento consigliato dal cantiere oppure, come motorizzazione minima, si può optare per i due top di potenza nell'intero mercato dei fuoribordo, ovvero i Verado V12 da 600 cv.

| Lunghezza f.t. | 14,75 m |
| Lunghezza di omologazione | 13,50 m |
| Larghezza | 4,58 m |
| Larghezza con tubolari sgonfi | 4,00 m |
| Immersione alla chiglia | 0,90 m |
| Diametro dei tublari | 0,35 - 0,67 m |
| Numero di compartimenti | 6 o 8 |
| Dislocamento a vuoto con motori | 10.000 kg |
| Serbatoio carburante | 1.300 l |
| Serbatoio acqua dolce | 250 l |
| Serbatoio acque nere | 40 l |
| Motorizzazione minima | 2x600 cv fuoribordo Mercury V12 |
| Motorizzazione massima | 3x425 cv fuoribordo Mercury V10 |
| Carena | V profonda con doppio redan |
| Deadrise a poppa | 23° |
| Portata persone | 18 |
| Posti letto | 2 |
| Omologazione Ce | Cat. B |
Scopri anche la versione speciale in limited edition by Mansory del Pirelli 42

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Navigazioni sempre all’insegna del comfort: è questa la premessa fondamentale di ogni modello della gamma di cruiser fuoribordo, al cui vertice arriva quest’anno il nuovo Beneteau Antares 12 Coupé, lungo 12,97 metri e disponibile anche in versione Flybridge, già presentata nel 2023.
Qualunque sia la versione scelta, rimane un 13 metri progettato per una navigazione all’insegna della convivialità, insieme a un buon gruppo di amici, ma pure, e soprattutto, con la famiglia, anche se numerosa.

A dimostrarlo è senz’altro l’ampio quadrato, sotto il tettuccio apribile, che offre una cucina estesa su una buona lunghezza a dritta e la dinette a C, che si sviluppa su tutto il lato di sinistra e che può essere trasformata in letto a due piazze, in aggiunta alle ben tre cabine sottocoperta.

Cuore pulsante di ogni cruiser è la timoneria, e qui appare come una zona ben rifinita e anche con la comodità di una porta laterale che affaccia direttamente sul passavanti di dritta, portando molteplici vantaggi.
All’esterno, il pozzetto risulta molto versatile fra la disponibilità di spazio calpestabile per la libertà di movimento e la presenza di un divano a L servito dal suo tavolo pieghevole, ma anche per la possibilità di renderlo come una zona ombreggiata oppure a cielo aperto, grazie alla disponibilità di un tendalino apribile in tessuto incastonato nella propaggine del fly.

Una zona che può inoltre essere ulteriormente ampliata, semplicemente abbattendo la murata di dritta, non solo per aumentare il calpestio, ma pure per creare un terrazzino sospeso sul mare e un trampolino per i tuffi. La zona più vocata al solarium è comunque quella di prua, dove si trova un prendisole e una seduta prodiera in posizione privilegiata per la vista mare.
Se già gli spazi in coperta sono in grado di offrire ambienti di comoda fruibilità per più persone, sottocoperta si trova un'ulteriore sorpresa, che in realtà per chi conosce la gamma Antarers, sorpresa non è, perché tutti i modelli, dal piccolo 7 metri a questa ammiraglia di quasi 13 metri, rivelano sempre una grande quantità di posti letto.

Il ponte inferiore del Beneteau Antares 12 Coupé è infatti suddiviso in tre cabine e due bagni. L’armatore alloggia a prua in un ambiente che appare bello ampio e luminoso, mentre gli ospiti sono distribuiti in due cabine allineate a poppa.

Va detto che la terza cabina è su richiesta ed è allestita con un grande divano che offre un letto singolo, ma allineando lo schienale in maniera orizzontale, può diventare un letto matrimoniale.
In totale, fra le tre cabine e i due posti letto ricavabili nella dinette in coperta, il Beneteau Antares 12 Coupé può offrire fino a otto posti letto, che scendono a sei se si decide di non allestire la terza cabina, che in questo caso rimane come un utile vano di stivaggio.


Come tutta la gamma, anche il Benteau Antares 12 Coupé, così come pure l'Antares Flybridge, sono equipaggiati con motori fuoribordo, che possono essere in configurazione doppia o tripla.

Nel primo caso è prevista una coppia di motori da 400 cv, mentre nel secondo caso, sono tre fuoribordo da 300 cv ciascuno, che rappresentano anche la massima potenza installabile.
Il prezzo del Beneteau Antares 12 Coupé parte da 410.000 euro + Iva senza motori. Per la versione Flybridge bisogna aggiungere 24.200 euro in più.
Leggi anche la nostra prova del Beneteau Antares 11 con due fuoribordo Honda BF300
| Lunghezza f.t. | 12,97 m |
| Larghezza | 3,78 |
| Immersione max | 1,10 m |
| Dislocamento a vuoto | 9.029 kg |
| Serbatoi carburante | 2x587 l |
| Serbatoio acqua | 400 l |
| Motorizzazione minima | 2x400 cv fuoribordo |
| Motorizzazione massima | 3x300 cv fuoribordo |
| Persone imbarcabili | 10 in Cat. B - 12 in Cat. C |
| Omologazione Ce | B / C |
| Prezzo (a listino 2025/2026) | da 410.000 euro + Iva |

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Da una parte tutta l’eleganza della maison napoletana nata negli anni Sessanta per dare un futuro alla sartoria partenopea di alta qualità; dall’altra, uno fra i più quotati produttori italiani di gommoni con le collezioni Strider e Rebel. Da queste due realtà è nato un sodalizio per dare stile a una versione speciale di un gommone di 13,5 metri, lo Strider 13 Knt x Sacs, che testimonia una somma dei valori condivisi da questi due marchi italiani.

L'alta precisione per i dettagli tipica dell’artigiano, insieme alla scelta attenta dei materiali e la continua proiezione verso l’innovazione oltre, ovviamente, a un profondo rispetto per lo stile italiano sono gli elementi alla base di questo modello.
Lo Strider 13 Knt x Sacs è un maxi rib cucito su misura – è proprio il caso di dirlo – per una ristretta fascia di diportisti alla ricerca di un’estensione marina del proprio stile di vita; per questo motivo la ricercatezza estetica è andata su tessuti e dettagli minuziosamente studiati, puntando anche a tonalità in grado di creare un’atmosfera raffinata.


Le linee decise dello Strider 13 Knt x Sacs sono il frutto del lavoro di Christian Grande, che ha creato un equilibrio ideale tra comfort e sportività, mentre il percorso intrapreso da Kiton non è semplice attività di branding, bensì una volontà di seguire i suoi clienti nel loro viaggio estivo dalla terra al mare con il suo stile peculiare, che appunto si incontra a ogni passo a bordo di questa versione speciale del Sacs Strider 13 che, a sua volta, è stato presentato come novità 2025 nella gamma di serie in una versione rinnovata.
Si nota così il teak massello col comento in beige a rivestire la coperta e i ricercati contrasti cromatici che infondono profondità e danno carattere. Si evidenziano poi i dettagli color rosso Etna e gli interni in rovere sbiancato, i rivestimenti in Nubuk, nonché ovviamente le firme della maison, dai tubolari ai cuscini, per arrivare fino alle tappezzerie.



Nella versione di serie, il Sacs Strider 13 può essere equipaggiato con motori entrobordo oppure fuoribordo, per una potenza massima rispettivamente di 860 e 1200 cv.

A spingere questo maxi rib d’haute couture è l'equipaggiamento massimo di 1.200 cv, distribuiti fra tre fuoribordo Mercury Verado V10 da 400 cv, per regalare, oltre allo stile, anche l’adrenalina della navigazione ad alta velocità.

| Lunghezza f.t. | 13,50 m |
| Lunghezza di omologazione | 11,94 m |
| Larghezza | 4,26 m |
| Larghezza con tubolari sgonfi | 3,52 m |
| Immersione | 1,10 m |
| Diametro tubolari | 0,73 m |
| Numero di compartimenti | 9 |
| Serbatoio carburante | 1.150 l |
| Serbatoio acqua dolce | 200 l |
| Serbatoio acque nere | 60 l |
| Portata persone | 16 |
| Posti letto | 2 + 2 |
| Motori | 3x400 cv FB Mercury Verado V10 |
| Omologazione CE | Cat. B |
| Design | Christian Grande Design Works |
| Progetto | Knt x Sacs |

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